Felicitas Buchner

Ebermannsstadt (Baviera) 1856 - ?
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Felicitas Buchner è nota per la sua attività di pedagogista della corrente dell’attivismo cattolico e di pubblicista[1]. Nel 1933 i nazisti certificarono la conclusione di questo impegno dopo che per anni Felicita, ebrea, era stata tenuta sotto sorveglianza dalla polizia di Stato; ultima notizia certa: l’ingresso nell’ospizio per anziani Altenheim di Dom-Pedro Platz a Monaco, il 25 aprile 1944[2].
Felicitas, o piuttosto Felicita come si firmava lei stessa, iniziò la sua attività in Italia il 1 dicembre 1881 come bambinaia-istitutrice degli orfani di Giustino Valmarana, cognato di Antonio Fogazzaro: con questi propose, nell’ambito del suo impegno nell’assistenza e tutela di fanciulli poveri e/o abbandonati, l’iniziativa degli “asili-famiglia” che prevedeva un gruppo residenziale di un numero massimo di otto piccoli seguiti da una vice-madre. Su questo progetto firmò nel giugno 1901 un appello alle donne d’Italia, che considerava sua seconda patria[3]. Complesso e discusso il rapporto intellettuale e sentimentale tra Fogazzaro e Felicita, che lasciò definitivamente l’Italia solo dopo la morte dello scrittore avvenuta il 7 marzo 1911[4].
La Buchner fu membro del Consiglio direttivo e corrispondente da Monaco di Baviera della “Federazione Abolizionista Internazionale”, che combatteva la regolamentazione della prostituzione sanzionata in alcuni stati civili dalle leggi, e responsabile locale della “Deutscher Frauenbund für alkoholfreie Kultur”, associazione femminile tedesca per la cultura antialcoolica sorta a Dresda nel 1900 e di cui la Buchner fu presidente sino al 1922. Felicita – «propagandista del movimento per il bene in Germania, in Francia, in Svizzera ed in Italia» come la definì la rivista «Vita Femminile Italiana»[5] – espresse il suo pensiero in molte conferenze e scritti in cui sosteneva che immoralità, alcoolismo e prostituzione, andavano prevenuti attraverso l’educazione morale, sessuale e pratica e corsi per l’educazione della donna, anche ambulanti, tra i quali l’economia domestica. La morale dei due sessi doveva essere unica e la donna poteva svolgere un ruolo fondamentale, prima di tutto educando diversamente i propri figli e poi impegnandosi in attività sociali e umanitarie[6].
Felicita si impegnò anche sul tema della povertà, suggerendo soluzioni a livello nazionale ed europeo che prevedevano migliorie nell’agricoltura e in particolare la sostituzione della coltura intensiva di prodotti più ricercati, di buona qualità e freschi, a quella intensiva, che portava a sovrabbondanza solo certi alimenti.
Nel 1909 collaborò in modo sostanziale all’iniziativa della Scuola Franchetti per le giovani di cui firma il programma come Direttrice, dichiarandone gli scopi: «1) Preparare buone madri di famiglia e buone massaie; 2) Formare insegnanti di economia domestica per scuole professionali, orfanatrofi ed altri educandati femminili ed anche per cattedre ambulanti e scuole di educazione domestica analoghe a quelle esistenti con benefici effetti nel Belgio, in Germania e in Svizzera e, in Italia, nella provincia di Bergamo, dove esse hanno dato frutti tali di moralità e d’ordine nelle famiglie operaie da ottenere non solo il consenso, ma anche il concorso pecuniario dei grandi industriali e delle autorità governative e municipali». Le materie di insegnamento dei corsi magistrali – della durata di uno o due anni e che comprendevano letture e conversazioni in francese, inglese e tedesco – erano suddivise in tre aree: gestione della famiglia e della casa, lavoro produttivo della donna di famiglia in campagna, doveri della donna; l’abilitazione di primo livello era «all’insegnamento dell’economia domestica negli educandati femminili e alla frequentazione del corso magistrale superiore»; quella di secondo livello, «all’insegnamento dell’economia domestica e delle piccole industrie agrarie negli orfanatrofi, nelle cattedre ambulanti e nelle scuole di educazione domestica in città e in campagna». Mentre per essere ammesse alla scuola era necessario aver compiuto 17 anni, c’erano anche parecchi corsi speciali, brevi e gratuiti per ragazzine appena uscite dalle scuole elementari, per operaie, per contadine, per giovani madri e per maestre di scuole primarie e secondarie, questi ultimi biennali ed estivi[7]. Nell’agosto 1909 Maria Montessori tenne lezioni di Sociologia elementare e di Metodologia della pedagogia scientifica al Primo corso di pedagogia scientifica svoltosi alla Villa Montesca a Città di Castello per iniziativa di Alice e Leopoldo Franchetti, referente proprio la Buchner in quanto direttrice della costituenda Scuola di Economia Domestica che purtroppo, non ebbe successo e chiuse subito il primo anno, nonostante disponesse di docenti qualificati e di strumenti all’avanguardia, come per esempio il “Metodo E. Boccacci”, rarissima, forse unica, raccolta didattica di valigette contenenti campioni di fibre tessili e di tessuti, libretti-campionari di armature, in stoffa e in carta colorata, ecc…[8].
Della dura necessità della chiusura aveva scritto Alice al Fogazzaro già il 31 dicembre 1909: «…Le voglio parlare anche e soprattutto della amica che abbiamo in comune, di Felicita Buchner. […] Ora rimane la cosa principale di trovare un altro lavoro adatto alle forze e di soddisfazione per la cara Sig.ra Buchner, colla quale rimango in piena simpatia ed amicizia»[9].

NOTE

1. Moretti 2010.
2. Franzina 1994, pp. 269-270.
3. Piccioni 1970, pp. 169-170; Fossati 1997, pp. 43-44.
4. Piccioni 1970, p. 170 e p. 464:. Cfr. anche Moretti 2009 e 2010.
5. Bollettino della Moralità. Felicitas Buchner a Firenze, «Vita Femminile Italiana», a.IV, fasc.IV, luglio 1910, pp. 811-812.
6. Buseghin 2002, Felicitas Buchner, pp.525-535 e 2013, pp.58-63.
7. Buchner, s.d., (1909) e Istituto Franchetti in Città di Castello, «Gioventù Nova», n. 87, a. V, n. 5, 15 marzo 1909, p. 1;cfr. anche Corsi d’istruzione per la vita pratica, «Vita Femminile Italiana», a. III, fasc. III, marzo 1909, pp.282-284.
8. La raccolta, restaurata, è oggi esposta nel museo-atelier dell’azienda Tela Umbra. Lini tessuti a mano dal 1908 a Città di Castello.
9. Carteggio Fogazzaro, Fondo Piero Nardi, Biblioteca Civica Bertoliana di Vicenza.
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Fonti, risorse bibliografiche, siti

Buchner Felicita, Corsi d'istruzione per la vita pratica femminile nella istituenda scuola Franchetti in Città di Castello (Provincia di Perugia), La scuola si aprirà il 1 ottobre 1909

Buseghin Maria Luciana, Cara Marietta... Lettere di Alice Hallgarten Franchetti (1901- 1911), Tela Umbra, Città di Castello, 2002

Buseghin Maria Luciana, Alice Hallgarten Franchetti, un modello di donna e di imprenditrice nell’Italia tra ‘800 e ‘900, Pliniana Editrice, Selci Lama, 2013

Chemello Adriana, Il plico sigillato e i suoi segreti, pp.39-45 in Adriana Chemello, Fabio Finotti, Adele Scarpari (curr.), Album Fogazzaro, Accademia Olimpica, Vicenza, 2011

Franzina Emilio, Antonio e Felicitas. Fogazzaro, la Buchner e le origini del femminismo cattolico in Italia, pp. 263-286 in Bandini Fernando e Finotti Fabio (curr.), Antonio Fogazzaro. Le Opere I tempi. Atti del convegno internazionale di studio Vicenza, 27-28-29 aprile 1992, Accademia Olimpica, Vicenza, 1994

Moretti Ileana, Antonio Fogazzaro e Felicita Buchner: un incontro nel “Daniele Cortis”. Con alcune lettere inedite, Bulzoni, Roma, 2009

Moretti Ileana, Antonio Fogazzaro, Felicitas Buchner e il Cristianesimo sociale. Con lettere inedite, Casa Editrice Rocco Carabba, Lanciano, 2010

Piccioni Donatella e Leone, Antonio Fogazzaro, Unione Tipografica-Editrice Torinese, Torino, 1970

Maria Luciana Buseghin

Antropologa culturale e scrittrice, si occupa di arti applicate, soprattutto tessili, svolge attività scientifica e didattica in diversi ambiti: dall’artigianato artistico, alla moda e costume, alla gastronomia. Collabora ad associazioni e riviste, ha al suo attivo oltre 60 pubblicazioni tra cui Cara Marietta…Lettere di Alice Hallgarten Franchetti (1901-1911), Tela Umbra, Città di Castello, 2002; Le ricette degli Angeli Nieri Mongalli. Cucina e stile di vita in una famiglia signorile nell’Italia del ‘900, La Rocca Marsciano, 2008 (edito anche in inglese) e L’ultima Sibilla. Antiche divinazioni, viaggiatori curiosi e memorie folcloriche nell’appennino umbro-marchigiano, CARSA, Pescara, 2012 (in stampa). Ha collaborato e diretto la progettazione e realizzazione di mostre e di raccolte pubbliche e private, tra cui la Collezione Arnaldo Caprai (Foligno) tra 1984 e 1987 e il museo bottega di “Tela Umbra. Lini tessuti a mano dal 1908” (Città di Castello), tra il 1991 e il 1998.

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