Alice Hallgarten Franchetti

New York 1874 - 1911
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Alice Hallgarten nasce a New York da Adolph e Julia Nordheimer, entrambi ebrei askenaziti tedeschi. Il padre – uomo di affari di successo nel campo farmaceutico e socio della banca Hallgarten & Co., presidente del Mount Sinai Hospital di New York, tutt’ora esistente – rientra in Germania nel 1882 causa malattia e muore a Wiesbaden nel 1885. Alice trascorre l’adolescenza a Francoforte: suo riferimento e “secondo padre” diviene lo zio Charles, da cui ella erediterà l’atteggiamento risolutivo nell’affrontare la vita con moderna capacità organizzativa e manageriale. Alice ebbe una sorella, Eleanore nata nel 1890 e ritornata a vivere a New York col marito von Koppenfels nel 1920 e un fratello, Walter Nordheimer Hallgarten, morto di tubercolosi a Schwarzwald nel 1908 a soli 38 anni, ricordato per il mecenatismo che esercitò con grandissima discrezione nelle arti della musica, del dramma e della letteratura. L’anno seguente morì dello stesso male anche la madre Julia.
Charles promosse e sostenne attività assistenziali in collaborazione con molte associazioni, ebraiche e non: tra queste, l’istituzione di una casa di accoglienza a Francoforte per ragazze madri, assistite da una giurista e la progettazione ed edificazione di nuovi quartieri per le classi non abbienti in cui ogni unità abitativa doveva avere una sala riunioni per discutere, per celebrare le feste, i compleanni e anche un luogo per custodire i bambini; inoltre, a chi intendeva costruire la casa veniva regalata la terra: un modo di agire di cui si sente chiaramente l’eco in tutte le iniziative che Alice intraprese.
Alice, il 9 luglio 1900 sposa Leopoldo Franchetti, ebreo livornese sefardita deputato e senatore del nuovo Regno unito – incontrato a Roma, si narra, nella farmacia del quartiere San Lorenzo dove entrambi si recavano per opere di assistenza socio-umanitaria promosse dall’ Unione di San Lorenzo[1] .
A Città di Castello, Alice e Leopoldo si dedicano ad una serie di iniziative educative rivolte all’emancipazione delle classi contadine, dedicate in particolare a donne e bambini.
Nel 1908 nasce il laboratorio di tela umbra con caratteristiche imprenditoriali allora assolutamente innovative «per la conservazione dell’antica arte umbra della tessitura» che avrebbe dovuto contribuire a migliorare le difficili condizioni di vita della maggior parte delle contadine o operaie inurbatesi che, oltre a fare le “bucatare”, sapevano solo tessere. Privilegiate nell’assunzione, come si legge nello Statuto, specialmente le ragazze-madri[2].
Alice si informava precisamente sul tipo di telai in funzione, sulla qualità dei filati, sulla tipologia dei tessuti realizzati e sulle rifiniture dei capi di corredo personale di casa, con frange o merletti; si interessava della redditività della produzione, di contabilità e di amministrazione, ma anche della qualità di vita al laboratorio. Inoltre, era un’ottima promotrice dei prodotti di Tela Umbra che vendeva alle amiche italiane e straniere e pubblicizzava con campionari di tele e merletti che lei stessa, o altre amiche intellettuali, presentavano in occasione di conferenze, per lo più su questioni legate all’emancipazione femminile. Scriveva Alice a Marietta il 2 dicembre 1909: «…lavorate tranquille e felici, come si muovono le stelle, senza furia, ma senza stare ferme mai, proseguendo il loro cammino secondo la grande legge. E Dio vi benedica!»[3].
Oltre all’asilo-nido impiantato nella sede stessa del laboratorio, a Tela Umbra funzionava una scuola pomeridiana settimanale di economia domestica per le ragazze e una serale di falegnameria per i giovani (entrambi i corsi erano in funzione delle future esigenze della vita coniugale e familiare) e un consultorio medico per imparare a prendersi cura dei neonati detto “Aiuto Materno”, in collaborazione con il dottor Betti dell’ospedale pubblico.
Alice si circondò, sia a Roma che a Città di Castello, di donne che, con competenze e professionalità diversificate, lavoravano per l’emancipazione sociale e culturale, soprattutto proprio di donne e bambini. Sua ispiratrice fu Malwida Rivalier von Meysenbug (1816 -1903 – considerata la prima femminista tedesca che incise fortemente sia sulla concezione religiosa che su quella educativa della Hallgarten – ma tante furono le donne che crearono con Alice una sorta di rete di intenti e di operatività – una rete femminile di comunicazione, scambio, solidarietà, sociale e culturale, che attraversava montagne e oceani.
Maria Pasqui (1880-1955) – da lei chiamata Marietta, sposatasi con Giuseppe Marchetti, fattore delle tenute di proprietà dei Franchetti – maestra e direttrice delle scuole elementari rurali di Montesca e Rovigliano, fondate dai Franchetti tra 1901 e 1902; fu anche direttrice del laboratorio di tela umbra dal 1917 per circa trentanni. A lei che considerava il suo «spirito agente alla Montesca», Alice scrisse quasi quotidianamente dal 1901 al 1911. Dell’epistolario, conservato al museo di Tela Umbra a Città di Castello, fanno parte anche cartoline, biglietti e lettere inviate ai bambini e alle maestre; così Aurelia Josz (1869-1944), anch’ella ebrea e perciò uccisa dai nazi-fascisti, fondatrice della prima scuola pratica femminile di agricoltura a Niguarda (Milano) ispirata alle scuole pratiche agricole del Belgio, seguito nel 1921 dal primo Corso magistrale agrario per maestre rurali.
E ancora occorre ricordare Vida Dutton Scudder e Florence Converse, insegnanti del famoso Wellesley College americano, riformatrici sociali episcopaliane appartenenti alla compagnia semimonastica della Santa Croce, dedito alla preghiera e alla realizzazione dell’armonia sociale attraverso opere concrete, tra cui l’impegno nel movimento dei “settlements”, nato in Inghilterra ma che presto attecchì anche negli Stati Uniti.
Felicitas Buchner (1856 – post 25.4.1944) – ebrea tedesca anch’ella, istitutrice e pedagogista della corrente dell’attivismo – nel 1909 ebbe da Alice l’incarico di direttrice della prima Scuola Professionale Femminile umbra per giovani donne che desiderassero imparare ad essere “padrone di casa” ma soprattutto maestre di cattedre ambulanti di economia domestica e rurale in campagna.
Lucy R. Latter (1870-1907), educatrice e pedagogista inglese, che lanciò la pratica del giardinaggio nelle scuole e nei giardini d’infanzia e fu chiamata ad insegnare nelle scuole franchettiane.
Sofia Bisi Albini, fondatrice e direttrice di «Vita Femminile Italiana» dal 1907 al 1913, importante riferimento per le “femministe pratiche” e che Alice molto contribuì a diffondere.
Maria Montessori che Alice incontrò in casa della scrittrice Sibilla Aleramo, attiva nell’educazione dei bambini dell’Agro romano, e che fece conoscere al marito, di ritorno da un lungo viaggio, trascinandolo alla Casa dei Bambini di San Lorenzo in Roma. Leopoldo Franchetti (il quale sarà fino alla morte attivissimo nel sostenere la diffusione del metodo montessoriano) decise di finanziare stesura e pubblicazione di un volume che rendesse conto del metodo messo a punto dalla Montessori che uscì nel 1909[4]. Nello stesso anno, Alice pubblicò un articolo in «The London Journal of Education» sulla Casa dei Bambini di San Lorenzo in Roma che provocò un grande dibattito anche nella rivista americana «The Kindergarten-Primary» e quindi numerosi viaggi di maestre americane a Roma per osservare sul posto l’esperimento della Montessori. Che «senza l’impulso dato dalla baronessa Alice Franchetti, forse il cammino delle idee di Maria Montessori sarebbe stato più lento» lo scriverà nel 1910 anche Sofia Bisi Albini.

NOTE

1. L’Unione di San Lorenzo era una filiazione dell’Unione per il Bene – associazione fondata tra 1895 e 1896 da protagonisti di rilievo della vita sociale e politica romana dell’epoca – cui entrambi appartenevano (Buseghin 2002, p.62 e pp.499-501).

2. Buseghin 1998, pp.19-24.

3. Buseghin 2002, p.363.

4. Maccheroni 1956, pp. 51-52. Si tratta del Metodo della pedagogia scientifica applicato all’educazione infantile nelle case dei bambini, edito nel 1909 da Lapi di Città di Castello. Non solo: alla Villa Montesca, sopra Città di Castello, dal 1 al 31 agosto 1909 Maria Montessori tenne il primo Corso di pedagogia scientifica cui parteciparono maestre giunte da tutta Italia oltre alle insegnanti delle scuole di Montesca e Rovigliano.

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Fonti, risorse bibliografiche, siti

Sofia Bisi Albini, Il trionfo di una donna Maria Montessori, «Vita femminile italiana», a.IV, fasc.V, maggio 1910, pp. 482-485

Vittor Ugo Bistoni, Grandezza e decadenza delle istituzioni Franchetti, Città di Castello, Edimond, 1997, 646 pp./Cap. X, Il Laboratorio Tela Umbra, pp.190-267

Maria Luciana Buseghin, Alice e la tela delle meraviglie, Tela Umbra, Città di Castello, 1998, 48 pp.

Maria Luciana Buseghin, Cara Marietta…Lettere di Alice Hallgarten Franchetti (1901-1911), Tela Umbra, Città di Castello, 2002, 573 pp./p.291, nota 116 e p.365, nota 24.

Maria Luciana Buseghin, L’epistolario di Alice Hallgarten Franchetti: memorie femminili dell'Italia ebraica, pp. 125-137 in Marilena Rossi Caponeri e Elisabetta David (cur.), Gisa Giani. La memoria al femminile. Atti del Convegno di Studi Terni, 8-9 novembre 2006, Archivio di Stato di Terni, Terni, 2008, 205 pp.

Maria Luciana Buseghin, Maria Montessori, Alice Hallgarten e Leopoldo Franchetti: un incontro determinante per la storia della pedagogia, pp. 51-64 in Anna Angelica Fabiani - Francesca Tomassini (cur.), Oggi non sono andata a parare le pecore…La memoria delle scuole rurali di Montesca e Rovigliano di Città di Castello (Città di Castello, Collezione Tessile di Tela Umbra, 25 settembre 2009 – 17 gennaio 2010), catalogo della mostra documentaria, Soprintendenza Archivistica per l’Umbria, Perugia, 151 pp.

Anna Maria Maccheroni, Come conobbi Maria Montessori, Edizioni Vita dell’Infanzia, Roma, 1956, 189 pp.

Maria Luciana Buseghin

Antropologa culturale e scrittrice, si occupa di arti applicate, soprattutto tessili, svolge attività scientifica e didattica in diversi ambiti: dall’artigianato artistico, alla moda e costume, alla gastronomia. Collabora ad associazioni e riviste, ha al suo attivo oltre 60 pubblicazioni tra cui Cara Marietta…Lettere di Alice Hallgarten Franchetti (1901-1911), Tela Umbra, Città di Castello, 2002; Le ricette degli Angeli Nieri Mongalli. Cucina e stile di vita in una famiglia signorile nell’Italia del ‘900, La Rocca Marsciano, 2008 (edito anche in inglese) e L’ultima Sibilla. Antiche divinazioni, viaggiatori curiosi e memorie folcloriche nell’appennino umbro-marchigiano, CARSA, Pescara, 2012 (in stampa). Ha collaborato e diretto la progettazione e realizzazione di mostre e di raccolte pubbliche e private, tra cui la Collezione Arnaldo Caprai (Foligno) tra 1984 e 1987 e il museo bottega di “Tela Umbra. Lini tessuti a mano dal 1908” (Città di Castello), tra il 1991 e il 1998.

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