Aida Ribero

Buenos Aires, 1935 - Torino, 2017
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Così come colpiva di persona, Aida Ribero trasmette attraverso la parola scritta  la sua vivace intelligenza, la lucidità di pensiero, la lungimiranza e l’incredibile modernità.
Inizia lontano la storia di Aida, da quel paese chiuso tra le Valli Grana e Maira (la famiglia era originaria di Caraglio) da cui presto prenderà il volo verso la città e una formazione eclettica, grazie agli studi e all’impegno politico. La sua inclinazione artistica non si conciliava con le poche disponibilità economiche della famiglia e fu quindi inizialmente avviata a frequentare la scuola tecnica commerciale. Ma la prospettiva d’impiego le era troppo estranea e così studiò privatamente, recandosi poi a Torino per sostenere l’idoneità al terzo anno del Liceo Artistico. A sedici anni riuscì finalmente a trasferirsi per frequentare il terzo e quarto anno del liceo in “quella grande città – come scrive nelle sue memorie – che non avevo mai visto ma che già sapevo sarebbe stata la mia. Io non amavo il paese. Lo sentivo ostile a tutto ciò in cui credevo”.
Già in quei due anni trascorsi a Torino aderisce all’Udi e al Partito comunista italiano: negli anni 50 sarà la più giovane funzionaria di un partito che poi lascerà dopo i fatti d’Ungheria; partecipa alle lotte per i diritti civili e realizzando quindi la sua autentica vocazione attraverso l’emancipazione, ma soprattutto la liberazione della donna.

Un vulcano di idee, un’indomita pensatrice e una donna estremamente generosa, capace di donare e condividere saperi e cose, soprattutto con le giovani perché – come scriveva – “Temo la smemoratezza e voglio che le mie figlie e le loro amiche sappiano perché e per chi sono così diverse dalle loro madri”.
Docente, giornalista, saggista ha collaborato a “La Stampa”, “La Repubblica”, “Noi Donne”. Da non dimenticare il lavoro svolto per la divulgazione dell’opera del compagno Pietro Chiodi, filosofo e partigiano, su Heidegger e la sua figura di militante antifascista.

Aida ha fatto parte dei primi gruppi di autocoscienza ispirati al pensiero di Rivolta Femminile  e proprio dalla collaborazione con quelle donne è nata nel 1995 una delle esperienze che più l’aveva coinvolta: il Centro Studi e Documentazione Pensiero Femminile  di cui è stata presidente per otto anni e quindi anima ispiratrice di fini e di metodi. Qui ha dato vita a tanti incontri, laboratori, convegni, programmi, quali la collana “Donne del Piemonte” (Seb27) o il progetto “Nati da donna. La mia genealogia femminile”.

E’ stata parte attiva nel Coordinamento Giornaliste del Piemonte, nella Casa delle Donne di Torino e quindi nel Gruppo di studio del Concorso Lingua Madre  e ha concorso a fondare il Coordinamento contro la Violenza e il Telefono Rosa di Torino.

“ La relazione e l’affidamento è un dato costitutivo del modo di procedere nel mondo delle donne – scriveva – una forza che, per ciò che mi riguarda, mi autorizza a pensare, progettare, realizzare”.  A lei si deve forse la prima preziosa ricostruzione del femminismo degli anni Settanta con il volume Una questione di libertà (Rosemberg & Sellier, 1999), un quadro dove le differenti correnti del movimento danno luogo a una sintesi inedita.

Tra i suoi libri più noti, anche Glossario. Lessico della differenza (CRPO, 2007) che ha rivisitato criticamente termini ricorrenti, dalla “A” di autostima alla “V” di violenza. Altrettanto prezioso, “Procreare la vita, filosofare la morte. Maternità e femminismo” (Il Poligrafo, 2011), un viaggio alla ricerca di un nuovo possibile paradigma del materno.

Aida aveva una qualità unica nel promuovere le donne. Aveva un fiuto speciale per scovare il talento di ciascuna e creare contesti in cui quel talento potesse scaturire dall’opacità dell’inconsapevolezza o dal buio del silenzio. Grazie a questo sono nati tanti volumi collettanei.

Ecco quindi 100 titoli. Guida ragionata al femminismo degli anni Settanta ( Luciana Tufani Editrice, 1998) curato insieme a Ferdinanda Vigliani, o Il simbolico in gioco (Il Poligrafo, 2011), curato con Luisa Ricaldone, scritto insieme a Pinuccia Corrias e tante altre, sulla lettura “situata” di alcuni dei più noti romanzi della letteratura del Novecento.

Profondo e suggestivo insieme di scrittura e immagini sono poi state le mostre Con forza e intelligenza e Dall’uguaglianza alla differenza, dedicate al movimento femminile in Italia; così come Il corpo imprigionato sulle costrizioni e le violenze inferte alle donne nelle diverse epoche storiche, culture e paesi. Questo e molto altro ci ha lasciato in eredità Aida, un pensiero prezioso per tutte le donne, per “chi vuole fondare il proprio sapere nel terreno di una memoria che ci ha dato una nuova identità”.

 

Daniela Finocchi

Torinese, giornalista e saggista, si è sempre interessata ai temi inerenti il pensiero femminile e a quelli legati alla natura. Ha scritto libri, testi teatrali e realizzato programmi radio-televisivi. In ambito femminista, ha partecipato al Coordinamento Giornaliste del Piemonte, alla Casa delle Donne di Torino. Ha concorso a fondare il Coordinamento contro la Violenza, il Telefono Rosa di Torino, il Centro Studi e Documentazione Pensiero Femminile. E’ ambasciatrice We Women for Expo e parte del comitato promotore di Expoelette. E’ consulente progettuale di diversi festival letterari e culturali. E’ inoltre componente della Società Italiana delle Letterate. E’ ideatrice e responsabile del Concorso letterario nazionale Lingua Madre, nato nel 2005, destinato alle donne straniere residenti in Italia.

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