Diane di Prima nasce il 6 agosto 1934 a Brooklyn in una famiglia italoamericana in cui politica, lingua e cultura si intrecciano fin dall’infanzia. Il nonno materno, Domenico Mallozzi, operaio e militante anarchico emigrato da Avellino, le trasmette l’amore per la cultura italiana — Dante, Leopardi, la musica popolare — insieme agli ideali anarchici di Mikhail Bakunin e Peter Kropotkin, e alla convinzione che la libertà individuale sia inseparabile dalla responsabilità sociale. In questo contesto, Diane apprende che scrivere significa comprendere se stessi e contribuire alla trasformazione del mondo.

Tra il 1953 e il 1958, prima di trasferirsi a Manhattan, visita Ezra Pound nella clinica psichiatrica St. Elizabeths Hospital di Washington, D.C. Da quell’incontro trae l’idea della poesia come pratica di conoscenza, capace di rivelare dimensioni nascoste dell’esperienza, un invito alla sperimentazione e alla libertà creativa.

Verso la fine degli anni Cinquanta, si trasferisce a Manhattan, nel cuore del Greenwich Village, dove entra in contatto con Allen Ginsberg, Jack Kerouac, Frank O’Hara, Audre Lorde e Amiri Baraka. Nel 1957 fonda con Baraka The Floating Bear, rivista indipendente che diventa laboratorio di sperimentazione e spazio di incontro per poeti, artisti e intellettuali impegnati. Nel 1958 contribuisce alla fondazione del New York Poets Theatre, dove lavora come autrice, regista e organizzatrice di spettacoli che combinano linguaggio poetico, performance teatrale e pratica comunitaria. In questi anni si afferma come figura di riferimento non solo per la poesia, ma per l’intera scena culturale e politica della controcultura americana.

In un panorama letterario ancora dominato dagli uomini, di Prima sviluppa una prospettiva femminile autonoma, che mette al centro il corpo, il desiderio e la creatività come strumenti di conoscenza. Nelle sue prime raccolte, come This Kind of Bird Flies Backward (1958), la scrittura diventa pratica di presenza, intensa e viscerale, in equilibrio tra autobiografia e mito.

Il desiderio di libertà la porta spesso in conflitto con le autorità. Nel 1961 viene arrestata insieme a Baraka per la diffusione di materiale ritenuto osceno: una delle Floating Bear Letters conteneva un racconto di William Burroughs giudicato indecente. La vicenda si concluse con denunce e processi che la sua convinzione che la poesia debba restare uno spazio libero, capace di resistere a qualsiasi forma di controllo esterno.

Trasferitasi a San Francisco negli anni Sessanta, entra nel cuore della controcultura californiana, dove spiritualità, politica e sperimentazione artistica si intrecciano. Frequenta Anne Waldman, Joanne Kyger e Diane Wakoski, partecipa ai movimenti femministi e pacifisti, collabora con Timothy Leary e con la San Francisco Mime Troupe, sperimentando nuove forme di teatro politico e visionario. Madre di cinque figli, continua a scrivere e insegnare, intrecciando maternità e creazione: la vita quotidiana diventa materia poetica, la parola strumento di emancipazione dai ruoli imposti.

Il poema Loba (1978, ampliato nel 1998) rappresenta la sintesi della sua ricerca. La figura della Loba, la donna-lupa che raccoglie ossa e ridà vita, diventa simbolo del principio femminile arcaico e rigeneratore. Qui confluiscono mito, alchimia e psicologia junghiana: la parola come strumento di rinascita. Con Revolutionary Letters (dal 1971) di Prima affronta la rivoluzione quotidiana: testi brevi, ironici e intensi, che trasformano l’utopia in gesto concreto. «La rivoluzione è nel tuo corpo», scrive, restituendo alla ribellione una dimensione umana e sensuale.

Negli anni successivi insegna al New College of California, dove sviluppa una pedagogia poetica che intreccia filosofia zen, tradizione ermetica e prassi creativa. Come osserva David Stephen Calonne in Diane di Prima: Visionary Poetics and the Hidden Religions (2019), la sua opera tesse un dialogo unico tra mistica e politica, Beat Generation e femminismo, costruendo una poetica visionaria che riconcilia conoscenza e libertà.

Diane di Prima ha incarnato l’idea di una poesia totale, in cui vita e parola, corpo e pensiero si rispecchiano. «Non sono mai stata una beatnik» disse, «sono una poeta, una donna, una madre, una ribelle. E queste cose non si escludono». È morta a San Francisco il 25 ottobre 2020, lasciando più di quaranta libri e una voce che continua a insegnare la libertà come pratica quotidiana e atto poetico.

Fonti, risorse bibliografiche, siti su Diane di Prima

Diane di Prima, Loba, City Lights, San Francisco, 1978 / 1998.

Diane di Prima, Revolutionary Letters, City Lights, San Francisco, 1971 ss.

Diane di Prima, Recollections of My Life as a Woman: The New York Years, Viking, 2001.

David Stephen Calonne, Diane di Prima: Visionary Poetics and the Hidden Religions, Bloomsbury Academic, 2019.


Voce pubblicata nel: 2026