Cini Boeri (Maria Cristina Mariani Dameno)

Milano 1924 - 2020
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Il suo nome di battesimo era Maria Cristina (Mariani Dameno), ma, come si usa a Milano, sua città natale, tutti la chiamavano “Cini”. Il diminutivo-vezzeggiativo che deriva dal termine dialettale lombardo “picinina”, piccolina, le era stato attribuito in famiglia, quand’era bambina, poiché lei era l’ultima di tre fratelli.

“La Cini”, come sarà poi nota anche nell’ambiente di lavoro, al pari di molti suoi concittadini, durante la guerra sfolla sul Lago Maggiore. È lì che, ancora giovanissima, entra in contatto con i partigiani, diventa staffetta e conosce Renato Boeri, anche lui partigiano, studente di medicina e futuro neurologo, che diventerà suo marito e il padre dei suoi tre figli. Loro testimoni di nozze furono Ferruccio Parri e Raffaele Cadorna.

Cosi ha raccontato lei stessa in un’intervista: “Eravamo sfollati in montagna, sotto al Mottarone, e io collaboravo con i partigiani facendo la staffetta per i documenti. Ma qualche volta partecipai anche a dei raid antitedeschi.”

Al termine del conflitto, rientrata a Milano, si iscrive al suo Politecnico, dove si laurea in Architettura nel 1951. Ecco cosa ha detto a proposito del giorno della sua laurea:

Fuori dal Politecnico mi aspettava mio figlio Sandro, di soli due mesi. Ricordo che non festeggiai ma iniziai subito a pensare a come imparare a lavorare perché ero una giovane donna che sgomitava in una tribù di uomini. All’epoca, inoltre, non esisteva l’esame di Stato e per entrare a far parte dell’Ordine degli Architetti bisognava essere presentati da un professionista in grado di garantire per me.

Frequenta perciò lo studio di Gio Ponti, il quale, essendo un po’ misogino, la scoraggia dal proseguire la carriera di architetto, consigliandole quella di pittrice o di disegnatrice, campi nei quali pure eccelleva. Da Ponti, Cini lavorava al fianco di Fredi Drugman, del giovane Aldo Rossi e di Richard Sapper, ma soprattutto, vi conobbe Lucio Fontana ed Ernesto Nathan Rogers, con i quali stabilirà duraturi rapporti di amicizia personale.

Sarà invece Marco Zanuso a darle fiducia, con lui, infatti, collaborerà dal 1952 al 1963, quando aprirà il proprio studio in Piazza Sant’Ambrogio, nella stessa zona in cui aveva abitato fin da bambina (suo padre era stato fabbriciere della Basilica del santo) e dove continuerà a vivere fino all’ultimo dei suoi giorni. Tra gli anni Sessanta e Settanta, quando Milano era una città culturalmente all’avanguardia, frequenta con il marito l’ambiente del Piccolo Teatro di Milano. Amica di Giorgio Strehler e di Paolo Grassi, conosce gli attori del Living Theatre e Jerzy Grotowski.

Grazie al suo rapporto fraterno con Vando Aldrovandi, già partigiano, cognato di Giulio Einaudi e titolare della Libreria Internazionale in Galleria Manzoni, definita da Cini Boeri “il più esclusivo centro culturale della Milano di allora“, ha modo di confrontarsi con artisti del calibro di Juan Mirò, Sonya Delaunay, Max Ernst, Arnaldo Pomodoro, Michele Cascella, ma anche con musicisti quali Luigi Nono e Luciano Berio e, naturalmente, con tutta la famiglia Einaudi, per la quale realizza due appartamenti al Breuil e uno studio a Roma.

Senza dubbio, l’apprendistato presso Ponti e Zanuso, due grandi maestri dell’architettura e del design, è stato fondamentale per la sua formazione, come ha ammesso lei stessa, confessando di aver appreso da loro sia il metodo di lavoro che il rigore professionale, nutriti da un infinito amore per queste discipline così complesse e difficili ma ricche di fascino.

Nel suo nuovo studio, i lavori di architettura e di design si susseguono a un ritmo sempre più intenso, prediletta come è dai suoi clienti e rispettata dai suoi collaboratori. Suoi interventi di residenza monofamiliare, entrati nella storia dell’architettura sono: la Casa Bunker, costruita nel 1966, e chiamata così dagli abitanti del luogo, poi questo nome, che le era piaciuto, Cini lo ha fatto proprio; la cosiddetta Casa Rotonda, del 1966-67, sempre sull’isola della Maddalena, in località Punta Cannone; la Casa nel bosco, del 1969, a Osmate, Varese, la Casa Vacanze, del 1969-72, ad Alzate Brianza; la Villa su Tre Livelli, del 1992-93, a Vigolzone, sulle colline piacentine, e da ultimo la casa detta La Sbandata, del 2003-2004, sempre sull’isola della Maddalena, in località Stagno Storto, che ha progettata all’età di ottant’anni.

La Casa Bunker, realizzata lungo il litorale scoglioso della Maddalena, sul Golfo dell’Abbatoggia, quasi roccia essa stessa, faraglionica emergenza in perenne colloquio con il flusso delle onde, è stata il suo buen retiro, dove era solita rifugiarsi, per fuggire dalle frenesie milanesi, per pensare, per progettare, per disegnare, per essere un tutt’uno con il cielo e con il mare e per godersi la crescita dei suoi figli: di Sandro, poi giornalista, di Stefano, in futuro architetto, e di Tito, che sceglierà di studiare economia, tutti e tre divenuti famosi, come lo è stata la loro mamma.

Credo però che il suo capolavoro sia La Rotonda, architettura classica e modernissima insieme. La casa si sviluppa in forma anulare attorno al patio centrale, rotondo come l’orchestra di un teatro greco antico, quello spazio circolare, luogo corale, che là era deputato alle danze del coro, appunto, e che anche qui è un luogo collettivo, destinato alla vita in comune degli abitanti, protetto come è dai venti.

La Casa nel bosco, ad Osmate, presso Varese, del 1969, si trova invece immersa in un bosco di betulle prossimo al Lago Maggiore. Nel progettarne il corpo di fabbrica, Cini Boeri ha espresso tutto il suo rispetto per la natura, costruendolo negli spazi lasciati liberi dagli alberi, onde evitare di abbatterli.

Progettare è una gioia ma anche un impegno, è stato il titolo della conferenza da lei tenuta al MAXXI Museo nel 2012, all’età di 88 anni.

La gioia è insita nell’atto del progettare”, ha detto “nel proporre il nuovo e nel crearlo con responsabilità e passione. L’impegno corrisponde a un’etica morale e intellettuale, che dovrebbe sempre accompagnare il nostro lavoro, in tutti i suoi aspetti.”

Fin dal 1980, nel suo libro Le dimensioni umane dell’abitazione, pubblicato da Franco Angeli, aveva scritto:

Mi hanno sempre interessato le persone e i loro comportamenti. Sono una grande osservatrice, quando progetto mi piace entrare in sintonia con i committenti e comprendere le loro necessità e desideri per cercare di fornirgli la migliore soluzione possibile.”

Cini Boeri ha avuto una vita professionale straordinaria, in cui ha creato anche moltissimi oggetti di design divenuti dei must. Tra l’altro, ha vinto ben due Premi Compasso d’Oro, il primo nel 1979 con la serie Strips per Arflex, realizzata nel 1968 e ispirata al lavoro dell’artista Christo, che “aveva iniziato a impacchettare monumenti.” Così ha dichiarato lei stessa.

Io un giorno provai a impacchettare un divano creando una specie di sacco a pelo trasformato in letto.”

Il secondo Compasso d’Oro lo ha ottenuto nel 2011, stavolta alla carriera. Nel 2008 aveva anche vinto il Good Design Award di Chicago e, sempre nel 2011 è stata insignita dell’onorificenza di Grande Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana.

Oltre che per Arflex e per Gavina, Cini Boeri ha lavorato molto per Knoll e per Rosenthal Studio Line, progettando oggetti che ho avuto la fortuna di veder nascere e crescere, poiché i prototipi della più parte di essi, come la poltroncina Folio (1980) e lo strepitoso tavolo Prisma (1981), sono stati realizzati nella bottega di mio padre. Lì hanno anche preso vita molti degli arredi su misura da lei disegnati per le magnifiche case che ha progettato, come quelli alla fine degli anni novanta per la Casa Rotonda, che aveva da poco cambiato proprietario, così come, per il medesimo committente illuminato, erano nati nella bottega di Pierluigi Ghianda anche i mobili per la Villa su Tre Livelli, del 1992-93, situata sulle colline piacentine. Sempre lì erano già stati prodotti anche quelli da lei progettati nel 1986-88 per l’appartamento al 56 piano della Trump Tower di New York.

Un anno dopo, Cini Boeri creerà un caposaldo del design, la sedia Ghost per Fiamm Italia, ricavata da un’unica lastra di vetro, dello spessore di 12 millimetri, tagliata e curvata per generare la seduta, i braccioli e lo schienale, un oggetto prezioso, imparentato anche all’arte, quasi una scultura più che un semplice pezzo di design.

Questi elencati qui sono solo un numero molto limitato degli oggetti da lei progettati nella sua lunga carriera, molti esposti in permanenza al MoMA di New York, al MAD di Parigi e al Triennale Design Museum di Milano.

Cini Boeri ha curato anche allestimenti museali, oltre a quelli di uffici e di negozi, come, ad esempio, gli showroom di Knoll International a Parigi (1976), in Germania, in Italia e in California, o il negozio di Venini in Piazza san Marco a Venezia (1992), tanto per citarne soltanto qualcuno.

Si è anche occupata di didattica, tenendo lezioni e conferenze in molte università: a Berkeley, Barcellona, San Paolo, Rio De Janeiro, Detroit, Los Angeles, in Svizzera e in alcune città tedesche, inoltre, dal 1981 al 1983, ha insegnato Progettazione architettonica e Disegno industriale al Politecnico di Milano, nella stessa scuola dove si era formata.

Questa maestra dell’architettura e del design, donna eccezionale e generosa, se ne è andata il 9 settembre del 2020, lasciandoci in dono la splendida eredità del suo lavoro, della quale le saremo riconoscenti per sempre.

Fonti, risorse bibliografiche, siti

Pier Carlo Santini, Design e industria, intervista a Cini Boeri, in Arte80, nr. 3-4, autunno 1973

Cini Boeri, Le dimensioni umane dell’abitazione, Franco Angeli, 1980

Cecilia Avogadro, Cini Boeri architetto e designer, Silvana Editore, 2004

Maria Luisa Ghianda, Cini Boeri, partigiana, architetto e designer, Doppiozero.com, 12.09.2020; https://www.doppiozero.com/materiali/cini-boeri-partigiana-architetto-e-designer

Maria Luisa Ghianda

Docente di Storia dell’Arte e scrittrice, ha insegnato alla Facoltà di Architettura del Politecnico di Milano e in numerose scuole italiane, tra cui l’Istituto Statale d’Arte di Monza nei suoi anni gloriosi. Per Italia Medievale ha pubblicato il romanzo storico I mercanti bizantini scomparsi (2017), con cui ha vinto tre premi letterari. È autrice di numerosi racconti a soggetto storico-artistico, di cui l’ultimo, Un filo di seta, pubblicato da Bolis nel 2018. Il suo amore per il Medioevo va di pari passo con quello per il design, campo nel quale ha maturato una accreditata competenza. Ha scritto per molte riviste d’arte, attualmente collabora con la rivista culturale «Doppiozero». Brianzola di nascita, vive e scrive a Terracina.

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