Anna Maria Carolina Adorni

Fivizzano 1805 - Parma 1893
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Sono poche le notizie relative all’infanzia e al periodo trascorso a Fivizzano: probabilmente Carolina (così venne chiamata fin da piccola) impara a leggere e scrivere da una maestra privata e già dimostra la sua inclinazione per la cura e il sostegno del prossimo.

Dopo la morte del padre Matteo, nel 1820, con la madre si trasferisce a Parma. Qui vengono accolte dalla famiglia Ortalli: alla madre vengono assegnate le faccende domestiche, alla giovane Carolina l’educazione delle figlie.

Questa condizione le permette di perfezionare gli studi e di dedicarsi alla preghiera e alla meditazione. La sua aspirazione è di farsi monaca ma, convinta dalla madre, abbandona quella strada per il matrimonio. Così il 19 ottobre 1826 sposa Antonio Domenico Botti, impiegato presso la Corte ducale: nei diciotto anni di vita coniugale nascono sei figli (uno muore a un mese dalla nascita).

Nel 1844 rimane vedova e le viene assegnata, dalla duchessa Maria Luigia, una pensione di 433 lire e 35 centesimi l’anno. La morte del marito costituisce uno spartiacque nella vita di Anna Maria. Da quel momento si dedica anima e corpo agli altri ma, in particolare, alle donne recluse nelle carceri cittadine: diviene sostegno e conforto per donne segnate da una vita difficile e, grazie ai contatti con l’aristocrazia cittadina, crea, nel 1847, la Società di pie Signore per l’assistenza spirituale delle detenute, approvata con decreto di Maria Luigia d’Austria del 27 luglio di quell’anno. Ad accompagnarla in quest’opera Teresa Botteri Lusardi che diventa presidente della Società.

L’attività nelle carceri non sembra più sufficiente: il cruccio maggiore riguarda l’assistenza delle donne al momento dell’uscita in modo da garantire loro la prospettiva di una vita diversa e migliore. Per questo, nel 1848, affitta una casa dove vengono accolte ex detenute e la giovane maestra d’asilo Pietrina Bergamaschi (poi sempre al suo fianco): si tratta del primo nucleo dell’Opera del Buon Pastore. Dopo molte richieste e difficoltà il 7 giugno 1853, su intercessione del Vicario capitolare della Diocesi Giacomo Lombardini, esce il decreto del Duca Carlo III di Borbone, per l’istituzione di “una casa di ricovero e di educazione per le femmine ravvedute”.
Anna Maria si trasferisce, quindi, nella casa con la figlia Celestina e con alcune donne che formano la prima comunità: Pietrina Bergamaschi, Giuseppina Bianchi, Gaetana Pettinati, Maria Monteverdi, Elisabetta Rossi e Luigia Barozzi.

Agli inizi del 1856 ottiene l’autorizzazione a occupare l’ex convento di San Cristoforo e si occupa della sua ristrutturazione. La fondazione dell’Istituto del Buon Pastore in Parma viene autorizzata con Decreto del 9 gennaio 1857 da Luisa Maria di Borbone, Reggente per il Duca Roberto gli Stati Parmensi.

Nel 1864 viene creato, presso il carcere di Sant’Elisabetta, un ospizio per prostitute ammalate di sifilide: continua, insieme alle sue Ancelle, le visite a queste malate come aveva già fatto nel reparto esistente in precedenza nelle carceri. Nel 1867 scoppia di nuovo il colera a Parma e Anna Maria è costretta a lasciare l’edificio di San Cristoforo, destinato a lazzaretto: sarà Mattia Ortalli a risolvere l’emergenza con l’offerta di una villa a San Lazzaro. Il 15 dicembre 1869 rientra in San Cristoforo, ridotto ancora una volta in condizioni disastrose. Laboriosa e contrastata è l’approvazione della Costituzione e della Regola dell’Istituto: è il 25 marzo del 1867 quando il vescovo Domenico Maria Villa decreta l’erezione della casa a “Pia Casa delle Povere della Beata Vergine Maria Immacolata” ma l’approvazione delle Costituzioni avviene il 28 gennaio del 1883.

Muore il 7 febbraio 1893. Grazie a una lettera scritta da tre sorelle alunne della Congregazione al padre, è noto che cosa successe nei giorni seguenti: un vero e proprio pellegrinaggio per vedere e toccare il corpo di Caterina.

La Chiesa l’ha proclamata Venerabile il 6 febbraio 1978 e Beata il 3 ottobre 2010 con una solenne celebrazione nella Cattedrale di Parma.

Il Comune di Parma le ha intitolato una strada, mentre il Comune di Fivizzano le ha dedicato una statua. 

Fonti, risorse bibliografiche, siti

Fabrizia Dalcò  (a cura di), Dizionario Biografico delle Parmigiane, Donati, 2012

Roberto Lasagni, Dizionario biografico dei Parmigiani, PPS Editrice, 1999

Augusto Luca, Anna Maria Adorni, Madre degli ultimi, Edizioni Paoline, 2010

Fabrizia Dalcò

Esperta in politiche di genere e blogger. Dottore di ricerca in Storia, un diploma in Archivistica, Paleografia e Diplomatica, un corso di perfezionamento universitario in Esperta in politiche di parità. Appassionata di storia delle donne si occupa di progetti dedicati alla valorizzazione del pensiero femminile e alla promozione delle pari opportunità. È giornalista pubblicista e autrice del blog In genere: dedicato a donne e uomini, pubblicato dalla Gazzetta di Parma.
Ha ricevuto premi per l’attività giornalistica: Premio Speciale “Professionalità e ricerca” per il volume Dizionario biografico delle Parmigiane Rassegna Internazionale Padus Amoenus 2013; “Premio speciale” Giornalistico Nazionale “Pietro Bianchi”, Rassegna Internazionale Padus Amoenus 1999 e premi per l’attività di ricerca: Premio “Daniela Mazza” per tesi di laurea aventi carattere storico sociale su temi inerenti alle donne e al loro apporto nella società.
È autrice di saggi e articoli sulla storia di Parma. Fra le pubblicazioni: Monasteri e conventi femminili nella Parma medievale, Nuova Editrice Berti, Parma 2015; Dizionario biografico delle Parmigiane (a cura di), Provincia di Parma, Donati, Parma 2012-2014 (due volumi).

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