Dora Maar (Henriette Theodora Marković)

Parigi, 1907 - 1997
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A Dora Maar che risveglia i grandi fantasmi senza volto sui loro troni sotto le arcate solitarie fin dove si spinge lo sguardo” (Alice Rahon) 1

La pittrice surrealista Alice Rahon in questa dedica racchiude l’essenza della produzione artistica dell’amica Dora Maar. Dora musa e amante – “Segregata con i suoi fantasmi ammuffiti”; “Sacrificata al Minotauro”; “Dora, lacrime dipinte” – prigioniera del cliché “Donna che piange”. Ricordarla esclusivamente in relazione alla sua travolgente storia d’amore con Picasso – come spesso accade – preclude la possibilità di cogliere questa affascinante e complessa personalità e il suo apporto di impegno e di artista.

Nata a Parigi il 22 novembre del 1907, Dora è figlia di Joseph Markovitch e di Julie Voisin. Il padre croato, di umili origini, riuscì a terminare gli studi a Parigi, divenendo architetto. Autore del padiglione della Bosnia Erzegovina all’Esposizione universale di Parigi del 1900, aveva ricevuto incarichi prestigiosi a Buenos Aires e realizzato importanti edifici. Dora trascorre la sua infanzia agiata tra Parigi e la capitale argentina; probabilmente l’interesse e l’attrazione per le architetture monumentali, risvegliate dall’ammirazione per de Chirico, risalgono a questo periodo e sono legate all’esperienza del padre. Studia all’École et Ateliers d’Arts Décoratifs a Parigi, tra il 1923 e 1926, e qui conosce la sua amica Jacqueline Lamba, futura moglie di Andé Breton. Dora vuole diventare pittrice e per questo frequenta l’Académie Lhote dove incontra Henri Cartier- Bresson: in seguito si appassiona alla fotografia e s’iscrive all’ École de Photographie de la Ville de Paris.

La fase più intensa della sua carriera di fotografa risale al periodo 1931-1937, durante il quale consegue risultati interessanti, apre uno studio in collaborazione con Pierre Kéfer e conosce Man Ray. Sono gli anni della crisi scaturita dal crollo della Borsa di New York del 1929. Anche in Europa si registra una profonda crisi economica; in Francia il tasso di disoccupazione è alto, accompagnato da una preoccupante instabilità politica. Gli anni Trenta rappresentano un periodo favorevole allo sviluppo della “fotografia di strada”. Il quartiere Zone suscita l’interesse di molti fotografi: zona periferica di Parigi, costituita da terreni incolti, è abitata dagli Zonards, poverissimi, concentrati in baracche, sopraelevate nei tratti più melmosi, e costruite con mezzi di fortuna: pezzi di legno, di metallo o di cartone. Una parte consistente della produzione fotografica di Dora viene realizzata in questa parte di Parigi. La sua attenzione è catturata dalla gente senza lavoro che vaga per le vie della metropoli, dai mendicanti, dai vagabondi e dalle madri sole con i figli piccoli: ritrae tutti con profonda umanità e con un’impronta surrealista. Scatti famosi forniscono esempi esplicativi della sua originalità, la quale si esprime attraverso uno sguardo e uno scatto che si posavano sul soggetto a volte in modo pietoso (Mendicante accasciato su una sedia pieghevole, 1934) e altre in modo ironico (Niente elemosina. Voglio un lavoro, 1934).

Dora Maar condivide con altre artiste di estrazione borghese la presa di coscienza della diffusa diseguaglianza sociale e della disperazione in cui versa gran parte della popolazione. Si schiera dalla parte dei diseredati, ma “questa sua presa di posizione era accompagnata da un’istintiva inclinazione per il misterioso, il magico e il soprannaturale”,2 una sintonia che la avvicina al gruppo surrealista. Il mondo dei sogni, l’arte infantile, il primitivo, l’erotismo l’inquietante stranezza del quotidiano: questo è l’universo di Dora. Lo sguardo è un tema frequente, quasi ossessivo quanto la cecità e gli occhi chiusi in trance o nel sonno; elemento surrealista ricorrente: “chiudere gli occhi al mondo che ci circonda ci permette di aprirli all’inconscio”.

Dora viaggia per l’Europa, spesso da sola. Durante il suo viaggio in Costa Brava e a Barcellona, cattura l’atmosfera e il tono vitale della città con empatia e tenerezza; appartengono a questo periodo scatti molto interessanti del mercato della Boquería e il Parco Güell (Albero sotto gli archi del Parco Güell di Gaudí, 1933).
“A venticinque anni ero molto di sinistra, non come adesso, però non mi sono mai iscritta al partito comunista”3

L’impegno politico di Dora si esprime dapprima in seno al gruppo surrealista: firma il manifesto Appel à la lutte pubblicato da Breton nel febbraio del 1934. La sua partecipazione si fa più attiva nel gruppo Contre-Attaque, creato nel 1935 da Georges Bataille e André Breton; condivide con i membri la critica verso “la frenetica necessità di ortodossia” del partito comunista, la condanna anticapitalista, l’opposizione verso il parlamentarismo borghese, stigmatizzato come corrotto. La rivoluzione sociale viene considerata l’unica e la sola possibile alternativa alle condizioni disumane nelle quali vive la maggior parte dei cittadini.4 Dopo lo scioglimento di Contre-Attaque nel 1936, Dora continua a condividere gli ideali dell’amico Bataille, i quali influenzano i suoi fotomontaggi del tempo, introducendo una sorta di contestualizzazione religiosa dell’erotismo, in una prospettiva enigmatica (Nudo e candeliere).

Impegnata in incarichi, mostre, pubblicazioni, critiche sui giornali e attiva nel mondo della moda, diviene responsabile delle relazioni pubbliche dello stilista J. Heim. Veste con eleganza e ha una grande passione per i cappelli.

Nel 1936, quando Paul Eluard presenta Picasso a Dora, il pittore è reduce dal divorzio con Olga Koklova e ha una relazione con Marie Thérèse Walter, da cui era nata la piccola Maya. È l’incontro di due forti personalità; l’evoluzione del rapporto è delineata nella produzione di Picasso: “l’amata bella, malinconica, dal corpo sensuale si trasforma gradualmente in una creatura prigioniera in una fitta ragnatela di linee e segni” 5

A questo periodo risale la realizzazione del reportage fotografico che documenta l’evoluzione di Guernica e la ripresa della pittura da parte di Dora. La crisi del rapporto raggiunge l’apice intorno al 1943: Picasso infatti avvia una relazione con la pittrice francese Françoise Gilot e il rapporto con Dora si consuma tra scenate e tradimenti. Gli eventi della seconda guerra mondiale nel frattempo stanno sconvolgendo l’Europa. Il padre di Dora, a causa del suo cognome è costretto a rifugiarsi in Sudamerica per sfuggire ai rastrellamenti; la madre viene arrestata in Francia e incarcerata per alcuni mesi, l’esperienza traumatica le causa un’emorragia cerebrale e la morte, successiva alla sua scarcerazione. Dora viene travolta dagli eventi dolorosi, e sprofonda in una crisi psicologica devastante, curata anche con elettroshock. Viene ricoverata nella clinica Maison de Santé di Saint-Mandé, dove inizia un trattamento psicoanalitico con Jacques Lacan.

“Tutti pensarono che mi sarei suicidata dopo che Picasso mi aveva lasciata, ma non lo feci per non dargli soddisfazione”. 6

La pittura e la religione rappresentano le due strade per trasformare il profondo rancore verso Picasso e lo sconforto procurato dalla perdita dei suoi punti di riferimento.”. La sua produzione pittorica si emancipa dall’influenza di Picasso per evolversi “verso nature morte caratterizzate da forme stilizzate, da oggetti sobri ed isolati” 7. Negli anni Cinquanta si arricchisce con i paesaggi disadorni di Ménerbes, il luogo in cui Picasso le aveva regalato una casa. Nello stesso periodo si registra la ripresa della vita sociale e di importanti contatti e amicizie: Marie-Laure de Noailles, l’amica scrittrice Lise Deharme, Lucian Freud e James Lord. Dora continua a dipingere e a sperimentare diverse forme espressive. Nel febbraio del 1951 realizza le scene per il dramma Monsieur Bob’le di Georges Schéhadé; in seguito pubblica quattro acqueforti su Sol de la montagne, un libro di poesie di André du Bouchet. Nello stesso periodo entra nell’ordine delle benedettine e intraprende una vita molto riservata a Ménerbes: meditazione, ricerca spirituale e pittura. Espone a Parigi nel 1957 presso la Galerie Berggruen, nel 1958 a Londra alle Leicester Galleries. Durante gli anni che precedono la sua morte riprende la fotografia e rielabora dei suoi vecchi fotogrammi. Nel 1995 viene realizzata la sua prima grande retrospettiva di fotografie e dipinti, a Valencia alla Fundación Bancaixa.

Dora Maar si spegne il 16 luglio del 1997.

  1. Dedica dell’amica e pittrice surrealista Alice Rahon. Victoria CombalÍa, “Dora Maar: la profondità dello sguardo”, Dora Maar. Nonostante Picasso, Skira, Febbraio 2014, Ginevra-Milano.  ^
  2. ibidem  ^
  3. Victoria Combalía, Entretien. Dora Maar, photographe, Art Press, n 199, febbraio 1995, París, p. 56.  ^
  4. Victoria Combalía, Dora Maar, Circe, luglio 2013, Barcellona.  ^
  5. Victoria Combalia, Dora Maar. Nonostante Picasso, op.cit. La Combalia è tra gli studiosi che in riferimento alla relazione con Dora, attribuisce a questa frequente modalità pittorica di Picasso la funzione di rappresentare il suo tormento interiore, acuitosi verso la fine della loro storia. Io condivido questa posizione.in una metafora pittorica che ne figura il carattere incostante e tormentato.  ^
  6. Victoria Combalía, Dora Maar. Nonostante Picasso, op.cit.  ^
  7. ibidem  ^

Irene Manente

Vive a Venezia e insegna nella scuola primaria. È laureata in storia contemporanea con indirizzo artistico; da alcuni anni ricerca e si interessa alla questione di genere nell'ambito della storia dell'arte.

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