Barbara Baynton

Scone 1857 - Melbourne 1929
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«Si distingueva per eloquenza, arguzia e fascino, per il suo gusto nel vestire, la sua passione per i gioielli, l’essere schietta senza preoccuparsi delle conseguenze… e per la sua indole drammatica».[1]

Era una donna attraente, dotata di una personalità fuori dal comune e di un’immaginazione sconfinata. Ha lasciato un piccolo volume di racconti, un romanzo altrettanto breve e qualche poesia, ma fino a poco tempo fa veniva ricordata più per la sua passione per l’antiquariato e le porcellane pregiate che per le sue capacità di scrittrice. Le sue opere, spesso associate a quelle di scrittori come Lawson e Paterson, non si accordano al canone letterario australiano dell’epoca: in esse non vi è traccia di orgoglio nazionalistico, amore per il bush o senso d’identificazione con i suoi abitanti.La storia delle sue origini non è romantica come la fantasiosa Baynton avrebbe desiderato: affermava di essere nata il 4 giugno 1862 (anche se in realtà era nata cinque anni prima) e si diceva figlia di Penelope Ewart e Robert Kilpatrick, un proprietario terriero. Se non fosse stato per il secondo certificato di matrimonio di Baynton, che ha fatto luce sull’intera vicenda, con molta probabilità questa versione sarebbe rimasta anche l’unica.
Oggi sappiamo che Barbara Baynton nasce il 4 giugno 1857 a Scone, nel New South Wales, ed è la settima figlia di Elizabeth e John Lawrence, un falegname. Partiti dall’Irlanda alla volta dell’Australia nel 1840, la famiglia si insedia dapprima a Scone e verso il 1861 si trasferisce quaranta chilometri a nord, nella cittadina di Murrurundi. Dopo una giovinezza passata nel bush, Baynton lavora come istitutrice a Merrylong Park e lì incontra quello che diventerà il suo primo marito: Alexander Frater. Si sposano il 24 giugno 1880, quando lei ha ventitré anni, e hanno tre figli: Alexander Hay, Robert Guy e Penelope.
Purtroppo, quando i bambini sono ancora piccoli, il marito scappa con una cugina di Baynton, la quale si trasferisce a Sydney e non si può certo dire che perda tempo a piangere su se stessa: se il divorzio viene reso ufficiale il 4 marzo 1890, il giorno dopo è già la moglie del Dottor Thomas Baynton (sul certificato di matrimonio si definisce «vedova»). Dire che per Baynton fu un matrimonio di convenienza sarebbe una calunnia, ma di fatto lui aveva settantatré anni e sposarlo segnò la sua fortuna. La nuova coppia ha un figlio che muore poco dopo la nascita e Baynton allude a questa perdita in molte delle sue poesie, che ci rivelano qualcosa del suo lato più intimo. In particolar modo Goodbye Australia, una poesia che scrive per il «Bulletin» nel 1899.
Ciononostante saranno quindici anni di matrimonio molto felici, e ora che Baynton non ha più alcuna difficoltà finanziaria (e che non deve più vendere la Bibbia porta a porta per sfamare i tre figli) è libera di dedicarsi ad attività sociali e di stringere amicizia con le più importanti personalità australiane e d’oltremare. Thomas Baynton è un accanito lettore e un appassionato collezionista d’antiquariato, due passioni che la moglie è ben felice di assecondare (si dice che possedesse una delle più straordinarie collezioni di opale nero al mondo), e durante questo periodo sereno inizia a scrivere. Circondata dal lusso, senza più alcuna preoccupazione, la giovinezza nel bush doveva sembrarle lontana anni luce, eppure proprio da quegli anni trae maggior ispirazione.
La sua prima storia viene pubblicata nel numero di Natale del «Bulletin» del 1896 con il titolo The Tramp, ma nel suo libro, Bush Studies, compare con il titolo The Chosen Vessel. Una volta finito di scrivere Bush Studies cerca senza successo un editore disposto a pubblicarlo, e dopo alcuni tentativi falliti a Sydney continua la sua ricerca a Londra. Una volta giunta nella capitale inglese si reca alla Society of Authors in cerca di aiuto, ma invano. È solo grazie all’incontro fortuito con il critico Edward Garnett se riesce a coronare il suo sogno: il manoscritto di Baynton gli piace moltissimo e nel 1902 convince la casa editrice Duckworth & Company a pubblicare Bush Studies (la stessa casa editrice pubblicherà nel 1907 il suo primo e unico romanzo, Human Toll, e nel 1917 l’antologia di racconti Cobbers). Il libro però non ha grande successo, e in una lettera indirizzata a Vance Palmer Baynton scrive:«Ai lettori inglesi interessa solo leggere di posti che conoscono… e per loro l’Australia è più remota dell’Abissinia!».[2]
Nel 1904, dopo la morte di Thomas Baynton, divide il suo tempo fra l’Inghilterra e l’Australia. Si dedica principalmente a collezionare oggetti di antiquariato, ma continua anche a scrivere e nel 1917 altre due storie vengono aggiunte a Bush Studies: Trooper Jim Tasman e Toohey’s Party. Il nuovo libro esce con il titolo Cobbers. Queste due storie nascono in seguito alla sua esperienza della prima guerra mondiale: durante la guerra Baynton si trova in Inghilterra e sia la sua casa cittadina sia la sua dimora estiva nell’Essex vengono trasformate in «case aperte» e messe a disposizione dei soldati. I suoi due stessi figli combattono per l’Inghilterra rimanendo gravemente feriti.
L’11 febbraio 1921 sposa Lord Headley, quinto baronetto di Little Warley, presidente della Muslim Society e autore di varie pubblicazioni (l’accordo prematrimoniale concede a Baynton la proprietà di Arold House, considerata una delle tenute più belle di tutta l’Irlanda). Ma il matrimonio finisce presto; entrambi, infatti, sono persone amanti della propria indipendenza e per di più Baynton non riesce a perdonare il marito per aver rifiutato il trono d’Albania. Nell’ottobre del 1922 Lord Headley chiede la separazione per abbandono del tetto coniugale, otto mesi dopo sono ufficialmente divorziati. Già dopo la morte del secondo marito, Baynton inizia a soffrire di gravi crisi respiratorie e tra il 1905 e il 1906 si ricovera in una clinica svizzera e subisce un’operazione. Con il passare degli anni, però, il suo stato di salute si aggrava e questo cambiamento influisce molto sul suo carattere, che diviene estremamente irascibile. Suo nipote, H.B. Gullett, ricorda che una volta W.M. Hughes disse di lei:«Andavo spesso a casa di tua nonna – una donna speciale. Dio, mi faceva proprio ridere! Ma bisognava stare attenti a discutere con lei. Nemmeno io ho una splendida reputazione quando si tratta di battibecchi, ma Barbara – lei era davvero impossibile!».[3]
Nel 1929 Baynton contrae una polmonite e muore il 28 febbraio nella sua casa di Melbourne, pochi giorni prima del suo settantaduesimo compleanno. Secondo il suo volere, le ceneri vengono sotterrate accanto a quelle del secondo marito, Thomas Baynton.
Bush Studies è la sua opera più famosa e spesso anche l’unica ricordata. Si tratta di sei storie angoscianti e sinistre (otto contando quelle aggiunte in un secondo momento), che sembrano scritte da Baynton per vendicarsi dell’asprezza della sua esperienza di vita nel bush. Sebbene si tratti di sei storie distinte, i temi ricorrenti, il linguaggio figurato e il ripetersi di certe situazioni danno un senso di unità al libro: ogni storia esamina una situazione, indaga un’emozione e sviluppa un argomento ben preciso. Anche per questo motivo i critici hanno definito i suoi racconti «universali», nonostante la costante e invasiva presenza del paesaggio australiano. Il bush viene raffigurato come un posto ostile, solitario e antagonista nei confronti dei suoi abitanti, che tuttavia sembrano modellati a sua immagine e somiglianza. Protagonista di Bush Studies non è solo il paesaggio maligno, ma anche lo scontro uomo-donna in cui la donna è vittima impotente dell’uomo. In quasi tutte le storie le donne sono figure materne, amorevoli e pacifiche, mentre gli uomini vengono descritti come esseri brutali e violenti.
«Più di una volta aveva pensato di prendere il bambino e andare da suo marito. Ma in passato, quando si era azzardata a parlargli dei pericoli a cui la solitudine la esponeva, lui l’aveva derisa e sbeffeggiata. “Ma di che ti pavoneggi,” le aveva detto “non ti illudere che qualcuno se la filerebbe via con te”».[4]
La sua prosa è lineare, il ritmo della narrazione incalzante e le situazioni che descrive, o meglio, che dipinge, con immagini, suoni e sensazioni, sono credibili ed efficaci. Il linguaggio usato in Bush Studies e in Human Tool è caratterizzato da una forte impronta orale: alla voce del narratore, che plasma la cornice del racconto in un impeccabile inglese standard, si alterna quella dei personaggi, che comunicano in dialetto o nelle varietà dell’inglese australiano. Questa demarcazione si fa più netta lì dove i personaggi sono maggiormente connotati (in senso negativo): gli uomini del bush parlano un dialetto molto marcato, a tratti quasi incomprensibile, che contribuisce a degradarne l’immagine già oltremodo compromessa.

NOTE
1.The Late Lady Headley, in «British Australian and New Zealander», Londra, 30 maggio 1929, p.13. [La traduzione di questa citazione, come quella di tutte le altre citazioni della voce, è mia].
2.Vance Palmer, Writers I Remember – Barbara Baynton, «Overland», no. 11 (estate 1958), p.15.
3.H.B. Gullett, Memoir of Barbara Baynton, Barbara Baynton: Bush Studies, Angus and Robertson, Sydney, 1965, p.18.
4.The Tramp, «Bulletin», 12 dicembre 1896, p.32. Pubblicato in Bush Studies con il titolo The Chosen Vassel.
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Fonti, risorse bibliografiche, siti

Barbara Baynton, Bush Studies, other stories, Human Toll, verse, essays and letters, a cura di Sally Krimmer e Alan Lawson, St. Lucia, University of Queensland press, 1980

Susan Barrett, No Place for a woman? Barbara Baynton’s Bush Studies, in «Journal of the Short Story in English», no. 40, 2003, p.85-96

Barbara Baynton, Liar or Truth-teller, in «Quodlibet: The Australian Journal of Trans-national Writing», Flinders University, South Australia, vol. 1, marzo 2005

Voce a lei dedicata su Australian Dictionary of Biography (qui disponibile on line )

In italiano è possibile leggere:

Il vagabondo, trad. di Silvia Fornasiero, in Cieli australi. Cent’anni di racconti dall’Australia, a cura di Franca Cavagnoli, Milano, Mondadori, 2000

Federica Bartesaghi (NOE ISIT-Dipartimento di lingue Fondazione Milano)

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