Anna Zanoli

1934 Cesena - 2020 Milano
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Storica dell’arte, è stata autrice e regista di documentari d’arte e docudrama, pioniera nella ricerca di modalità narrative originali per la televisione. Per la qualità dei suoi lavori ha ricevuto numerosi riconoscimenti nazionali e internazionali.
In RAI dal 1960, ha vissuto le evoluzioni decisive della comunicazione televisiva: il passaggio dal bianco e nero al colore, dalla diretta obbligata ai programmi registrati, dalla pellicola al digitale. La varietà delle sue esperienze e dei suoi interessi — gli studi di storia dell’arte a Bologna, 40 anni di lavoro per la televisione, il confronto mai interrotto con la scrittura — riflettono una ricerca appassionata che ha investito l’arte e la letteratura. Nel linguaggio plurale del cinema (immagine, ritmo, montaggio, testo e musica) ha trovato una via privilegiata per indagare e raccontare le arti figurative. Un gusto straordinario, l’amore per lo studio e una sensibilità di vasto respiro per le arti di ogni tempo hanno nutrito la sua vita non meno del suo lavoro.
Cresce a Cesena, con i suoi genitori, negli anni difficili della guerra; grandi amici i libri “desiderati, nascosti, amati”, la radio, l’opera lirica alla quale è iniziata da Bianca, una anziana vicina.  Sono l’argine che cura lo spavento delle bombe, la casa occupata dai soldati, il tifo. Il primo incanto per quel connubio cinema/pittura che diventerà la sua vita avviene a 12 anni, in piena guerra, nel buio della sala cinematografica della sua città; in un documentario su papa Pacelli (Panem angelicum) riconosce forse qualcosa di sé negli angeli musicanti dipinti da Melozzo da Forlì in Vaticano: folte schiere sospese di bellissimi giovani, dai riccioli chiari e vaporosi – proprio come Anna li portava quando l’ho conosciuta nel 1978 insieme a Carlo Bertelli (neosovrintendente di Brera) con il quale, dopo gli anni romani, si stabiliva a Milano, a palazzo Clerici.

Dopo il liceo, nel 1960 si laurea in Storia dell’arte all’università di Bologna con Carlo Volpe e una tesi dedicata allo scultore Agostino di Duccio. Nello stesso anno entra in RAI, con il concorso indetto per l’apertura del secondo canale televisivo, e si trasferisce a Roma, città che amerà sempre,  più di ogni altra. Intuisce che vorrebbe fare la regista, ma non è così semplice. Lavora prima come assistente alla regia (definita allora però “segretaria di produzione”) di alcuni programmi di successo e originali televisivi: Rinaldo in campo di Garinei e Giovannini al Sistina, la serie delle commedie con Peppino de Filippo e quelle con Gilberto Govi, Il ventaglio di Lady Windermere di Oscar Wilde, l’Apollo di Bellac di Girodoux, Missione Wiesenthal con la regia di Beppe Cottafavi. Perfino Canzonissima, di cui conserva un ricordo allegro e divertito. Lavora quindi fianco a fianco alle grandi personalità dello spettacolo dell’epoca e si cimenta direttamente con le difficoltà tecniche e produttive di una televisione ancora tutta in diretta. Deve, ad esempio, studiare tutte le parti insieme agli attori per poi essere in grado di dare per tempo (con un leggerissimo anticipo), gli stacchi ai cameramen, i quali stanno in cima a pesanti carrelli che devono essere spostati in scena facendo attenzione a non mostrare i grossi e lunghi cavi…
È un periodo di lavoro intenso, in cui riesce comunque a trovare il tempo di studiare e pubblicare alcune ricerche importanti; un periodo entusiasmante per come tutto ciò che ama di più — il teatro, l’arte, la musica — sembra trovar spazio in questa realtà ancora nuova che è la televisione. Una carriera, la sua, che appare inconsueta agli occhi di tante e tanti colleghi universitari e accademici, molti dei quali dubitano della “dignità culturale” del nuovo mezzo.
Sono sempre le “grandi”personalità invece a incuriosirsi dei nuovi linguaggi. Nel 1961 in un omaggio ai settant’anni  del “duca della pittura italiana” (André Chastel) Roberto Longhi, Anna Zanoli pubblicava sulla rivista “Arte antica e moderna” il suo primo saggio; è l’occasione di conoscere e frequentare Longhi e Anna Banti. Seguiranno altri scritti per  “Paragone-arte”, e un saggio su Kafka e Pollak: descrizione di un conflitto,1970, in “Paragone -letteratura”, la rivista gemella diretta da Anna Banti, con la quale Zanoli intreccia una profonda amicizia.

Al momento dell’esibizione degli affreschi di Pisanello nel Palazzo Ducale di Mantova, 1973, la Zanoli scrive il testo di commento per un documentario RAI (40’) e  pubblica il saggio Sugli affreschi del Pisanello nel Palazzo Ducale di Mantova (“Paragone-Arte”). Pisanello, il suo artista preferito, il colto e sottile interprete di una cultura rinascimentale nutrita di romanzi cavallereschi e nostalgia dell’antico, lo aveva scelto già una decina d’anni prima (1964) per una delle due dispense monografiche  realizzate per la collana I Maestri del colore (l’altra fu dedicata ad Andrea del Castagno); si trattava di un’impresa editoriale innovativa, pensata per l’edicola e a prezzo contenuto, con immagini a colori di grande formato, quando ancora si studiava, tuttalpiù, su cartoline o fotografie in bianco e nero; una iniziativa di divulgazione di qualità che Longhi aveva sostenuto e che coinvolse  tutti i più brillanti storici dell’arte e giovani intellettuali italiani.
In RAI Zanoli cura programmi d’informazione culturale come l’Approdo (1962) e Capolavori nascosti (1968/69), poi, finalmente in veste di autrice (con Luciano Emmer come produttore esterno), dal 1972, il programma Io e…: 35 puntate in prima serata, nelle quali un protagonista della cultura contemporanea (tra i tanti: Anna Banti, Renato Guttuso, Riccardo Bacchelli, Federico Fellini, Gianandrea Gavazzeni, Giovanni Testori, Luca Ronconi) racconta il proprio rapporto con un’opera d’arte. Sono occasioni preziose, lontanissime dalle banalizzazioni dei nostri giorni e hanno grande successo: memorabile l’incontro con Zavattini sui luoghi di van Gogh (con la regia di Luciano Emmer); la ricreazione emozionante del Campo di grano con i corvi; le riprese in quella che fu effettivamente la stanza di Auvers-sur-Oise in cui il pittore dormì nelle notti che precedettero la sua morte. E poi le strade di Parigi per Guttuso; la Morte di Marat di David (1972); l’incontro con Pasolini sul tema La forma della città (1974), con la regia di Paolo Brunatto, di cui si è tornati a discutere recentemente per la straordinaria attualità dei temi trattati e la cui esperienza è raccontata in un recente articolo sulla rivista «Paragone 95»1.

Seguono i programmi In difesa di… (1974), per la tutela del patrimonio italiano, e poi Vidikon d’arte realizzato a Milano (1978) in 11 puntate, una novità assoluta: l’arte contemporanea in televisione. Il programma ospita artisti – fra gli altri Merz, Pistoletto, Accardi, Colombo – insieme a una loro opera trasferita nello studio televisivo. Sono tutti programmi di grande qualità che sfruttano pienamente le opportunità visionarie del nuovo mezzo (cfr. il saggio di Chiara Mari in bibliografia).

Tecniche e tempi della televisione strutturano severamente la sua invenzione, che deve conciliarsi con le numerose figure professionali coinvolte nella produzione e con i mezzi a disposizione. Una disciplina che modella il rigore della sua scrittura e la produzione successiva che la vede finalmente autrice, regista e sceneggiatrice di monografie e docudrama. Ecco i film dedicati ad Alberto Savinio (Alberto Savinio, il polipragmon, 1978), la prima “biografia” dedicata all’artista; a Christian Schad (1982); a Luigi Veronesi (1982); ad Alberto Burri (1984); e poi a Piero della Francesca e Lorenzo Lotto (1997): film carichi di suggestioni, acquisizioni scientifiche importanti e incontri che Anna non dimenticherà.
Doveroso menzionare anche il documentario realizzato in occasione della mostra L’altra metà dell’avanguardia (1980), a cura di Lea Vergine, che segna la prima grande ricognizione sulle artiste del Novecento. Il filmato, nel quale sono preziose interviste alle artiste, si apriva con  l’apertura delle casse da cui usciva finalmente tutto un mondo di opere dimenticate, una scena di grande potenza concreta e simbolica.

Nel 1983 la RAI le affida un film in due puntate, Raffaello (120’), in occasione del cinquecentenario della nascita dell’artista. È una prova decisiva: la ricerca necessaria appassionante; un “sogno” l’esperienza dei sopralluoghi sulle tracce di Raffaello,  con l’aiuto dell’amico carissimo Alessandro Viscogliosi. Per questo progetto Anna si cimenta con la definizione della lingua dei dialoghi, che vuole attendibile, perciò studia e riscrive per gli attori la lingua del Cinquecento cercando di lasciar vivere in modo comprensibile le parole di Raffaello e Bembo. Raffaello, un unicum nella storia della televisione italiana,  riceve numerosi premi ed è fra i primi titoli a essere distribuito nella collana di homevideo della RAI. Così sarà per la serie dei Capolavori in restauro (1987-1989), film di 30 minuti dedicati ad alcune fra le opere più celebri dell’arte italiana sottoposte a restauro: Botticelli: la nascita di Venere; Il cenacolo di Leonardo; Masaccio Masolino; Filippino Lippi nella cappella Brancacci; La camera degli sposi del Mantegna; L’arco trionfale di Alfonso d’Aragona a Napoli; Il trionfo della morte di Palermo.
Accompagnata da un testo storico-critico, la ripresa ravvicinata delle opere e dei momenti salienti del restauro consente allo spettatore una vicinanza straordinaria con l’opera e la documentazione più aggiornata possibile sulle tecniche impiegate, l’iconografia, la storia dei dipinti.
Il restauro più clamoroso conclusosi negli anni Novanta è senza dubbio quello della Cappella Sistina che, rivelando una gamma cromatica imprevista e straordinariamente accesa, suscita sconcerto in molti addetti ai lavori. Anna Zanoli realizza tre documentari che per primi ne diffondono le immagini, esclusiva della televisione giapponese Nippon TV, offrendo idealmente a chi guarda l’esperienza ravvicinata del ponteggio. Il lavoro viene tuttora proiettato in tutte le circostanze più autorevoli dedicate alla Cappella Sistina e resta un documento straordinario2.

Dal 1989, per una decina d’anni, Anna Zanoli, mentre collabora con Radio3, lavora alla redazione del TG regionale della Lombardia, realizzando innumerevoli servizi brevi su artisti, mostre, luoghi notevoli. A questo impegno si aggiungono altre produzioni su commissioni diverse dalla RAI, come La casa di un collezionista milanese (1992) dedicato al Poldi Pezzoli, tuttora in vendita presso il museo; Aosta: scoperta di un ciclo di affreschi del XI sec. nella Cattedrale (1992), prodotto dall’Assessorato alla cultura di Aosta; Federico Zeri presenta una collezione privata di dipinti su pietra (1996) che ha ispirato la mostra di Pier Luigi Pizzi nel 2001 a Palazzo Reale di Milano.

Nel 2000, in occasione del restauro degli affreschi di Piero della Francesca in Arezzo, realizza  Le storie della Vera Croce. Del 2001 è Bramante e la sua cerchia a Milano (contemporaneo alla mostra) e nel 2002, per la Biblioteca Malatestiana di Cesena, il Malatesta novello magnifico signore, con ricerche originali ed esiti molto importanti. La cerchia della corte riminese è al centro dei suoi studi da sempre, legata a Pisanello da alcune medaglie importanti che Anna studia senza sosta, ricostruendo contesti opachi: nel 2001 pubblica, nel catalogo della mostra Il potere le arti la guerra: lo splendore dei Malatesta, il saggio Una traccia di Violante del Montefeltro a Cesena nel chiostro di san Francesco e, negli Atti del Convegno su Sigismondo Malatesta, Callimaco a Sigismondo Malatesta: un insieme di ricerche che le valgono l’onorificenza della città di Cesena (Premio Malatesta Novello 2013).

Recentemente ha pubblicato alcuni scritti che raccontano la sua esperienza attraverso un montaggio di scritture: la descrizione materiale del film (il soggetto, i cambi di scena, l’ingresso degli attori) e un commento che ne restituisce il fuori scena; una via inedita di scrittura fra saggio e racconto, che ha tutta l’aria scabra ma immaginifica del nouveau roman. 3

Si può conoscere attraverso le immagini? Questa domanda attraversa tutta la cultura e l’arte del Novecento e scorre nel lavoro di Zanoli, consapevole che la macchina da presa può rivelare una espressione della realtà – e dell’arte – che va al di là della mediazione testuale. Sono anni in cui  l’“opacità del visibile”, “la visione come problema”, l’“esperienza enigmatica della realtà”  nutrono  la poetica di grandi pittori, registi, scrittori e filosofi4.

Erano temi sensibili anche per chi si era dedicato alla ricerca di “metodi” per lo studio delle arti – storia, iconologia, critica – proprio come Roberto Longhi, fra i  primi a cogliere le opportunità che l’immagine in movimento poteva offrire al racconto di quella “storia dell’arte” che esige insieme rigore storico e capacità di vedere e di “far vedere”, tentò con il suo Carpaccio (regia di Umberto Barbaro, 1947), un film che Anna incontra già nelle aule universitarie  5. Longhi si era interessato alla radio per l’Approdo radiofonico con un esercizio di descrizione che avrebbe condiviso per qualche tempo con Carla Lonzi, sua stimatissima allieva, per alcune trasmissioni di successo.
Il lavoro di Anna Zanoli risente in modo decisivo di queste ricerche e poetiche, e ne è una delle espressioni più autorevoli, interessanti e felici. Si dovrà lavorare ancora per compilare un catalogo completo dei suoi lavori.

 

 

  1. https://paragone.it/?p=350 e video: https://www.youtube.com/watch?v=btJ-EoJxwr4.  ^
  2. Il primo, La creazione dell’uomo, fu commissionato dalla Biennale di Venezia nel 1988 per l’ingresso del padiglione italiano, e permise la prima diffusione degli affreschi restaurati, poiché i diritti esclusivi erano della Nippon TV. Il documentario ha vinto il premio “Media save art”. Gli altri due prodotti dalla RAI per concessione di NTV sono dedicati alla Divisione della luce e delle tenebre (10 minuti) e al Giudizio Universale (20 minuti) dai ponteggi con la guida del restauratore capo Colalucci.  ^
  3. Quello citato su Pasolini per «Paragone», quello su Zavattini e Van Gogh per il catalogo della mostra A tutti ho chiesto l’autoritratto, Milano, Brera 2013.  ^
  4. Riprendo il termine da uno studio di Lorenzo Cucci su Antonioni, La visione come problema, ma potremmo citare i registi Rohmer, Resnais, Greenaway e poi la fenomenologia, Barthes, Deleuze, e persino l’impatto della psicanalisi sulla cultura o l’iconologia, o tanti passaggi espliciti di Italo Calvino…  ^
  5. Cfr. A. Zanoli, La vera monografia sul Carpaccio, «Indice dei libri», febbraio 1992; e anche il saggio nel catalogo Da Renoir a De Stael Roberto Longhi e il moderno.  ^

Fonti, risorse bibliografiche, siti

http://www.teche.rai.it/personaggi/anna-zanoli/

Guttuso su Morte di Marat di David (1972)
https://www.youtube.com/watch?v=5dFKkpN6IXQ

Pasolini e la forma della città (1974)
https://www.youtube.com/watch?v=btJ-EoJxwr4

 

Rossana Di Fazio

E' molto contenta di aver dato vita all'Enciclopedia delle donne con Margherita Marcheselli, Dafne Calgaro e tutte le care e i cari. Di mestiere mette le figure, rilegge testi, ne progetta di nuovi. Questo lo ha fatto per 25 anni fino al 2017, nel gruppo di lavoro diretto da Danco Singer al progetto "Encyclomedia", in quell'ambito si è occupata anche come caporedattrice della rivista www.golemindispensabile.it. Oggi cura le attività dell'enciclopediadelledonne.it, libri compresi. Nel 2018 ha realizzato sempre con l'associazione società per enciclopediadelledonne.it a 8pagine,freepress per ragazz* di tutti i generi.

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