Gullelma di Rosers

Rougiers XII secolo
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Gullelma, originaria di Rosers, oggi Rougiers, che si trova vicino all’Italia, fu trovatora di grande fama. Le uniche notizie biografiche su di lei si possono desumere da quelle relative a Lanfranco Cigala – trovatore e legale genovese, vissuto nel XIII secolo – con cui dibatté la sua tenzone.
Per alcune Trovatore l’amore non è solo sentimento, gioia o tormento, godimento dei sensi, ma guida per il comportamento interpersonale e sociale, è elemento civilizzatore l’intelletto d’amore, di cui dice Dante, caratteristica femminile, nel quale armoniosamente si coniugano intelligenza e sentimento, e può governare sia i rapporti interpersonali sia la società meglio della nuda razionalità o dell’interesse.
La tenzone di Gullelma di Rosers ne è un esempio. Vi si dibatte la questione seguente: due cavalieri trottavano ciascuno verso la propria dama; lungo la strada furono distratti da alcuni pellegrini in difficoltà, che chiesero loro aiuto; uno si fermò, per soccorrerli, l’altro, imperterrito, galoppò dalla sua signora. Lanfranco sottopone la questione a Gullelma: quale dei due si comportò meglio? Gullelma non ha dubbi: si comportò bene il cavaliere che corse, per prima cosa, da colei che amava perché è all’interno della relazione duale, parlando, che si esaminano, si dibattono le questioni e se ne cerca la soluzione, poi, in base ad essa, si provvederà al bene collettivo, in questo caso, si recherà aiuto ai viandanti in difficoltà. Il discutere e il decidere nel cerchio relazionale non vale solo, ci dice Gullelma, per le situazioni che ineriscono al comportamento tra innamorati, ma si allarga a comprendere e considerare i rapporti sociali. La soluzione va cercata di volta in volta, relativamente alla situazione, a chi vi è coinvolto, alle circostanze, ai tempi, mai una volta per tutte, mai appellandosi ad una legge astratta, valida in ogni situazione e per sempre. Lanfranco è di parere opposto, vuole la legge, il codice, avulso dai dettami d’amore, al di fuori della relazione con la donna: ambedue difendono la propria posizione e litigano violentemente.
Dice Gullelma:
«Lanfranco, non avete mai trovato ragioni tanto pazze
come a proposito di colui che agì in tal modo,
poiché, seppiatelo bene, egli commise un grave oltraggio:
dal momento che il gentile servizio gli nasceva dal cuore,
perché non servì innanzi tutto la sua dama?
Ne avrebbe avuto grazie da lei e da loro stessi;
poi, per amor suo, avrebbe potuto servire
molte degne persone, e non avrebbe errato».

Le Trovatore, sostenendo ed esplicitando la propria differenza di essere donne, che si manifesta in differenza di pensare, amare e agire, esercitarono sovente la pratica del conflitto con i loro interlocutori, che, il più delle volte, a dire il vero, ne accettarono l’autorità (valga un esempio fra tutti, la tenzone di Donna H). Queste poetesse occitane, maestre d’amore, assunsero su di sé il ruolo di educatrici – l’amore educa, è la filosofia cortese – e questo ruolo venne loro riconosciuto pienamente; esse affermarono di essere disposte ad amare solo un uomo cortese e, così facendo, contribuirono a trasformare, a civilizzare l’intera società.

Ad esempio Felipa raccomanda ad Arnaut Plagues:
«E allora fa’ quel che ti dico:
mostrati elegante e cortese,
gentile e di gradite maniere,
e agisci secondo decoro,
per quanto puoi e senza indugi,
che così deve l’innamorato».

Una poetessa anonima dice:
«Se vuole che gli renda il mio amore, Madamigella,
ben è necessario che sia cortese e prode,
sincero ed umile, che con nessuno entri in contesa,
e che sia amabile verso tutti;
ché non mi piace un uomo malvagio e orgoglioso,

ma sincero e fedele, discreto e innamorato:
se vuole che gli conceda mercé, che mi ascolti».

La donna della tenzone Nobile Signora, a proposito di una faccenda… chiede:
«Amico Bertran, vuoi sapere come deve essere l’amico del cuor mio?»
«Dedito e fedele, sincero e non falso
Non prolisso, né mieloso, né burlone,
ma tenuto in alta stima – secondo quanto
gli si addice – fuori e dentro casa sua».

Come Gullelma anche l’amica di Bertran si fa carico non solo dell’educazione interiore, dei sentimenti, della volontà dell’uomo, ma altresì dei comportamenti che da quelli derivano, che si riverbereranno, positivamente, sulla sua famiglia, sul vicinato, nel paese o nella città: ogni uomo, che avesse voluto entrare nelle grazie di una donna, avrebbe dovuto percorrere questo tragitto, passando dall’ elementarità dell’istinto alla raffinatezza dei sentimenti.

Fonti, risorse bibliografiche, siti

Marirì Martinengo, Le Trovatore. Poetesse dell’amor cortese, I, Milano, Libreria delle Donne 1996

Marirì Martinengo, Le Trovatore. Poetesse e poeti in conflitto, II, Milano, Libreria delle Donne 2001

Angelica Rieger, Trobairitz, Tubingen, Max Niemeyer Verlag 1991

Pierre Bec, Chants d’amour des femmes trobadours, Paris, Stock Moyen Age 1995

Marirì Martinengo, Il messaggio delle Trovatore,  in Scène, évolution, sort de la langue et  de la littérature d'oc. Actes du Séeptième Congrès International d'Etudes Occitanes, Reggio Calabria- Messina,  7-13 juillet 2002,  Publiés par Rossana Castano, Saverio Guida, Fortunata Latella, Tome I, Viella, pp. 521-532

Marirì Martinengo,  Marie Thérèse Giraud, L'eredità delle Trovatore. Dalle Trovatore alle Preziose, in La voix occitane. Actes du VIII Congrès de l'Association Internationale d'Etudes Occitanes, Réunis et édités par Guy Latry, Bordeaux, 12-17 septembre 2005, Tome I, pp.425-434

Il sito della Association International d’Etude Occitaines

Marirì Martinengo

Si occupa di politica delle donne, conciliandola con gli affetti familiari, l'interesse per i viaggi, l'arte e la musica. Si è dedicata con passione e libertà alla narrazione di contesti relazionali medievali creati da alcune donne intorno a sé: Ildegarda di Bingen (Diotima. Il cielo stellato dentro di noi, La Tartaruga, 1991 e Libere di esistere, SEI, 1996) e le Trovatore (Le Trovatore I e Le Trovatore II, Libreria delle Donne, rispettivamente 1996 e 2001). Ultimamente con La voce del silenzio(ECIG, 2005) ha svelato, attraverso la narrazione della vita e della morte della nonna, il travaglio interiore della storica e insieme le radici profonde del suo amore per la storia. Da alcuni anni, all'interno del gruppo Storia Vivente , studia, con altre, un modo di 'fare storia' a partire radicalmente da sé, con la scommessa ambiziosa di far emergere dal profondo elementi di simbolico inaspettati.

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