Daniela Ducato

Cagliari, 1961
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“L’Ingrediente più importante è lo scambio delle intelligenze – La sinergia tra i produttori delle filiere Edizero Architecture for Peace è basata sullo scambio di tempo, di saperi e di aiuto reciproco, sulla ricerca condivisa”

“(..) Nel mio piccolo a guidarmi è una quotidiana normalità, dove non si fa mai il passo più lungo della gamba. Produrre prodotti dignitosi senza una goccia di petrolio e relativi posti di lavoro dignitosi in Sardegna, senza il doping della green economy, senza farsi incantare dai tanti faccendieri green, è per noi normale. Forse il cambiamento necessita anche di questa normalità”.

Daniela Ducato è nata a Cagliari e lì si è diplomata al conservatorio. Dopo aver cresciuto i suoi due figli, con il marito Oscar Ruggeri e un team di ingegneri progettisti e agronomi, ha trasformato l’azienda di famiglia, specializzata in materiali per l’edilizia, in Edilana, impresa di economia sostenibile. Per la conversione l’imprenditrice sarda ha considerato le difficoltà e le ricchezze della sua terra e senza lasciare l’isola, anzi sfruttando le sue risorse naturali, ha dato vita a Edizero, Architecture for Peace, una filiera di imprese locali che fanno innovazione con scarti vegetali, animali e minerali grazie alla ricerca e alle sinergie dei ricercatori che trasformano “rifiuti speciali in biomateriali speciali ad alta prestazione tecnica”.
Edilana (2008) prima della filiera produce un isolante termico e acustico in lana, seguito subito dopo da un filtro depuratore delle acque marine, l’altro biomateriale di cui Daniela va fiera: “I banner in feltro crudo salva acque del mare” che attraggono ed eliminano gli idrocarburi nei porti dove c’è una massiccia presenza di gasolio, minaccia della biodiversità del mare che è “il nostro cibo e il nostro ossigeno”.
Il primo scarto o biomateriale utilizzato è stata infatti la lana vergine di pecora autoctona sarda destinata a edilizia, architettura, nautica e design.
Nella fattispecie è la lana a pelo corto, che seppure 100% vergine, viene scartata dal tessile perché difettosa, mentre in edilizia diventa un materiale naturale di pregio. La lana di pecora autoctona sarda è un prodotto estensivo, basti pensare che il 60% della popolazione ovina è in Sardegna e come risorsa eccedente è classificata come rifiuto speciale costoso da smaltire. La Sardegna è la regione più povera in Italia e paradossalmente la regione più ricca in Europa e terza al mondo per il suo ricco patrimonio di risorse vegetali, animali e minerali eccedenti. “Produciamo ciò che siamo” dice Daniela senza ricorrere a materiali fossili o derivati del petrolio. Produciamo con gli scarti di lavorazione e possiamo fare economia sostenibile sociale ed etica, non più sfruttamento del paesaggio e assistenzialismo statale.
Edizero grazie a questa capacità di fare filiera genera un enorme risparmio di denaro pubblico e di ambiente, con la creazione di prodotti eccellenti e di posti di lavoro dignitosi per una autentica industria non assistita”.
Questa donna è dotata di qualità rare in natura, intuizione e visione, che le hanno permesso in un decennio di avviare una filiera di oltre settanta imprese di cui la metà operano proprio sin Sardegna e danno lavoro a seicento persone. La sede produttiva è a Guspini, un piccolo centro del medio campidano situato nella Sardegna più povera sulla costa occidentale, dove Daniela vive e lavora tutt’oggi.
Da sempre ha a cuore la tutela dell’ambiente, animata dalla consapevolezza di dover lasciare un mondo migliore alle future generazioni; ma oltre all’ambiente è attenta a una gestione sostenibile del denaro e soprattutto alle persone, allo sviluppo economico e al benessere sociale. Negli anni Novanta, quando ancora cresceva i suoi figli piccoli, è stata promotrice di una Banca del Tempo con un progetto di riqualificazione di una ventina di aree degradate nel comune di residenza allo scopo di migliorare il conteso urbano in cui vivere. Anni dopo l’amministrazione comunale ha raso al suolo i giardini a favore di un progetto finanziato dalla regione.
Quell’evento ha ferito ma anche ispirato Daniela, perché osservando i nidi di uccelli caduti con l’abbattimento degli alberi, scopre un modello perfetto di una casa coibentata fatta unicamente con materiali di scarto.

“Faccio prodotti ispirandomi ai materiali usati dagli uccelli per costruire i loro nidi. Architetture perfette, fatte di fibre animali, di terra, di paglia, tutto in armonia con madre terra. Per me innovare è come guardare con gli occhi di formica, andare a lezione dai colombi, copiare dalle resistenti tane dei ricci. Perché la natura sa ascoltare, non spreca, non produce rifiuti, utilizza quanto le basta e niente di più”.

Ecco l’intuizione e la visione: creare biomateriali con gli scarti da utilizzare in edilizia, senza produrre inquinamento e riciclando ciò che già esiste in natura ed è sotto-utilizzato, a km corto, senza costi eccessivi di lavorazioni e trasporti, senza consumo di risorse energetiche e impiego di risorse pubblico. Se la Green Economy utilizza biocomposti con derivati fossili difficili da smaltire, la Blue Economy di Daniela Ducato privilegia “creatività, adattamento, natura” (il fondatore della Blue Economy Gunter Puali, ha previsto in 10 anni 100 innovazioni e 100 milioni di nuovi posti di lavoro).
Il petrolio, sostiene Ducato, è la prima causa al mondo di guerra e l’edilizia sfrutta i suoi derivati, è il settore di maggiore impatto ambientale e con una bassissima percentuale di occupazione femminile: vi lavorano per il 93 % uomini e per il 7% donne. Produrre verso la rigenerazione significa mettere in campo saperi locali, creatività (il bene illimitato), adattamento ai territori, attingere dall’abbondanza della natura, fonte inesauribile di ispirazione. La green economy è l’economia delle “grandi cose”, grandi pale eoliche, grandi impianti, grande movimento di denaro pubblico. La blue è l’economia fatta dei piccoli investimenti, piccole opere, filiera corta, produzione locale. E le filiere Edizero utilizzano soltanto “ingredienti: eccedenti rinnovabili riciclabili” (www.edizero.com).

“Sono oltre 100 gli ingredienti recuperati dall’agroindustria e dalle filiere del cibo: lane ovine e vegetali, fibre di recupero, sughero, canapa, paglie, inerti, calce, surplus di sfalci e potature, sotto-lavorazioni agroindustriali, del food, del boschivo e delle parti vegetali non edibili, altrimenti destinati a diventare rifiuti. Qualità naturali non sprecate ma convertite in biomateriali ad alta tecnologia” (www.edizero.com).

Per ogni “ingrediente” c’è un’azienda. Edilana (2008), Edilatte (2009) che produce pitture e intonaci per l’edilizia, “ottenuti unendo ai grasselli di calce le sotto-lavorazioni di latte e formaggi 100% zero acqua”. e per “i vari colori si utilizzano le eccedenze di agricoltura viticoltura” . Editerra (2011) che produce pannelli , arredi leggerei e resistenti, con la terra “cruda”, fibre naturali alleggerite, canapa, e le sotto-lavorazioni del miele . OrtoLANA (2011) produce geotessili e termo “pacciamanti per l’agricoltura – che proteggono e mantengono l’umidità del terreno – e materiali per il ripristino, le bonifiche ambientali e la geotecnica”. Infine Edimare che con i residui della posidonia e la lana ovina ” crea una sorta di “lana di mare”. “Nascono così dei pannelli caratterizzati da un alto efficientamento energetico, realizzati prendendo spunto dalle ali di alcune farfalle, captatrici di energia”.
Con le sue linee Edilana ed Edimare, Daniela Ducato coordina il polo produttivo “La Casa verde CO2.0″ e come un incubatore include piccole neonate imprese o progetti di aziende.
Con lei possiamo veramente parlare, come raramente accade, di Innovazione e a testimoniarlo ci sono i numerosi premi e riconoscimenti che ha ricevuto dal 2008 ad oggi.
Il più recente è un riconoscimento planetario: nel 2016 il progetto tutto italiano di Blue Economy elegge Edizero Architecture of Peace nelle 10 eccellenze tecnologiche mondiali per il WEF (Word Economic Forum) mondiale dell’economia di New Delhi, India.
L’anno prima a ExpoMilano 2015 Daniela Ducato ha rappresentato l’eccellenza del Made in Italy nel mondo e in 10 minuti registrati, ripetuti 100 volte al giorno al Padiglione Palazzo Italia, la sua voce spiegato a migliaia di visitatori come nella sua Sardegna si realizzano prodotti certificati per l’edilizia ad alta biotecnologia ottenuti con gli scarti delle filiere agroindustriali, senza fossili inquinanti.
Nel 2014 riceve per l’imprenditoria il prestigioso Premio Nazionale Minerva istituito nel 1983 dalle alte cariche dello Stato per le donne; nel 2007 lo aveva ricevuto la grande artista sarda Maria Lai, la cui cifra artistica è l’uso contemporaneo di tessuti al telaio, lana e motivi tradizionali .
In occasione della celebrazione della “Giornata Internazionale della Donna” l’8 marzo 2015 al Quirinale in qualità di “Campionessa mondiale di innovazione, orgoglio della nostra Italia migliore” Daniela riceve dal Presidente Sergio Mattarella l’alta onorificenza di Cavaliere della Repubblica.
Questo premio Daniela non se lo aspettava: “(..) Nel mio piccolo a guidarmi è una quotidiana normalità, dove non si fa mai il passo più lungo della gamba. Produrre prodotti dignitosi senza una goccia di petrolio e relativi posti di lavoro dignitosi in Sardegna, senza il doping della green economy, senza farsi incantare dai tanti faccendieri green, è per noi normale. Forse il cambiamento necessita anche di questa normalità”.
E un altro riconoscimento giunge da due astronomi che hanno chiamato col suo nome un asteroide: la motivazione è che Daniela è un astro dell’imprenditoria che da un prodotto povero, eccedente e difficile da smaltire, la lana di pecora sarda, ha fatto un’impresa tecnologica di eccellenza tutta italiana.

Marica Barghetti

Vive e lavora in Versilia, si occupa di formazione e di salvaguardia delle tradizioni locali. Ha prodotto documentari sulla trasmissione dei saperi artistici e artigianali. Ha organizzato per anni workshop di scultura e di pittura in Toscana per scuole d’arte americane. Per passione tiene corsi di cucina.

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