Constance Markievicz

Londra 1868 - Dublino 1927
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“Finché l’Irlanda non sarà libera io rimarrò una ribelle, non convertita e non convertibile. […] Mi sono promessa come ribelle, ribelle inconvertibile, per un’unica cosa: una Repubblica libera e indipendente.”1

Se c’è una donna, tra coloro che hanno partecipato alla Rivolta di Pasqua del 1916, che più delle altre ha assunto il ruolo di simbolo del femminismo repubblicano irlandese, questa è Constance Markievicz. Constance Georgine Gore-Booth, contessa Markievicz, è una donna dalla doppia vita. Nella prima, fino a circa quarant’anni, è stata un’artista un po’ á la bohemien, figlia privilegiata di una ricca famiglia nobile. Nella seconda, invece, è stata una delle icone più autorevoli del mondo repubblicano e socialista irlandese.

Constance nacque il 4 febbraio 1868 a Londra. Era la figlia maggiore di Sir Henry Gore-Booth, un filantropo ed esploratore irlandese, e Georgina Mary Hill. Nonostante fosse nata a Londra, Constance crebbe in Irlanda, poiché la famiglia molto presto tornò nelle zone d’origine della famiglia paterna a Lissadell, nella contea di Sligo, nell’Ovest rurale dell’isola. Come molte altre attiviste feniane della sua generazione, Constance proveniva da una ricca famiglia nobile, che discendeva da alcuni Planters inglesi del XVII secolo.

Bambina attiva e capace, Constance era nota per le sue abilità equestri, per la sua bellezza e per la sua affabilità. Lei e sua sorella Eva sono ricordate come “due ragazze in kimono di seta” nella poesia In memoria di Eva Gore-Booth e Con. Markiewicz del famoso poeta e politico conservatore W.B. Yeats, assiduo frequentatore del salotto di casa Gore-Booth. Educate tra le mura domestiche, le due vennero iniziate alla musica, alla poesia e all’arte, fecero il gran tour del continente (primo di una miriade di viaggi che ne caratterizzeranno la giovinezza) e Constance, nel 1887, fece il suo debutto in società, al cospetto della regina Vittoria. Poi, cresciuta, si iscrisse alla Slade School of Art di Londra e divenne un’artista e un’attrice.

In questi primi anni Constance, pur dimostrando un vago interesse per le questioni sociali – tra cui quella del suffragio femminile –, continuò a dedicarsi all’arte, andando, nel 1898, a Parigi per approfondire i suoi studi. Proprio a Parigi avvenne il primo degli incontri che le cambiarono la vita: quello con il suo futuro marito, il conte Casimir Dunin-Markievicz, un polacco la cui famiglia possedeva terreni in Ucraina. I due si sposarono a Londra nel 1900 ed ebbero una figlia, Maeve, di cui però non ebbero mai molta cura, facendola crescere dai nonni materni. Infatti, i due furono coinvolti nei circoli culturali e sociali di Dublino, esibendo i loro dipinti, producendo e recitando in spettacoli all’Abbey Theatre e contribuendo a fondare lo United Arts Club. Il loro matrimonio, però, non durò molto. Nel 1909 i due si separarono e Casimir tornò in Polonia per difendere la causa nazionale della sua terra.

Ma il biennio 1908-9 è il punto cardine della vita di Constance. Proprio in questi anni, infatti, si converte alla causa repubblicana e socialista, mossa dalla presa di coscienza dell’ingiustizia sociale che regnava nel paese e della difficile situazione delle classi povere e lavoratrici. Si pensa che questa conversione improvvisa e radicale sia dovuta tra le altre cose anche all’influenza della sorella Eva e della sua compagna Esther Roper, che incontrò a Manchester, dove erano impegnate nella causa sindacale e suffragista.

Constance, dunque, decise di impegnarsi in prima persona per la causa della classe operaia e per quella nazionale (che per lei, come per molte altre, erano strettamente legate). Per cui, introdotta negli ambienti feniani di Dublino, si unì al Sinn Féin, alle Inghinidhe na hÉireann (Figlie d’Irlanda) di Maude Gonne McBride (e fu fondatrice e giornalista del suo giornale «Bean na hÉireann»), e, poi, al Cumann na mBan (la costola femminile degli Irish Volunteers, gli antesignani dell’IRA), continuò a sostenere il suffragio femminile, e contribuì alla fondazione, nel 1909, della Fianna Éireann, un movimento scoutistico repubblicano.

La contessa divenne sempre più interessata al socialismo e al sindacalismo, avvicinandosi (come altre sue compagne) a James Connolly e Jim Larkin che, nei loro sindacati, l’ITGWU maschile e l’IWWU femminile (retto da Delia Larkin), e nel loro corpo paramilitare, l’Irish Citizen Army, proponevano la piena parità di genere e religiosa, accogliendo indiscriminatamente uomini e donne. È qui che inizia la vera e propria militanza di Constance, dedicata alla creazione di una repubblica irlandese dei lavoratori, secondo le idee di Connolly.

Nel 1911 fu arrestata (la prima di molte volte) mentre protestava contro la visita a Dublino di Giorgio V. Poi fu una delle principali sostenitrici dello sciopero dei lavoratori durante la serrata (Lockout) del 1913, in cui organizzò mense per i poveri nei bassifondi di Dublino, guadagnandosi il soprannome di “Contessa dei più poveri” (countess of poorest). Scoppiata la prima guerra mondiale, infine, si oppose al coinvolgimento irlandese nello sforzo bellico britannico, co-fondando la Irish Neutrality League.

In questo contesto, Constance fece emergere la propria caratura politica. Oratrice aggressiva e magnetica amava indossare uniformi militari e portare armi, e divenne nota per la sua difesa della ribellione armata contro gli inglesi, con discorsi di questo tenore:

“Ho sempre odiato la guerra e sono per natura e filosofia una pacifista, ma sono gli inglesi che ci costringono alla guerra, e il primo principio della guerra è uccidere il nemico.”2

“Vestiti adeguatamente con gonne corte e stivali, lascia i tuoi gioielli e il tuo oro in banca e compra una rivoltella.”3

Partecipò alla rivolta di Pasqua del 1916, prendendo parte attiva ai combattimenti e servendo come Vice-Comandate del Battaglione dell’ICA trincerato a St Stephen’s Green (dove si trova il suo busto commemorativo). Dopo la resa dei ribelli, inizialmente, fu condannata a morte (unica donna ad esserlo), ma la condanna venne commutata in lavori forzati a vita a causa del suo sesso. Quindi, venne mandata alla prigione di Aylesbury e fu rilasciata grazie all’amnistia generale del 1917. Mentre era in prigione decise di convertirsi al Cattolicesimo, la fede di molti suoi compagni d’armi, dichiarando di aver vissuto un’epifania mentre era rintanata al College of Surgeons durante la Rivolta.

Uscita di prigione e innescatasi irreversibilmente la Rivoluzione, Constance ci si gettò a capofitto. Mentre entrava e usciva continuamente di prigione (tre volte in quattro anni), venne eletta nel consiglio esecutivo del nuovo Sinn Fein e candidata alle elezioni generali del 1919. Divenne così la prima donna ad essere eletta al parlamento britannico, ma come gli altri feniani non prese posto a Westminster, dando vita al primo parlamento indipendente irlandese, il Dail, dove venne nominata ministro del lavoro (la seconda donna ministro al mondo). Constance incentrò la propria attività di ministro sull’idea che la questione femminile e la questione operaia fossero legate indissolubilmente tra loro e che risolvere l’una avrebbe implicato dover risolvere anche l’altra.

Con lo scoppio della guerra anglo-irlandese nel 1919, la situazione di Constance divenne ancora più pericolosa e instabile, condizione che la obbligò a trascorrere molto tempo in fuga e in costante pericolo di arresto, cosa che puntualmente si avverò tra il settembre 1920 e il luglio 1921. Finita la guerra, si oppose nel Dail al Trattato di pace Anglo-Irlandese, pronunciando un celebre discorso infuocato in difesa della repubblica, vestita nella sua uniforme da ufficiale del Cumann na mBan. Constance, quindi, prese le parti di De Valera e degli Anti-Treatyites, rifiutò di prendere il suo posto nel Dail per non giurare a Giorgio V e tornò a vivere alla macchia, pubblicando sui giornali repubblicani e propagandandone la causa.

Venne rieletta nell’agosto 1923 e nuovamente rifiutò di prestare giuramento. Venne arrestata per l’ultima volta in novembre, mentre tentava di raccogliere firme per una petizione per il rilascio dei prigionieri repubblicani. Rilasciata dopo uno sciopero della fame si allontanò dalla politica parlamentare e dai suoi ex colleghi repubblicani – alcuni dei quali erano sospettosi delle donne politiche e in particolare di Constance – ma rimase fedele all’ideale, producendo numerose pubblicazioni sul tema e sui gloriosi anni della rivoluzione, legandosi idealmente un’altra eroina della causa, Hanna Sheehy-Skeffington.

Alla fine, fondò, con De Valera, Fianna Fáil nel 1926, e con esso si candidò, vincendo, alle elezioni generali del giugno 1927. Ma il duro lavoro, le difficili condizioni di vita e i lunghi periodi di prigionia ne minarono la salute. Morì il 15 luglio 1927 e fu sepolta nel cimitero di Glasnevin.

Nonostante la damnatio memoriae che ha colpito lei come le altre rivoluzionarie, Constance ha assunto una grande importanza nel mondo repubblicano fino ai giorni nostri come esempio di come sia possibile abbandonare tutto in nome di un ideale. Ed è diventata un esempio da seguire per generazioni di donne e uomini irlandesi. Una vera e propria “eroina dimenticata” 4.

  1. Dáil Éireann debate, Tuesday, 3 Jan 1922, Vol. T No. 10, in https://www.oireachtas.ie/en/debates/debate/dail/1922-01-03/2/ (consultato il 22/01/2021).  ^
  2. M. Llywelyn, Irish Rebels, O’Brien Publishers, in https://our-ireland.com/2017/06/14/the-irish-rebel-countess-markievicz-2/ (consultato il 22/01/2021).  ^
  3. Speech to the Irish Women’s Franchise League, Dublin, October 1915, in M. Ward, In Their Own Voice: Women and Irish Nationalism, Dublin, Attic Press 1995, in http://www.ivanabacik.com/womeninpolitics/oireachtaswomen/speech-by-constance-markievicz.html (consultato il 22/01/2021).  ^
  4. https://www.varsity.co.uk/features/14756 (consultato il 22/01/2020).  ^

Fonti, risorse bibliografiche, siti

Anne Haverty, Constance Markievicz: an independent life (1988), The Lilliput Press

Lauren Arrington, Revolutionary Lives - Constance and Casimir Markievicz (2015), Princeton University Press

Constance Markievicz, Loredana Salaris, a cura di, Lettere dal carcere. L'Irlanda verso la libertà, Angelica Editore 2017

https://www.marxists.org/archive/markievicz/index.htm

https://dib.cambridge.org/viewReadPage.do?articleId=a5452&searchClicked=clicked&quickadvsearch=yes

Filippo Barsi

Nato a Lucca nel 1998. Laureatosi in storia contemporanea con un lavoro sul costituzionalismo nell'Irlanda indipendente (con un'enfasi particolare sulla situazione della donna nel nuovo stato), si interessa della storia del repubblicanesimo e del femminismo militante irlandese e di socialismo gaelico.
Amante della storia e della sua città in maniera viscerale, sogna di poterne fare l'oggetto della sua vita e di poterne narrare le storie, le bellezze e le potenzialità a tutto il mondo.
Ha collaborato in vari ruoli con piccoli progetti editoriali scolastici e no di ambito locale, come articolista in una testata sportiva online e si sta interessando al mondo del podcasting come nuovo mezzo di narrazione di storia e di storie.

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