Alice Munro

Wingham (Ontario, USA) 1931 - vivente
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«La vita reale non erano la mia casa, i figli, il marito. Ciò che era reale era la mia scrittura, come si sviluppava nella mia mente e poi sulla pagina. Una realtà a cui non ho potuto rinunciare, mai».
Alice Laidlaw nasce e cresce in un paesino dell’Ontario. Negli anni della grande depressione il padre, Robert Eric Laidlaw, riesce a far sopravvivere la famiglia grazie all’allevamento di animali da pelliccia, mentre la madre, Anne Clarke Laidlaw, è insegnante. Sono poveri e lontani dalla città: «Vivevamo al di fuori della società, né in città né in campagna, in una specie di ghetto. Vi vivevano prostitute e contrabbandieri, una comunità di diversi, come me». Quando Alice è ancora una bambina alla madre viene diagnosticato il morbo di Parkinson che in breve tempo la immobilizza a letto; tornata da scuola Alice deve badare alla madre e alla casa, non c’è il tempo per uscire, per giocare con i suoi coetanei. Per sfuggire alla claustrofobia inizia a scrivere storie: «Mi sentivo in grado di affrontare qualsiasi cosa, scrivere da adolescente mi diede la più grande felicità».
Nel 1949 vince una borsa di studio di due anni all’University of Western Ontario. Ha solo 35 centesimi al giorno per nutrirsi: un caffè e un panino, o poco altro. Per guadagnare dona il sangue, fa la cameriera, la raccoglitrice di tabacco e l’impiegata di biblioteca. Sono anni duri, ma li vive con gioia. «Sapevo che l’università sarebbe durata poco. Era una piccola vacanza dalla mia vita di casa, e la volevo godere in pieno. Studiavo, scrivevo e leggevo. Adoravo Eudora Welty, Flannery O’Connor, Katherine Ann Porter, Carson McCullers. Mi sembrava che le donne potessero scrivere dei freaks, degli emarginati».
In biblioteca incontra James Munro, proveniente da una famiglia dell’alta borghesia, con una carriera di avvocato davanti a sé. Si sposano, contro il parere dei genitori di lui.
«Ero come una ingenua fanciulla vittoriana. Pensavo che la mia vita sarebbe cominciata dopo il matrimonio, la mia vera vita. Da sposata sarei riuscita a dedicarmi alla scrittura. L’alternativa era tornare a casa, badare alle faccende domestiche e a mia madre. Ci sposammo a venti e ventidue anni. Scappammo via, ci trasferimmo a Vancouver: il posto più lontano senza dover uscire dal Canada».
James è il suo primo estimatore, fin dall’inizio la considera una scrittrice straordinaria e la incoraggia a continuare. Nel 1953 nasce la prima figlia, Sheila, nel 1955 Catherine, che sembra avere la sindrome di down. Alice e il marito decidono di darla in affido «per non ostacolare la mia scrittura», ma la bimba muore dopo poche ore: è nata senza reni. Alice ha incubi per un intero anno, sogna di aver lasciato un bimbo da solo, sotto la pioggia. Nel 1955 nasce Jenny e nel 1966 nasce l’ultima figlia, Andrea. Mentre è incinta delle figlie scrive febbrilmente («Temevo, dopo la nascita, di non avere più tempo»). Quando le bimbe sono piccole scrive mentre dormono, negli anni successivi mentre sono a scuola. Anni dopo dirà, parafrasando Grace Paley, di scrivere racconti perché non ha il tempo per scrivere romanzi. Lavora nella libreria che ha aperto con il marito nel 1963, dopo essersi trasferiti a Victoria. Fra i suoi conoscenti in pochi sanno che scrive, è restia a parlare del suo lavoro con chiunque. In quegli anni lei si definisce «esperta nell’arte dell’inganno»: di fronte agli altri si comporta come una moglie e madre normale, tutta casa e lavoro, ma in realtà dedica poca o nulla attenzione ai lavori di casa, salvo il minimo indispensabile, e sacrifica alla scrittura il rapporto col marito e le figlie. Vive momenti di grande crisi creativa: «Iniziavo ad avere una nozione più realistica delle mie capacità, unita alla consapevolezza di non avere tempo per scrivere, e nessuno che riconoscesse il mio lavoro, a parte mio marito». Nel 1959 scrive La pace di Utrecht, un racconto in cui narra del difficile rapporto con la madre invalida, e della sua morte. È la sua svolta. «Era la prima volta che scrivevo perché dovevo assolutamente scrivere, non per vedere se ci riuscivo». I suoi racconti iniziano a uscire nelle riviste e nel 1969 La danza delle ombre felici, la sua prima raccolta di racconti, vince il Governor General’s Award, massimo premio letterario canadese. Negli anni, con l’accrescersi della sua notorietà, la scrittura diventerà una fonte di guadagno per Alice, che le consente un margine di indipendenza economica.
Il matrimonio con Jim negli anni si logora, decidono di separarsi nel 1972. Alice ha 40 anni, sono gli anni Settanta, ritorna in Ontario e inizia a insegnare scrittura creativa nei college. Ritrova, per caso, un suo compagno di università, Gerald Fremlin, riallacciano i rapporti e si sposano nel 1976. Dagli anni Settanta in poi Alice Munro ha pubblicato i suoi racconti nelle più prestigiose riviste in lingua inglese, e raccolte di racconti regolarmente ogni 4/5 anni, indagando le relazioni umane attraverso la lente della vita quotidiana. La figlia Sheila nella sua biografia della madre ha detto «É una grande osservatrice di esseri umani, si chiede sempre il perché degli atti della gente comune, cosa li spinge a fare le loro scelte». Alice Munro è convinta, come Virginia Woolf, che per compiere questo dovere nella scrittura «si deve prima uccidere l’Angelo della casa, l’ombra della donna ideale vittoriana, sacrificata, buona e pura». Non è una sfida facile; parlando del suo lavoro, lo descrive come difficile, ma possibile se si lavora abbastanza duramente e a lungo. Nei suoi racconti Alice Munro racconta storie di persone comuni alle prese con la vita di tutti i giorni; che pensano al passato o al futuro, affrontano le situazioni o le subiscono, cercando di dare senso alla propria vita, alle proprie scelte e alle proprie azioni. La sua scrittura può sembrare semplice ma, come hanno sottolineato molti critici paragonandola a Čechov, è quella semplicità che necessita di anni e anni di lavoro e di riscrittura per fluire limpida sulla pagina, e che dà vita a una trama di pensieri atti e proiezioni dei personaggi che si muovono abitando una costante distanza da quelle parole, che pure è proprio lo spazio della scrittura. È quella semplicità che nasconde la complessità dell’essere umano, a cui si giunge quasi senza accorgersene, trascinati dalla storia; lampi di conoscenza, vere e proprie epifanie, che possono illuminare per un attimo l’esistenza dei suoi personaggi e forse anche la nostra esperienza, le nostre scelte.
[…continua]

Fonti, risorse bibliografiche, siti

Alice Munro, Dance of the Happy Shades, 1968; edizione italiana La danza delle ombre felici, La Tartaruga 1994

Alice Munro, Lives of Girls and Women, 1971

Alice Munro, Something I've Been Meaning to Tell You, 1974

Alice Munro, Who Do You Think You Are?, 1978; edizione italiana Chi ti credi di essere, E/O 1995

Alice Munro, The Moons of Jupiter,1982; edizione italiana Le lune di Giove, Einaudi 2008

Alice Munro, The Progress of Love, 1986; edizione italiana Il percorso dell'amore, Serra e Riva 1989

Alice Munro, Friend of My Youth, 1990; edizione italiana Stringimi forte, non lasciarmi andare, La Tartaruga 1998

Alice Munro, Open Secrets, 1994; edizione italiana Segreti svelati, La Tartaruga 2000

Alice Munro, Selected Stories, 1996

Alice Munro, The Love of a Good Woman, 1998, edizione italiana Il sogno di mia madre, Einaudi 2001

Alice Munro, Hateship, Friendship, Courtship, Loveship, Marriage, 2001; edizione italiana Nemico, amico, amante..., Einaudi 2003

Alice Munro, No Love Lost, 2003

Alice Munro, Vintage Munro, 2004

Alice Munro, Runaway, 2004; edizione italiana In fuga, Einaudi 2004

Alice Munro, Carried Away: A Selection of Stories, 2006

Alice Munro, The View from Castle Rock, 2006; edizione italiana La vista da Castle Rock, Einaudi 2007

Alice Munro, Too Much Happiness, 2009

Sheila Munro, Lives of Mothers and Daughters. Growing Up With Alice Munro, Toronto, A Douglas Gibson Book/McClelland & Stewart, 2002

Thomas E. Tausky, Alice Munro. Biocritical essay, University of Calgary, 1986
(link)

Times topics del New York Times Books Review su Alice Munro (recensioni, articoli e interviste)

Intervista ad Alice Munro del Paris Review Interview

Sul sito del New Yorker, alcuni dei suoi racconti

Cristina Carnelli

Sin da piccola appassionata di libri e di arte, trova che il migliore modo di aprire la propria mente sia leggere, di tutto, ed essere eclettici: per questo dopo una laurea triennale in storia dell’arte all’Università degli studi di Milano si laurea in editoria, nella stessa università, con una tesi sulla storia e l’attività della casa editrice La Tartaruga, fondata da Laura Lepetit. A parte la studentessa e la divoratrice di libri, per ora ha fatto ancora poco, se non inondare le amiche di aneddoti e consigli di lettura. Ma la buona volontà c’è, e poco a poco costruirà un cammino che le stia a pennello.

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