Giovanna d’Arco

1412 Domrémy (Lorena) - 1431 Rouen (Normandia)
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Quando Giovanna D’Arco si presenta da Robert de Baudricourt per convincerlo ad accompagnarla a incontrare il Delfino di Francia non ha ancora 17 anni; se fosse nata oggi non si discosterebbe troppo, per tenacia e coraggio, da Greta Thunberg.

Jeannette nasce a Domrémy in Lorena nel 1412, una zona dove si combattono aspre battaglie tra Armagnacchi e Borgognoni filo inglesi, nel corso dalla Guerra dei Cent’anni scoppiata per una lunga e complessa questione dinastica per la successione al trono francese.

Non sa leggere né scrivere, come la maggior parte della popolazione dell’epoca (imparerà a fare la sua firma), ma come lei stessa racconta al processo:
“Per filare e cucire non temo certo nessuna donna di Rouen. […] Quando stavo da mio padre, mi occupavo della casa.” Il padre è un laboureur, un contadino con terreno di proprietà e notabile della cittadina.

A tredici anni l’episodio che contraddistinguerà tutta la sua esistenza: accanto alla chiesa sente una Voce dal Cielo. In seguito le Voci diverranno tre: quelle di San Michele, di Santa Caterina d’Alessandria e di Santa Margherita di Antiochia.

Le Voci l’accompagneranno sempre, dandole consigli, rimproveri e – alla fine – contribuendo alla sua condanna a morte. Sarà infatti l’origine di queste Voci uno dei temi del processo di condanna. Sentire le Voci era un fenomeno abbastanza diffuso tra sante, profetesse e mistiche medievali e molte ipotesi sono state fatte sull’argomento. Negli atti del processo, Giovanna parla delle Voci per rafforzare la sua versione dei fatti e il suo comportamento. Alla loro autorità lei si sottopone.

Le Voci rappresentano il segno di un rapporto diretto, senza alcune mediazione, con Dio; una sfida che la Chiesa non le può perdonare. Ai giudici dice:

“Io vorrei sottopormi al suo potere [della Chiesa], ma, per quello che riguarda il mio operato, non posso che rimettermi a Dio, il mio ispiratore. […] Mi rimetto alla Chiesa militante, a patto che non mi chieda cose impossibili. […] Se la Chiesa cercasse di costringermi a fare il contrario di quello che Dio vuole da me, io non ubbidirò.”

Racconta al processo:

“All’epoca dei miei tredici anni sentii una Voce mandatami da Dio per guidare le mie azioni. […] Sapete, non ero a digiuno e non avevo digiunato la sera prima.”

Le Voci sono quelle di San Michele, l’Arcangelo che – nell’Apocalisse – guida le schiere angeliche nella battaglia contro il demonio. Il diavolo è rappresentato dal drago, e per questo San Michele è sempre raffigurato nell’atto di trafiggere un drago con la spada. Le altre sue ispiratrici sono Santa Margherita d’Antiochia e Santa Caterina d’Alessandria, sante che scelsero il martirio piuttosto che rinnegare la fede cristiana e rinunciare alla verginità. Santa Margherita viene confusa spesso con Santa Marina che, travestita da uomo, si rinchiuse in un convento maschile. A Domrémy Giovanna stessa aveva rifiutato il matrimonio e, come racconta nel processo, si era promessa sposa a Cristo, ma senza entrare in nessun convento.

La vita di Giovanna che noi tutti conosciamo si svolge nel breve arco di due anni; quello che sappiamo della sua vita precedente lo racconta lei stessa nel processo, o lo racconteranno i testimoni nel processo di riabilitazione.

Ripartiamo quindi dal 1429 quando Giovanna arriva a Chinon a incontrare Carlo VII e la potente Isabella di Baviera.
Viene sottoposta al giudizio dei prelati per la sua fede e ne viene anche stabilita la verginità. Convince Carlo VII a darle un esercito e i migliori capitani, che saranno quelli che l’affiancheranno per tutta la durata del conflitto. Orléans sta per cadere e la sua conquista da parte degli Inglesi rappresenterebbe una pesantissima sconfitta per i Francesi.

Giovanna conduce i Francesi alla vittoria; non ascolta troppo i suoi attendenti ma si fida solo di quello che le consigliano le Voci. Proibisce le bestemmie, obbliga alla Confessione e alla Messa, fa allontanare le prostitute dagli accampamenti dei soldati.

Si veste da uomo e si fa tagliare i capelli a scodella come usavano gli uomini del tempo. Nel processo di riabilitazione lo zio racconterà che furono gli abitanti di Vaucouleurs a comprarle degli abiti maschili. Su questa scelta la critica e la letteratura hanno dibattuto lungamente; probabilmente si trattava originariamente di una scelta pratica e di protezione: pratica nel cavalcare, di protezione trovandosi a convivere per lungo tempo in compagnia di soli uomini. Alla domanda del processo: “Accetteresti di indossare un abito femminile?” prontamente risponde: “Datemene uno e che io possa andare! Altrimenti no. Mi accontento di quello che porto, visto che a Dio piace che io lo porti!” E ancora: “[…] mi avevano offerto un vestito da donna oppure della stoffa per farmene uno e mi chiesero di indossarlo; ma io gli dissi che non avevo ricevuto l’autorizzazione da Nostro Signore e che non era ancora giunto il momento.”

Le gesta e le vittorie di Giovanna destano da un lato l’acclamazione delle folle francesi, dall’altro cominciano a preoccupare gli Inglesi: Carlo VII viene incoronato e unto nella cattedrale di Reims. Tuttavia l’atteggiamento della corte nei suoi confronti muta e la Pulzella viene ridotta all’inazione.

Solo una voce si leva, a proclamarne la grandezza, quella di Christine de Pizan che scrive:

“E tu, Pulzella benedetta/dovresti forse essere dimenticata,/tu che Dio ha onorato così tanto/da farti sciogliere la corda/che teneva imprigionata la Francia?/Potremo lodarti abbastanza,/tu che hai reso la pace/a questa terra, umiliata dalla guerra?”

Giovanna intanto riprende le ostilità contro i borgognoni che la catturano per venderla agli Inglesi. È finita per lei. Giovanna rappresenta una minaccia e va eliminata. Viene sottoposta a un processo per eresia: le Voci e l’abito maschile saranno gli argomenti principali utilizzati negli interrogatori. Giovanna risponde a tono, per nulla spaventata dai prelati che la stanno giudicando. A proposito delle Voci i giudici chiedono:

“Come fanno a parlare se non hanno né braccia, né gambe?”
“Mi rimetto a Dio. La voce è bella, dolce e semplice; parla la lingua di Francia…”
“Santa Margherita non parla dunque inglese?”
“Perché dovrebbe parlare inglese, se non parteggia per gli Inglesi”.

I tentativi per liberarla sono episodi sporadici e inefficaci. Il Re, inerte, non interviene. Condannata una prima volta al rogo, Giovanna ritratta. Ma una volta in carcere riprende gli abiti maschili; probabilmente gli Inglesi le hanno sottratto quelli femminili e ha anche dovuto subire violenza. Tuttavia, lei non nega la scelta di indossarli e, rimproverata dalle Voci per la sua paura, decide di affrontare il martirio.

Il 30 maggio del 1431 sale sul rogo in Piazza del Mercato Vecchio di Rouen. Chiede di essere confessata e comunicata: ultimo desiderio che le viene accordato. E anche il primo punto sul quale verterà il processo di riabilitazione: se era eretica, perché concederle la Confessione e l’Eucarestia?

Nel 1456 quando ormai i Valois sono la dinastia regnante di Francia, si apre il processo di riabilitazione. Non è difficile immaginare che i Re francesi non volessero far discendere la loro investitura da un’eretica che avrebbe danneggiato la loro immagine di Re cristiani. Anche se troppo tardi, finalmente vengono chiamati a testimoniare coloro che l’avevano conosciuta, da fanciulla a Domrémy, da Pulzella in battaglia.

Viene riabilitata e secoli dopo, nel 1920, sarà proclamata Patrona di Francia.

Fonti, risorse bibliografiche, siti

 

Esiste una bibliografia sterminata su Giovanna. Segnalo alcuni testi che possono contribuire a tracciarne il profilo storico e processuale:

T. Cremisi (a cura di), Rouen 1431- Il processo di condanna di Giovanna D’Arco, 1992 SE, Milano (una sintesi del lungo processo che ne ripercorre i punti salienti)

B. Biscotti, P. Napoli, Giovanna D’Arco – Una donna tra fede e disobbedienza, 2019 RCS Mediagroup S.p.A. Milano (un piccolo volume, pubblicato dal Corriere della Sera, che riassume il contesto storico, la figura di Giovanna, i processi e che segnala numerosi approfondimenti)

P. Caraffi (a cura di), C. de Pizan, A Giovanna d’Arco, 2013, Le Lettere, Firenze (l’unico poema dedicato a Giovanna mentre era ancora in vita)

M. Twain, La vita e il processo di Giovanna d'Arco, 2005, Macro Edizioni, Diegaro di Cesena (FC) (per scoprire quanto interesse ha suscitato la figura di Giovanna anche oltre oceano, un testo particolare, molto approfondito e ben scritto).

Margherita Anni

Ha studiato Lingue all’Università degli Studi di Milano e lavora nella redazione di una casa editrice. È un’appassionata lettrice di storia medievale e moderna, in particolare di storie di donne emarginate: streghe, eretiche, "alienate"... Sommelier diplomata ha collaborato con la stesura di alcuni articoli a un blog sul mondo del vino. Un'altra grande passione è la musica classica, sia ascoltata sia praticata.

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