Emilia Bassano Lanyer

1569 - 1645
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Gli occhi della mia donna non si possono
menomamente paragonare al sole; 
il corallo è assai più rosso delle sue labbra;
se la neve è bianca certo il suo seno è bruno;
se i capelli fossero di fil di ferro sulla sua testa 
crescerebbero dei fil di ferro neri. 
Ho veduto delle rose damaschine bianche e rosse, 
ma tali non ne vedo sulle sue guance 
e taluni profumi sono più grati di quello 
che nel fiato della mia donna aulisce.
Amo sentirla parlare, eppure so che la musica
ha un suono molto piu’ gradito.
Ammetto di non aver mai visto camminare una dea,
ma la mia donna camminando calca la terra.
Eppure, per il cielo, ritengo che la mia amata
sia straordinaria come ogni altra donna
falsamente cantata con immagini esagerate.

(W. Shakespeare, Sonetto 130)

La donna descritta in questo sonetto è la famosa “dark lady” di Shakespeare, colei che ha ispirato parte dei Sonetti del bardo, donna amata e odiata dall’autore, donna scelta da Shakespeare per indagare l’essenza della femminilità e l’effetto che essa provoca nel cuore degli uomini.
Gli studiosi hanno ricercato per anni l’identità della “dama bruna” e ora quasi tutti concordano su un nome: Emilia Bassano Lanyer.
Emilia Bassano Lanyer è una poetessa e musicista alla corte della regina Elisabetta.
Nata nel 1569 in una famiglia di musicisti veneti (prendono il cognome dall’omonima città di Bassano del Grappa), la sua famiglia si trasferisce in Inghilterra quando il padre e gli zii vengono invitati alla corte di Enrico VII per unirsi al complesso musicale di flauti, archi e ottoni The King’s Musik. Dopo la morte prematura del padre, Emilia viene affidata alle cure di Susan Bertie, la contessa di Kent che le fornisce un’istruzione umanista (all’epoca riservata solo ai maschi); crescendo Emilia si appassiona di musica e poesia e diventa un’ottima suonatrice di virginale presso la corte di Elisabetta. Di questi anni si conoscono alcuni aspetti della vita privata di Emilia che diventa amante di numerosi uomini di corte tra cui Lord Hunsdon, Gran Ciambellano del regno e cugino-fratellastro della regina Elisabetta (era figlio di Maria Bolena, sorella maggiore della sfortunata Anna madre della regina, e ufficialmente del gentiluomo di Corte William Carey; ma era in realtà figlio naturale di re Enrico VIII, di cui Mary era stata amante, fatta sposare per comodo al Carey quando la donna rimase incinta e il sovrano s’era incapricciato della sorella di lei).
Lord Hunsdon è il protettore della compagnia teatrale The Chamberlain’s Players di William Shakespeare e proprio attraverso lord Hunsdon Emilia Bassano conosce il poeta e ne diventa per qualche tempo l’amante. Sposa poi il suo primo cugino, il musicista di corte Alfonso Lanier, nel 1592, quando rimane incinta di Lord Hundson; pare che il matrimonio non sia stato felice.
Dama di corte, al centro di numerosi pettegolezzi, Emilia era un’artista raffinata, riconosciuta sia in ambito musicale che poetico. È la prima donna a insistere per essere riconosciuta con il titolo di “poetessa”.
In Salve Deus Rex Judaeorum, pubblicata a suo nome nel 1611, l’autrice rilegge alcuni passi biblici, focalizzando l’attenzione sul ruolo delle donne. Il poema è diviso in undici parti poetiche ognuna dedicata ad una donna illustre dell’epoca: la regina Anna, la principessa Elisabetta, la contessa di Kent per citarne qualcuna; Emilia si rivolge a loro in quanto donne colte capaci di accogliere e comprendere il suo pensiero.
Gli studiosi riconoscono nel poema tre passaggi fondamentali: il primo è The Eve’s apologie, in cui l’autrice analizza la genesi rivalutando la figura di Eva, vista come un dono di Dio all’uomo e giudica la concessione di Eva al serpente come desiderio di accedere al sapere per lei e per Adamo. Il secondo tema è The Description of Cooke-ham, in cui Emilia descrive un paradiso utopico in cui la donna è libera di accedere alla conoscenza e di condividere il sapere, libera dal potere patriarcale. L’ultimo passaggio è To the Queenes most Excellent Majestie, in cui il messaggio è chiaro: le donne sono le migliori ad apprezzare e aiutare gli altri, ma solo le donne possono aiutare se stesse a liberarsi dal giogo degli uomini.
La tesi di Emilia è che agli occhi di Gesù la donna è più vicino alla santità rispetto all’uomo; le donne sono le uniche e reali discepole di Cristo.

Michela Panigo

Michela Panigo è nata nel 1988 e da sempre vive ad Abbiategrasso in provincia di Milano. Nel 2012 si è laureata a pieni voti alla specialistica in scienze storiche presso l’Università degli Studi di Milano. Nei suoi studi si è occupata di storia della moda e, attraverso ricerche in campo archivistico, ha prodotto due elaborati rispettivamente intitolati Da sarta a imprenditrice: Biki e la Milano degli anni ‘60 e La maison Curiel: cento anni di alta sartoria a Milano.
Attualmente si dedica ad associazioni culturali e sociali in attesa di poter avere accesso al mondo della ricerca storica che rimane sempre la sua più grande passione.

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