Gisella Floreanini

Milano 1906 - 1993
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“Io sono diventata “ministro” dell’Ossola quando ancora le donne non avevano il diritto di voto […] per la prima volta nella storia del nostro Paese, una donna che non fosse una regina, una principessa, una badessa, è diventata una dirigente di governo.”1

Nominata nella Giunta di Governo della “zona libera” dell’Ossola tra il settembre e l’ottobre del 1944 come Commissario all’Assistenza, Gisella Floreanini fu la prima donna ad avere responsabilità di governo in Italia. Per avere un’altra donna in tale ruolo bisognerà attendere il 1976 con il 33° Governo della Repubblica Italiana, guidato da Giulio Andreotti, in cui Tina Anselmi amministrò il dicastero del Lavoro e della Previdenza sociale.

Nel 1944 Gisella (nota come Amelia Valli) era una bella donna di trentotto anni, con una già lunga esperienza di militanza antifascista alle spalle, che l’aveva costretta a scelte difficili e controcorrente. Nata a Milano il 3 aprile 1906, orfana di madre dall’età di quattro anni, era cresciuta con la sorella Ada sotto la guida della nonna paterna e del padre Renato, un commerciante di idee liberali e progressiste, che educò le figlie secondo un orientamento laico e aperto. Dotata di talento musicale, Gisella si diplomò al Conservatorio in pianoforte e, nel 1929, per aiutare il padre colpito dalla crisi economica, iniziò a dare lezioni di piano, guadagnandosi col tempo fama di ottima insegnante e concertista.

Contraria da subito al fascismo, divenne attiva nell’opposizione clandestina all’inizio degli anni Trenta quando, già sposata con Gianni Todaro e madre della piccola Valeria, si avvicinò agli ambienti antifascisti milanesi, prima giellisti e poi socialisti. Ben presto divenne un’esponente di spicco del “Gruppo Erba”, un sodalizio eterogeneo operante nel milanese, nel Vercellese e in Valsesia, che raggruppava socialisti, giellisti, repubblicani e comunisti. Fu in questo gruppo che conobbe Vittorio Della Porta, più giovane di lei di qualche anno (classe 1914), con il quale stabilì un profondo connubio sentimentale e politico. Sfidando le convenzioni del tempo, giunse così alla sofferta decisione di separarsi dal marito.

Nel 1938, per sfuggire all’arresto, fu costretta a riparare clandestinamente in Svizzera, separandosi con molto dolore dalla figlia Valeria. In Svizzera, restò sino al 1943, stabilendosi con Vittorio Della Porta prima a Lugano e poi a Ginevra, in rue de La Maire 6. Dopo la morte del marito per tifo alla fine del 1938, Vittorio e Gisella si unirono in matrimonio, celebrato a Lugano con rito civile il 27 maggio 1939.

L’esilio svizzero fu per lei un periodo di crescita e maturazione politica. Gisella fu attiva nella sezione locale della Lega italiana per i diritti umani (LIDU) e segretaria della sezione ginevrina del Partito socialista, intitolata a Carlo Pedroni. La convinzione di dover combattere su due fronti – contro un regime politico oppressivo e contro un sistema sociale atavico, che tendeva a relegare le donne nella dimensione privata – la portò a radicalizzare la propria posizione politica fino all’adesione al Partito comunista. Se gli uomini potevano consentirsi il lusso di essere “riformisti”, osservava Gisella, le donne dovevano necessariamente essere “rivoluzionarie”. L’adesione al PCI fu influenzata sia dall’idealizzazione del modello sovietico come esperimento di liberazione degli oppressi, sia dalla convinzione che i comunisti fossero i più attivi, decisi e organizzati militanti nella lotta contro il nazifascismo. Avvicinatasi al PCI dal 1939, vi aderì tra il 1941 e il 1942, entrando subito a far parte del nucleo dirigente. Nonostante questa scelta di campo, mai più messa in discussione, visse sempre la sua militanza antifascista in prospettiva non settaria e con spirito di collaborazione fra generi, classi e gruppi politici differenti.

Dopo il settembre 1943, Gisella svolse importanti funzioni di collegamento fra i rifugiati in Svizzera e la nascente Resistenza in Italia, trasportando documenti e soldi. Entrò così in contatto con i Gruppi di difesa della donna e di assistenza ai combattenti per la libertà (GDD), nati nel 1943 e, l’anno seguente, riconosciuti dal Comitato Liberazione Nazionale Alta Italia.

Nel giugno 1944, durante un passaggio clandestino del confine, Gisella fu arrestata dalla polizia svizzera e incarcerata a Lugano. Mentre era in prigione, visse un momento molto doloroso sul piano personale, quando decise di porre fine alla relazione col marito, innamoratosi di un’altra donna. Non si fece però abbattere e, alla metà di settembre del 1943, quando seppe che l’Ossola era stata liberata, chiese il permesso di rientrare in Italia. Superato il confine nell’Alta Val Vigezzo, fu accolta dai partigiani della Divisione “Piave”.

Subito dopo il suo arrivo a Domodossola, fu nominata come secondo rappresentante del PCI nella Giunta di Governo, che era formata da personalità politiche di grande levatura, destinate ad assumere incarichi di responsabilità istituzionale nell’Italia post-bellica2. Gisella fu scelta perché era una militante esperta e il fatto che fosse una donna non fece nascere obiezioni3. Fu una scelta davvero rivoluzionaria, decisa all’unanimità dal CLN di Domodossola, che rimase un caso isolato e non si ripeté nelle altre “zone libere”, una ventina nell’Italia centro-settentrionale.

Il dicastero che le fu assegnato, quello all’Assistenza e ai rapporti con le organizzazione di massa, era uno dei più problematici, perché si doveva far fronte alle esigenze alimentari e sanitarie per un territorio ampio e una popolazione aumentata a causa degli sfollati, in una zona montana, nevralgica per le comunicazioni verso la Svizzera, subito assediata dalle forze nazifasciste. Nell’accettare l’incarico, subentrando al cattolico Don Gaudenzio Cabalà, Gisella pretese che fosse cambiato il nome da “Commissariato alla beneficenza” a “Commissariato all’Assistenza”. L’esperienza acquisita a Ginevra a contatto con l’Ufficio Internazionale del Lavoro l’aveva condotta a una visione moderna dell’assistenza come servizio pubblico in risposta al riconoscimento di diritti sociali. Seppe così programmare un piano di intervento secondo una logica innovativa e un’organizzazione razionale e decentrata, costruendo una rete sul territorio, cui diedero un attivo contributo le donne dell’Ossola. Tale rete poté solo iniziare a funzionare nei quaranta giorni di libertà, ma riuscì in parte a sopravvivere clandestinamente anche dopo il ritorno dei nazifascisti. A Gisella Floreanini si devono, inoltre, le relazioni con la Confederazione elvetica che consentirono di portare in salvo in Svizzera centinaia di bambini Ossolani, prima che l’Ossola fosse rioccupata dai nazifascisti.

Dopo la fine della Repubblica dell’Ossola, Gisella fu l’unico dei Commissari della Giunta che non si rifugiò in Svizzera. Con una marcia faticosissima e rischiosa, raggiunse le brigate di Cino Moscatelli in Valsesia e continuò con coraggio il suo impegno nella Resistenza, venendo nominata – unica donna in Italia – presidente di un Comitato di Liberazione provinciale, quello di Novara. In questo ruolo, fu proprio lei a liberare gli ultimi prigionieri politici rimasti nel carcere di Novara e ad accogliere gli Alleati al loro arrivo in città.

Dopo la Liberazione, Gisella fu nominata alla Consulta nazionale e fu tra le tredici consultrici che intervennero per correggere la “svista” del Decreto luogotenenziale n. 23 del 1° febbraio 1945, che riconosceva alle donne il diritto attivo al voto, ma non quello passivo. Il nuovo decreto (n. 74 del 10 marzo 1946, art. 7), che consentì alle donne non solo di votare ma anche di essere elette, fu approvato appena in tempo per le prime elezioni amministrative dell’Italia democratica.

Nel giugno 1946, Gisella non riuscì invece a essere eletta nell’Assemblea costituente, perché fu candidata a Milano e non a Novara o nell’Ossola, dove c’era di lei un ricordo quasi leggendario. Era un segno dei tempi: dopo la fase rivoluzionaria della Resistenza, iniziava un periodo di progressiva normalizzazione. Si preferiva dunque assegnare agli uomini una candidatura sicura, escludendo quelle donne che potevano far ombra ai compagni maschi anche più noti. Sulla sua mancata elezione pesò anche il fatto che fosse divorziata, avendo potuto sciogliere il matrimonio con Vittorio Della Porta, celebrato in Svizzera con rito civile, in anni in cui il divorzio era ancora una lontana chimera in Italia.

La sua lunga militanza e la sua preparazione politica non potevano, però, essere messe da parte. Inserita nel gruppo dirigente del PCI, sebbene non fece mai parte del Comitato centrale, nel 1948 e nel 1953 fu eletta per due legislature alla Camera nel collegio di Novara-Torino-Vercelli. In Parlamento fu promotrice di disegni di legge per la protezione della maternità e dell’infanzia e per l’applicazione della parità di genere. Numerosi furono i suoi interventi in Aula e nelle Commissioni parlamentari. Particolarmente apprezzato, nella seduta del 17 gennaio 1957, il suo discorso in ricordo di Arturo Toscanini.

Fuori dal Parlamento fu segretaria dell’Unione nazionale soccorso infanzia e partecipò all’organizzazione dei cosiddetti “Treni della felicità”, promossi dall’Unione donne italiane (UDI) con l’appoggio del PCI e dei CLN locali, che, fra il 1946 e il 1948, trasportarono migliaia di bambini dalle aree più disagiate del Mezzogiorno nelle regioni del Centro-Nord, dove furono accolti presso famiglie per lo più contadine per rimettersi in salute e poi tornare alle loro case.

Nel 1958 il PCI decise di non ripresentarla alle elezioni politiche. Secondo Nadia Spano, fu una vera ingiustizia perché Gisella Floreanini era stata un’ottima parlamentare, vivendo il proprio ruolo a esclusivo servizio dei cittadini. Conclusa la carriera parlamentare con un misto di delusione e amarezza, Gisella continuò la sua azione politica come amministratrice locale a Novara e Domodossola e, in seguito, a Milano. Con suo grande orgoglio, fu anche nominata nel Consiglio del Fondo Pensioni per il personale dell’ente del Teatro La Scala.

Nelle diverse funzioni svolte, Gisella continuò a unire l’attività politica all’interno del partito alla battaglia per l’emancipazione nelle organizzazioni femminili, come l’Unione donne italiane (UDI), erede della tradizione dei GDD. Dal 1959 al 1963 fece parte della segreteria della Federazione democratica internazionale della donna (FDIF) a Berlino. Dirigente dell’UDI e dell’ANPI, fu attiva anche nel sindacato, nella CGIL, cosciente dell’importanza del ruolo delle organizzazioni di massa nella costruzione di una democrazia forte e partecipata.

Sino alla morte, giunta improvvisa per arresto cardiaco il 30 maggio 1993, Gisella non smise mai di impegnarsi sul fronte dei diritti sociali e di genere e contro i rigurgiti di neofascismo, con uno spirito critico e aperto anche nei confronti delle nuove generazioni. Consapevole del fallimento del “socialismo reale” secondo il modello sovietico, non rinnegò le lotte passate, combattute in nome di ideali considerati sempre validi, ma guardò avanti, partecipando all’evoluzione del PCI, senza lesinare critiche né a chi indulgeva in inutili nostalgie, né a chi sminuiva il valore di tutte le precedenti lotte.

Volle essere sepolta a Domodossola perché ricordava l’esperienza ossolana come la più esaltante della sua vita per il senso di libertà ritrovata e lo spirito di collaborazione tra le diverse forze politiche. Nel 2016 le sue spoglie sono state tumulate nel locale famedio e nel 2019 le è stata intitolata la Scuola media di Domodossola, dove all’ingresso c’è un bell’affresco con la sua immagine, dipinto dal pittore-partigiano Angelo Del Devero. A Milano, sua città natale, benché sia stata ricordata da due importanti convegni nel 1995 e nel 20154, nessuna strada porta ancora il suo nome.

 

  1. Gisella Floreanini, Testimonianze sulla Repubblica dell’Ossola: l’assistenza, Domodossola, 16 aprile 1984.  ^
  2. Nell’esperienza di governo della Repubblica dell’Ossola furono coinvolte importanti personalità antifascista, tre le quali Ettore Tibaldi (presidente), Umberto Terracini (segretario generale), Piero Malvestiti, Gigino Battisti, Cipriano Facchinetti, Mario e Corrado Bonfantini, Gian Carlo Pajetta ed Ezio Vigorelli (nel ruolo di giudice straordinario), oltre ai critici letterari Gianfranco Contini e Carlo Calcaterra, il latinista Concetto Marchesi, il poeta Franco Fortini e il grafico Albe Steiner.  ^
  3. Come scrisse Umberto Terracini in un articolo intitolato Riconoscere i diritti, pubblicato nel «Bollettino quotidiano di informazioni» della Giunta di governo, n. 14 del 9 ottobre 1944: “Chi opera e fatica per la vita comune, chi interviene nella produzione sociale, ha il diritto di partecipare alle decisioni che regolano il corso della vita collettiva: è per ubbidire a questa prima norma di vero regime democratico che l’Ossola liberata ha riconosciuto di fatto, senza inutili decreti, alle proprie donne il diritto a sedere nel proprio organo provvisorio di Governo”.  ^
  4. Il primo convegno si svolse il 18 novembre 1995 al Circolo della stampa di Milano, mentre il secondo fu organizzato dalle donne della SPI-CGIL “Lega Forlanini”, col patrocinio del Consiglio di Zona 3 di Milano e di ANPI e FIAP il 13 maggio 2015.  ^

Fonti, risorse bibliografiche, siti

Fonti archivistiche

Archivio Centrale dello Stato, Roma, Casellario politico centrale, busta 2093, Gisella Florenani in Della Porta, estremi cronologici 1939-1944

Fondazione Istituto Gramsci, Roma, Archivio storico delle donne “Camilla Raver”, Carte private di Gisella Floreanini, depositate dalla figlia Valeria, estremi cronologici 1962-1993

Scritti su Gisella Floreanini

Fiamma Lussana, Una storia nella storia. Gisella Floreanini e l’antifascismo italiano dalla clandestinità al dopoguerra, Roma, RES cogitans 1999, (Atti del convegno milanese svoltosi il 18 novembre 1995 al Circolo della stampa di Milano).

Antonella Braga, Gisella Floreanini, Milano, Unicopli 2015

Scritti di Gisella Floreanini

  1. Antifascismo, resistenza e “repubblica” dell’ossola
    - Gisella Floreanini, Vent’anni di Resistenza, in Antonio Masi, Luigi Allori, Antifascismo e Resistenza. Niguarda e dintorni dal 1921 al 1945, introduzione di Tino Casali, Milano, ANPI - Sezione martiri niguardesi, 1998, pp. 117-118;
    - Gisella Floreanini, Una donna nel Governo dell’Ossola in La Repubblica dell’Ossola. Settembre-Ottobre 1944, Domodossola, Comune di Domodossola, 1959 (riedizioni 1984 e 2004), pp. 80-82;
    - Marco Fini, Franco Giannantoni, Roberto Pesenti, Maurizio Punzo, Guerriglia nell'Ossola. Diari, documenti, testimonianze garibaldine, Milano, Feltrinelli 1975, pp. 269-271
    - Gisella Floreanini, Testimonianze sulla Repubblica dell’Ossola. L’assistenza, in La Repubblica partigiana dell'Ossola. Seminario di studi per docenti, Domodossola marzo-maggio 1984, a cura del Consiglio scolastico distrettuale n. 56 e del Comitato per le celebrazioni del 40° anniversario della Repubblica dell'Ossola, Domodossola, Città di Domodossola, 1984 (2a ed. 1989), pp. 69-77
    - Riflessioni di Gisella Floreanini sull’esperienza ossolana tornano nel filmato La Repubblica dell’Ossola (RAI, 1965)
  2. Questione femminile
    - Nell’archivio storico dell’Unione Donne Italiane (UDI), nella sezione cronologica 1943-1980, sono conservati articoli, interventi e corrispondenza che testimoniano l’attività di Gisella nell’associazione (cfr. http://archiviodigitale.udinazionale.org/tag/gisella-floreanini/)
  3. Discorsi parlamentari
    Durante la prima e la seconda legislatura dell’Italia Repubblicana (1948-1958), gli interventi registrati a nome di Gisella Floreanini Della Porta dal servizio stenografico del Parlamento sono 31 e sono oggi consultabili sul sito dell’archivio storico della Camera dei deputati all’indirizzo http://storia.camera.it

Antonella Braga

Studiosa del pensiero antifascista e federalista europeo, ha pubblicato saggi e monografie, tra cui Un federalista giacobino. Ernesto Rossi pioniere degli Stati Uniti d’Europa(il Mulino, 2007). Per la collana Novecentodonne (Milano, Unicopli), ha curato le biografie di Gisella Floreanini (2015), Ada Rossi (2017, con Rodolfo Vittori) e Carla Voltolina (2018, con Luisa Steiner). Attualmente sta lavorando, presso l'Università di Losanna, a una ricerca biografica su Luisa Villani Usellini. È socia della Fondazione “Ernesto Rossi e Gaetano Salvemini” di Firenze.

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