Elizabeth Cady Stanton

Johnstown 1815 - New York 1902
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Elizabeth Cady Stanton è stata una delle principali leader del primo movimento femminista statunitense per i diritti delle donne. Nacque a Johnstown (New York) il 14 novembre del 1815, in una famiglia benestante e colta e frequentò l’Accademia di Johnstown in una classe maschile, dove imparò latino, greco, matematica e scienze. Grazie all’influenza del padre avvocato iniziò a interessarsi sin da giovane allo stato giuridico delle donne sposate, regolato dalle norme della common law. Questo interesse la portò a voler cambiare queste norme, che riteneva profondamente inique e in contraddizione con gli ideali liberali e democratici su cui era fondata la democrazia1. Il contratto coniugale era regolato secondo il concetto della coverture, che stabiliva la fusione dell’identità della moglie con quella del marito. La donna sposata era priva di personalità giuridica e dei diritti civili e politici, non godeva del diritto alla proprietà privata, della capacità di stipulare contratti, di disporre di volontà testamentarie e di citare (o di essere citata) in giudizio. La donna era considerata un minore a tutti gli effetti, e non poteva agire indipendentemente ma solo sotto la tutela e il consenso del coniuge2. L’eliminazione della dottrina della coverture avvenne gradualmente con una serie di riforme, diverse da Stato a Stato, che tra il 1839 e il 1895 modificarono lo stato giuridico e civile della donna sposata; il ruolo delle emancipazioniste e soprattutto di Elizabeth Stanton fu fondamentale.

Negli anni Quaranta dell’Ottocento Stanton entrò in contatto con il movimento abolizionista (organizzazione anti-schiavista), in particolare con la linea politica di William Lloyd Garrison3, di cui facevano parte anche Lucretia Mott4 e le sorelle Angelina e Sarah Grimké5. La partecipazione alle conferenze e il continuo fermento di idee morali e politiche, così come i discorsi sui diritti individuali sulla libertà e sull’uguaglianza, furono un vero e proprio stimolo per la formazione del suo pensiero femminista. La data cruciale per la nascita del movimento americano per i diritti delle donne fu il 1840, anno della World Anti-Slavery Convention tenutasi a Londra, in cui partecipò un gruppo di donne tra le quali Elizabeth Cady Stanton e Lucretia Mott. Alle donne venne però negata l’effettiva partecipazione al convegno: potevano assistere solo in galleria dietro a una tenda6. Inoltre la maggioranza del movimento abolizionista prese le distanze dalla lotta per i diritti delle donne, convinta che l’apertura alla questione femminile avrebbe distolto l’attenzione dalla causa anti-schiavista. Questo episodio causò profonda indignazione in Stanton e in Mott, e si crearono qui le basi per l’organizzazione della conferenza di Seneca Falls con l’obiettivo di affrontare il tema della ingiusta e profonda disuguaglianza tra uomini e donne sia nella vita privata che in quella pubblica. Si intendeva organizzare un’assemblea volta a rivendicare i diritti naturali e inalienabili di ogni donna, in quanto individuo, e per discutere del suo stato giuridico e civile. Il movimento femminista americano quindi ebbe le sue radici nel movimento anti-schiavista. Qui le donne impararono a utilizzare il linguaggio giuridico, a essere consapevoli dei diritti umani, a elaborare i concetti di uguaglianza e di libertà e ad applicare tutto ciò alla causa della conquista dei diritti delle donne7.

Otto anni dopo, il 19 e 20 luglio 1848, Mott e Stanton decisero di convocare la prima Woman’s Rights Convention presso Seneca Falls nello stato di New York. Inizialmente si pensò a una partecipazione esclusivamente femminile, che venne però, alla fine, aperta anche ad alcuni uomini: furono 32 uomini insieme a 68 donne ad apporre la firma al documento conclusivo del congresso chiamato Declaration of Sentiments. Redatto da Elizabeth Cady Stanton, Lucretia Mott, Martha Wright8 e da Mary Ann McClintock9, il documento doveva fungere da programma per il movimento emancipazionista della donna. Il fine principale era il suffragio femminile, che metteva in discussione la relazione asimmetrica tra uomo e donna, ed era sostenuto sulla base del principio “no taxation without representation” e sulla teoria dei diritti naturali inalienabili propri di ogni individuo10. La Dichiarazione dei Sentimenti venne scritta prendendo come riferimento la Dichiarazione d’Indipendenza degli Stati Uniti del 1776, non per sostituirla, ma per completarla, prendendo in considerazione anche i diritti naturali e inalienabili delle donne. I diritti teoricamente propri di ogni individuo, nella Dichiarazione d’Indipendenza erano invece negati a un intero sesso. Era una denuncia all’incoerenza di una dichiarazione declamata come universale, ma che di fatto si rivolgeva solo al sesso maschile. Nella Dichiarazione dei Sentimenti vi è un forte richiamo ai temi dell’individualismo liberale e dei diritti naturali tipici del giusnaturalismo a favore dell’emancipazione femminile:

Noi riteniamo per certo che le seguenti verità siano di per sé evidenti: che tutti gli uomini e le donne sono stati creati uguali; che sono stati loro attribuiti dal Creatore certi diritti inalienabili; che tra questi vi sono la vita, la libertà e la ricerca della felicità; che al fine di assicurare questi diritti sono istituiti i governi, derivanti i loro giusti poteri dal consenso dei governati. Ogni qualvolta una qualche forma di governo violi questi fini, è diritto di coloro che ne soffrono di rifiutarsi di obbedirvi e di insistere per l’istituzione di un nuovo governo che si fondi su quei principi e che organizzi i suoi poteri in forma tale che siano più adatti ai fini della sicurezza e della felicità11.

Si affermò che la sottomissione del sesso femminile fosse in realtà il frutto di una cultura secolare che ebbe come unico protagonista indiscusso l’uomo, e non la conseguenza di una specifica costituzione biologica e intellettiva della donna. Nel corso della storia le donne avevano infatti subito una serie di violazioni e usurpazioni da parte dell’uomo, e per questo tutte le partecipanti del congresso di Seneca Falls, discutendo sulla condizione femminile, richiedevano i loro diritti civili, politici e sociali-economici in quanto cittadine degli Stati Uniti. Le donne rivendicavano il diritto di voto e tutti i diritti civili ed economici, l’accesso a tutte le università, a tutte le professioni, al commercio e alle cariche politiche. Per Stanton il suffragio femminile era il passo principale per mutare la condizione della donna, l’uomo tendeva alla violenza e alla guerra a differenza della donna che aveva uno spirito più sentimentale e pacifista.

Elisabeth Cady Stanton insieme a Susan B. Anthony12 fondò la National Woman’s Suffrage Association nel 1869 a New York, associazione che promuoveva i diritti delle donne affermando e difendendo la loro piena dignità individuale13. Questa associazione impegnata nel riconoscere il diritto di voto alle donne, si rifiutò di sostenere il Quindicesimo emendamento della Costituzione, disposizione che proibiva al governo degli Stati Uniti di escludere i cittadini dal diritto di voto sulla base della razza o da una precedente condizione di schiavitù. Per Stanton la questione del voto alle donne era molto più importante, rispetto al suffragio maschile per la popolazione nera, che restava secondo lei indegna di ottenere i diritti politici in quanto non istruita e ritenuta inferiore. Riflessioni non egualitarie ed elitarie erano presenti negli scritti di Stanton sin dal 1848, ma il senso di frustrazione e delusione dovuto all’esclusione delle donne dal diritto di voto in occasione dell’approvazione del Quindicesimo Emendamento esasperò queste idee già presenti nel suo pensiero.

Nel 1880 Elizabeth Cady Stanton, Susan Anthony e Matilda Joslyn Gage14 decisero di scrivere l’History of Woman Suffrage, tre volumi dedicati alla storia del movimento femminista americano e ai traguardi raggiunti nella rivendicazione dei diritti civili, politici ed economici-sociali. Si tratta di un’opera monumentale che analizza dettagliatamente il periodo che va dal 1848 al 1920, anno in cui fu introdotto il Diciannovesimo Emendamento della Costituzione che conferiva il voto federale alle donne15.

Nell’ultimo discorso che Stanton tenne alla National American Woman Suffrage Association nel 1892, successivamente trascritto e pubblicato con il titolo The solitude of self, emerge chiaramente l’individualismo che caratterizza il suo pensiero femminista16. Il tema centrale è la figura della donna: titolare di diritti naturali che le spettano in quanto individuo, e titolare di diritti civili e politici che le spettano in quanto cittadina. Ogni donna deve raggiungere un pieno grado di autonomia e libertà, poiché in quanto individuo deve poter contare solo su sé stessa, sulle proprie forze e capacità. Finché saranno negati i diritti alle donne non solo si danneggerà la dignità di singole persone, ma si danneggerà l’intera società.

Elizabeth Cady Stanton morì a New York il 26 ottobre 1902 per un’insufficienza cardiaca.

  1. Cfr. Roberta Adelaide Modugno, Elisabeth Cady Stanton. Abolizionismo e democrazia nell’Ottocento americano, Soveria Mannelli (CZ): Rubbettino, 2011, p. 18.  ^
  2. Cfr. ivi, pp. 18-19.  ^
  3. William Lloyd Garrison (1805- 1879) fu tra i primi abolizionisti a invocare l’abolizione totale della schiavitù e fu il fondatore del celebre periodico abolizionista «The Liberator». Legò la causa abolizionista ad altre riforme tra cui la causa per l’emancipazione femminile.  ^
  4. Lucretia Mott (1793-1880) è stata un’attivista statunitense che lottò a favore dell’abolizionismo negli Stati Uniti e per i diritti delle donne. Fu tra le organizzatrici della Convention di Seneca Falls nel 1848 insieme a Stanton.  ^
  5. Angelina Grimké (1805- 1879) e Sarah Grimké (1792- 1873) erano figlie di un ricco proprietario di schiavi del South Caroline e attive sia nella protesta antischiavista che per la rivendicazione dei diritti delle donne.  ^
  6. Cfr. Roberta Adelaide Modugno, Elisabeth Cady Stanton, cit., p. 24.  ^
  7. Cfr. ivi, pp. 26-27.  ^
  8. Martha Coffin Wright, (1806-1875) sorella di Lucretia Mott fu impegnata sia nell’abolizionismo che nel movimento per il suffragio femminile. Dopo il 1869 rimase a fianco della Stanton nella National Woman Suffrage Association.  ^
  9. Mary Ann McClintock (1800- 1884) fu membro della Philadelphia Female Anti-Slavery Society.  ^
  10. Cfr. ivi, pp. 48-49.  ^
  11. Anna Rossi Doria, La libertà delle donne, Torino: Rosenberg & Sellier, 1990, pp. 91-95, in Roberta Adelaide Modugno,Elisabeth Cady Stanton. cit., p. 51.  ^
  12. Susan Brownell Anthony (1820-1906) è stata un’importante saggista, attivista dei diritti civili delle donne e una delle leader dei movimenti femminili americani nel XIX secolo insieme alla Stanton.  ^
  13. Cfr. Elda Guerra, Storia e cultura politica delle donne, cit. p. 87.  ^
  14. Matilda Joslyn Gage (1826-1898) è stata un’attivista dei diritti delle donne e dell’abolizionismo. Fece parte della Woman Suffrage Association.  ^
  15. Cfr. Roberta Adelaide Modugno, Elisabeth Cady Stanton, cit., pp. 173-175.  ^
  16. Cfr. Elda Guerra, Storia e cultura politica delle donne, cit. p. 87.  ^

Fonti, risorse bibliografiche, siti

Lois W. Banner, Elizabeth Cady Stanton, A Radical for Woman’s Rights, Little Brown, Boston, 1980

Sue Davis, The Political Thought of Elizabeth Cady Stanton, New York University Press, New York- London, 2008

Claudette Fillard, Elizabeth Cady Stanton. Naissance du féminisme américain à Seneca Falls, Editions Centre de Publications, Lyon, 2009

Elena Magalotti

Nasce a Cesena nel 1993. Si laurea in Filosofia presso l’Università di Bologna con una tesi in Storia della Psicologia, e attualmente si sta laureando alla magistrale di Scienze Filosofiche con una tesi in Storia delle Donne e dell’Identità di Genere. Scrive per Filosofemme, in cui si occupa soprattutto di storia di genere e del femminismo, storia della sessualità e storia della scienza.

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