Cristina Sanchez de Pablos

Madrid 1972 - vivente
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Silenzio spesso nel Circo romano di Nimes: è il 26 Maggio 1996; il decano dei toreri Curro Romero aspetta immobile nel centro dell’arena con in mano gli attrezzi del mestiere: spada e muleta. Con passo sicuro si avvicina una ragazza, vestita di rosso e oro, una treccia di capelli sulla nuca al posto del tradizionale codino. Per la prima volta ad una donna viene concessa “l’alternativa” il rito che fa di un novillero un torero a tutti gli effetti. Anche Cristina ha sempre voluto esser chiamata “torero” e non “torera”.
Cristina è figlia del banderillero Antonio Sanchez, e fin da piccola manifesta le sue intenzioni. La famiglia dapprima si oppone ma, vinta dalla tenacia della figlia, le permette di frequentare la Scuola Taurina di Madrid.
Nel mondo della tauromachia le donne ricoprono un ruolo importante, ma da comprimarie, laterale rispetto al centro dell’arena. Madre, sposa, amante, corifea dell’eroe.
Le donne che hanno voluto passare dal tendido all’arena, dal ruolo di spettatrice a quello di eroine, sono state numerose nel tempo, ma in qualche modo recintate in circuiti minori e paralleli. Possiamo ricordare, nel Settecento La Pajuelera (Goya ne farà un ritratto); nell’ Ottocento, La Reverte (che doveva a volte vestirsi da uomo per toreare), La Guerrita, Maria Dolores Rubio, La Fragosa o, nel Novecento: Juanita Cruz, Julita Alcocer, Angela Alamo, Conchita Cintron, La Aragonesa …
Sanchez ha invece incrinato barriere sociali e culturali conquistando un mondo “machista” che pareva impenetrabile e che trascende dalla tauromachia.
Alla fine della guerra civile Spagnola, il dittatore Franco riaffermò la proibizione (in vigore fino al 1975) per le donne di calpestare la sabbia dell’arena. Gli unici combattimenti con il toro a loro permessi erano a cavallo (il reconejo). Solo nelle Plazas sudamericane erano ammesse torere a terra, ma non per questo si riconosceva loro la professione. Le Plazas più importanti non le consideravano; i critici e gli “aficionados” tenevano in scarsa considerazione le singole apparizioni come le rassegne di sole donne, e i toreri evitavano di dividere il cartellone con loro, considerate al pari di attrazioni. Vestivano inoltre indumenti diversi dal “traje de luces” e i tori a loro destinati erano di minor peso e diversa apparenza.
«Ho sempre pensato alla mia professione non come una donna scomoda che rompe delle barriere ma come un torero che voleva raggiungere delle mete, come tutte le donne che entrano in un mondo di uomini, ho voluto farlo non come donna ma come professionista, nella Plaza il toro non domanda il sesso del torero!»
Cristina si costruisce come torero a poco a poco, combattendo per 3 anni da novillera, competendo con i migliori, affrontando tori “seri”, enormi. Debutta da torero in Las Ventas, Madrid il 13 Febbraio 1993, una settimana prima del suo ventunesimo compleanno e conferma l’alternativa nella stessa palza cinque anni dopo: il toro che le tocca in sorte è Gironero della affermata Ganaderia Lourdes Martìn Perez Tabernero.
Dopo 4 anni di carriera , il 12 Ottobre 1999 si ritira, forse in seguito all’esclusione dalla Feria di San Isidro di Madrid (la più prestigiosa) e non senza polemiche dato che, a suo dire, molti dei suoi colleghi maschi rifiutarono di toreare con lei, evitando di mettersi in competizione con la sua popolarità, ma anche con la sua competenza.
Prima di ritirarsi è la prima donna a concedere l’alternativa, il 29 settembre 1997, ad un’altra donna, la malaguena Mari Paz Vega.
Si sposa nel giugno 2000 a Toledo con il banderillero portoghese Alejandro da Silva, membro della sua cuadrilla, il quale sceglie di ritirarsi nello stesso giorno di Cristina. Hanno, ad oggi, due bambini: Alejandro (nato nel 2001) e Antonio (nato nel 2003). In occasione delle Fallas di Valencia nel marzo 2001, Cristina ha fatto una apparizione in arena in avanzato stato di gravidanza, e solo brevemente nel 2006, a dieci anni dalla sua alternativa: «vorrei comunque che i miei figli fossero amanti del toreo e che conoscano la professione dei loro genitori ma non vorrei che si dedicassero a questo!»

Fonti, risorse bibliografiche, siti

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Luigi Cesareo

Luigi Cesareo (1953) scrive raramente. Si interessa di Spagna e del mondo che ruota intorno alla Corrida e alla tauromachia, dal quale è rimasto folgorato una mattina di luglio, a Ronda. Ha scritto alcuni racconti su questi temi. Altri incontri decisivi: Totò, Achille Campanile, Eduardo, Van Morrison. Suona il basso elettrico e ha due bambini.

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