Frances (Fanny) Burney

King’s Lynn 1752 - Londra 1840
Download PDF

Devota figlia di Charles Burney (1726-1814), noto compositore, storico della musica e autore del The Present State of Music in France and Italy (1771)1, Fanny crebbe in una numerosa e agiata famiglia londinese. La morte della madre, Esther Sleepe (1725-1762), fu un duro colpo per la piccola Fanny di dieci anni, costretta da allora a vivere con una zia che le negava spesso il piacere della scrittura. Qualche anno più tardi, nel 1767, il dottor Burney sposò Elizabeth Allen (1728-1796), una ricca vedova di King’s Lynn. Dal 1760 Fanny visse a Londra, dove non smise mai di leggere e scrivere. Il suo primo romanzo, Evelina, or the History of a Young Lady’s Entrance into the World (1778), la rese immediatamente celebre (suscitando persino l’interesse di Edmund Burke e Samuel Johnson) e la introdusse gradualmente nei circoli letterari del tempo. I romanzi successivi, Cecilia, or Memoirs of an Heiress (1782) e Camilla, or a Picture of Youth (1796) e The Wanderer or Female Difficuties (1814), confermarono indubbiamente la sua reputazione. Per volere del padre, Fanny fu dama guardarobiera della regina Carlotta alla corte di re Giorgio III dal 1786 al 1791. Contro il volere del padre nel 1793 sposò il generale francese Alexandre Gabriel Jean-Baptiste D’Arblay (1754-1818), un fervente cattolico di orientamento liberale, dal quale ebbe un figlio, morto prematuramente nel 1837.
Scritto in forma epistolare sul modello di Richardson, Evelina narra la storia di una giovane fanciulla di umili origini introdotta nella buona società londinese, che le infligge ripetute cocenti umiliazioni. Inevitabile, tuttavia, l’“happy ending”: il romanzo termina infatti con il suo matrimonio con Lord Orville. Come nei romanzi di Jane Austen (1775-1817), anche qui la celebrazione di un matrimonio scioglie la tensione e pone fine alla necessità di raccontare.
Nonostante le suggestioni richardsoniane, Fanny Burney «crea un nuovo genere di romanzo domestico, quello che narra le esperienze di una virtuosa ragazza d’ottima famiglia, ma povera, che sviluppa il proprio carattere in reazione a un volgare ambiente borghese in cui capita a vivere».2 Scritto «con polso sicuro e con vivacità»3, Evelina è un romanzo di costume che non rinuncia all’umorismo pur muovendo una critica estremamente dura alla cultura inglese del Settecento e alla sua meschina ricerca dell’effimero.

  1. C. Burney, Viaggio musicale in Italia, EDT, Torino 1987. Trad. it. a cura di E. Fubini  ^
  2. M. Praz, Storia della letteratura inglese, Sansoni, Firenze 2003, pp. 403-404.  ^
  3. F. Marenco (a cura di), Storia della civiltà letteraria inglese, vol. II, UTET, Torino 1996.  ^

Fonti, risorse bibliografiche, siti

F. Burney, Evelina, Fazi Editore, Roma 2001. Trad. it. a cura di C. Vatteroni.

D. Daiches, Storia della letteratura inglese, vol. II, Garzanti, Milano 1989.

F. Marenco (a cura di), Storia della civiltà letteraria inglese, vol. II, UTET, Torino 1996.

Giancarlo Covella

Membro dell’A.I.A. (Associazione Italiana di Anglistica) e docente abilitato all’insegnamento della lingua e della cultura inglese. Ha conseguito una Laurea in Lingue e Culture del Mondo Moderno (2006) e una Specializzazione in Traduzione Letteraria e Tecnico-Scientifica (2008) a Roma Sapienza. I suoi interessi di ricerca si sviluppano in due ambiti principali: teoria e tecnica della traduzione (si segnalano i saggi Pathways to Translation, 2017; Per una poetica del tradurre, 2008) e letteratura ebraico-americana (Redenzione, erotismo e yidishkeyt in Angels in America di Tony Kushner, 2017; Dal silenzio alla parola: Lev Raphael, una voce ebraica in America, 2008). Ha tradotto testi poetici di S. Dugdale, T.S. Eliot, T. Kushner per riviste specializzate come «Testo a fronte» e «Poeti e Poesia», oltre all’importante studio critico di Harold B. Segel su L’immagine dell’ebreo nelle letterature russa e polacca (2007). Si occupa anche di traduzione filmica e del rapporto tra letteratura e cinema.

Leggi tutte le voci scritte da Giancarlo Covella