Premio Nobel per la pace all’attivista pakistana a Malala Yousafzay e all’indiano Kailash Satyarthi

Il premio Nobel per la pace è stato assegnato congiuntamente all’attivista indiano per i diritti dei bambini Kailash Satyarthi (Hindi, 1954) ed alla pachistana Malala Yousafzay (Mingora, 1997). Un riconoscimento che quest’anno è andato a chi lotta per tutelare i minori. Secondo il Comitato per il Nobel, il 60enne Satyarthi e la 17enne Malala sono stati premiati “per la loro battaglia contro la repressione dei bambini e dei giovani e per il diritto di tutti i bambini all’educazione”.

Malala, fin da piccola, si è impegnata per il riconoscimento del diritto allo studio per le bambine. A tredici anni ha iniziato a curare per la BBC un blog, in cui denunciava le repressioni dei talebani pakistani nella valle dello Swat, contrari ai diritti delle donne. Per questo motivo il 9 ottobre 2012, mentre tornava a casa da scuola, ha subito un attentato da parte di un gruppo di uomini armati. Sopravvissuta alle gravi ferite, ha continuato il suo attivismo ed è diventata uno dei simboli a livello internazionale della lotta per i diritti civili e il diritto all’istruzione. Nel 2013 ha tenuto un discorso durante l’Assemblea della gioventù delle Nazioni Unite, a New York. Il suo intervento, in cui aveva parlato soprattutto della condizione femminile nel suo paese, aveva raccolto un grande consenso ed era circolato molto online e sui principali media di tutto il mondo. Davanti all’assemblea, Malala aveva spiegato che “i libri e le penne sono le armi più potenti” e che “l’educazione è l’unica soluzione”. Parlando del suo attentato, si era anche rivolta direttamente ai talebani, chiarendo che “se pensavano di farci tacere con l’uso dei proiettili, non ci sono riusciti”.

E’ la più giovane ad aver ricevuto questo riconoscimento da quando il Premio Nobel fu istituito, nel 1901.