Alba de Céspedes

Roma, 1911 - Parigi, 1997
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Alba Carla Lauritai de Céspedes y Bertini è figura eclettica di scrittrice, poetessa,  autrice di testi per il cinema ed il teatro, radiocronista, giornalista e intellettuale impegnata. Figlia dell’ambasciatore cubano in Italia Carlos Manuel de Cespedes y Quesada – che sarà anche nel 1933 per pochi mesi presidente della repubblica dell’Avana – e della romana Laura Bertini Alessandrini, nacque l’11 marzo a Roma, ma considerò sempre la sua vera patria Cuba, di cui il nonno era  stato nel 1868 il primo presidente, dopo averla liberata dagli spagnoli  e prima di essere assassinato nel 1874 in una imboscata. Trascorse gli anni dell’infanzia e dell’adolescenza tra Roma e Parigi, spesso ospite di parenti a causa delle frequenti assenze dei genitori; a soli quindici anni si sposò con il conte Giuseppe Antamoro, da cui ebbe nel 1928 il suo unico figlio,  Franco,  e dal quale si separò poco dopo.  A ventitré anni  pubblicò sul “Giornale d’Italia” il suo primo racconto che,  notato in ambito giornalistico,  le valse la collaborazione a diverse testate quali “Il Piccolo”, “Il Mattino” e “Il Messaggero”. L’anno seguente, nel 1935, comparve la sua prima raccolta di racconti brevi, L’anima degli altri.

Il suo primo romanzo, Nessuno torna indietro (diventato un bel film di Alessandro Blasetti nel 1943 e uno sceneggiato televisivo diretto da  Franco Giraldi nel 1987)  venne pubblicato nel 1938 da Mondadori che dovette faticare non poco per evitare che la censura del regime fascista ritirasse dalle librerie quello che, in breve tempo, sarebbe diventato un best-seller internazionale: il libro ottenne infatti uno straordinario successo di critica e di pubblico e vinse anche il Premio Viareggio ex aequo con Vincenzo Cardarelli, vittoria che però verrà annullata a entrambi nel giro di qualche ora per motivi politici. In questo romanzo de raccontava, sullo sfondo dell’Italia fascista, le vicende di otto ragazze, diverse per estrazione sociale, provenienza geografica e atteggiamento, unite dal microcosmo di un elegante pensionato per universitarie. De Céspedes aveva “osato” dar voce a una femminilità libera, conscia di sé e delle proprie risorse, desiderosa di ridefinire i contorni della propria esistenza ed estranea ad ogni idea di “angelo del focolare”. Nel 1939 Alba è a Cuba, “immensa zattera verde” – dove era stata in precedenza una sola volta, a nove anni, per un soggiorno con i genitori –  in seguito alla malattia e poi alla morte del padre; vi tornerà nel 1948 e poi a lungo nella prima metà degli anni Cinquanta, per restare vicina alla madre, in preda alla  follia dopo la perdita del marito, fino alla sua morte nel 1955.

All’annuncio dell’armistizio era a Roma e maturò la scelta di lasciare la città per raggiungere le zone liberate nel sud del paese;  ma si vide costretta, insieme al suo compagno, il diplomatico Franco Bounous – che sposerà alla fine della guerra –a trovare riparo in Abruzzo, prima di riuscire a raggiungere Napoli e poi Bari. Restano, di questi anni, insieme alle scritture diaristiche, le veline redatte per Radio Bari, la prima radio libera in Italia dopo l’armistizio dell’8 settembre, che trasmetteva le prime notizie relative alla situazione del Regno del Sud e alle forme spontanee di resistenza contro il nazifascismo.  Qui, all’interno del programma “Italia Combatte” cui collaborarono personaggi famosi quali Arnoldo Foà, Ubaldo Lay, Pio Ambrogetti, Antonio Piccone Stella, Anton Giulio Majano, con lo pseudonimo di Clorinda, Alba de Cespedes raccontava il suo attraversamento delle linee e si rivolgeva in particolare alle donne, invitandole a opporre ai tedeschi e ai fascisti una “sorda e silenziosa resistenza”, dando anche meticolose istruzioni alle impiegate su come fare opera di “sabotaggio. Nel settembre 1944 fondò, nella Roma appena liberata dai tedeschi,  la rivista letteraria “Mercurio. Mensile di politica, arte e scienza” attiva fino al 1948: un progetto culturale dove si incontravano passione civile e interesse letterario e  al quale aderirono firme di eccellenza come Alberto Moravia, Eugenio Montale, Sibilla Aleramo, Paola Masino, Natalia Ginzburg, Mario Luzi, Aldo Palazzeschi, Renato Guttuso, Giorgio Morandi, Toti Scialoja.  Quando la rivista chiuse, alla fine del 1948, Alba iniziò a collaborare al settimanale “Epoca”, diretto allora da Enzo Biagi, curando una rubrica dal titolo Dalla parte di lei che sarebbe diventato anche il titolo di un suo romanzo del 1949. Quadro storico sull’orizzonte della seconda guerra mondiale, della lotta antifascista e della Resistenza e analisi della vita interiore della protagonista, il romanzo racconta di un grande amore e di un delitto. Alessandra, la protagonista, spara al marito  Francesco, professore universitario e antifascista, facendo simbolicamente fuoco anche contro il tradimento delle attese di tutte le donne che, durante la guerra, avevano creduto davvero che le cose sarebbero cambiate e, a guerra finita, vissero invece la delusione di cambiamenti mancati.

L’uomo che la mia protagonista uccide, dagli estranei poteva essere giudicato un marito perfetto, ma col suo contegno indifferente, con la incomprensione dei sentimenti, degli stati d’animo delle aspirazioni […] la uccideva giorno dopo giorno, uccidendo in lei le più care speranze, i più elevati ideali- e compiva così, impunito e anzi difeso dalla legge – un lento delitto morale

Tre anni dopo, in Quaderno Proibito, scritto sotto forma di diario, sarà invece Valeria – insoddisfatta della sua vita di sposa e madre cui nell’ambito familiare viene riconosciuto un ruolo non autonomo, ma ausiliario, subordinato alle esigenze del marito e dei figli – a tentare un riesame della sua esistenza, prendendo consapevolezza dei compromessi su cui ha nel tempo costruito la sua immagine di madre e di moglie, giungendo alla conclusione che non vi è possibilità di uscire dai ruoli tradizionali imposti dalla società.

Sono questi gli anni in cui Alba fa la spola tra l’Italia, L’Avana  e gli Stati Uniti – dove il marito era stato nominato a Washington primo Segretario all’ambasciata d’Italia – scrivendo su giornali statunitensi e intrattenendo una fitta corrispondenza con l’ambiente intellettuale italiano. È del 1963 Il rimorso, che lei definì il suo romanzo migliore,  che ha al centro il tema della crisi dei valori che avevano caratterizzato la stagione dell’antifascismo, nel momento in cui si scopre che il mondo che ne era nato “non somigliava alle nostre speranze” e che si caratterizza,  come quelli precedenti, per l’adozione di una tipologia narrativa – qui la lettera, altrove il diario o la memorialistica- che rientra in  quella “scrittura del privato” che prevede la presenza di un io narrante, tradizionalmente ascritta alle donne. Segue  la pubblicazione del romanzo La Bambolona. 

Negli anni Sessanta si trasferisce a Parigi ,  dove comincia la stesura in francese di Sans autre lieu que la nuit, che – interrotto  per dedicarsi alla composizione di una raccolta, Chansons des filles de mai, in cui fa convergere venti poesie contestualizzate alla contestazione giovanile del ’68 parigino – verrà poi ultimato e pubblicato nel 1973 presso la casa editrice Seul e nel 1976,  tradotto da lei stessa,  in italiano come Nel buio della notte presso Mondadori. Contestualmente scrive per il cinema e la televisione,  lavora come consulente editoriale e si dedica alla realizzazione di un romanzo storico spiccatamente autobiografico che si propone di narrare le vicende di Cuba e della sua famiglia  e il cui titolo Con gran Amor le è ispirato da Fidel Castro: si tratta di un ingente corpus di materiali raccolti dal 1939 al 1967 e rielaborati sino alla morte,  pagine in cui si intrecciano la storia familiare e la storia di un popolo, con la guerra di indipendenza guidata dal nonno della scrittrice e la rivoluzione guidata da Castro. Alba morirà a Parigi nel 1997, all’età di ottantasei anni, otto giorni dopo aver donato tutte le sue carte e documenti agli Archivi Riuniti delle Donne – che avevano allora sede a  Milano nella casa della centenaria Unione Femminile Nazionale e che facevano capo a Annarita Buttafuoco  e a Marina Zancan. Un archivio ricchissimo, raccolto in ordinati faldoni,  che inizia ancora prima della sua nascita e arriva sino alla morte, tanto più eccezionale in quanto di solito i fondi femminili sono scarsi – la maggior parte delle donne non si ritiene tanto interessante da raccogliere i documenti della propria vita, né immagina che dopo la morte qualcuno sia interessato ad occuparsene. Quando morì, Alba non era riuscita a ultimare la sua ultima opera:  Con gran amor comparirà però, completato a cura delle edizioni Mondadori, all’interno del  volume dei “Meridiani” uscito nel 2011, centenario della sua nascita.

 

 

Fonti, risorse bibliografiche, siti

Marina Zancan (a cura di), Alba de Cespedes, Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori,  Milano 2001

Maria Serena Palieri e Francesca Sancin, All’Italia con grande amore. Alba de Cespedes, in  Aa.Vv., Donne della Repubblica, il  Mulino, Bologna 2016.

Mirella Sabbatini, Alba de Cespedes, Enciclopedia Italiana,  VI Appendice (2000) in http://www.treccani.it/enciclopedia

Graziella Gaballo

Già insegnante di materie letterarie, si occupa da tempo di storia delle donne: le sue ultime ricerche hanno riguardato il movimento femminista degli anni Settanta a Genova; la storia dell’Unione Femminile; l’impegno delle mazziniane per l’emancipazione delle donne. È redattrice di “Quaderno di storia contemporanea” e socia della Società italiana delle Storiche (Sis) e della Società Italiana per lo studio della Storia Contemporanea (Sissco). Ultimamente sta imparando a fare la nonna, e le piace molto.

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