Emma Wedgwood Darwin

Maer Hall, Maer, Staffordshire 1808 - Downe, Kent 1896
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Emma Wedgwood nacque a Maer Hall, in Inghilterra, il 2 maggio del 1808, settima ed ultima figlia di Josiah Wedgwood II e di sua moglie Elizabeth Allen. L’accolse una famiglia numerosa dell’alta borghesia imprenditoriale (il nonno era stato il fondatore della ditta di ceramiche che portava il suo nome e aveva “trasformato il loro villaggio-azienda di Etruria in un modello di walfare”), una famiglia “illuminata” che impartisce, anche alle figlie, un’educazione e un’istruzione per quell’epoca all’avanguardia. A 17 anni Emma compì quello che ai tempi veniva definito il Grand Tour, che la vide soggiornare prima a Parigi e in Svizzera e successivamente in molte città italiane. Nel 1838 si fidanzò con Charles Darwin, naturalista e scienziato, che sposò il 29 gennaio 1839 e dal quale ebbe 10 figli. La coppia dapprima dimorò a Londra, al 12 di Gower Street, dove nacquero i loro primi due figli, ma nel 1842 si trasferì a Down House, nelle campagne del Kent, dove trascorse il resto della vita e dove Emma fu sepolta.
Emma, nome dell’eroina del libro della Austen tanto amato dalla Wedgwood 1 è una donna intelligente, colta, di animo gentile e generoso, molto lontano dai profili di altre donne a lei contemporanee. Emma ricorda anche altre donne protagoniste della loro epoca, dotate di urbanità, capacità affabulatoria, generosità d’animo, oltre che caratterizzate da un’inclinazione verso l’impegno sociale. Questa forte personalità è innanzitutto riconducibile all’educazione ricevuta. Una famiglia numerosa, un vero e proprio clan che, nonostante i tempi, (Emma visse in piena età vittoriana), vantò sempre idee moderne, prive di pregiudizi, una famiglia che vedeva nella cultura uno strumento di progresso sociale e di miglioramento morale dell’umanità. L’esistenza di Emma fu senz’altro molto privilegiata, ma questi privilegi furono usati per contribuire al progresso. Come Pievani afferma: “…filantropi, illuminati, progressisti, [i Wedgwood] erano di religione unitariana e antitrinitaria, devoti cioè ad una divinità tollerante che presiede all’ordine del mondo e garantisce vita eterna ai giusti, lasciando nel frattempo correre senza briglie il progresso scientifico e tecnologico”2. È in questo humus che cresce e matura Emma, che fa della lettura, della scrittura, della conversazione e della musica, oltre che dei viaggi e delle relazioni sociali le materie della sua istruzione: “In casa erano circondati da moltissimi libri e, avendo sempre accesso alla biblioteca del padre, potevano leggere in tutta libertà”3. Gli adulti (genitori, zii, parenti) che gravitavano intorno ai bimbi Wedgwood erano sempre presenti, affettuosi, incoraggiavano i legami con gli altri, soprattutto con i parenti più stretti, come per esempio i Darwin, loro cugini primi, con i quali condividevano valori, ideali, costumi e stili di vita: “il legame tra Darwin e Wedgwood era ormai alla terza generazione e diventava sempre più solido”. E non solo grazie a questo invidiabile contesto famigliare Emma poté forgiarsi ed evolvere, ma anche grazie all’atmosfera che si respirava in quegli anni in Inghilterra, anni vivaci, sebbene sotto l’egida della regina Vittoria, anni in cui il progresso condiziona e alimenta l’esistenza dell’alta borghesia, che non disdegna l’impegno sociale a favore dei più poveri, impegno che, modernamente, non si traduceva solo in opere di carità e di aiuto, ma prevedeva azioni e scelte che permettessero un miglioramento a lunga scadenza delle classi sociali inferiori (scuole per bambini, per adulti, creazione di servizi di supporto alle donne lavoratrici). Le donne, ed Emma con loro, rivendicano anche un’emancipazione politica, volendo conoscere e giudicare il governo del loro paese: “…facevano acquisti a Covent Garden, visitavano la National Gallery e, con grande passione, assistevano alle sedute alla House of Commons dal Ventilator, l’angusta galleria riservata alle signore”.
Certo il legame coltivato fin dall’infanzia con Charles Darwin e poi l’amore hanno giocato un ruolo importante per questa donna che però non ha solo ricevuto, ma anzi ha dato molto al grande scienziato, che in famiglia appare come un uomo buono, semplice, affettuoso, modesto, legatissimo a questa moglie sempre allegra, spiritosa, pratica e colta, che lo sorregge e lo cura soprattutto quando la sua salute, come spesso accadeva, lo preoccupa e gli fa dubitare di farcela. È importante ricordare di Emma anche il ruolo svolto in tutto il lavoro del marito ed in particolare nella lettura, nella correzione e nella pubblicazione del capolavoro di Darwin. “In pochi fogli, il 5 Luglio 1844, svelò a Emma il suo segreto. Le confidò di aver scritto un abbozzo della teoria delle specie e le chiedeva di diventarne la custode: – Se, come credo, la mia teoria è giusta, e se verrà accettata anche da un solo giudice competente, sarà un considerevole passo avanti compiuto dalla scienza – [Darwin] Stava rimettendo a lei le sorti della sua ricerca: nel caso di una sua prematura scomparsa, sarebbe stato della moglie il compito di trovare un curatore adatto per garantire la pubblicazione dell’abbozzo”. Ancora tantissimi sono gli esempi e le testimonianze di questa profonda affinità elettiva, costruita negli anni sulla stima, il rispetto e l’amore, nonostante la diversità spirituale che portò Darwin ad allontanarsi sempre più dalla fede, forte del suo credo scientifico. Questa diversità, sulla quale si è tanto insistito, venne comunque superata dai due in nome del profondo rispetto reciproco e dell’intelligenza che permetteva a ciascuno di accettare le idee dell’altro.
Ma ancora di Emma è importante sottolineare, a proposito di modernità, i suoi diversi ruoli di moglie, madre, nonna, ruoli svolti in modo intelligente ed emancipato poiché sempre improntati a un profondo rispetto della persona, della sua intelligenza e dei suoi sentimenti. Anche quando Emma è colpita da dolori profondi, quando perde i suoi cari (perderà tre figli, fra cui Annie, una bimba di 10 anni) non dimentica mai se stessa, la sua importanza nella famiglia e nella società. Emma rappresenta un grande personaggio, specchio di un’epoca invidiabile sotto certi aspetti, figura ancor oggi esemplare4.

  1. Jane Austen, Emma, trad. di B.Maffi, Rizzoli, Milano 1954  ^
  2. Telmo Pievani, Una donna chiusa nello stereotipo, recensione del libro di C. Ceci, in “L’indice dei Libri del Mese”, Marzo 2013  ^
  3. Chiara Ceci, Emma Wedgwood Darwin, Ritratto di una vita, evoluzione di un’epoca, Sironi editore, Milano 2013  ^
  4. Come afferma Telmo Pivani nella già citata recensione al volume di Chiara Ceci: “Chiara Ceci [..] ha permesso, per una volta, di vedere il grande naturalista nei panni, questa volta, del marito di Emma Wedgwood”  ^

Fonti, risorse bibliografiche, siti

Chiara Ceci, Emma Wedgwood Darwin, Ritratto di una vita, evoluzione di un’epoca, Sironi editore, Milano 2013

Randal Keynes, Casa Darwin. Il male, il bene e l’evoluzionismo dell’uomo, Einaudi, Torino 2007

Autobiografia di C. Darwin (1809-1882) a cura di Nora Barlow, trad. dall’inglese, Einaudi, Torino 2006

Telmo Pievani, Una donna chiusa nello stereotipo, recensione del libro di C. Ceci, in “L’indice dei Libri del Mese”, Marzo 2013

Sito del libro di Chiara Ceci

Raimonda Lobina

Nata a Lambrate, Milano, nell’Ottobre del 1955, si trasferisce a 15 anni in Svizzera dove studia e lavora, laureandosi a Zurigo con una tesi di Dottorato sulla Medea di Corrado Alvaro e dove è molto attiva nell’ambito dell’immigrazione italiana. Dal 1982 vive a Cremona, città in cui ha messo al mondo un figlio, ha accudito una mamma anziana e dove insegna Lettere al Liceo Classico. Collabora da tempo con riviste e siti locali e da alcuni anni ha ripreso l’impegno nel Terzo Settore e nel mondo del volontariato, svolgendo vari incarichi e ricoprendo diverse cariche.

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