Aretha Franklin

Memphis, 1942 - Detroit, 2018
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Washington, DC, dicembre 2015. Aretha Franklin si esibisce accompagnandosi al pianoforte. Il brano che p ropone (You Make Me Feel Like)  A Natural Woman, originariamente inciso nel 1967, è in assoluto uno dei più belli della sua carriera. Tra i presenti Barack Obama, visibilmente commosso, insieme alla moglie Michelle, mentre Carole King, coautrice della canzone, non riesce a contenere emozione ed entusiasmo. E’ una testimonianza che, quando vuole, l’ultrasettantenne cantante e pianista è ancora la “Queen of Soul”. Caratteristiche vocali pressoché inconfondibili; grande estensione e utilizzo delle coloriture tipiche dei canti della chiesa protestante, che testimoniano la fede con maggiore fisicità e visceralità rispetto agli spiritual: sono le radici interpretative da cui deriva il soul, e non solo. Dal punto di vista pianistico, la sua è una miscela di cadenze gospel e blues, in modo simile allo stile tipico di Ray Charles.

E’ dalla seconda metà dei Sessanta che Aretha Louise, figlia del reverendo Clarence LaVaughn Franklin (1915-1984) e di Barbara V. Siggers (1917-1952), è divenuta una delle figure iconiche della cultura musicale, non solo afroamericana.

Nasce a Memphis il 25 marzo del 1942. Dopo un periodo a Buffalo, la famiglia si annota a Detroit, e di lì a poco i genitori si separano: la madre se ne va insieme a Vaughn, figlio di una precedente relazione. Aretha rimane col padre, insieme alle sorelle Erma (1938-2002) e Carolyn (1944-1988) – che a loro volta vanteranno una carriera discografica, seppure di non grandi soddisfazioni (di Erma è la versione originale di Piece of My Heart , più nota nell’interpretazione di Janis Joplin ) -, al fratello Cecil (1940-1989) e alla nonna paterna Rachel. Il Rev. CL Franklin è il carismatico pastore di una chiesa battista; i suoi sermoni sono seguitissimi e vengono trasmessi per radio, ottenendo puri successi discografici. Nel tempo diviene amico di Martin Luther King, Jesse Jackson e altri leader, impegnati nelle battaglie per i diritti socio-razziali che vedranno protagonista anche la figlia, pur misuratamente. La loro casa è frequentata da grandi artisti quali Mahalia Jackson, Clara Ward, Sam Cooke, che hanno notevole influenza sulla futura star. Lei rivela un precoce talento pianistico e qualità vocali non comuni e, ancora adolescente, effettua alcune registrazioni in concerto, col padre. Nel contempo vive anni difficili, sia per la morte della madre (che ogni tanto narra a trovare), che per la nascita di due figli – il primo avuto a quattordici anni e il secondo a sedici -, di paternità mai rivelatote, alimentando così supposizioni di vario genere. Altri due figli li avrà dai matrimoni con Ted White e Glynn Turman, sposati rispettivamente nel 1961 e nel 1978.

Verso la fine dei Cinquanta, anche spinta dall’amico Sam Cooke, decide di varcare i confini musicali religiosi. Il padre non si oppone: da sempre, in casa Franklin si ascolta di tutto. Il produttore John Hammond le procura un contratto con la Columbia e, all’alba dei Sessanta, Aretha inizia una carriera che, in un quinquennio, la porta a incidere una decina di album, pop e blues-jazz, alcuni con formazioni orchestrali. Sono dischi di buona qualità media, che riprendono anche standard, con riferimenti a Dinah Washington (a cui dedicherà un album), Billie Holiday e altre, ma con arrangiamenti che, per quanto accurati, raramente ne esaltano in pieno l’articolato potenziale vocale e l’abilità pianistica.

Tutto cambia quando, nel ’66, in piena era soul, Aretha passa all’Atlantic, una delle grandi case discografiche indipendenti del dopoguerra. Ben coadiuvata da produttori e musicisti, incide vari gioielli, a partire dalla ballad I’ve Never Loved A Man (The Way I Love You) , che dà il titolo all’album d’esordio (1967), da Respect di Otis Redding, rimodellato in forma di prepotente “inno” di rivalsa femminile, r&b che raggiunge il n.1, anche nelle classifiche pop, dalla citata A Natural Woman e da Chain of Fools . Ora è la “Queen of Soul”, nomina consolidata da varie performance, anche in Europa, e che, nonostante le non poche incisioni discutibili di anni più avanti, le rimane nel tempo. Dalla metà dei ’70, vincitrice di numerosi Grammy Awards, ma in calo di vendite, “Sista Ree” – come è anche affettuosamente chiamata -, tenderà infatti a seguire le esigenze del mercato discografico che richiede generi e arrangiamenti più commerciali (pop, disco , fusione). Ma prima regala qualche gioiello, tra cui Spirit In The Dark e Young Gifted and Black , famoso brano di Nina Simone , divenuto uno degli inni dell’orgoglio nero, e ben si misura con i beatlesiani, Eleanor Rigby e Let It Be . Non dimenticando i propri riferimenti religiosi, nel ’72 incide Amazing Grace, album gospel registrato con l’apporto di uno dei suoi maestri: il Rev. James Cleveland, tastierista e direttore del coro; il disco ottiene un grande successo, anche critico (l’omonimo documento filmico vedrà la luce nel 2018). Il festeggiato la vede comunque un po’ in secondo piano. 

Nel 1980, la sua brillante performance, insieme alle sorelle, nel film “Blues Brothers” – come moglie che si ribella al marito chitarrista al ritmo di Think , suo hit del ’68 -, ne riporta in alto la figura artistica.

Sempre in quell’anno, passa dall’Atlantic all’Arista e, oltre ad alcuni hit personali – Jump To It , Get It Right , Freeway of Love e Who’s Zoomin’ Who , i maggiori -, altri buoni risultati commerciali le arriveranno dai duetti con George Benson, Luther Vandross, Keith Richards, e soprattutto con George Michael. Intanto, dopo un viaggio dai tratti drammatici, matura la sua decisione di non prendere più l’aereo.

Nell’87 a Detroit, nella chiesa che era stata guidata dal padre, registra O ne Lord, One Faith, One Baptism, col contributo di Erma, Carolyn e Cecil, del Rev. Jesse Jackson e di vari artisti gospel, tra cui la grande Mavis Staples. Un prodotto ambizioso e forte, quanto disomogeneo, con estesi interventi verbali, che non eguaglia il precedente album di carattere religioso. In definitiva, anche ottanta non sono confortati da album di qualità paragonabili a quelli del passato, ma il finale con i buoni risultati commerciali dei duetti con Elton John e Whitney Houston.

Anche Nei Novanta si alternano ombre e luci, contribuiscono cui, nel ’98, l’album Una Rosa è ancora una rosa e L’interpretazione di Nessun dorma (Dalla “Turandot” di Puccini), effettuata durantw la cerimonia di consegna dei Grammy, in clinica di Luciano Pavarotti. L’anno dopo esce la sua biografia, From These Roots , scritta insieme a David Ritz: peso specifico discreto, anche per la reticenza a raccontare alcuni passaggi della vita privata – in modo sincero e non variamente agiografico -, che la mettano meglio a fuoco. Nel 2014, Ritz pubblicherà Respect , edizione libera dalle “censure” a suo tempo concordate con lei.

Nel nuovo secolo, la sua presenza discografica si fa sempre più rara (un discreto So Damn Happy nel 2003), ma lei ottiene dei riconoscimenti quali la “Presidential Medal of Freedom”, assegnatale da George W. Bush (’05). Nel 2010, il tentativo di lanciare una propria etichetta fallisce alla prima uscita discografica, mentre buoni risultati qualitativi arrivano nel 2014 da Aretha Franklin Sings the Great Diva Classics , in cui riprende brani famosi di Barbra Streisand, Gloria Gaynor, Supremes, Alicia Keys e Adele , tra le altre.

La performance del 2015 a Washington DC rimane la sua ultima apparizione di risonanza internazionale, poi il cancro al pancreas spegne le luci, il 16 agosto del 2018, a Detroit.

Nel 2021 la rivista americana Rolling Stone , fra le 500 selezionate, proclama la sua versione di Respect quale ” Greatest song of All-time “.

Fonti, risorse bibliografiche, siti

Gianni Del Savio, Enciclopedia del Blues e della musica nera , Arcana, 1994
Aretha Franklin, From These Roots, New York, Villard, 1999
Gianni Del Savio, 24.000 dischi , Zelig, 2006
David Ritz, R espect: The Life of Aretha Franklin , Back Bay Books, 2015
Gabriele Antonucci, La Regina del soul, Vololibero, 2016

Gianni Del Savio

Scrive la sua prima recensione nel ’58, sul ciclostilato di classe. Matura rapidamente una dipendenza da soul e r&b, come dalle loro radici gospel, blues, doo wop, e dai fermenti rock. Nel '68 inizia a scrivere per Musica & Dischi e intanto fonda una fanzine musicale.  Dalla prima metà degli Ottanta, mentre inizia a collaborare con il mensile rock "Buscadero" (di cui attualmente è redattore),  collabora con varie case editrici per schede enciclopediche. Diviene    consigliere artistico e addetto stampa di festival black (Porretta, Sestri Levante e altri), nonché titolare di trasmissioni per Radio Popolare. Nel 2017 pubblica Nina Simone -Il piano, la voce e l'orgoglio nero (VoloLibero, 2017).

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