Carolina Amari

Firenze 1866 - Roma 1942
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L’erba e la polvere lasciano appena intravedere la lapide, memoria di quell’illustre famiglia fra le prime dell’Italia unita: «Qui trascorse sereni gli ultimi giorni della vita il grande storico e patriota siciliano Michele Amari con la moglie Luisa Boucher e con i figli Carolina Francesca Michele che continuando fino alla morte la tradizione familiare fecero di questa villetta un centro di cultura e di bontà gli amici posero». La targa commemorativa è posta al muro della Villa Concezione, sulle colline di Trespiano vicino Firenze, dove Carolina Amari nacque il 9 settembre 1866.
Il padre rivestì nella giovane Italia unificata molte posizioni di rilievo: fu ministro della Pubblica Istruzione, membro del Consiglio superiore degli Archivi, dell’Istituto Storico italiano, socio Accademia della Crusca, Socio nazionale dell’Accademia dei Lincei nonché autore della monumentale opera Storia dei Musulmani di Sicilia. Da lui Carolina ereditò amore per la Patria e dirittura morale; dalla madre, la coltissima Luisa Boucher, amore per l’arte, il ricamo e la sensibilità per i meno fortunati. La sua istruzione fu di gran lunga superiore a quella dell’epoca, integrata poi dalle lezioni universitarie del D’Ancona e del Rajna e approfondita dalle letture dei tanti libri che circolavano per casa. Sviluppò ben presto una buona manualità nel disegno che applicò a quell’arte che era il corollario indispensabile di ogni ragazza: il ricamo e il merletto, condividendo tale passione con la madre e la sorella. Il periodo di grandi mutamenti sociali, economici e culturali aveva prodotto nelle donne del periodo vitalità e fervore che si concretizzarono in tre direttrici: l’istruzione, il lavoro, la beneficenza, intendendo con quest’ultima non il vecchio modello caritativo ma una forma più moderna e strutturata, che finiva per dare risultati più efficaci. La giovane Amari prese parte attiva a questa azione filantropica attraverso il ricamo e il merletto. Mise a profitto lo studio attento dei capolavori d’arte e il recupero dei vecchi disegni e ricami, gloria e vanto della nostra abilità artigianale, fondando il primo laboratorio di ricamo nella stessa villa natia dove insegnò i rudimenti dell’arte ricamatoria alle ragazze del paese e così ne testimoniava: «Ha intendimenti più artistici che industriali, poiché si propone di raccogliere e copiare campioni di punti e disegni antichi e rari. Questi vanno studiati nei musei, nelle raccolte private, in libri o pitture antiche, sono riprodotti da operaie accuratamente scelte alle quali si chiede solamente esattezza ed intelligenza artistica, affidando loro tutto il materiale necessario».
Nel 1899 fu l’artefice del rinnovamento e della riorganizzazione della Scuola Professionale Ginori Conti di Firenze, quindi direttrice artistica della scuola “Ricami Ranieri Sorbello” alla villa del Pischiello (PG) e scuola di ricami capolista, fra altre 24, delle Arti Decorative Italiane di Perugia, ideando sempre nuovi punti che fecero la fortuna di questi laboratori anche all’estero.
Ideò un ricamo originale, riprendendo spunti da ricami cinquecenteschi, per un piccolo paesino pistoiese, Casalguidi, che grazie ad esso riuscì ad avere una fama imperitura e ad oggi “il ricamo Casalguidi” è rivalutato dalle numerose scuole locali.
Nel 1903 fu una delle esponenti di spicco delle Industrie Femminili Italiane, filiazione del Consiglio Nazionale delle donne, un’impresa quasi totalmente al femminile, curata da donne, gestita da donne, a esse rivolta e diffusa in tutta Italia. Molti e noti i nomi coinvolti in questa grande associazione: la contessa Cora di Brazzà, Maria Pasolini, Dora Melegari, Rosy Amadori, la contessa Lavinia Taverna, Amelia Rosselli, la contessa Antonia Suardi, Virginia Nathan-Mieli (moglie di Ernesto Nathan sindaco di Roma), la marchesa Pes di Villamarina, la marchesa Etta De Viti De Marco, Donna Bice Tittoni e ancora tante altre.
Lo scopo principe dell’associazione era quello di essere «un vigoroso strumento di economia commerciale, che apra le vie internazionali ai prodotti femminili italiani, educandoli pazientemente coi consigli dell’arte alle forme più elette».
Difatti, l’associazione riuscì a unificare i tanti laboratori, che sull’onda del revival novecentesco avevano rivitalizzato industrie femminili ormai in disuso, donando loro una visibilità altrimenti impensabile.
L’energia di questa piccola donna, dal nobile portamento, di media altezza, dalla corporatura esile rispetto ai canoni femminili dell’epoca, ma forte di carattere e combattiva, si rivela tutta nella sua impresa più grande. Carolina attraversò l’oceano per recarsi a New York e fondarvi una scuola di ricamo e merletto a favore delle nostre emigranti, spesso umiliate in lavori faticosi e sottopagati. Con l’aiuto di Florence Colgate, figlia di quel Bowles che aveva costruito l’impero economico della Colgate Company, e di Gino Speranza, nel dicembre del 1905 riuscì a portare all’ammirazione del pubblico americano i primi ricami che aveva insegnato alle giovani allieve.
I lavori estremamente artistici, di una grazia e bellezza ineffabili della “Scuola d’Industrie Italiane” fecero conoscere al popolo newyorkese, e non solo, l’abilità e l’artistica attitudine delle nostre compatriote, costrette a cercare nel sogno americano una vita migliore, restituendo loro quella dignità e fierezza di sentirsi italiane.
Nel 1908 la scuola americana ebbe il patronato della Regina Margherita e sui suoi manufatti fu deliberato di apporre, quale elemento distintivo, la sirena “Amari” che ebbe il favore della regina madre «as typifying the women’s work of all Italy». La scuola ebbe vita fino al 1925 contrassegnando con i suoi lavori gli sforzi fatti per far risaltare un pezzo di italianità in terra americana. Per tutta la sua lunga vita, Carolina che volle restare libera da ogni vincolo, mise a disposizione il suo talento e la sua bravura tanto che la colta e fine conoscitrice di ricami e merletti Elisa Ricci, moglie del critico e storico dell’arte Corrado Ricci, così disse di lei: «Carolina Amari, figlia del grande storico Michele Amari. Buon sangue non mente: e il nome di questa compiuta artista dell’ago e dei fuselli figura tra i primi nella rinascita dell’arte nostra, e vi occupa sempre un posto importante. Tessuti, trine, ricami, tutto ciò che esce dai suoi numerosi laboratori ha carattere ben italiano, puro da contaminazioni esotiche».
Scomparsi tutti i suoi cari si spegnerà l’11 agosto 1942 e verrà tumulata nella tomba di famiglia al Verano di Roma lì dove già erano riuniti la madre, il fratello e la sorella.

Fonti, risorse bibliografiche, siti

Amelia Rosselli, Le industrie femminili Italiane, in «Unione Femminile», 1905

Eva Lovett, An Italian Lace school in New York, in «The International Studio», New York, 1906

Rosy Amadori (a cura di), Operosità femminile italiana, Roma, 1902

Carolina Amari, La Scuola Italiana di New York, in «Vita Femminile Italiana», 1907

Lace expert here. Miss Amari arrived on the Cretic to aid Italian women, in «The New York Times», 14 giugno 1908

School for immigrants. Effort to revive lace industry employing many Italian women, in «The New York Times», 24 giugno 1908

Elisa Ricci, Ricami Italiani antichi e moderni, F. Le Monnier, Firenze, 1925

Ivana Palomba, L’arte ricamata. Uno strumento di emancipazione femminile nell’opera di Carolina Amari, Collana I Sugheri, Le Arti Tessili, 2011

Ivana Palomba

Studiosa di manufatti tessili antichi, socia degli esperti europei d’arte, laureata in storia e tutela dei beni artistici vince con la sua tesi L’arte ricamata. Uno strumento di emancipazione femminile nell’opera di Carolina Amari il premio La Filanda 2009.

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