Ada Rossi*

Golese 1899 - Roma 1993
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Ada Rossi è stata una donna laica con una fisionomia intellettuale e politica tenace, forte e autonoma, che emerge con tanta vitalità nel suo impegno come insegnante, partigiana e convinta europeista.

Ada studia nel Collegio Villa della Regina a Torino e poi all’università di Pavia dove si laurea in matematica. Sceglie di dedicarsi all’insegnamento in un Istituto Tecnico di Bergamo, il “Vittorio Emanuele”, dove conosce Ernesto Rossi, anch’egli insegnante, attivista e politico antifascista, che sposa nel 1931 quando lui si trovava già in carcere. Per il suo dichiarato antifascismo viene allontanata dalla scuola pubblica dove insegna ed è costretta a impartire lezioni private per mantenersi.

È sempre stata un soggetto attivo e protagonista della propria vita, senza mai vivere di luce riflessa, svolgendo importanti compiti di propaganda, collegamento e formazione politica dei giovani anche senza l’appoggio del marito. Ada trasmette lezioni di antifascismo ai giovani poi divenuti protagonisti della resistenza bergamasca.

È cresciuta in un contesto familiare aperto, in cui circolavano memorie giacobine e risorgimentali, princìpi repubblicani e socialisti, ideali mazziniani e garibaldini, insieme a posizioni agnostiche e anticlericali. Sono questi i valori che hanno ispirato le sue future scelte di vita imperniate alla militanza antifascista. La vita di Ada è stata segnata a più riprese dagli orrori della guerra, da quella di Libia del 1912 alla Prima Guerra Mondiale; per questo rifiuta sin dall’inizio la logica nazionalista e bellicista del fascismo. Come è accaduto a molte donne della sua generazione, ha vissuto la propria militanza politica come naturale conseguenza di una spinta morale, senza alcuna pretesa di protagonismo.

Nel novembre del 1939, per effetto di un’amnistia, Ernesto Rossi viene scarcerato e inviato nell’isola di Ventotene. Dall’incontro con l’ex comunista Altiero Spinelli e con il socialista Eugenio Colorni, scaturisce il Manifesto per un’Europa libera e unita, noto come Manifesto di Ventotene. Del Manifesto condivide in particolare il rifiuto di ogni chiusura nazionalista e sovranista. È lei, con l’aiuto della moglie di Colorni a portare clandestinamente il testo fuori dall’isola, a farlo battere a macchina a Bergamo e diffonderlo tra gli antifascisti sul continente.

Ada partecipa anche alla nascita del Movimento Federalista Europeo (Milano 1943) e contribuisce col marito alla propaganda internazionale negli anni dell’esilio svizzero del consorte (1943-1945). Mantiene una fiducia costante sul futuro del processo d’integrazione europea anche nei momenti più difficili che precedono i Trattati di Roma del 1957.

Fedele al senso di responsabilità etica e civile di matrice risorgimentale, Ada conserva per tutta la sua lunga vita (muore nel 1993 a quasi novantaquattro anni), un’incrollabile fede che il mondo possa essere migliorato dalla volontà e dall’impegno comune delle persone. Nei momenti più difficili, ha sempre saputo comunicare serenità, costanza e fiducia, soprattutto ai giovani. Spesso amava ripetere che la Repubblica nata dalla Resistenza, pur con tutti i suoi limiti, bisognava difenderla per fare in modo che diventasse sempre più democratica.

‘Dico di non disperare mai, di avere sempre la coscienza tranquilla secondo quello che è il proprio ideale, di credere nella democrazia, nella libertà e nella giustizia. Dico a tutti di rimaner fermi nelle loro idee e di non mollare: il vecchio nostro “Non mollare!”, la parola d’ordine di alcuni giovani che per queste parole dette sono poi morti o sono stati in galera o al confino. Quello che dico ai giovani d’oggi è di stare fermi su questi principi fondamentali, di non lasciarsi comperare né di essere traviati dall’ambizione.
Intervista di Sergio Vetta ad Ada Rossi, Roma, 31 ottobre 1986

Dunque le sue parole chiare e appassionate e il suo esempio di militante non devono essere dimenticati. Merita di essere annoverata fra le madri della Repubblica e della successiva Europa unita. L’idea che anima il Manifesto è quella di un’Europa fondata sui diritti sociali e sulla democrazia, un baluardo contro gli egoismi nazionali, le guerre e i totalitarismi che avevano compresso il fondamentale principio della libertà umana “secondo il quale l’uomo non deve essere un mero strumento altrui, ma un autonomo centro di vita”.

 

* Voce redatta dagli alunni della 5B per il Noe (Nucleo Operativo Enciclopedia) dell’I.I.S. Galilei-Luxemburg di Milano, con la supervisione della Prof.ssa Beatrice Rossi.

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