Adriana Ivancich Biaggini

Venezia 1930 - Orbetello 1983
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Adriana, terza figlia del nobile Carlo Ivancich e di Dora Betti, appartiene a una famiglia veneziana discendente da armatori di Lussinpiccolo nel Quarnero, che vive sulla conduzione di fondi agricoli e di immobili in Venezia. La famiglia Ivancich, leale al re fino all’8 Settembre 1943, dà asilo a soldati alleati sbandati e a ebrei. Il fratello maggiore Gianfranco è eroe della guerra d’Africa e della Resistenza. Adriana stessa aiuta un aviatore australiano e fa da staffetta ai partigiani. Gli anni di studio e dell’adolescenza della ragazza Ivancich attraversano la Seconda Guerra Mondiale e l’immediato dopoguerra. Nonostante la famiglia esca impoverita dal conflitto, e nonostante che il padre sia stato assassinato da pseudo partigiani criminali, Adriana viene mandata al Brillantmont di Losanna, in Svizzera, per migliorare il suo francese, e va in vacanza a Cortina e a Capri. Adriana ha conosciuto tutte le atrocità della guerra, ma nel 1948 è una bellissima ragazza da marito, che si occupa di iniziative caritatevoli e frequenta la migliore società veneziana.
La famiglia è proprietaria di un palazzo disegnato dal Sansovino in Calle del Rimedio, a Venezia, e di una grande villa a San Michele al Tagliamento, quasi completamente distrutta dai bombardamenti alleati nel corso della guerra appena terminata. Anche i palazzi Ferro e Fini, adiacenti al palazzo Pisani che sarebbe poi diventato l’Hotel Gritti, appartenevano agli Ivancich.
Sono tutti luoghi che fanno da sfondo al romanzo Across the River and Into the Trees, di Ernest Hemingway, così come Adriana è la musa ispiratrice del libro e il modello per il personaggio di Renata. Renata e il colonnello Cantwell, i personaggi principali, hanno gli stessi caratteri fisici e la stessa età di Adriana ed Ernest, nemmeno diciannove e quasi cinquant’anni, quando questi si incontrano per la prima volta alle Quattro Strade di Latisana, nel dicembre del 1948. Quello è anche il luogo dove Hemingway fa aprire, e chiudere, la vicenda del romanzo. Rispetto a Latisana, la casa di Adriana si trova oltre il fiume, il Tagliamento, tra gli alberi. Questo il racconto dell’incontro sotto la pioggia:

Un colpo di clacson. Mi guardo attorno ma non vedo nessuno. Un altro colpo di clacson. Bel suono. Davvero una bella macchina. Mi pare di aver sentito gridare il mio nome, ma forse ho sbagliato, non c’è nessuno.
La macchina blu retrocede, si avvicina, si avvicina proprio a me. Lo sportello posteriore si apre, s’affaccia la testa di Carlo[1]: “Su presto, entra!”. Non sento più freddo né umido, sono in un azzurro deliziosamente molleggiato che si muove in silenzio.
“Non ti aspettavi di trovarmi su una Buick, vero? Scusa il ritardo, ma siamo passati da Fraforeano da Titti[2]e ci siamo messi a parlare di guerra, e sai come è Ernest quando comincia a parlare di guerra. A proposito, conosci Ernest, Ernest Hemingway? Ernest, questa è Adriana.”
Le spalle massicce si voltano e l’uomo seduto davanti ora è girato verso di me. “Terribly sorry, Adriana. It’s all my fault. I hope you will forgive me” dice. Colpa mia. Spero tu voglia perdonarmi[3].

L’incontro tra Ernest e Adriana illumina e segna crudelmente le due vite. Ernest ritrova nell’amore per la ragazza la forza ispiratrice che si era inaridita con l’entrata in guerra degli Stati Uniti, sette anni prima; quella forza che gli fa scrivere il controverso Across the River e soprattutto The Old Man and the Sea, occasione del premio Pulitzer e del Nobel per la letteratura. Adriana sboccia come donna e come poetessa accompagnando Ernest alla compiutezza come scrittore, e affermandosi senza gloria come autrice del volumetto di poesie Ho guardato il cielo e la terra[4]. Una poetessa riconosciuta come tale dallo scrittore Pier Antonio Quarantotti Gambini e pubblicata nello Specchio di Mondadori tra colleghi celebri. Una poesia della piccola raccolta spiega il mistero di Rigel, la stella che il vecchio Santiago/Ernest vede nel cielo di settembre sopra il mare di Cuba, verso est. A quelle latitudini Rigel non è visibile, a settembre, ma Santiago/Ernest la vuole vedere, guardando in direzione di Venezia:

Tramontate pure, o stelle
Nascondetevi nei vostri cieli
Saprei ritrovarvi
– se lo volessi –[5]

Le poesie di Adriana e gli ultimi due libri di Ernest sono un loro colloquio segreto, concesso in lettura al pubblico e ai recensori di mestiere, in cerca di simbolismi ma troppo lontani dai sentimenti per coglierli.
Adriana ed Ernest restano in relazione per altri sette anni, fino al 1955, subendo le maldicenze scatenate dalla supposta identificazione di Adriana nella ragazza veneziana che in Across the River ha un intermezzo erotico in gondola col colonnello, narrato ai capitoli XIII e XIV. Hemingway si pentirà per il resto della vita di avere scritto quell’intermezzo, inserendo nel racconto tutto dedicato ad Adriana reminiscenze di un’avventura vissuta molti anni prima, con Marlene Dietrich, cui dedica in privato i capitoli. Una prodezza alla quale non troverà rimedio, salvo impedire che, lui vivo, il romanzo venga pubblicato in Italia. Uscirà infatti nel 1965, quattro anni dopo la sua morte, col titolo Di là dal fiume e tra gli alberi.
Il forzato distacco tra Ernest e Adriana e la pubblicazione di The Old Man and the Sea segnano il culmine del successo letterario di Hemingway e l’inizio della discesa, per entrambi, verso una fine tragica. Gli amici più cari di Ernest, il suo editore Charles Scribner, il generale Charles Lanham, Bernard Berenson, Aaron Hotchner raccolgono le testimonianze orali e scritte di un amore fatto di rinuncia, a quell’epoca impossibile per la differenza d’età, per gli stati di coniugato e pluridivorziato di Ernest e di giovane appartenente alla più austera nobiltà di Adriana, per il pesante pregiudizio sociale. Rimane fissata nei libri e nella corrispondenza di Ernest l’impronta indelebile della straordinaria e segreta personalità di Adriana, soffocata in pubblico dall’invidioso e mediocre establishment sociale e culturale. Ernest, privato della speranza di poter tenere Adriana presso di sè e poi minato nella salute dal doppio incidente aereo del gennaio 1954, si chiude lentamente nell’introversione, nella depressione, nella psicosi, fino al suicidio, il 2 luglio 1961.
Nel 1976 Mary Welsh, quarta moglie e vedova di Hemingway, pubblica How it was, una biografia di sè e del marito, dove ovviamente la figura di Adriana appare defilata e sbiadita. Né Mary poteva conoscere davvero cos’era stata per Ernest quella ragazza italiana. Adriana continua la sua vita, sempre assediata dal sospetto e dall’invidia. Si sposa con il conte tedesco Rudolf von Rex, avendone due figli, e nel 1980 pubblica un suo volume di memorie, La Torre Bianca[6], un coraggioso tentativo di far luce sul vero rapporto che l’ha legata a Hemingway. Ciò che scrive è documentato, avvalorato dalle centinaia di lettere di Ernest e dalle testimonianze di Hotchner[7], amico, agente e sceneggiatore di Ernest, ma anche amico di Adriana e suo agente presso case editrici e riviste americane. Adriana infatti, incoraggiata da Ernest, suo partner nella White Tower Inc., Bookmakers, ha avviato una attività di illustratrice: sue le copertine delle prime edizioni americane di Across the River e The Old Man and the Sea e le illustrazioni delle favole The Good Lion e The Faithful Bull, pubblicate dalla rivista «Holiday». Lavora anche con la Rowohlt, editrice tedesca di Hemingway.
Con la scomparsa di Ernest Hemingway si estinguono le fonti su Adriana Ivancich, anche se periodicamente riecheggiano dai media le insulsaggini che le hanno rovinato l’esistenza, poiché non è mai cessato l’interesse del pubblico per le opere e la vita privata di Hemingway. La verità offerta da Adriana nella sua Torre Bianca fa meno presa delle sciocchezze riciclate continuamente: si può dunque immaginare che venga naturale il desiderio di fuggire dal mondo. Il 24 marzo 1983 Adriana si impicca, a 53 anni, nella sua tenuta in località Giardino, tra Capalbio e Ansedonia. I medici dell’ospedale di Orbetello non riescono a salvarla.

Qualcuno penserà questo e qualcuno penserà quello e soltanto tu e io sapremo e saremo morti. [8]

Adriana von Rex Ivancich Biaggini riposa nel cimitero di Porto Ercole al Monte Argentario, nel campo riservato agli stranieri.

NOTE
1. Il conte Carlo Kechler, amico di Adriana e di Ernest Hemingway.
2. Il conte Alberto Kechler, imprenditore friulano.
3. Adriana Ivancich Biaggini, La Torre Bianca, Arnoldo Mondadori Editore, collana Arcobaleno, Milano 1980, pag. 9.
4. Adriana Ivancich Biaggini, Ho guardato il cielo e la terra, Arnoldo Mondadori Editore, collana I poeti dello Specchio, Milano 1953.
5. Adriana Ivancich Biaggini, Ho guardato il cielo e la terra, cit., pag. 79.
6. Adriana Ivancich Biaggini, La Torre Bianca, cit.
7. Aaron Edward Hotchner, Papa Hemingway, Weidenfeld and Nicolson, Londra 1967, e Albert J. DeFazio III (a cura di), Dear Papa, Dear Hotch. The Correspondence of Ernest Hemingway and A.E. Hotchner, University of Missouri Press, Columbia 2005. Le testimonianze di Hotchner sono molto più esplicite nel secondo volume, dove cessa la riservatezza per riguardo verso Mary Welsh, la vedova di Hemingway, morta nel 1986.
8. Adriana Ivancich Biaggini, La Torre Bianca, cit., pag. 292.

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Fonti, risorse bibliografiche, siti

Jleana Cervai, Adriana Ivancich. Una storia d'amore sui generis, Milano, Cives Universi, Centro Internazionale di Cultura 2007

I giochi letterari di Hemingway di Piero Ambrogio Pozzi

Piero Ambrogio Pozzi

È nato a Milano nel 1944. Studia letteratura americana del ‘900, dedicandosi ora principalmente alla trascrizione e alla traduzione dell’opera poetica di Emily Holmes Coleman. Di E.H. Coleman ha tradotto il romanzo The Shutter of Snow (Il manto di neve, Robin Edizioni, Roma 2008), la raccolta di scritti La tempesta si avvicina, e tre volumi di versi: Mani quiete, Una via e Da Kansas City, Missouri. Di Ernest Hemingway ha ritradotto Across the River and Into the Trees e The Old Man and the Sea. Ha scritto Il Fiume, la Laguna e l’Isola Lontana, un saggio sulla storia di Ernest Hemingway e Adriana Ivancich. Ha vinto i Premi Città di Forlì 2005 e 2010 per la traduzione di poesia.

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