Camilla Restellini Bassanesi

Milano,1910 - Roma, 1993
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“Venni arrestata il 20 marzo 1947 alla stazione di Aosta di ritorno da una giornata trascorsa a Torino, dove ero iscritta al primo anno di lettere, sperando di riprendere una vita privata, dopo l’esilio, dopo la guerra. Ero col piccolo Socrate. Fui portata alla vicina questura. Ho continuato, e ancora continuo, a sentire la manina stringere fortemente la mia, quando ci separarono: ero arrestata. Giovanni già era in carcere e gli altri tre ragazzi affidati ad enti assistenziali”

Questa data apre un capitolo dolorosissimo della vita già infinitamente travagliata di Camilla. Nata nel 1910, Camilla insieme alla sorella Ester (Titti) era stata educata da una mamma, Pierina Jachia, socialista e pacifista, emigrata da Milano in Svizzera nel 1915 per insegnare nella scuola di lingue Berlitz. Pierina era una donna colta e militante, educata all’impegno sociale e alla propaganda politica anche attraverso contatti documentati con molti leader del socialismo: Filippo Turati, Claudio Treves, Carlo Rosselli, Fausto Nitti, Emilio Lussu e Modigliani.

Nel 1933 Camilla incontra Giovanni Bassanesi, intellettuale, pacifista, pilota dell’aereo Farman con il quale volò su Milano l’11 luglio 1930 per lanciare sulla città 150.000 volantini antifascisti con l’invito a “Insorgere” e a “Risorgere”. Non pensa di legarsi in maniera definitiva a lui, ma con una visione coerente ai principi socialisti e libertari del ruolo della donna, lo vorrebbe solo come compagno con il quale condividere un rapporto sentimentale unito alle battaglie politiche da intraprendere insieme. Anche quando Camilla dà alla luce Anna non pensa che questo evento debba portare al matrimonio con Giovanni che, esule in Belgio, ritorna come clandestino alla notizia della nascita della bambina. La coppia si trasferisce a Nizza, dove nasceranno i figli Eleonora e Pietro. Per vivere apriranno insieme uno studio fotografico “La bôite à images” al n. 82 di Boulevard de Cessole. In questo periodo la lotta politica di Camilla si intensifica. Comincia un periodo di peregrinazioni tra Parigi, Aosta, Barcellona dove infuria la lotta partigiana contro il franchismo. Per propagandare le sue idee pacifiste, insieme a Giovanni diffonde volantini che sostengono la pace e appelli alle istituzioni affinché si schierino per il non intervento in una nuova guerra.
 Scriverà Camilla “essenziale, indispensabile, insostituibile è la formazione dell’uomo all’esercizio di tutti i suoi diritti e di tutti i suoi doveri e che conseguentemente pace, giustizia e libertà sono virtù insieme attive e passive, sono mete ma anche mezzi; che l’umanità non ha altra alternativa alla propria distruzione se non la coscienza civica dei suoi componenti”.
Camilla e  Giovanni vengono arrestati, è decretato il confino a Ventotene per Giovanni, la condanna di Camilla viene convertita in ammonizione in considerazione della tenera età dei tre figli, Anna, Pietro ed Eleonora.
Per Giovanni comincia un calvario che lo porterà a peregrinare tra il confino di Ventotene e gli ospedali psichiatrici della penisola. Camilla si adopera affinché l’impegno politico del padre dei suoi figli non sia trasformato dalle autorità in manifestazioni di instabilità mentale. Giovanni viene affidato a Camilla in custodia, da questo momento è la famiglia sotto osservazione, i fascisti richiedono più volte per Giovanni l’internamento in un campo di lavoro in Germania e fanno pressione anche per Camilla nel settembre del 1944, nonostante fosse diventata madre da pochi mesi: Socrate era nato il 13 aprile del 1943.
“Durante la guerra, vivere di tessera, voleva dire ricevere pochi grammi di burro, zucchero, olio, pane, pasta, riso, carne. Non fare borsa nera non è stato certamente una particolare stranezza della nostra famiglia”. Giovanni e Camilla sostenevano che era indispensabile ricercare “il miglioramento individuale attraverso il miglioramento collettivo”, quindi persino in anni così duri, non potevano pensare di ricorrere al mercato nero o ad altri sotterfugi illegali per procurarsi più cibo di quanto lo Stato garantisse con la tessera. Nell’aprile del 1945 Camilla e Giovanni si sposano e incrementano l’attività giornalistica per manifestare il loro impegno sociale verso le ingiustizie, la povertà, la mancanza di libertà.
Due vicine di casa il 19 marzo 1947 sporgono una denuncia nei confronti dei coniugi per maltrattamenti ai figli. A seguito della condanna del tribunale vengono mandati in manicomio, Giovanni nell’ospedale psichiatrico giudiziario di Montelupo Fiorentino e Camilla in quello di Aversa, i figli affidati ad enti assistenziali. Giovanni morirà di lì a poco (il 19 dicembre 1947), Camilla resisterà per lottare contro un’istituzione che la vuole a tutti i costi dichiarare folle. Durante la reclusione  non può fare a meno di denunciare le condizioni del manicomio: un solo medico per molte ricoverate, per giunta maschio, i servizi igienici carenti, la trascuratezza dei periti medici di risolvere i casi in sospeso. L’impegno sociale affiancherà sempre i problemi personali, individuali.
Nell’ottobre del 1948, dieci mesi dopo Giovanni, muore il piccolo Socrate, dopo una lunga malattia. “Quando lo seppi da una lettera di mia sorella ricacciai nella disperazione. Socrate nostro piccolino, ti avrei portato sempre dentro di me senza gemito ma tenacemente vivo”.
Con l’aiuto di Marion Cave Rosselli Camilla riesce ad ottenere la grazia. Nel 1949 ritorna ad Aosta dove riporta a casa i suoi figli e comincia a lavorare come dattilografa presso la Regione della Valle d’Aosta.
 Intanto però, si impegna in un’altra battaglia. Negli anni della detenzione manicomiale ad Aversa Camilla aveva conosciuto Ester Bottego Pini, una repubblichina, ricoverata ad Aversa non per problemi psichiatrici ma per una spondelite cervicale  Non poteva non interessarsi alla sua sorte anche se Ester era stata fedele ad una parte politica a lei avversa, a tal punto che scrive un memoriale per Ester per sostenere la richiesta di grazia,  un contributo importante per le risultanze, coerente con la sua ricerca di giustizia.
Camilla morirà nel 1993 a Roma, città in cui si era trasferita nel 1952 con i suoi figli, per avviare un’agenzia di servizi per eventi e congressi, che ancora oggi i suoi nipoti gestiscono.

 

 

Fonti, risorse bibliografiche, siti

Camilla Restellini, I giorni in carcere, Roma, settembre 1981, (dattiloscritto)

Camilla Restellini, Il peggio incominciava. Aversa: aprile 1947 – luglio 1949. Roma, settembre 1981, (dattiloscritto)

Camilla Restellini, Storia del nonno ingombrante, Roma, settembre 1981, (dattiloscritto)

Carrino Candida, Luride, agitate, criminali. Un secolo di internamento femminile (1850-1950), Roma, Carocci, 2018

Candida Carrino

Dottore di ricerca in Studi di Genere, archivista, storica e ricercatrice, si occupa di riordino e valorizzazione di archivi pubblici e privati. Ha riordinato gli archivi di tutti gli ex ospedali psichiatrici della Campania, di cui ha pubblicato gli inventari. L’autrice ha raccolto, inoltre, le conversazioni svolte con Sergio Piro, un protagonista della psichiatria del ‘900, nel libro-intervista Quando ho i soldi mi compro un pianoforte, Napoli, Liguori, 2010. Per le edizioni Intra Moenia ha pubblicato nel 2013 Le monache ribelli raccontate da suor Fulvia CaraccioloAndar per Monasteri. Itinerari alla scoperta di conventi, chiostri ed eremi a Napoli. Nel 2018 per i tipi della Carocci, Luride, agitate, criminali. Un secolo di internamento femminile (1850-1950).

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