Christina Stead

Sydney (Australia) 1902 - 1983
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«Ogni opera d’arte dovrebbe esprimere, o indicare, la terribile furia cieca e la crudeltà dell’impulso creativo, ed è per questo che tutte dovrebbero avere quelli che vengono chiamati errori, sia di gusto che di stile: è come una storia d’amore… la sensualità e la delicatezza della letteratura per me non esistono, solo la passione, l’energia e la lotta, la notte della quale nessuno parla, l’atto creativo»[1].

«Se [Stead] fosse stata uomo e inglese, forse sarebbe stata apprezzata molto prima per la grande sperimentatrice che è. Ma se fosse stata uomo e inglese, probabilmente non avrebbe mai fatto gli esperimenti che ha fatto»[2].

Una delle voci più importanti e originali della letteratura australiana e inglese, non fu pienamente apprezzata dalla critica della sua epoca ed ebbe difficoltà a trovare editori disposti a pubblicare i suoi libri. Ha affrontato in modo schietto, e spesso attraverso la satira, temi come la condizione della donna, il matrimonio, la famiglia, la sessualità, il capitalismo, la povertà e le disuguaglianze sociali e per questo motivo alcuni suoi romanzi furono a lungo vietati in Australia. In patria si prese atto del suo talento, ma per anni non fu ritenuta degna di essere considerata una scrittrice australiana perché trascorse fuori dal Paese metà della sua vita e perché solo tre dei suoi libri erano ambientati in Australia. Nel 1967 le verrà anche negato il Britannica Australia Award. Il torto venne riparato con l’assegnazione del Patrick White Prize nel 1974 e del New South Wales Premier’s Literary Award nel 1982.
Christina Ellen Stead nasce il 17 luglio 1902 nel New South Wales, a Rockdale, un sobborgo di Sydney. Figlia di Ellen Butter e David George Stead, socialista e famoso biologo marino, all’età di due anni perde la madre. Il padre si risposa con Ada Gibbins, che dopo le prime gravidanze inizia a trattare con freddezza la piccola Christina. Il padre, devoto ai figli, ma anche severo ed egoista, trova nella figlia una confidente alla quale racconta i conflitti con la moglie, i problemi economici della famiglia e la passione per una sua coetanea, la sedicenne Thistle Harris, che sposerà dopo la morte di Ada. Stead racconterà la sua infanzia difficile e il rapporto di amore-odio con il padre nel suo quarto libro, lo spietato romanzo autobiografico The man who loved children (1940), che a detta dell’autrice: «È tratto, anche se non la rispecchia esattamente, dalla situazione di casa nostra nei primi tempi, non la verità verbale, ma la verità drammatica»[3]. Nonostante il romanzo sia ambientato a Washington per esigenze della casa editrice (l’editore pensa che il pubblico americano non sia interessato all’Australia), nella figura di Sam Pollit è chiaramente riconoscibile David Stead, padre dispotico e pieno di sé, che non provvede economicamente alla propria famiglia. Ada invece è la ricca e nevrotica Hetty, che si accanisce con Louie, figlia del marito.
Non avendo studiato latino, Stead non è ammessa all’università di Sydney (dove però seguirà un corso di psicologia) e nel 1919 decide di frequentare il Sydney Teachers’ College. Dopo il diploma, per un breve periodo insegna in una scuola elementare, ma capisce che non è la professione che le si addice. Nel 1925 lavora come dattilografa e stenografa a Sydney, guadagnando i soldi necessari per mantenere la famiglia e riuscendo a risparmiare per potersi permettere un viaggio in Europa, che intraprende nel 1928 (non vedrà mai più il padre e Ada). Anche il romanzo For Love Alone (1944) è in gran parte autobiografico. Come Teresa, la protagonista, Stead lascia l’Australia per seguire un giovane insegnante universitario, allontanarsi dalla famiglia, fare carriera e trovare la libertà. Una volta a Londra capisce che i suoi sentimenti non sono ricambiati, ma avendo trovato lavoro come impiegata decide di rimanere in Europa. È proprio questo lavoro che le fa incontrare il futuro marito, Wilhelm Blech (che poi cambierà nome in William Blake), con il quale inizia una serie di viaggi in Europa e negli Stati Uniti che influenzeranno notevolmente la sua vita e la sua produzione.
La prima tappa è Parigi, dove lavorano per la Travelers’ Bank. In questo periodo Stead scrive The Salzburg Tales (1934), una raccolta di storie raccontate e ascoltate da un gruppo di persone di diversa età, provenienza ed estrazione sociale, radunate a Salisburgo per un festival. Il libro è caratterizzato da una forte impronta orale, dalla commistione di fantastico, gotico e grottesco con aneddoti di vita quotidiana e da una magistrale descrizione dei personaggi e dei loro comportamenti: tutti elementi propri della scrittura di Stead, che si ritrovano anche nella sua produzione successiva. I personaggi così abilmente creati da Stead, qui come altrove, sono la quasi perfetta trasposizione su carta delle persone che l’autrice frequenta. Mutua dal padre lo spirito di osservazione di un naturalista («Scrivo quello che vedo») e lo unisce a una grande capacità di riprodurre dialetti e parlate locali, i ritmi del dialogo e la psicologia di chi incontra. I ritratti che ci regala sono talmente legati alla realtà, che nelle sue lettere spesso chiama gli amici con i nomi dei personaggi dei suoi romanzi. «L’essenza dello stile nella letteratura, per me, è sperimentazione, invenzione, “errore creativo” (Jules Romains) e cambiamento: e per quanto riguarda il suo contenuto, la presentazione dell’ “uomo vivo” (Ralph Fox)»[4].
Nello stesso anno viene pubblicato Seven Poor Men of Sydney (1934), che in realtà Stead scrive prima di The Salzburg Tales, ma che l’editore vuole sia il secondo romanzo. Considerato uno dei primi romanzi modernisti australiani, è uno dei pochi libri di Stead ambientati nel suo paese natale, anche se è significativo che la storia si svolga nella Sydney degli anni Venti e non nel bush, e che il mondo in cui agiscono i personaggi sia molto diverso da quello descritto da gran parte degli scrittori dello stesso periodo. È una storia di povertà che si incentra sulla vita interiore dei personaggi e sulle relazioni umane che intercorrono tra loro. Stead descrive senza sconti una realtà in cui vengono messe in dubbio le vecchie certezze: cristianesimo, capitalismo e sessismo.
A queste opere seguiranno due romanzi di ambientazione parigina: The Beauties and The Furies (1936), di scarso successo, che racconta la vita di uno studente, e House of All Nations (1938), satira sugli intrighi e sulle manipolazioni del mondo della finanza e delle banche, che Stead scrive con uno stile più controllato rispetto al resto della sua produzione. Durante il soggiorno a Parigi Christina abortisce per evitare al futuro marito un divorzio poco conveniente ed è forse anche per questa esperienza che nei suoi libri la maternità non viene mai trattata in modo positivo.
Dopo un breve periodo in Spagna, allo scoppiare della Guerra Civile, la coppia si trasferisce negli Stati Uniti, dove Stead lavora come sceneggiatrice alla Metro-Goldwin-Mayer. I romanzi di questi anni abbandonano in parte le tematiche autobiografiche per concentrarsi sulla vita sociale e politica degli Stati Uniti del dopoguerra. Pubblica Letty Fox: Her Luck (1946), resoconto della vita emotiva e sessuale di una donna, raccontata per come è davvero e non per come la società si aspetta che sia. È una satira che vuole smascherare l’ipocrisia di molte coppie dell’epoca. Il libro, molto criticato, riceve recensioni non entusiaste e per di più viene proibito in Australia. La situazione economica dei due non è delle migliori e così decidono di tornare in Europa, dove lavoreranno, malpagati, come traduttori e correttori di bozze. Di nuovo in Inghilterra, Stead vive un periodo di depressione e non riesce più a scrivere, ma fortunatamente ritrova Florence James, amica di vecchia data di ritorno dall’Australia. All’inizio degli anni Cinquanta Christina conosce Ann Doolley, un’attivista che le chiede di vivere insieme alla sua famiglia a Newcastle. La scrittrice accetta perché interessata alle condizioni della classe operaia nel sistema sociale capitalista e questa esperienza ispirerà Cotter’s England (1966), in cui viene dipinta la povertà della classe operaia inglese nel dopoguerra. Stead, vicina ma non vincolata agli ambienti di sinistra, è influenzata dall’ideologia marxista del marito, di cui però vede i limiti e gli eccessi. Il suo interesse si concentra più che altro sulle alternative sociali e politiche al capitalismo occidentale e sull’individuo e i suoi diritti. Nelle sue opere i personaggi possono essere realmente compresi solo in relazione al contesto sociale in cui sono inseriti, che Stead studia e ricrea con molta cura. L’opera di Stead è stata spesso identificata come realismo sociale, ma la sua originalità rispetto ad altri scrittori dello stesso periodo sta, tra le altre cose, nel fatto che non cade nel cliché della storia dell’operaio vessato dal capitalista cattivo. Del resto non è una persona che ama essere etichettata: nonostante la sua trattazione originale e moderna della condizione e del ruolo della donna all’interno del matrimonio, e più in generale all’interno della società, rifiuta di essere considerata una femminista.
Tra le altre opere di Stead ricordiamo A Little Tea, A Little Chat (1948), di ambientazione americana; The Little Hotel (1973), una satira sugli espatriati inglesi in Svizzera; Miss Herbert, The Suburban Wife (1976), ritratto di una donna inglese nella quale è facilmente riconoscibile l’amica Florence James; I’m Dying Laughing (1987), una satira sul mondo di Hollywood negli anni di Mc Carthy, che racconta il declino di una coppia di comunisti americani.
Nel 1968 Blake muore di cancro e nel 1974 Stead ritorna in Australia, dove si stabilisce fino alla fine del suo viaggio, che si conclude il 30 marzo del 1983 al Balmain Hospital di Sidney.

NOTE
1. A Web of Friendship: Selected Letters (1928-1973), Sydney, Angus & Robertson, 1992, ed. R. G. Geering (La traduzione è mia).
2. Brydon, Diana, Christina Stead, London, Macmillan, 1987 (La traduzione è mia).
3. Christina Stead, Lettera a Edith Anderson, 13 luglio 1950, citata in Rowley, Hazel, Christina Stead: A Biography, Melbourne, Heinemann, 1993.
4. Stanley J. Kunitz & Howard Haycroft (eds), Twentieth Century Authors, New York, H. W. Wilson, 1942 (La traduzione è mia).
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Fonti, risorse bibliografiche, siti

Opere

The Salzburg Tales, London, Peter Davies, 1934; New York, D. Appleton-Century, 1934

Seven Poor Men of Sydney, London, Peter Davies, 1934; New York, D. Appleton-Century, 1935 (Sette poveracci di Sydney, traduzione di Aldo Busi, Milano, Garzanti, 1998)

The Beauties and The Furies, London, Peter Davies, 1936; New York, D. Appleton-Century, 1936

House of All Nations, New York, Simon & Schuster,1938; London, Peter Davies, 1938

The Man Who Loved Children, New York, Simon & Schuster,1940; London, Peter Davies, 1941 (L’uomo che amava i bambini, traduzione di Floriana Bossi, Milano, Adelphi, 2004)

For Love Alone, New York, Harcourt Brace, 1944; London, Peter Davies, 1945 (Sola per amore, 1983, traduzione di Elena Grechi, Milano, Garzanti, 1983)

Letty Fox: Her Luck, New York, Harcourt Brace, 1946; London, Peter Davies, 1947 (Letty Fox, traduzione di Adriana Bottini, Milano, Adelphi, 2004)

A Little Tea, A Little Chat, New York, Harcourt Brace, 1948 (Un tè e quattro chiacchiere, traduzione di Carlo Brera, Milano, Adelphi, 1994)

Cotter’s England, London, Secker & Warburg, 1967

The Little Hotel, Sydney, Angus & Robertson, 1973; New York, Holt Rhineheart & Winston, 1975 (Il piccolo hotel, traduzione di Franca Cavagnoli, Milano, Adelphi, 2008)

Miss Herbert, The Suburban Wife, New York, Random House, 1976

I’m Dying Laughing, The Humourist, London, Virago, 1985

Fonti, bibliografia

Rowley, Hazel, Christina Stead: A Biography, Melbourne, Heinemann, 1993

William, Chris, Christina Stead: A Life of Letters, Melbourne, McPhee Gribble, 1989

Harris, Margaret, The Magic Phrase: Critical Essays on Christina Stead, University of Queensland Press, 2000

A Christina Stead Reader (selected by Jean Bread), Sydney, Angus & Robertson, 1981

Gribble, Jennifer, Christina Stead, Melbourne, Oford University Press Australia, 1994

Encyclopedia of Post-Colonial Literatures in English, volume 2, edited by Eugene Benson and L.W. Conolly, Routledge London and New York, 1994

Brydon, Diana, Christina Stead, London, Macmillan, 1987

Margherita Previde Massara (NOE ISIT-Dipartimento di lingue Fondazione Milano)

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