Carolina Ungher

Szekesfehérvar (Budapest) 1803 - Firenze 1877
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Carolina Unger nacque il 28 Ottobre 1803 nella fiabesca Ungheria, nel piccolo abitato di Szekesfehérvar – situato a circa 40 miglia a sud-ovest di Budapest – e non a Vienna, come per tutta la vita volle far credere. Il padre Johann Karl Unger, autorevole studioso di legge, si sarebbe fatto conoscere come brillante professore di materie legali nella prestigiosa Accademia Teresiana di Vienna. Egli intervallò i suoi studi accademici con la passione per la musica, coltivata con entusiasmo e dedizione; entrato in contatto con il mondo artistico dell’epoca, collaborò come librettista con Schubert. La madre, Anna Karwinsky, baronessa di Karvjn, proveniva da un’antica ed altolocata stirpe della Slesia.
Carolina, dotata fin dalla più giovane età di una beltà esteriore e di una predisposizione all’arte e alla musica – in particolar modo – invidiabili, visse i primi anni della sua vita in famiglia tra le amene pianure ungheresi; fin quando, dati gli impegni lavorativi del padre, gli Unger si dovettero trasferire a Vienna, dove la fanciulla all’età di cinque anni fu avvicinata allo studio del “canto”. Date le conoscenze del padre, le vennero proposti docenti d’eccezione come il celebre Franz Xavier Mozart, figlio di Wolfgang, il tenore Gioachino Musatti e la strabiliante Aloysia Weber. Carolina venne ascoltata e da subito considerata una enfant prodige; dato il suo particolare timbro di voce da mezzosoprano, si auspicava al più presto un suo ingresso all’Accademia dell’Opera Imperiale. Ma il severo Johann Karl, data la minore età della figlia, non volle – in un primo momento – dare il suo consenso. Si dovette muovere – tra gli altri – Ludwig van Beethoven, il quale riuscì ad ottenere dal riluttante Professore l’auspicata autorizzazione, a patto che Carolina calcasse le scene solo dopo il raggiungimento della maggiore età.
Passarono gli anni fin quando, il 28 febbraio 1821, la ragazza poté finalmente debuttare nel Così fan tutte di Mozart. La platea apprezzò i suoi virtuosismi e da lì cominciarono ad aprirsi molti sipari; i teatri Viennesi, in quei periodi, la videro interprete di svariate Opere ed il suo aspetto, data l’armonia delle sue forme sempre più aggraziate col crescere e gli occhi incastonati tra lineamenti aristocratici ed affascinanti, fecero il resto. Artisti ed intellettuali sentirono il desiderio di avvicinarla o di averla come esecutrice di loro creazioni; Beethoven la indicò e scelse come contralto solista per la prima della Nona Sinfonia e in quell’occasione l’aggraziata Carolina, dopo che l’applauso scrosciante del pubblico ebbe riempito gli ambienti, con tatto e gentilezza di modi aiutò il Maestro Beethoven – il quale non ammetteva di essere diventato sordo – a voltarsi verso la platea per poter ricevere le meritate ovazioni. Franz Listz, giovane e romantico, se ne innamorò e così fece pure Alexandre Dumas, il quale ci ha lasciato in merito un’appassionata corrispondenza.
La fama non ha confini e la mezzosoprano ungherese iniziò ad essere invitata con maggior frequenza al di fuori delle realtà imperiali. Per merito dell’impresario teatrale Domenico Barbaja “gestore”, dal 1826, del Teatro alla Scala e poi del Teatro Dal Fondo di Napoli, la voce della Unger vibrò per la prima volta in Italia nella città Partenopea. Divenendo la massima interprete del Donizetti, cantò a Milano, Firenze, Parma, Trieste, Roma; Vincenzo Bellini la scritturò per la prima della Straniera. Gioacchino Rossini, l’ammirò e la ricercò.
L’atmosfera artistica del “Bel Paese” colpì Carolina, che dopo aver scelto come impresario Alessandro Lanari, desiderò prender dimora a Firenze.
Nel 1833, la trentenne Unger acquistò un palazzo gentilizio posto in Oltrarno; nella città granducale, inserita nell’ambiente colto, poté stringere nuove amicizie e conoscenze. Ed è proprio a seguito della frequentazione con la “toscanità” che, su consiglio della moglie di Rossini, decise di mutare il suo cognome aggiungendovi una “h”, così da diventare Ungher, al fine di evitare difetti di pronuncia.
Continuò a viaggiare per la penisola e non solo; a Roma fu in contato con Fritz Von Holbein, Nicklaus Lenau e nella città eterna conobbe il letterato e storico d’arte francese François Sabatier (1818-1891).
François, innamoratosi della bella ungherese, chiese inutilmente la sua mano; la differenza sociale – Carolina proveniva da una famiglia di antiche tradizioni aristocratiche – e di età consigliarono alla cantante di non prendere in considerazione la “corte” del giovane d’Oltralpe.
Forse per l’insistenza del francese, dopo del tempo Carolina tornò sui sui passi; si sposarono a Firenze nella cappella privata dell’Arcivescovo fiorentino il 18 Marzo 1841 ed i loro testimoni di nozze furono il Granduca Leopoldo II – il quale l’aveva nominata “Virtuosa di Camera e Cappella di S.A.R. il Granduca di Toscana”- ed il gonfaloniere di Firenze Marchese Torrigiani.
Abitarono nella residenza di via de’ Renai, sebbene poco dopo la coppia volle comprare una villa fuori dalle mura cittadine, villa “La Concezione”, nelle vicinanze di Via Bolognese Vecchia.
Carolina fu incoronata di onori e fama, intima di numerose associazioni, circoli artistici e filodrammatici italiani e stranieri; le furono dedicate opere da Donizetti e Giordani.
Dopo il ritiro dalle scene, Carolina continuò ad insegnare il “bel canto” con lezioni tenute nelle sale di casa sua; tra le varie allieve, una delle predilette fu Anna Regan (1841-1902), promettente cantante rimasta orfana molto presto e adottata da una cugina della Ungher, Elvira Karwinscky von Karvjn e da suo marito Johan Anger, medico e musicologo, proprietario di una prestigiosa clinica a Karlsbad, i quali si erano trasferiti a Firenze, in una villa in via Bolognese. La Ungher nella sua dimora formò, assieme al consorte, una sorta di cenacolo artistico frequentato da numerosi e cosmopoliti intellettuali, poeti, musicisti e pittori. Sensibile ed attenta alle problematiche sociali, fu prodiga con diverse sottoscrizioni ed offerte private verso l’infanzia povera e bisognosa dei fondi di San Frediano e San Niccolò. Carolina e François, non avendo avuto figli, decisero di educare ed adottare Louise Boucher, figlia di un loro amico fraterno, il pittore Auguste Bouquet; questi lavorò per la coppia anche nella casa di Via de’ Renai e morì ancora in giovane età di tubercolosi. Luisa avrebbe sposato poi Michele Amari (1806-1889), importante erudito siciliano.
La Signora Ungher, ritenendo ormai Firenze la sua città, volle che presso il chiostro della chiesa del Carmine fosse posta una lapide mortuaria – scolpita da Romanelli su progetto di Lorenzo Bartolini – in onore dei suoi genitori, ormai defunti negli anni Trenta dell’Ottocento, a Vienna.
Carolina Ungher-Sabatier si spense nella sua dimora tra i dolci declivi fiorentini il 23 marzo 1877, a seguito di problemi respiratori. Il feretro di questa artista, dopo le solenni esequie avvenute nella chiesina di Santa Croce al Pino alla Lastra, venne trasportato con onori al cimitero monumentale delle Porte Sante.
Attualmente, in una cappella protetta da un “cancellino” di ferro battuto, affacciata sullo spettacolo di una Firenze adagiata tra colline, una lapide – è presente anche quella del marito Sabatier deceduto anni dopo – sta a testimoniare la presenza delle spoglie mortali di una indimenticabile cantante lirica che considerò la nostra città la vera “culla dell’arte”.

Fonti, risorse bibliografiche, siti

Adolfo Reggioli, Carolina Ungher, virtuosa di Camera e Cappella di S.A.R. il Granduca di Toscana, Firenze 1996

William Ashbrook, Donizetti La Vita, Roma 1987

Giornale arcadico di scienze, lettere, ed arti, volume 45, Roma 1830

Francesco Regli, Il Pirata. Giornale di letteratura, belle arti, mestieri, mode, teatri e varietà, Milano 1836

«La Nazione», 29 Marzo 1877

Archivio famiglia Anger-Bertini

Ivana Palomba, L’arte ricamata. Uno strumento di emancipazione femminile nell’opera di Carolina Amari, i Sugheri, 2011

Pier Tommaso Messeri

Nato a Firenze il 29 luglio 1983 e laureato in Scienze Giuridiche all'Università degli studi di Firenze, in Scienze Storiche indirizzo Storia Moderna, e in Scienze Archivistiche e Biblioteconomiche, presso l'Università di Firenze.

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