Bice Neppi

Ferrara 1880 - Milano 1968
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Bice Rachele Lia Neppi, nacque a Ferrara il 7 settembre 1880 da Clemente, imprenditore, e Bassani Ernesta possidente, primogenita di una numerosa famiglia ebraica molto osservante. Compì gli studi secondari nella sua città natale e nel 1899 si iscrisse alla facoltà di Farmacia dell’Università di Ferrara dove ottenne il diploma professionale nel 1902. L’anno successivo si trasferì a Bologna dove si iscrisse al terzo anno della facoltà di Chimica, continuando però a frequentare il laboratorio di chimica generale dell’Università di Ferrara.

Si laureò in Chimica pura presso l’Università di Bologna il 6 luglio 1904 con una tesi sui fenomeni tautomerici (strutture chimiche in equilibrio tra loro che differiscono nella disposizione degli atomi) ottenendo un punteggio di 105 su 110. Oltre alla discussione della tesi, presentò tre sottotesi orali in fisica, in chimica e in botanica.

Fin dall’estate del 1904 lavorò come chimica nello zuccherificio Bonora di Ferrara, dove seguì anche per l’anno successivo la campagna saccarifera. Nell’estate del 1906 fu invece addetta al servizio di analisi chimiche nell’Istituto municipale di Igiene di Ferrara.

Si trasferì a Milano nel 1907 dove entrò come capo reparto di fermentologia e opoterapia all’Istituto sieroterapico milanese, istituzione fondata nel 1894 da Serafino Belfanti. L’ambiente del sieroterapico si rivelò per Bice Neppi molto stimolante e produttivo, grazie anche alla presenza di personalità scientifiche di primo piano. Oltre a mansioni di tipo tecnico ebbe modo di portare avanti lavori sperimentali e pubblicazioni su periodici di carattere divulgativo come «Scienza pratica» e «La Scienza per tutti», occupandosi in particolar modo di chimica delle fermentazioni.

Dal 1908 al 1913 insegnò Igiene presso la scuola agraria femminile di Niguarda, allora sobborgo di Milano. Il 22 maggio 1912 ottenne il diploma di Ufficiale Sanitario presso l’Università di Pavia e nel 1913 passò all’insegnamento di Fisica presso la scuola professionale femminile della Società Umanitaria di Milano.

Dal 20 gennaio 1916 ottenne, dopo la presentazione di ben undici pubblicazioni, la libera docenza in Chimica tecnologica delle fermentazioni presso il Politecnico di Milano. Perseguì sempre l’interesse per la chimica fermentativa, tenne infatti a conclusione delle prove per ottenere la libera docenza, il 22 ottobre del 1915 una lezione pubblica sul tema La fabbricazione della birra.

Durante le lezioni al Politecnico conobbe Gustavo Pincherle Muratori, ex allievo dell’Istituto, laureato nel 1909. I due si sposarono il 19 luglio 1918 e non ebbero figli. Bice Neppi rimase vedova dopo dieci anni di matrimonio, il marito infatti morì tentando di salvare una donna anziana caduta in mare a causa della bora, a Trieste.

Grazie al suo interesse, coltivato fin dagli esordi della sua carriera, per la preparazione dei sieri, ottenne nel 1918 la co-direzione, insieme a Domenico Carbone, della sezione di fermentologia e opoterapia dell’Istituto sieroterapico.
Studiò in particolare la somministrazione ai pazienti di preparati estratti da organi animali come le ghiandole endocrine, al fine di riportare i valori normali in caso di carenze ormonali. Intraprese inoltre svariate ricerche sempre collegate all’opoterapia, sulle vitamine e sui fenomeni fermentativi applicati all’industria farmacologica.

Dal 1926 al 1930 insegnò presso la sezione universitaria dell’Istituto sieroterapico. Ottenuta la conferma dell’abilitazione all’insegnamento presso il Politecnico di Milano il 6 aprile del 1929 e prestato giuramento al partito nazionale fascista il 1 gennaio 1930, insegnò dal 1928 al 1936 Chimica dei prodotti di fermentazione, negli anni successivi invece Tecnologie chimiche speciali (1936-1937), fino all’ottobre del 1938 quando fu dichiarata decaduta dall’abilitazione in conseguenza delle leggi razziali appena introdotte in Italia dal regime fascista.

Fu allontanata dall’Università e costretta a rassegnare le dimissioni dall’Istituto sieroterapico nello stesso mese perché di razza ebraica, come recita la lettera del Ministero dell’Educazione Nazionale. Costretta a scappare da Milano, Bice Neppi trovò riparo in una cittadina in provincia di Alessandria, Novi Ligure, dove il professor Giuseppe Caraccia, titolare della Bioindustria, le offrì sotto falso nome, la direzione della sua azienda fondata nel 1932. Quando fu espulsa dall’Ateneo milanese e contestualmente dal sieroterapico Neppi era sul punto di fare un’importante scoperta su un preparato antipernicioso. Distrusse tutto il suo lavoro di ricerca una volta appreso dell’espulsione.

Nel periodo più buio della Resistenza fu tenuta nascosta presso una sua ex allieva e assisteste a Casale Monferrato. Continuò a lavorare alle sue ricerche, seppur in forma anonima, e a collaborare con la Bioindustria fino a scoprire un estratto surrenalico chiamato Emazian. Ripagò la famiglia Caraccia concedendo loro un brevetto del nuovo farmaco che trasformò la Bioindustria in una grande azienda farmaceutica. Il nuovo estratto fu approvato dalle cliniche mediche dell’Università di Pavia e di Roma e divenne il prodotto più venduto della Biondustria per 30 anni.

Purtroppo due dei suoi fratelli minori Olga e Gino Emanuele non sopravvissero alla Shoah. Alla fine della guerra, il 14 maggio 1945 le arrivò la proposta di reintegro firmata dal Rettore del Politecnico Gino Cassinis. La lettera contenente la proposta non le fu recapitata subito ma le arrivò parecchio tempo dopo poiché il suo indirizzo era ancora sconosciuto. Soltanto nel dicembre del 1948 il Politecnico ottenne risposta da Bice Neppi, che rifiutò il reintegro e fu perciò collocata a riposo. Continuò invece a lavorare per la Bioindustria e a seguire congressi internazionali di chimica fino a tarda età.

Fu membro onorario della Società di farmacia di Torino, dell’Accademia dei Lincei e di altre associazioni internazionali, come la Tomarkin foundation di New York. Collaborò a numerosissime riviste specialistiche quali il «Bollettino chimico farmaceutico», «L’industria», il «Giornale di chimica industriale e applicata», «Biochimica e terapia sperimentale», «Bollettino dell’Istituto sieroterapico milanese».

Mori a Milano il 15 giugno 1968 e fu sepolta nel cimitero ebraico di Ferrara, accanto ai genitori.

Fonti, risorse bibliografiche, siti

Politecnico di Milano, Archivi Storici, Segreteria, Titolo VIII: Personale cessato, AG 606, Bice Neppi

L’Istituto sieroterapico milanese nel primo venticinquennio 1894-1919, Milano, Bertieri e Vanzetti, 1919

Dizionario biografico delle donne lombarde 1568-1968, a cura di Rachele Farina, Milano, Baldini & Castoldi, 1995

Annamaria Galbani, Donne al Politecnico di Milano: studenti e docenti dalle origini al 1950, in Donne politecniche, Atti del convegno e catalogo della mostra, Milano 22 maggio 2000, Milano, Libri Scheiwiller, 2001

Neppi Pincherle Muratori Bice Rachele Lia, in Scienza due voci, Bologna, 2004-2010, http://scienzaa2voci.unibo.it/biografie/1197-neppi-pincherle-muratori-bice-rachele-lia

Roberta Moro

Archivista, ha lavorato presso gli Archivi Storici del Politecnico di Milano dal 2013 al 2018. Lavora in ambito bibliotecario dal 2000, si occupa di catalogazione libraria e di gestione di servizi al pubblico. Iscritta all’Albo dei Bibliotecari Italiani (Associazione Italiana Biblioteche), socio dell’Associazione nazionale Archivistica Italiana, collabora con le riviste Biblioteche oggi e Il Mondo degli archivi.

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