Amalia Moretti Foggia

Mantova 1872 - Milano 1947
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I posteri mi conoscono e mi avrebbero conosciuta solo come Petronilla, “quella delle ricette sulla Domenica del Corriere”, e come il dottor Amal, ma la vera Amalia, la medichessa che in un’epoca in cui nessun bravo borghese si sarebbe fatto curare da una donna, ha dovuto fingersi uomo per essere credibile. […] Non vorrei che il mio nome fosse collegato sempre e comunque al cibo e alle ricette, vorrei che uscisse un po’ anche Amalia […], vorrei poter dire senza falsa modestia che ho sempre mal sopportato di essere stata una donna davvero moderna per i miei tempi.1

Amalia Moretti Foggia fu una delle prime donne italiane laureate in medicina, nota per la sua lunga attività di giornalista de «La Domenica del Corriere», giornale per quale ha curato le rubriche La parola del medico con lo pseudonimo di Dottor Amal e Tra i fornelli con lo pseudonimo di Petronilla.

Nacque a Mantova nel 1872 da Giovanni Battista, farmacista ed esperto erborista, e da Carolina Rinoldi. Prese la licenza liceale con merito nella sua città natale, poi decise di iscriversi alla facoltà di Scienze Naturali presso l’Università di Padova, nonostante le speranze del padre che sognava una figlia farmacista. Si dimostrò un’allieva dall’intelligenza brillante e assai impegnata negli studi: riuscì infatti a laurearsi in Scienze Naturali nel 1895 guadagnandosi una borsa di studio che le permise di non pesare sulla sua famiglia.

Durante gli anni trascorsi a Padova, Amalia iniziò a nutrire un particolare interesse per la medicina. Inizialmente attratta per “motivi sentimentali”, una breve relazione con un assistente di anatomia, Amalia decise di consolidare il proprio interesse e di trasferirsi a Bologna dove si iscrisse alla facoltà di Medicina.

A Bologna, aiutata dal celebre professor Murri, vinse una borsa di studio di mille lire con cui riuscì a mantenersi agli studi e a laurearsi per la seconda volta nel 1898 con una tesi dal titolo Le ovaie nelle peritoniti sperimentali. Con ciò che le rimaneva della borsa di studio e una lettera di presentazione di Murri si recò a Firenze con l’intento di specializzarsi in pediatria presso la clinica Meyer. A Firenze iniziò a esercitare la professione, esperienza che la portò a conoscere Anna Kuliscioff, medica russa, principale fondatrice del Partito Socialista Italiano insieme al compagno Filippo Turati.

Conseguita la specializzazione nel 1899, Amalia si trasferì a Milano, città che la attraeva particolarmente per via delle iniziative politiche, culturali e sociali che vi si stavano realizzando. Anna Kuliscioff le procurò una camera ammobiliata e la introdusse nell’ambiente socialista milanese dove conobbe numerose donne impegnate nel sociale che la sostennero e le offrirono solidarietà. In particolare Ersilia Majno Bronzin le trovò un posto come medico fiscale presso la Società operaia femminile di Mutuo Soccorso.

Nel 1902 fu assunta presso l’ambulatorio della Poliambulanza di Porta Venezia dove lavorò per quarant’anni e dove conobbe Domenico Della Rovere, che sposò nello stesso anno. L’ambiente milanese fu particolarmente stimolante per Amalia, che si impegnò per diffondere i principi di igiene tra la cittadinanza insegnando presso la Società Umanitaria e in altre associazioni laiche. Tenne inoltre alcune conferenze presso l’Università popolare di Milano sulla lotta alla tubercolosi. Amalia divenne inoltre medico personale e amica della poeta Ada Negri, tanto che le due donne nel corso della vita intrecciarono un intenso scambio epistolare.

Nei primi anni del Novecento la vita di Amalia trascorse tra i migliori salotti letterari milanesi, il lavoro in ambulatorio e il volontariato nei quartieri più poveri di Milano dove prestò cure gratuite e diede consigli alle persone bisognose. Col marito si concesse numerosi viaggi; nel loro tempo libero la coppia amava organizzare cene per gli amici avvalendosi dell’aiuto di una domestica con una passione innata per la cucina. Nel 1926, il direttore del settimanale «La Domenica del Corriere», supplemento illustrato del «Corriere della Sera» la invitò a tenere una rubrica di consigli medici. Amalia accettò e iniziò la sua carriera di giornalista e di divulgatrice sotto lo pseudonimo di Dottor Amal. Sempre sullo stesso giornale tenne presto due altre rubriche Tra i fornelli in cui, con lo pseudonimo di Petronilla (in omaggio alla moglie di Arcibaldo protagonista delle avventure del «Corriere dei Piccoli») dispensava ricette alle massaie piccolo borghesi, e La massaia scrupolosa attraverso la quale impartiva abili consigli di economia domestica.

È come se da quegli anni in cui iniziai a scrivere per la «Domenica» avessi iniziato a vivere due esistenze differenti e complementari, una di donna emancipata, moderna ed intellettuale, l’altra di “donnetta di casa”, tutta dedita a figli, marito e fornelli. La mia guida è sempre stata quella di essere semplice, spontanea e vera. È come se sapere che esistevo in quei quaderni avesse dato più senso alla mia vita, e un filo resistente mi avesse legato alle esistenze di tutte quelle donne2.

I consigli del dottor Amal e la voce rassicurante e amichevole di Petronilla tennero compagnia ai lettori per vent’anni, attraverso il periodo buio della seconda guerra mondiale, dei razionamenti e delle tessere annonarie. La rubrica La parola del medico fu tenuta da Amalia dal 1926 alla sua morte, con un enorme successo di pubblico. Gli articoli che fornirono informazioni sulla corretta igiene alimentare, sulla pulizia del corpo e sul corretto uso delle piante alimentari e medicinali furono negli anni raccolti in volumi e stampati a cura di varie case editrici (Sonzogno, Fabbri-Bompiani, ETAS). Amalia si rivolge alla brava donna di casa e agli uomini che lavorano in campagna cercando di stabilire con i propri lettori un rapporto di amicizia e di complicità, fornendo utili consigli contro i malanni di stagione, contro la pressione alta, il tetano e non trascura di parlare di piante, della loro corretta coltivazione e delle malattie che possono affliggerle. I consigli del dottor Amal spaziano dai problemi quotidiani come i geloni a problemi più gravi come quello della tubercolosi o all’alimentazione scorretta a base di polenta che caratterizzava una grossa fetta della popolazione più povera.

Due anni dopo la sua prima collaborazione fu chiesto ad Amalia di aprire una nuova rubrica di cucina Tra i fornelli dove si troverà a vestire i panni dell’esperta di arte culinaria. Per scrivere i numerosi volumi di ricette, Amalia si avvale dell’aiuto della cuoca di famiglia che aveva soddisfatto i palati degli amici durante le cene organizzate a casa Della Rovere. L’universo femminile al quale Petronilla si rivolge è indubbiamente costituito dalle massaie piccolo borghesi, mogli e madri che reggono l’economia domestica e che dispensano il vitto quotidiano all’intera famiglia. La rubrica divenne presto molto popolare, tanto che le donne di casa aspettavano con ansia l’uscita delle nuove ricette per ritagliarle e incollarle in un quaderno. La rubrica di Petronilla, rivolta a massaie che potevano disporre di tempi estremamente dilatati (rispetto ai giorni nostri) per poter procurarsi il cibo (si alzavano all’alba per fare la coda dal macellaio) e impiegavano buona parte della giornata per mondare e pulire le verdure o cuocere le carni, attraversa tempi sempre più duri, iniziando dall’autarchia per finire alla cucina del tempo di guerra caratterizzata dal tesseramento di ogni genere alimentare.

Dopo il 1941 la cucina di Petronilla fu sinonimo di cucina del senza. Il trionfo di questo tipo di consigli è dato in cucina dal travestimento della penuria. Petronilla suggerisce nuove tecniche e accorgimenti che consentano di mettere in tavola gli stessi piatti di “prima”, ma senza gli stessi ingredienti ormai introvabili. È un vero e proprio inganno per il palato, che permette con qualche virtuosismo di servire una créme caramel senza latte né uova, una maionese senza olio, una cioccolata in tazza senza cioccolata, una polenta senza polenta, una torta margherita senza farina e così via3.

Amalia si spense a Milano nel 1947.

  1. R. Schira, A. de Vizzi, Le voci di Pertonilla: storia di una modernissima donna d’altri tempi, uno scorcio di vita femminile italiana dal 1872 al 1947, Milano, Salani 2010, p. 11.  ^
  2. Ibidem p. 197.  ^
  3. M. Mafai, Pane nero, donne e vita quotidiana nella seconda guerra mondiale, Milano, Mondadori 1987, p. 91.  ^

Fonti, risorse bibliografiche, siti

R. dall’Ara, Petronilla e le altre, il mestolo dalla parte di lei, Mantova, Tre Lune 1998

M. Mafai, Pane nero, donne e vita quotidiana nella seconda guerra mondiale, Milano, Mondadori 1987

M. Evangelisti, S. Magnoli, Petronilla: l’arte di cucinare con quel che c’è, Modena, Edizioni del Loggione 2017

Le ricette di Petronilla, a cura di Stefania Barzini, Milano, Guido Tomasi editore 2017

R. Schira, A. de Vizzi, Le voci di Petronilla, storia di una modernissima donna d’altri tempi, uno scorcio di vita femminile italiana dal 1872 al 1947, Milano, Salani 2010

Petronilla, l’affascinante storia di Amalia Moretti Foggia a 50 anni dalla sua scomparsa: atti del convegno internazionale, Mantova, 23-24 maggio 1997, Milano, Accademia italiana della cucina, 1998

Roberta Moro

Archivista, ha lavorato presso gli Archivi Storici del Politecnico di Milano dal 2013 al 2018. Lavora in ambito bibliotecario dal 2000, si occupa di catalogazione libraria e di gestione di servizi al pubblico. Iscritta all’Albo dei Bibliotecari Italiani (Associazione Italiana Biblioteche), socio dell’Associazione nazionale Archivistica Italiana, collabora con le riviste Biblioteche oggi e Il Mondo degli archivi.

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