Berenice II

Cirene 270-265 a. C. ca. - 220 a.C. ca.
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Secondo Callimaco, le Grazie non sarebbero tali se non fosse per Berenice, «che ad esse da poco si è aggiunta». Una meravigliosa serie monetale in oro la ritrae. Berenice II non è la prima né l’unica gran donna della dinastia lagide: già la nonna paterna, divinizzata assieme a Tolemeo I Soter aveva compiuto grandi opere; alla cugina (e poi cognata), figlia di Tolemeo II erano legate le cruente vicende della guerra Laodicea.
Tutte le donne lagidi e seleucidi sono continuo oggetto di scambio a suggello di patti e alleanze, ma difficilmente il primato è contendibile a questa Berenice, figlia di Magas e Apame. Il suo nome, di tradizione macedone, significa “portatrice di vittoria”, la sua data di nascita è deducibile per sola via congetturale attorno al 270 a.C., dalla notizia del suo fidanzamento. Questa decisione di politica matrimoniale, attestata da Giustino (26.3) si colloca alla morte di Magas. Egli, come ultimo gesto di pacata opulenza, avrebbe, ad finienda cum Ptolomeo fratre certamina, dato in moglie al figlio del Filadelfo, il futuro Tolomeo Evergete, la giovane Berenice II. Siccome non c’è appiglio cronologico nel testo che permetta di precisare meglio la collocazione dei fatti rispetto a un arco di tempo 265-243, non c’è modo di sapere quanto ante infirmitatem Magas avesse preso tale decisione. Fatto sta che la madre di Berenice, Apame, non era così d’accordo, tanto che, alla morte del marito, avrebbe fatto chiamare Demetrio il Bello, fratello di Antigono Gonata, offrendogli la stessa, unica figlia in sposa. Sed nec Demetrius moram fecit dice Giustino, salvo però divenire amante di Apame alle spalle di Berenice. Ancora vergine, Berenice si accorse dell’inganno e fece uccidere Demetrio (salvando però la madre Apame) ritornando sul sentiero tracciato dal padre, per unirsi a Tolemeo III Evergete. Da questo momento la volontà di Berenice è dominante e, al di là delle disattese volontà del padre, si può con sicurezza dire che fu lei l’artefice e la volontà animatrice della riunificazione della Cirenaica all’Egitto, divenuta la potenza dominante in tutti i campi per tutta la seconda metà del III secolo.
Non sappiamo cosa avvenne tra il 250 e il 246 (data della morte di Tolemeo II Filadelfo), ma dalla monetazione citata è plausibile dedurre che Berenice abbia governato in Cirenaica con la stessa autonomia del padre. Il 27 Gennaio 246 divenne regina, insieme al cugino e sposo, anche dell’Egitto. Nello stesso anno tuttavia anche Antioco II morì e Tolemeo III partì per una guerra nata da problemi di successione tra sua sorella (anch’essa Berenice) e Laodice, prima moglie di Antioco II. Berenice restò a governare Egitto e Cirenaica indipendentemente almeno fino all’estate del 245, quando Tolemeo ritornò da una campagna di vittorie a catena che tuttavia non aveva portato a possedimenti stabili. Già come basilissa di Cirene Berenice aveva attuato politiche simili a quelle paterne, stringendo fortissimi legami simbolici con Artemide il cui santuario era molto venerato a Cirene e, al momento della partenza di Tolemeo III, rimarcò la sua personale posizione politico religiosa con un gesto ben noto nella tradizione greca e presente anche in quella egizia: dedicò la sua chioma agli dei. Questo episodio di per sé rivela una continua attenzione alle dinamiche religioso-propagandistiche del periodo ellenistico, e diviene l’oggetto della famosa elegia della Chioma di Berenice scritta da Callimaco e tradotta da Catullo, dove si canta di come questo voto per il ritorno a casa del novello sposo, sia rapito in cielo e divenga costellazione al suo adempimento. Callimaco canta svariate volte di Berenice, come abbiamo già ricordato e non è di certo casuale che proprio in questo periodo si collochi l’apice della fioritura culturale alla biblioteca di Alessandria ad opera sua e di altri Cirenei.
Berenice ebbe quattro figli noti: la piccola Berenice, morta a sette anni nel 238 a cui venne tributato un culto come signora delle vergini, Tolemeo, Magas e Arsinoe che sposerà il fratello.
Altre notizie riguardo alla regina ci vengono dalle più svariate fonti anche se da periodi molto successivi, ma nessuna è discorde nel considerare l’avvedutezza della regina, campionessa olimpica, coraggiosa guerriera, devota ad Artemide.
Riporto solo alcuni episodi rilevanti attribuiti a Berenice nel lungo periodo di pace e nel clima di fioritura culturale e commerciale attestato per il suo regno e per quello insieme a Tolemeo III. Igino, nel I sec. a.C. (de Astr. 2.24) dice che Eratostene avrebbe parlato di una legge con cui Berenice permetteva alle giovani Lesbie di reclamare la loro dote anche dopo la morte del padre se se ne fossero trovate prive. Un gesto da non sopravvalutare come straordinario ma di sicuro in linea con il clima di crescita culturale pacifica dell’impero tolemaico dell’epoca.
Eliano invece riporta un interessante passo in cui Berenice interviene di nuovo in materia legale contro la leggerezza e dissolutezza del marito: mentre distribuendo condanne a morte egli giocava a dadi ella gli ricordò che «far cadere dei dadi e delle vite non è la stessa cosa» (VH 14, 43).
Non poté che essere politica anche la fine di Berenice. Il figlio Tolemeo IV Filopatore, corrotto dal ministro Sosibio (Polib., 15, 25, 1-2) eliminato il fratello Magas, uccise tutti i suoi sostenitori e tra questi forse anche la madre.
Già onorata come divinità insieme al marito dal 242, è attestato un altro culto sacerdotale per Berenice a partire dal 210 per almeno un secolo.
Si accumulano, su queste fatiche umane (il tradimento, l’abbandono, la perdita della figlia), all’amministrazione di un regno che finalmente si volge alla pace: regina di prosperità e di crescita la sua cifra eroica è tutta umana. Dice meravigliosamente, in un monologo quasi introspettivo la stessa sua chioma (Catullo, 66,23-28): «quando la fatica divorò nel profondo le tue viscere già tristi, allora a te agitata nell’anima, partiti i sensi, la mente venne meno. E io che ti credevo così forte sin da piccola…»

Fonti, risorse bibliografiche, siti

Maria Caltabio Caccamo, Berenice II di Cirene, «NAC» 25 (1996): 177-195

André Laronde, Cyrène et la Libye hellénistique, Libykai historiai Parigi 1987

Nino Marinone, Berenice da Callimaco a Catullo, Bologna 1997

Perseus Digital Library

Pietro Maria Liuzzo

È il marito di Francesca Panini, tuttavia questo non è il suo lavoro principale; è anarchico da sempre perché sua moglie gli regala i libri di Paolo Nori e le lettere di Sacco e Vanzetti, quindi prova anche ad essere cristiano. Cerca frammenti di Erodoto al dottorato di Storia dell'Università di Bologna ed è orgoglioso membro dell'associazione Rodopis nonché tutor al Servizio Studenti Disabili. Essendo contrario alla proprietà del tempo, collabora anche con il progetto europeo DIANA e con Fondazione Ahref.

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