Gina Sobrero

detta Mantea

Pavia 1863 - Roma 1912
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Nota negli ambienti letterari di fine Ottocento con lo pseudonimo di Mantea, la nobildonna piemontese Maria Carolina Luigia (“Gina”) Sobrero visse una vita più avventurosa di quella delle sue pari, segnata da un matrimonio infelice e da un lungo soggiorno a Honolulu. Gina Sobrero trascorse l’infanzia e la giovinezza a Torino negli ambienti dei circoli militari postunitari. In questo ambiente conobbe il futuro marito, un ufficiale hawaiiano di nome Robert William Wilcox (1855-1903), studente all’Accademia militare di Torino grazie al supporto finanziario del re dell’arcipelago, David Kalakaua (1831-1891). Alle nozze, celebrate nel 1887, seguì il richiamo di Wilcox in patria, in seguito al colpo di stato della minoranza bianca nell’estate del 1887 che trasformò, di fatto, il regno in un regime fantoccio. Il favoloso viaggio da Torino a Honolulu (attraverso Francia, Inghilterra, Irlanda e Stati Uniti) e il triste soggiorno hawaiiano divennero materia del libro sicuramente più interessante di Gina Sobrero, il diario Espatriata. Da Torino a Honolulu pubblicato solo nel 1908 (dall’editore romano Voghera), due decenni dopo i fatti narrati. Espatriata narra non solo i dettagli del viaggio avventuroso per mare e per terra, ma anche i particolari di un matrimonio interrazziale, la mancanza di dialogo fra coniugi, la crisi legata a una maternità non desiderata e le difficoltà di adattamento a una cultura e a una lingua diverse. La crisi coniugale precipitò in seguito alle attività cospiratorie di Wilcox il quale, fedele alla famiglia reale, insieme alla sorella del re, la principessa Liliuokalani (1838-1917), tramava per allontanare la minoranza bianca dalle isole. Sobrero e Wilcox dovettero abbandonare ben presto Honolulu per San Francisco. Poco tempo dopo Gina fece ritorno in Italia da sola, il matrimonio irreparabilmente naufragato, la piccola figlia deceduta. Dal canto suo Wilcox continuò le attività politiche e, dopo l’annessione dell’arcipelago agli Stati Uniti, risposatosi con una principessa hawaiiana, divenne il primo delegato hawaiiano al Congresso statunitense.
Gina tornò in Italia e si stabilì a Roma dove iniziò, con lo pseudonimo di Mantea, la sua modesta ma solida carriera letteraria. La fama di Mantea è legata non al relativamente scandaloso diario hawaiiano Espatriata, ma alla sua attività di autrice di galatei di successo e di rubriche su varie riviste e giornali, che la impegnò fino alla morte, avvenuta nel 1912. Fra le sue collaborazioni più assidue possiamo ricordare la «Roma Letteraria», «La Tribuna», «La Donna» di Torino e il «Flirt» di Palermo. Quello dei galatei era un genere d’attualità e collaudato nei ranghi della letteratura delle donne di fine Ottocento, al quale si dedicarono anche autrici celebri come Marchesa Colombi e Matilde Serao che si cimentarono nell’arte del manuale di comportamento dedicato alle donne. Fra quelli di Mantea ricordiamo: I casi della vita (1911), Consigli pratici alle persone di servizio (1900), Il galateo della signorina (1911), Per piacere… la giornata della signorina (1908) e il più noto di tutti, Le buone usanze (1897). Nei suoi galatei Mantea si dimostra misurata e sobria. È scettica nei confronti di tutte le manifestazioni del femminismo militante e consiglia moderazione assoluta non solo con gli estranei ma anche in famiglia e, soprattutto, nei rapporti coniugali. La donna di Mantea non è un’alfiera del femminismo, è una donna conscia della propria intelligenza, colta “quanto basta”, frequentatrice di salotti ma anche di musei e di teatri, moglie e madre paziente. La formazione di questa donna deve iniziare presto, fin dalla più giovane età: «Il regno della donna è, durante tutta la sua vita, la sua casa: ora è bene che la fanciulla concentri molta affezione e magari un po’ di vanità nella cura della propria camera, che deve essere la miniatura della sua casa futura» (Le buone usanze).

Fonti, risorse bibliografiche, siti

Mantea, Espatriata. Da Torino a Honolulu (a cura di Ombretta Frau), Roma, Salerno 2007

Mantea, An Italian Baroness in Hawai‘i: The Travel Diary of Gina Sobrero, Bride of Robert Wilcox, Hawaiian Historical Society, Honolulu 1991

O. Frau, Per una geografia della memoria: la Mantea di Espatriata, Italica 84, n. 2–3, 2007, pp. 382–398

O. Frau, Mantea: due volti di una scrittrice, Italia a través de los siglos. Lengua, Ideas, Literatura, UNAM, Città del Messico, 2005, pp. 211–227

O. Frau, Espatriata: un diario esotico fra pubblico e privato, Mnemosyne, 1, 2008, pp. 99–105

Ombretta Frau

Professore Associato di Lingua e Letteratura Italiana presso il Mount Holyoke College di South Hadley, Massachusetts, Ombretta Frau si occupa di letteratura delle donne fra Otto e Novecento, di storia della cultura Italiana, di riviste letterarie e di Luigi Pirandello. Laureata all’Università degli Studi di Cagliari, ha conseguito il Ph.D. alla Harvard University nel 2002. Frau è autrice di articoli su Pirandello, Vincenzo Cerami, Mantea, Jolanda, la maternità nella letteratura delle donne, Sfinge. Con Cristina Gragnani ha curato l’edizione critica del Taccuino di Harvard di Luigi Pirandello (Mondadori, 2002). Nel 2007 ha pubblicato l’edizione commentata di Espatriata. Da Torino a Honolulu (Salerno 2007). Nel 2011, sempre insieme a Cristina Gragnani, ha scritto Sottoboschi letterari. Sei case studies fra Otto e Novecento. Mara Antelling, Emma Boghen Conigliani, Evelyn, Anna Franchi, Jolanda, Flavia Steno (Firenze University Press, 2011).

Ombretta Frau ha un blog nell’Huffington Post Italia in cui scrive di femminismo, letteratura e società.

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