Apollonie Sabatier

Mézières 1822 - Neuilly 1889
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Nel 1847 venne presentata all’esposizione parigina annuale del Salon du Louvre una statua dello scultore Jean-Baptiste Clésinger dal titolo Donna morsa da serpente (oggi al Musée d’Orsay), fra lo sdegno e scandalo dei presenti. Perché tutto questo clamore? Forse perché la donna rappresentata, più che da un serpente, sembrava nella morsa di un orgasmo, argomento che a metà Ottocento appariva decisamente più opportuno evitare. Solo qualche anno più tardi lo psichiatra Richard von Krafft-Ebing avrebbe detto: «In ogni caso la donna, se ben educata e fisicamente e mentalmente normale, ha scarso desiderio sessuale. Se così non fosse, matrimonio e vita di famiglia sarebbero parole vuote».
Ma allora chi era quella sfacciata che si era fatta scolpire in quella posa immorale?Aglaé Joséphine Savatier venne ribattezzata Apollonie da uno dei suoi amanti, e quella “v” nel cognome divenne “b” forse per nobilitare quel “Savetier”, ciabattino…
Poco si sa della sua infanzia: la madre era operaia, e il padre un visconte che l’aveva disconosciuta e fatta adottare da un sergente di fanteria.
Apollonie era dotata di una voce deliziosa, studiò canto, pianoforte e violino. Era molto bella e dotata di carattere allegro e spregiudicato. Divenne modella di alcuni pittori e con uno di essi, Ernest Meissonier, compì nel 1840 un lungo viaggio in Italia e sicuramente apprese anche qualche rudimento di pittura.
Ritornata a Parigi frequentò i caffè scoprendosi grande conversatrice.
Conobbe un industriale belga, Alfred Mosselman, che invaghitosi di lei, la “sistemò” in un appartamento in Rue Frochot al n. 4. in breve tempo questa casa divenne un salotto molto frequentato da artisti e intellettuali. Da Gustave Flaubert a Victor Hugo fino a Théophile Gautier, la cui figlia scriveva di Apollonie: «Era abbastanza alta e ben fatta, con polsi e caviglie sottilissimi e belle mani. I capelli, fini come seta, di un castano dorato, erano naturalmente ondulati e mandavano riflessi. Aveva un incarnato chiaro e uniforme, i tratti regolari con un che di sbarazzino e di spiritoso, la bocca piccola e ridente. La sua aria di trionfo diffondeva intorno a lei una specie di luce e di felicità. Le sue toilette erano ricche di gusto e di fantasia. Non seguiva molto la moda, ma ne creava una tutta speciale».
Il salotto della Sabatier era diverso dagli altri; aveva intuito quanto fosse importante lasciare liberi i suoi ospiti nella conversazione. Qui ognuno poteva dire ciò che voleva ed esprimersi come meglio credeva, il linguaggio sboccato era tollerato e, anzi incoraggiato, al contrario dei salotti più dabbene che esigevano sempre una certa creanza di modi e linguaggio.
Anche Apollonie aveva il suo soprannome “La Presidente” datole sembra da Théophile Gautier, perché padrona assoluta del suo salotto. Come del resto la maggior parte delle “Grande Horizontale”. Queste donne bollate come cortigiane o avventuriere come Lola Montez, Giulia Barucci, Marie Duplessis (la famosa “Signora delle camelie”), godevano di una libertà assoluta e scandalosa vissuta all’interno di una società chiusa e giudicante.
Scaraffia, l’autore del libro in nota, sostiene che siano state «l’avanguardia inconsapevole dell’emancipazione femminile. Imitandole, le donne per bene hanno imparato a osare, a truccarsi, a uscire da sole, a trattare gli uomini alla pari, a considerare il piacere sessuale non un’aberrazione o una manifestazione di isteria ma una normale esigenza femminile».
Uno dei frequentatori delle cene della Sabatier era Charles Baudelaire il quale, per due anni, dal 1852 al 1854, le mandò lettere e poemi audaci in forma anonima. Scriveva: «La persona per la quale i versi sono stati composti, che le piacciano o no, anche se le sembrassero ridicoli, è umilmente supplicata di non mostrarli a nessuno. I sentimenti profondi hanno un pudore che chiede di non essere violato. La mancanza di firma non è forse un sintomo di questo pudore invincibile? Colui che ha composto questi versi in uno di quegli stati di sogno in cui lo sprofonda spesso l’immagine di colei che ne è l’oggetto, l’ha ardentemente amata, senza mai confessarglielo, e conserverà sempre per lei la più tenera simpatia». Il primo poema inviato da Baudelaire alla Sabatier è stato: A colei che è troppo gaia[1].
Alcune di queste poesie furono poi raccolte ne Les Fleurs du mal (1857), la cui pubblicazione costò denunce e processi.
Baudelaire a questo punto fu costretto ad uscire allo scoperto. le scrisse: «Vi bacio le mani con tutta la mia Devozione (…) tutti i versi compresi tra la pagina 84 e la pagina 105 appartengono a voi».
Lei gli scrisse: «Sono tua dal primo giorno in cui ti ho visto. Ne farai quel che vorrai, ma sono tua nel corpo, nella mente e nel cuore». Pare che comunque tra i due ci sia stato un solo incontro intimo, peraltro deludente. Entrambi troppo gelosi non potevano sopportare la presenza di altri amanti. Baudelaire viveva con Jeanne Duval e la Sabatier non si separava dai suoi “ammiratori”. Li legò comunque una lunga amicizia.
Mosselman negli anni prese ad occuparsi di altro (nella fattispecie un’antiquaria di diciotto anni più giovane…) e frequentava sempre meno il salotto di Apollonie. Le offrì in ogni caso una rendita che lei rifiutò.
Arrivò il momento per La Presidente di disfarsi del suo passato: organizzò una grande asta, ma investì male il ricavato e per sostenersi prese a dipingere miniature, quattro delle quali furono esposte al Salon nel 1861.
Viveva ormai in un appartamento a pianterreno, cucinando lei stessa. Frequentava ancora le cene organizzate da Théophile Gautier dove incontrava i vecchi amici.
Apollonie conobbe e accettò la corte di un baronetto inglese, collezionista d’arte, Richard Wallace, e, nonostante odiasse i viaggi e le scomodità, prese a seguirlo attraverso il Belgio, L’Olanda e l’Italia. E proprio mentre si trovava sul Lago di Como, venne a sapere della morte di Charles Baudelaire.
Col tempo La Presidente diviene una grassa signora inanellata dall’aria decisamente meno trasgressiva. Pur di stare ancora un po’ al centro dell’attenzione, acconsentiva alla lettura, nei salotti che frequentava, di quelle lettere oscene che le venivano inviate. Quei pochi che ancora ricordavano la sua gloria si interessavano a lei solo per scovare notizie inedite su Baudelaire, che Apollonie difendeva ardentemente da qualsiasi accusa di immoralità e blasfemia.
La Sabatier morirà di influenza a Parigi all’età di sessantasette anni.
Ancora oggi, in qualche storico Caffè parigino, ci sono i segni dei diamanti sugli specchi dove le Grande Horizontale, Apollonie compresa, provavano la durezza e autentiticità delle pietre preziose che gli amanti donavano loro.

NOTE

1. Il testo del poema:A colei che è troppo gaia.
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Fonti, risorse bibliografiche, siti

Giuseppe Scaraffia - Cortigiane - Oscar Mondadori 2010

Roberto Giardina – Itinerari erotici - Bompiani

Dal sito del «Corriere della Sera»: Il cuore di Charles Baudelaire diviso tra un angelo e un demonio

Verena Mantovani

Di professione commercialista tendente all’etico (ma non sempre sembra essere possibile). Non insegna da nessuna parte e tanto meno ha pubblicato qualcosa. Adora i viaggi, il sole, la musica, l’arte, la poesia.

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