Elpinice

Atene - V secolo a.C.
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Elpinice visse nel V secolo a.C. I contorni della sua biografia stentano a definirsi con chiarezza, attraverso le poche testimonianze di una storiografia politicamente orientata che ne fece il paradigma di un attivismo politico spregiudicato ed esecrabile soprattutto perché esercitato da una femmina. Di lei Plutarco scriveva che avesse intrattenuto rapporti incestuosi con il fratello, lo stratego Cimone, appartenente alla nobile famiglia dei Filaidi; Cornelio Nepote affermava invece che i due fratelli avessero contratto un regolare vincolo matrimoniale, una possibilità ammessa dalla legge ateniese perché figli dello stesso padre ma non della stessa madre. A dispetto di questa ricostruzione, resta tuttavia viva la discrasia tra un filone storiografico che intendeva colpire lo stratego Cimone con l’accusa di incesto familiare e del filone opposto che rappresenta invece il tentativo speculare, orchestrato probabilmente dall’entourage Filaide, di ricondurre un rapporto di simbiosi politica e affettiva nell’alveo di una fittizia legittimità.
I biografi antichi ci hanno tramandato alcune testimonianze sull’atteggiamento di impegno e coraggio con cui Elpinice si impegnò direttamente per proteggere l’immagine pubblica del fratello: la vediamo infatti più volte al cospetto del giovane Pericle, uno dei più accaniti oppositori di Cimone. Una prima volta nel 463, per supplicarlo in favore del fratello coinvolto in un processo in cui Pericle era uno dei principali accusatori. La risposta del giovane stratego non appare molto lusinghiera: «sei vecchia, Elpinice, per concludere simili affari». (Plut. Cim. 14, 5; Per. 10, 6). Ma, nonostante l’atteggiamento di scherno mostrato, Plutarco afferma che Pericle, durante il processo, si sarebbe alzato soltanto una volta per accusare Cimone, a dimostrazione di come le arti suasorie di Elpinice potessero risultare ancora efficaci a dispetto dell’età. Una seconda volta Pericle avrebbe acconsentito alle richieste di Elpinice, alcuni anni dopo, impegnandosi a richiamare Cimone dall’esilio in cui era stato relegato: attraverso la mediazione della donna i due influenti uomini politici avrebbero poi pattuito una spartizione delle rispettive aree di intervento. Di opposto tenore fu invece il contenuto dell’accordo, stando alla testimonianza dell’erudito Ateneo: secondo lui, Pericle ebbe a compenso per il rimpatrio di Cimone la possibilità di andare a letto con la medesima Elpinice (Ath. XIII 56).
Un ulteriore episodio, infine, ci mostra come Pericle si scontrasse nuovamente contro l’altezzosità della Filaide, erede politica del prestigio del fratello ormai defunto. L’episodio è collocato da Plutarco in occasione dell’elogio funebre pronunciato da Pericle per i caduti nella presa di Samo (441-439). Secondo il biografo, le donne presenti all’evento si accalcavano attorno allo stratego per stringergli la mano e ricoprirlo di bende e corone «come un atleta vittorioso» (Plut. Per. 28, 5-7).
Elpinice invece osò sfidare pubblicamente l’“olimpica” immagine periclea, con una sagace ironia che a molti dovette sembrare sin troppo audace per una donna. Ecco le sue parole:

«Mirabili, o Pericle, e degne di una corona sono le tue azioni; ci hai fatto perdere molti e valorosi cittadini non in una lotta contro Medi e Fenici, come fece mio fratello Cimone, ma abbattendo una città amica e alleata. Questo disse Elpinice, e Pericle, sorridendo, impassibile, le ripeté il verso di Archiloco: Tu che sei vecchia, non avresti dovuto profumarti».

L’atteggiamento di Elpinice verso il campione politico della polis ateniese contrasta visibilmente con quello delle altre figure femminili presenti e il suo ardimentoso commento ottiene maggiore risalto della pur dotta citazione letteraria dell’avversario. Emerge così un’immagine artificiosa e stereotipata del personaggio di Pericle, preoccupato di sottrarsi a un confronto verbale potenzialmente dannoso per la sua immagine pubblica. La reputazione di Elpinice era infatti irreparabilmente compromessa: si diceva avesse intrattenuto una relazione illecita, oltre che con Cimone, anche con il pittore Polignoto di Taso, che l’aveva ritratta come novella Laodice nel portico di Peisianatte; inoltre le si rimproverava di aver sposato il ricco Callia solo per reperire il denaro per pagare la cauzione al fratello, trattenuto in carcere per il mancato pagamento di una multa. (Nep. Cim. 1, 2).
Tutte queste testimonianze agirono profondamente sull’immagine pubblica di Elpinice, tanto da far nascere il sospetto che, attorno alla sua figura, piuttosto attiva sul versante politico, si fossero coagulate non soltanto le forze di opposizione anticimoniane ma anche quelle di marca antipericlea, con l’intento di creare un “precedente storiografico” che giustificasse la successiva ingerenza di Aspasia sullo stratego suo amante.

Fonti, risorse bibliografiche, siti

J.K. Davies, Athenian Propertied Families (600-300 B.C.), Oxford 1971, pp. 302-303

C. Mossé, Stratégies matrimoniales et fonctionnement de la vie politique à Athènes (V ͤ -IVͤ ͤ siècles), in J. Andreau - H. Bruhns (edds.), Parenté et stratégies familiales dans l’antiquité romaine. Actes de la table ronde (Paris, 2-4 octobre 1986), Roma 1990, pp. 545-554

Francesca Mattaliano

È dottore di ricerca in Storia della Sicilia antica presso l’Università degli Studi di Palermo nel 2007. Ha svolto come assegnista quadriennale (2008-2012) attività di ricerca sul progetto Relazioni interculturali nel Mediterraneo antico: i Greci d’Occidente e gli “altri”. Ha trascorso soggiorni di studio presso la Scuola Archeologica Italiana di Atene e presso il Dipartimento di Historia Antigua dell’Università di Malaga. Fa parte del comitato di redazione della Rivista «Hormos».

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