Ælfgifu di Northampton

circa 990 - dopo 1040
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Nata probabilmente negli anni ’90 del X secolo, era figlia di Ælfhelm, ealdorman della Mercia. Negli anni dello scorcio tra il X e l’XI secolo, sia il padre che i fratelli vennero fatti giustiziare da re Æthelred II. La sua famiglia doveva comunque conservare ancora una solida reputazione negli anni successivi, perché quando i Danesi invasero l’Inghilterra nel 1013, il principe Cnut strinse con lei un’unione matrimoniale che negli anni tra il 1013 e il 1017 circa produsse due figli maschi, Sveinn e Harold. 

Nel 1016, dopo la morte di Eadmund del Wessex, Cnut rimase unico padrone dell’Inghilterra e, per rafforzare la sua posizione dinastica e la sua legittimità di fronte alla Chiesa, nel luglio del 1017 sposò Emma, vedova normanna di Æthelred II, da cui ebbe un figlio e una figlia, Harthacnut e Gunnhild. 

 

Non è chiaro quale posizione abbia avuto Ælfgifu nella vita di Cnut dopo il 1017; sicuramente rientrò nei piani politici del re, che intorno al 1030 la inviò in qualità di reggente insieme al loro primogenito Sveinn nella Norvegia appena conquistata. Il poeta islandese, naturalizzato norvegese, Sighvatr Thórdarson immortalò la reggenza di Ælfgifu in una sua strofa come un periodo di governo molto duro e caratterizzato dalla carestia. Nel 1035 Ælfgifu e Sveinn vennero scacciati dalla Norvegia da una rivolta popolare che rimise sul trono Magnús il buono, figlio di Óláfr il santo. Il 12 novembre 1035 Cnut morì in Inghilterra; Sveinn morì probabilmente qualche tempo dopo la morte del padre.

 

Tornata in Inghilterra, Ælfgifu si adoperò perché il suo secondogenito Harold venisse eletto quale unico re d’Inghilterra, estromettendo il suo fratellastro Harthacnut, re di Danimarca. Nel 1037 ella raggiunse il suo scopo; tuttavia Harold morì nel 1040.

Dagli anni 1036-1037 non abbiamo più notizie certe di Ælfgifu. L’ultimo documento in ordine cronologico a parlare (forse) di lei è una donazione del 1039 circa, inserita dal vescovo di Elmham, Ælfric, nel proprio testamento: “dono al signore del mio popolo, Harald, due marchi d’oro, e alla mia hlæfdige [signora] un marco d’oro”

Ælfgifu non è nominata, ma è possibile che la hlæfdige (titolo ufficiale delle regine inglesi nell’XI secolo) citata sia lei: non risulta infatti che Harold sia stato sposato, anche considerando la sua morte in giovane età. 

Un cartolario francese dei primi anni del XII secolo, redatto presso il monastero di Sainte Foi a Conques in Aquitania, riferisce che intorno al 1060 era arrivato nella zona, in occasione di un pellegrinaggio, un nobile inglese di nome Alboynus (Ælfwine), figlio di re Haroldus e di una donna di nome Alveva (Ælfgifu), e aveva persuaso i notabili del luogo a ricostruire la chiesa e a offrirgli la carica di priore. Un uomo adulto, figlio di un re inglese di nome Harold, avrebbe potuto essere a quel tempo solo figlio di Harold I. Ælfgifu era un nome femminile molto diffuso nell’Inghilterra dell’XI secolo e una moglie o concubina di Harold avrebbe potuto benissimo chiamarsi così, ma non si può escludere che i redattori del cartolario, non conoscendo bene le circostanze della successione al trono inglese vent’anni prima, abbiano scambiato la nonna di Æflwine per sua madre. Ælfgifu di Northampton potrebbe avere accompagnato il nipote in Francia, dove sarebbe morta intorno agli anni 1060.

 

Il matrimonio di Ælfgifu

La posizione matrimoniale di Ælfgifu rimane problematica per gli storici. Timothy Bolton ipotizza due possibilità: 1) si trattò un matrimonio pienamente legale, a cui seguì il ripudio di Ælfgifu nel 1017 in base a esigenze di opportunità politica; 2) fu una relazione, tipica delle società scandinave, stretta per stabilire alleanze politiche e definita “concubinato”, ma per la quale non abbiamo un termine moderno soddisfacente. Questo tipo di rapporto poteva essere sciolto in seguito, se necessario, senza che la donna perdesse il suo status o senza che si annullassero le alleanze coinvolte. 

Pauline Stafford descrive il legame tra Ælfgifu e Cnut in maniera molto simile all’unione culturalmente specifica del Nord presa in considerazione da Bolton, considerando che esistevano unioni matrimoniali che mancavano di alcuni scambi di proprietà che rendevano il matrimonio legittimamente più solido, particolarmente quando lo status sociale del marito era considerevolmente più alto di quello della moglie. Queste unioni erano contratte di solito dagli uomini in giovane età, quando o mancavano delle proprietà utili per un matrimonio pienamente legale, o desideravano tenere tutte le opzioni aperte, o entrambe le cose. 

 

Questo matrimonio poteva essere soggetto a una ridefinizione: alcuni potevano essere convertiti in matrimoni pienamente legali, o meglio, veniva rimosso ogni dubbio sullo status dei figli nati da essi. Alternativamente, altri matrimoni pienamente legali potevano diminuire l’importanza dei precedenti, ma questo non privava la prima moglie e i suoi figli dei loro diritti. Per gli Scandinavi questo tipo di coniugio era perfettamente legale; il fatto che gli uomini potessero sentirsi liberi di contrarre un nuovo matrimonio cristiano indicava che essi riconoscevano la possibilità della poligamia, cioè di poter contrarre più matrimoni legali, non che comunemente avevano concubine subordinate a un’unica moglie. Agli occhi della Chiesa, invece, una consorte secondo le consuetudini scandinave, non sposata con rito cristiano, poteva essere solo equiparata a una concubina.

 

Le fonti dell’XI secolo sono almeno reticenti riguardo allo status matrimoniale di Ælfgifu. La Cronaca anglosassone la indicano per mezzo di altri aspetti della sua biografia; secondo Adamo di Brema è una concubina; nella lettera inviata dal diacono Immo al vescovo Azecho di Worms nell’agosto 1036, gli ambasciatori inglesi parlano di lei a Gunnhild, regina dei Romani e figlia di Cnut ed Emma, chiamandola noverca “matrigna”.

Fonti, risorse bibliografiche, siti

Timothy Bolton, Ælfgifu of Northampton: Cnut the Great’s Other Woman, in “Nottingham Medieval Studies”, 51, 2007, pp. 247-268.

Valeria Di Clemente, Ælfgifu di Northampton in alcune voci dell’XI secolo, in Silenzi e inclusioni: donne tra Oriente e Occidente (secoli XI-XXI), a cura di Rossella Liuzzo e Daria Motta, Lugano, 2020 (in stampa).

Pauline Stafford, Queen Emma and Queen Edith. Queenship and Women’s Power in Eleventh-Century England, Oxford et al., Blackwell, 1997.

Pauline Stafford, Ælfgifu of Northampton [c. 1006-c. 1036], Oxford Dictionary of National Biography

Valeria Di Clemente

Valeria Di Clemente insegna filologia germanica presso l’università di Catania, sede di Ragusa. Si occupa di lingua e letteratura medica nel Medioevo germanico, antroponimia, presenza dell’elemento linguistico e culturale germanico nella Scozia medievale, women’s studies (Europa settentrionale e Scandinavia nel Medioevo), ricezione del mito e della letteratura germanica nella produzione culturale contemporanea, Early Scots e letteratura scozzese medievale. Il suo profilo pubblico è consultabile al link http://www.sdslingue.unict.it/docenti/valeria.diclemente/.

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