Adelaide del Balzo Pignatelli

Napoli 10 gennaio 1843 - Napoli 28 giugno 1932
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Quelle scuole mi sono piaciute! Suor Orsola lascia dietro di sé un ricordo gaio, gentile, niente pedante, tutto pulizia, salute, aria, fiori e vista incantevole […] e poi un ambiente di cultura che andrà a poco a poco crescendo tanto che le mura, l’aria dei corridoi e delle stanze ne saranno impregnate ed è quello che ci vuole per una veramente buona educazione ed istruzione.

Così scriveva la regina Margherita di Savoia al primo rettore dell’Istituto Suor Orsola Benincasa, Adelaide del Balzo Pignatelli, dopo la sua prima visita del 14 luglio 1893 alle scuole elementari.

Tanto compiacimento non era infondato, perché Adelaide non aveva dubbi su quello che doveva essere il suo compito: un impegno strenue per la crescita culturale del Mezzogiorno e in particolare per la crescita del ruolo della donna nella società.

Nata a Napoli il 10 gennaio 1843 da Francesco, duca di Caprigliano e da Paolina Capece Minutolo, fu allevata in un ambiente particolarmente fervido di stimoli, soprattutto quello della famiglia materna. La madre, infatti, insieme alle sorelle, a Teresa Filangieri e Laura Acton raccoglieva intorno a sé un’élite culturale femminile molto radicata nella Napoli di inizio Ottocento.

Profonda conoscitrice del latino, del greco, della musica e delle arti, sposa il dotto umanista Francesco Pignatelli della Melissa, principe di Strongoli, ultimo discendente di una delle più illustri famiglie partenopee, che avevano manifestato sin dalla rivoluzione napoletana del 1799, una fervida passione politica.

Vivendo in questo clima culturale, Adelaide, pur seguendo il percorso dell’impegno filantropico, che tradizionalmente era segnato per le nobildonne, rivitalizza e trasforma le iniziative assistenziali e educative seguendo una logica tutta nuova e moderna.

Nel 1884, a seguito dell’epidemia di colera che aveva devastato Napoli, Adelaide del Balzo si fa carico degli orfani organizzando asili e durante questa opera comprende che il tema dell’educazione è cruciale per lo sviluppo culturale del paese.

Dama di corte della regina Margherita di Savoia sin dal 1869, riesce a ottenere la nomina nel 1891 di ispettrice del Ritiro di Suor Orsola Benincasa. Questo ruolo le consente di trasformare in pochi anni un’opera pia di pubblica beneficenza in un complesso scolastico femminile comprendente ogni ordine di scuole, dal giardino d’infanzia all’Istituto superiore universitario di Magistero che, con il Regio Decreto del 15 maggio 1901, fu il primo in Italia ad essere pareggiato all’Università.

L’obiettivo perseguito da Adelaide era quello di preparare le donne ad un ruolo indispensabile al nascente Stato unitario, fornendo loro un’adeguata formazione professionale. Per la principessa di Strongoli “le scienze dovevano non solo ampliare gli orizzonti delle conoscenze, ma avere ripercussioni vantaggiose e tangibili sui molteplici rapporti della vita reale”.

Testimonianza diretta ne è l’istituzione nel 1896 nella stessa sede del Suor Orsola della “Croce Azzurra”, un indirizzo di studi che dava la possibilità alle donne di seguire corsi per diventare infermiere, la cui direzione fu affidata a Graziana Baxter, una professionista diplomata nell’ospedale John Hopkins di Baltimora, mentre la pratica professionale veniva svolta nell’ospedale cittadino Gesù e Maria.

Per Adelaide del Balzo la promozione della cultura femminile nel Mezzogiorno d’Italia era un imperativo categorico: solo attraverso la costruzione di una professionalità come quella maschile le donne avrebbero potuto incidere sui cambiamenti che i tempi dettavano. “L’educazione femminile deve elevarsi ad altezza artistica e giungere a profondità scientifica se si vuole che l’abilità delle mani non rimanga un incosciente meccanismo relegato tra quelle che si dicevano opere servili”.
Per fare tutto ciò non esitò, con l’aiuto di Benedetto Croce, a individuare e scegliere per il Suor Orsola i docenti migliori tra cui l’italianista Nicola Zingarelli, lo storico dell’arte Adolfo Venturi, lo storico Giuseppe De Blasiis, il vulcanologo e geologo Giuseppe Mercalli, la scienziata Marussia Bakunin Ogliarolo e il filosofo Giovanni Gentile. Sosteneva:

La donna a me sembra essenzialmente incitatrice e domatrice di animi, e però educatrice. Ma il suo spirito, il suo cervello, debbono, come una buona terra, essere assiduamente […] lavorati […] non una zolla dell’essere suo spirituale deve essere immune da questa intensiva coltura se si vuole che essa adempia la sua funzione familiare e sociale.

Quando il 13 febbraio nel 1900 alla Camera dei Deputati si discusse del diritto allo studio delle donne l’onorevole Tozzi, additò il Suor Orsola Benincasa come un modello di riferimento.

La modernità di Adelaide è attestata ancora da un’altra scelta coraggiosa, quella di farsi affiancare in qualità di direttrice delle Scuole e del Convitto da Maria Antonietta Pagliara, una pedagogista froebeliana che, a seguito di nomina reale, dal 1901 fu la prima donna in Italia a guidare un istituto universitario.

La stretta collaborazione tra Adelaide e Maria Antonietta, che vestiva sempre l’uniforme delle femministe inglesi, portò alla realizzazione del progetto di riforma degli istituti femminili industriali e commerciali e per le facoltà di scienze domestiche che, nel 1906 la Pagliara presentò al ministro dell’Agricoltura, Industria e Commercio.

In un contesto storico di grande arretratezza culturale per le donne, soprattutto quelle del Sud, la realizzazione di un progetto di costruzione di un percorso abilitante ai mestieri e alle professione è la testimonianza della nuova visione sociale del femminile di Adelaide del Balzo:

Io ci tengo a questa scuola, ci tengo nell’interesse della pubblica cultura, ci tengo perché è iniziativa italiana, ci tengo perché Napoli si mette così alla testa di una cosa bella e nuova, ci tengo per orgoglio di casta, un nome storico come il nostro si adorna di nuova aureola mettendosi alla testa del progresso.

La sperimentazione era il suo modus operandi. Alla morte del marito nel 1906 si interessò alle proprietà terriere calabresi impiantando frutteti e colture sperimentali il cui studio portò all’interno dell’Istituto.

Alla morte della principessa Pignatelli nel 1932 la direzione dell’Istituto rimane nelle mani della Pagliara fino al 1948, che continuò a perseguire i medesimi obiettivi che l’avevano per tanti anni legata a Adelaide.

Fonti, risorse bibliografiche, siti

Adelaide del Balzo di Strongoli Pignatelli, Per un istituto femminile, in «La Nuova Antologia», 1907, serie V, vol. CCXVI, fasc. 864

Archivio Centrale di Stato di Roma, Ministero Pubblica Istruzione, Direzione Generale per l'Istruzione primaria e popolare, Istituti femminili, Ispezioni e relazioni (1884-1902), b. 38, f. 78

Antonio Cioffi, Femminilità e sacralità. Modelli educativi e culturali a Napoli, Napoli, Arte tipografica, 2008, pp. 102-106

Vittoria Fiorelli, Una scuola per le Italiane. Adelaide del Balzo Pignatelli e il progetto di educazione per le donne moderne, in Le donne che hanno fatto l’Italia, a cura di, Emanuela Bruni, Catalogo della mostra di Roma (7 dicembre 2011-20 gennaio 2012), Roma, Gangemi, 2011, pp. 87-91

Silvia Franchini, Paola Pozzuoli, Gli istituti femminili di educazione e istruzione. 1861-1910, Roma, Ministero dei Beni culturali, 2005, pp. 487-500

In memoria di Adelaide del Balzo Pignatelli principessa di Strongoli, nel trigesimo della morte. s. l. s. n., Napoli, Tip. Sangiovanni, 1932

Angelina Marcelli, Luigi Alfonso Casella e la sericoltura in Calabria tra Otto e Novecento, Soveria Mannelli (CZ), Rubbettino, 2008, pp. 40-43

Cecilia Motzo Dentice di Accadia, Una Pontaniana del Primo Novecento: Adelaide del Balzo Pignatelli principessa di Strongoli, in «Atti dell'Accademia Pontaniana», N. S. volume VI, 1956-1957, pp. 365-373

Luciana Trama, Un'Opera Pia nell'Italia unita. Il «Suor Orsola Benincasa» dall'Unità alla nascita del Magistero, Napoli, Esi, 2000

Adriana Valerio, Adelaide del Balzo, principessa Pignatelli, in Italiane. Dall’Unità d’Italia alla prima guerra mondiale (1861-1914), a cura di, Eugenia Roccella e Lucetta Scaraffia, Presidenza del Consiglio dei Ministri, Roma 2003, vol. I, 2003, 57-59

Adriana Valerio, Archivio per la storia delle donne, Napoli, D'Auria, 2004, vol. I, pp. 17-20 e 213-214

Candida Carrino

Dottore di ricerca in Studi di Genere, archivista, storica e ricercatrice, si occupa di riordino e valorizzazione di archivi pubblici e privati. Ha riordinato gli archivi di tutti gli ex ospedali psichiatrici della Campania, di cui ha pubblicato gli inventari. L’autrice ha raccolto, inoltre, le conversazioni svolte con Sergio Piro, un protagonista della psichiatria del ‘900, nel libro-intervista Quando ho i soldi mi compro un pianoforte, Napoli, Liguori, 2010. Per le edizioni Intra Moenia ha pubblicato nel 2013 Le monache ribelli raccontate da suor Fulvia CaraccioloAndar per Monasteri. Itinerari alla scoperta di conventi, chiostri ed eremi a Napoli. Nel 2018 per i tipi della Carocci, Luride, agitate, criminali. Un secolo di internamento femminile (1850-1950).

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