Franca Sozzani

Mantova, 20 gennaio 1950 - Milano, 22 dicembre 2016
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Tutte le donne aspirano ad essere eleganti e, senza capire il vero senso di questo termine, comprano, in una vita, tonnellate di abiti, borse, scarpe. Poi arriva a una cena una donna con un pantalone nero da smoking e una camicia di seta bianca, un classico perfetto, e la noti. È elegante, il suo incedere quasi regale. È chiaramente una donna speciale, elegante, e non si può dire che sia l’abito a renderla tale. È lei.

Potrebbe essere lei la donna con il pantalone nero da smoking e l’incedere regale.
Lei chi? Franca Sozzani.
Capelli biondi, occhi celesti, aspetto elegante, grazioso e corporatura minuta.
Ecco come si presenta una delle più grandi personalità del fashion system.
Nata a Mantova il 20 gennaio 1950, dal padre Gilberto, ingegnere e la mamma Adelmina, casalinga. Studia al liceo classico della sua città per poi trasferirsi a Milano dove completa gli studi all’Università del Sacro Cuore con una tesi di laurea in filologia germanica.

Da quel momento un tripudio di successi.

Inizia a lavorare da «Vogue Bambini» nel 1973 e nel 1980 diventa direttrice di «Lei». Nel 1983 diventa poi responsabile di «Per lui», ma sarà il 1988 a segnare la svolta. È infatti quello l’anno in cui assumerà la carica di direttrice per «VOGUE Italia»,Carica che coprirà fino al 2016 (anno della sua morte).
Immensi i suoi successi, potremmo scriverne pagine, dal diventare direttrice di «L’Uomo VOGUE» nel 2006 all’essere presidente della fondazione IEO (Istituto Europeo di Oncologia) a partire dal 2013.

Dal 1992 veste il ruolo di madrina di Convivio, la più importante mostra-mercato di beneficenza organizzata in Italia per l’ANLAIDS (Associazione nazionale per la lotta contro l’AIDS) e solo due anni dopo viene proclamata direttrice editoriale di CondèNast.

Non è solo della sua carriera che dobbiamo interessarci, ma dei cambiamenti che è stata in grado di portare in un settore difficile come quello della moda.

Descritta da amici e collaboratori come una persona dolce e dal pensiero eccentrico, la storica direttrice è riuscita a creare il primo sito internet per «Vogue Italia» nel 2010 e a dimostrare come, anche in un mondo così complicato, i giovani possono farcela se hanno qualcuno che crede in loro. Attraverso il progetto Who Is On Next dedicato a promuovere la ricerca e lo sviluppo del Made in Italy supportato da «Altaroma» e «Vogue Italia», l’iconica Franca ha dimostrato questo concetto e ha dato la possibilità a molti giovani volenterosi di affermarsi e farsi conoscere.

Va poi ricordata per le tematiche off limits che esplorava periodicamente con l’obiettivo di scuotere lo status quo e ridefinire il concetto di bellezza.
Come lo faceva?Spesso attraverso le copertine di «Vogue»; tra le più famose Plastic Surgery Issue dedicata alla chirurgia plastica e Black Issue dedicata alla modelle di colore.

Ironica, determinata, coerente, caparbia e guerriera.
Soprattutto guerriera. Lo ha dimostrato fino alla fine la storica direttrice di «Vogue» il suo essere forte, il suo aggrapparsi alla vita con i denti e il suo amore per essa.

Nonostante la malattia non ha mai mollato, ha continuato a lavorare e a mostrarsi in pubblico sorridente fino fino a quel fatidico giorno che ha segnato la fine di un’epoca per la moda italiana, ma anche per quella mondiale: il 22 dicembre 2016 a Milano, il male ha vinto e Franca Sozzani ci ha lasciati all’età di 66 anni. Ha lasciato noi, ma ha lasciato soprattutto il figlio Francesco, fotografo e regista da poco convolato a nozze con l’erede di un’altra delle più grandi personalità degli ultimi decenni, Anna Wintour e la sorella Carla, anche lei giornalista e consigliera della camera nazionale della moda.

Un lutto che ha segnato amici, familiari, collaboratori, ma anche tutti coloro che l’hanno sempre seguita e amata per le sue capacità innate e attraverso cui hanno potuto sognare quel mondo fatto di lustrini che non sempre brilla come in apparenza.

In suo onore è stato istituito il Premio Internazionale al giornalismo della moda che viene assegnato durante il Congresso mondiale delle donne della moda e del cinema.

Controcorrente e all’avanguardia vogliamo ricordarla con una delle sue frasi più famose:

Se per passare da un punto all’altro c’è di mezzo un muro, buttalo giù.

Ed è quello che lei ha fatto fino alla fine, nel lavoro e nella vita.

Serena La Manna

Classe 1990. Nasco in Campania, ma all’età di 3 anni, insieme a tutta la famiglia, vengo adottata dal Friuli. Laureata in Lettere con conseguente master in Comunicazione e Giornalismo di Moda, ho vissuto in varie città d’Italia e svolto svariati lavori fuori e dentro il mio campo.
Stare ferma non mi è mai piaciuto.
Curiosa di provare sempre nuove esperienze, sogno una vita fatta di scrittura e libri, il tutto contornato da lustrini e amore perché solo così potrò sentirmi realizzata.

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