Gilda Mignonette (Griselda Andreatini)

Napoli 1886 - Largo di Algeri 1953
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“La stella se ne va, – una delle più radiose del firmamento canoro, il cui nome è intensamente legato alla gloria della canzone napoletana, ci abbandona per portare su altre più lontane platee, la poesia, l’arte, il fascino, il sospiro del canto partenopeo”.
(Arturo Chimenti, Caffè chantant, novembre 1924)

Ascolti un vecchio disco ritrovato in una cassa impolverata e d’improvviso, ad occhi chiusi, ritrovi il sole, il mare, le strade affollate di una Napoli sparita, che forse non è mai stata reale, ma è dentro di te e ti fa riaffiorare la voglia di vivere, senza paure, senza prudenze.
Gilda ha ancora questo potere: la sua voce penetra nei ricordi, nel silenzio di un giorno qualunque.
Gilda Mignonette è una delle prime star della canzone, interprete magistrale della canzone napoletana, con un timbro particolare e riconoscibile: morbido e allo stesso tempo capace di raggiungere vette acute e potenti.

Griselda Andreatini nasce il 1 aprile 1886 nel quartiere della Duchesca, uno dei più popolosi quartieri di Napoli, sorto in luogo dei giardini dell’omonima villa aragonese.
La Napoli degli anni di Gilda non è più la capitale di un Regno: vive una crisi profonda economica e sociale, esce dalla strage provocata dal colera, ma rinasce. Sono gli anni del risanamento e di sventramenti che ne cambieranno l’aspetto. Si parla di risorgimento economico della città ma non c’è una classe imprenditoriale né si tiene conto delle reali capacità della città che continua a produrre cultura, arte: nomi straordinari in tutti i campi: da Benedetto Croce a Eduardo Scarpetta a Salvatore Di Giacomo, Matilde Serao, Viviani fino ai De Filippo.

Griselda è figlia di un professore di lettere, Francesco, e di una bellissima donna, Matilde, discendente dei marchesi Ruffo. La famiglia è povera, Griselda – chiamata da tutti Gilda – ha tre fratelli, Oscar, Raoul e Vittorio. Ama il canto a tal punto che i genitori fanno di tutto per farla studiare. Giovanissima inizia a esibirsi e il suo nome ben presto corre in quella Galleria Umberto I realizzata da poco, che ospita non solo la prima sala per il cinematografo della città, ma anche gli uffici degli impresari e dei mediatori dove cantanti, attori, ballerini si ritrovano in cerca di un contratto.

Piccola, minuta, dagli occhi neri lucenti e movenze rapide ed eleganti, tanto da farla paragonare ad una Musmè giapponese, Gilda è in realtà una donna di forte carattere dal bel sorriso; sceglie come cognome Mignonette in onore di una famosa sciantosa ungherese: Mimì Mignonette.
Passando da un palcoscenico a un altro Gilda Mignonette nutre la sua carriera: dall’Eldorado Lucia (a ridosso del Castel dell’Ovo che ospitava anche compagnie di artisti del café-chantant e del varietà), al Nuovo Sala Napoli (cinema varietà in Piazza Carità), da Napoli a Palermo, dai Caffé concerto alle Piedigrotta.

Sono gli anni di Elvira Donnarumma, Emilia Persico, Gennaro Pasquariello Armando Gil, Raffaele e Luisa Viviani. Gli anni in cui lo spettacolo è sotto la lente d’ingrandimento dello Stato appena nato, e della censura: “Art. 40 – Le opere, i drammi, le rappresentazioni coreografiche e le altre produzioni teatrali non possono darsi o declamarsi in pubblico senza essere state prima comunicate al prefetto di provincia. Il prefetto potrà proibire la rappresentazione e la declamazione per ragioni di morale e di ordine pubblico con ordinanza motivata contro la quale l’interessato potrà ricorrere al ministro dell’interno, il quale deciderà definitivamente”.

Nel biennio 1910-1911 Gilda inizia a viaggiare: Spagna, Ungheria, Russia. Prima missione oltreoceano in Argentina, dove al Casino Moulin Rouge di San Paulo ottiene le prime affermazioni. La “canzonettista napoletana”, così viene definita nelle riviste, nel 1912 inizia la sua tournée italiana con il comico Guglielmo Onofri. Successivamente entra nella compagnia dove è prima donna Tecla Scarano. Le signore della canzone sono tante in questo periodo, ma la guerra porterà a molte il totale oblio, mentre ad altre è riservata una crescente fama internazionale.

Nel 1915 Gilda è in viaggio per una seconda tournée in Sud America: al Teatro Casino di Buenos Aires e al Teatro Star di Cuba il successo è enorme. Nel gennaio 1920 debutta nella prosa, nella compagnia di Raffaele Viviani nel ruolo di Carmilina, ‘a stiratrice nell’opera Lo sposalizio.

Con Mario Mari, Gigi Pisano e Cesare Faras – e lei nella compagine di Viviani – fonda la compagnia R.o.s.e.a. (Riviste, Operette, Sketch, Eccentricità, Attualità) debuttando a Napoli con la rivista “Tutti in cupola”. Serate, Piedigrotta, Gilda dunque vive il varietà, la rivista, il teatro, e impara a recitare. Nel numero del 10 settembre 1924 la rivista il «Café-Chantant», diretta tra gli altri da quel Guido Argeri che diventerà l’amministratore dei De Filippo, scrive di lei: “dopo i vibranti successi al Bellini di Napoli con le audizioni ‘Nuova Italia Musicale’ è passata a Torre Annunziata ed al suo ritorno in Napoli questa stella di prima grandezza preparerà la sua tournée invernale”. Nello stesso anno entra nella compagnia di Roberto Ciaramella e Silvia Coruzzolo e con loro parte per gli Stati Uniti dove diventa una delle cantanti più famose ed amate.

A New York Gilda conosce l’impresario Feliciano Acierno e dopo qualche anno ne sposa il figlio Franck: al matrimonio partecipano Rodolfo Valentino e l’attrice Pola Negri.

Nel 1925 fonda la “Formazione di Sceneggiata Mignonette” e porta in scena lo spettacolo Napule addò sta cchiù (tratto dall’omonima canzone). Nella Little Italy il successo è straordinario. Gilda diviene interprete canora tra le più amate dal pubblico italo-americano.

L’America di quel tempo vive miseria, sofferenza, ma anche l’alba della rivoluzione dei consumi con le vendite a rate; vertiginosa è la parabola moderna, con la costruzione dei grattacieli, della metropolitana, la Borsa: l’America è il sogno di riscatto per migliaia di emigranti. È il jazz, il charleston, ma anche il dramma di Sacco e Vanzetti. Nel 1929 la Grande depressione spazzerà via tutte le illusioni e l’ottimismo.

Nel 1925 Gilda firma il contratto con la casa discografica Phonotype, canta le imprese dell’aviatore napoletano De Pinedo (che sorvola tre continenti con un biplano) incide l’Inno di De Pinedo prima registrazione americana e nel 1926 Povero Valentino per la morte del suo amico proponendo anche una piccola sceneggiata. Torna in Italia, i contratti internazionali si moltiplicano, i teatri se la contendono.
Nel 1927 alla Piedigrotta di Napoli presenta ’A cartuline ’e Napule, il motivo più famoso della “regina degli emigranti”.

La Mignonette è una professionista severa, esigente nelle prove – e non mancano scatti di ira. Cura personalmente i suoi costumi che diventano una espressione altrettanto importante delle sue interpretazioni. Anema ardente, A meglia voce, E l’emigrante chiagne, ’O paese d’o sole, Mandulinata ’e l’emigrante, Connola senza mamma, Santa Lucia luntana sono solo alcuni dei suoi cavalli di bataglia. Ormai è una star internazionale. Torna a Napoli sulla scia di questo grande successo e debutta anche alla radio.

Instancabile, è continuamente in tournée in questi anni, tornando nella sua città appena può, recitando e cantando nei maggiori teatri dal Diana al Mercadante. Nel dicembre 1941 è di nuovo negli Stati Uniti, con la sceneggiata Chi nun tene ’a mamma chiagne ed è protagonista di un memorabile concerto al Majestic Theatre nel cuore di Manhattan. Gilda mette in scena uno spettacolo di sketch e canzoni che dovrebbero incitare le truppe italiane alla vittoria. Siamo nel pieno degli anni del conflitto bellico: l’11 dicembre, infatti, Mussolini aveva dichiarato guerra agli USA e quattro giorni prima c’era stato l’attacco giapponese su Pearl Harbor. In pieno clima repressivo le autorità americane guardano alla Mignonette come ad una sovversiva e la costringono a sospendere la sua attività artistica. Resta così in America per cinque anni senza poter lavorare. Riprende la sua carriera nel 1947 con alcuni concerti a New York; l’anno seguente riprende a viaggiare: Argentina, Francia, Inghilterra e nel 1949 torna a Napoli, alla Sala Roma, per soli tre giorni. I tempi sono cambiati, nuove forme di spettacolo si stanno diffondendo, nuovi volti, nuove voci. Tre concerti durante i quali il pubblico l’accoglie con particolare calore, una sosta nella sua bella casa di Posillipo e poi di nuovo in giro: Buenos Aires, Montevideo, Rio de Janeiro.

Nel 1953 dopo altri spettacoli a New York, decide di tornare definitivamente nella sua terra con Frank; Gilda è stanca, il mondo attorno a lei sta cambiando, vuole ritornare, chissà, nei suoi vicoli a ritrovare l’odore del mare, quelle voci che hanno plasmato la sua voce. Il 28 maggio si imbarca con il marito sul piroscafo Homeland, ma durante la traversata sta male, non sbarca a Gibilterra come avrebbe voluto il marito: vuole tornare a Napoli come ha sempre cantato. La regina degli emigranti muore a sole ventiquattro ore da Napoli al largo di Algeri: è l’otto giugno 1953. Sul certificato di morte vengono riportate le coordinate del punto in cui si spegne: latitudine 37’21’ Nord. Longitudine 4’30’ Est. Gilda non potrà vedere la sua città che sta lentamente sollevandosi dalle macerie di una guerra così diversa dalle altre. Eduardo De Filippo sta per donare alla città l’antico teatro San Ferdinando, l’occasione di una rinascita, ma ancora una volta, altre “mani sulla città” preferiscono sventrare adducendo risanamenti che nascondono l’obiettivo del profitto puro e semplice.

Gilda Mignonette è sepolta nel Cimitero di Poggioreale a Napoli: come è scritto sulla sua lapide canterà per sempre il cielo, il mare, il sole.

Fonti, risorse bibliografiche, siti

Antonio Sciotti, Gilda Mignonette Napoli-New York solo andata, Napoli, Magma, 2007

Anna Maria Sapienza, Grandi interpreti della canzone napoletana tra musica e teatro, il caso di Gilda Mignonette, in La canzone napoletana tra memoria e innovazione, a cura di A. Pesce e M. Stazio, Roma, CNR, 2013

Valentina Venturini, Raffaele Viviani: la compagnia, Napoli e l'Europa, Roma, Bulzoni, 2008

Erminio Scalera,  Dal Fiorentini all’Eldorado, Napoli, Fiorentini Editore, 1971

Domenico Rea, Il re e il lustrascarpe,  Milano, Mondadori, 1961

Paolo Sommaiolo, Il Café-Chantant, Napoli, Tempo Lungo Edizioni, 1998
Su youtube: Gilda Mignonette in A cartulina 'e Napule

 

Maria Procino

Laureata in Lettere a Napoli ed in Archivistica a Roma è impegnata in progetti di recupero, riordino e valorizzazione di archivi di donne e di personalità della nostra cultura. Ha curato nel 1996 la mostra Eduardo a Milano, realizzata insieme a Isabella Q. De Filippo e Paola Ermenegildo, con la collaborazione del Piccolo Teatro di Milano-Teatro d’Europa. Ha partecipato alla cura di varie mostre su artisti italiani come Enrico Maria Salerno e Francesco Rosi. Fa parte dell’ANAI Associazione Archivistica Italiana. Ha pubblicato Eduardo dietro le quinte. Un impresario capocomico attraverso cinquant’anni di leggi, sovvenzioni e censura. 1920-1970, Roma, Bulzoni 2003 e, insieme a Margherita Martelli, Enrico Cuccia in AOI (1936-1937). Carteggio tra Enrico Cuccia e Alberto D’Agostino, 2007.

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