Helene von Druskowitz

Hietzing (Vienna) 1856 - Mauer- Oehling (Vienna) 1918
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Filosofa, drammaturga, critica letteraria, femminista e atea. Helene rifiuta categoricamente il matrimonio ed è apertamente lesbica; se si aggiunge la propensione all’alcoolismo, la sua vita diventa una miscela esplosiva per una donna del suo tempo. Il 31 maggio del 1918, mentre la prima guerra mondiale volge al termine, insieme agli imperi e al mondo dei lumi a gas, muore in ospedale psichiatrico, dove era entrata 37 anni prima, nel 1891. Durante questi anni mantiene una incrollabile volontà di esprimere il suo pensiero e di farlo pubblicare. Helene fa parte di quella moltitudine di donne costrette a trascorrere gran parte della loro esistenza in manicomio, non tanto – abbiamo ragione di credere – per una loro reale infermità mentale quanto perché come tale viene riconosciuta la loro manifesta propensione a trasgredire le regole e a un pensiero libero e indipendente.
Contemporanea di Nietzsche e sua amica per un certo periodo, Helene frequenta il gruppo di intellettuali che dà vita a quella stagione culturale che affronterà quei temi che la cultura del Novecento porterà, poi, in primo piano. Nel 1884 entra in contatto con Malvida von Meysenburg, Rainer Maria Rilke, Paul Rèe, Lou Andreas von Salomè. È una protagonista:«La viennese Helene Von Druskowitz appartiene a quella specie umana che ha il dono di un pensiero indipendente e non lo baratta con niente, gente che ammiriamo fin troppo facilmente e la cui esistenza, in fondo, preferiremmo ignorare e dimenticare» (L.Muraro).
Nel volume citato sono raggruppati e tradotti in italiano due degli scritti della filosofa, recuperati a una vasta, dispersa produzione. La sua stessa presenza è stata a rischio di sparizione nel mondo intellettuale, se non fosse per la menzione presente nei carteggi di Nietzsche e di Conrad Ferdinand Meyer, novelliere, poeta e romanziere svizzero.
Helene Von Druskowitz era nata a Hietzing vicino a Vienna. Il suo vero nome era Helena Maria Druschkovich. Come dice Elisabeth Reichart (E.R., La Valse&Foreign, State University of New York, 2000) non cambiò solo il suo cognome ma «anche il nome dei suoi genitori, inventando un principe bulgaro come padre, fino a che questo stesso scomparve, alla fine della sua vita dichiarò che era stata concepita in modo sopranaturale» (da Hinrike Gronewold, Helene von Druskowitz, 1856 -1918. Die geistige Amazone in Wahnsinns Frauen, Frankfurt/Mein, 1992).
Le cartelle cliniche parlano di lei come affetta da misandria. Occorre leggere la sua opera Pessimistische Kardinalsätze, Ein Vademekum für die freiesten Geister (Vademecum per gli spiriti liberi. Proposizioni cardinali pessimistiche, 1905) per capire il vero significato di questa parola. La nota della cartella clinica esaminata da Traute Hensch, editrice delle Pessimistische Kardinalsätze, nel 1988, la descrive come «una persona con una grande autoconsiderazione, con molta stima di se stessa, molto selettiva nei rapporti con i pazienti, ma sempre gentile, affabile, si occupa di problemi filosofici, scrive trattati, mette annunci sulle riviste […] è trattata continuamente con degli ipnotici. Segue attività prevalentemente letterarie. Compone in una calligrafia illeggibile confusi saggi androfobi […] Inventa pure è spiritista e socialista. Della sua cultura precedentemente molto vasta restano rudimenti ancora consistenti […] anche agitata dalle allucinazioni la paziente è sempre rimasta inoffensiva. Del tutto immutata nel comportamento, fuma tabacco in pipe inglesi, si trova diligente, si prepara il tè, compone poesie in lode dell’alcool, scrive illeggibili trattati filosoficamente confusi e drammi, manda satire androfobe ai giornali femminili, si sente all’apice della sua attività letteraria, soffre molto per la carenza di apprezzamento dei suoi simili, eppure è innocua, buona, riconoscente per ogni parola cortese che qualcuno le rivolge, al che dichiara subito essere il tale un’eccezione del suo sesso recante uno scroto caprino« (M.G.Mangione).
La nuda descrizione psichiatrica, non priva di sentimento pietoso, bonario e divertito, getta luce sul ritratto della filosofa. Lo sfondo politico che la distingue è la posizione femminista che nelle Proposizioni cardinali pessimistiche ha note grandiose. In quest’opera le donne sono definite esseri superiori, obbligate al matrimonio per il predominio di un sesso, quello maschile. Il mondo delle donne, auspica la filosofa, va separato da quello degli uomini «per mezzo di un’educazione libera e audace, incoraggiato da una precoce scelta professionale e dalla divisione delle città, per sesso come dalla limitazione del numero degli sposalizi che infine porteranno all’eliminazione del matrimonio. Allora le donne saranno di nuovo sante come per natura e degne di un vero culto. Il femminismo deve essere dotato di fiamme e splendore. Esso è l’ideale più santo del tempo moderno. […] Allora le donne, conformemente alla loro superiore missione si riconosceranno come esseri superiori, come sacerdotesse del loro sesso, come nobili per natura. Quando prenderanno coscienza della superiore legge di vita, allora ravviseranno anche con chiarezza la loro destinazione filosofica che consiste nel fungere da guide verso la morte preparando la fine dei tempi. In seguito questo diverrà l’ideale e prenderà il posto di un ideale senza meta né fine!» (H.v. Druskowitz, 1994, op.cit.).
Occorre alle donne una educazione di più alto livello, analoga alla sua. Nel 1873 Helene aveva conseguito il diploma di maturità e al conservatorio di Vienna il diploma in piano, prima donna non residente a ottenere il titolo. L’università di Vienna, a quel tempo, non accettava ancora l’iscrizione delle donne, quindi si sposta con la madre a Zurigo per laurearsi, nel 1879, in filosofia, con una tesi sul Don Juan di Byron.
Dal 1878 al 1882 tiene lezioni universitarie a Vienna, Monaco, Zurigo, Basilea e Dresda e compie viaggi in Spagna, Francia, Italia e nell’Africa settentrionale. È importante per la giovane Helene l’incontro con Marie von Ebner-Eschenbach, nel 1881, sarà lei a farle conoscere altre scrittrici. Betty Paoli e Louise von Francois la introdurranno nel circolo letterario frequentato anche da C. F. Meyer che scrive di lei in una lettera: «Ha qualcosa di turco o serbo e contemporaneamente – sa a menadito tutte le moderne teorie filosofiche – il che è molto poco turco. Io la trovo molto valida e se potrò darle una mano nella sua rapida ascesa lo farò molto volentieri». Nel 1887 Helene von Druskowitz inizia una relazione amorosa con Teresa Malten, una delle più famose cantanti liriche tedesche della fine del XIX secolo, stella dell’Opera di Dresda e apprezzata interprete di Wagner. Helene comincia a bere troppo e a fare uso di droghe. Nel 1891 lei e Teresa si separano. Helene è di nuovo sola, avendo perso a distanza di pochi anni il fratello e la madre. Cade decisamente nell’alcoolismo e alcune fonti nominano un crollo nervoso. Il 15 aprile del 1891 inizia il suo internamento con la diagnosi di “megalomania”.Esiste una sua effige: è un disegno di profilo con la didascalia dr. Helene Druskowitz.
Elisabeth Reichart dal testo teatrale Unerwartet (Inaspettata), pubblicato nel 1889, parzialmente autobiografico, ha ricavato delle considerazioni illuminanti per la sua biografia. Questo testo teatrale è un ritorno della scrittrice alla scrittura drammatica, dopo che la tragedia Sultanin und Prinz (La Sultana e il Principe) del 1882 era stata fortemente criticata dal circolo degli amici e delle amiche. Helene von Druskowitz scrisse facendo ampio uso di pseudonimi, quali Adalbert Brunn, H.Foreign, H. Sakkorausch, H.Sakrosant, von Calagis.
Significativo, dopo una fase di amicizia, il suo ritorno al mittente della quarta parte dello Zarathustra di Nietzsche, di cui fu destinataria, insieme a pochi eletti: «Il mio entusiasmo per la filosofia di Nietzsche si è rivelata essere una mera passion du moment, un misero fuoco di paglia. La sua aria da profeta ora mi appare alquanto ridicola […]» Tra i suoi lavori di critica letteraria citiamo quello su Byron, di Percy Bysshe Shelley, su Joanna Baillie, Elizabeth Barret-Browning e George Eliot (Drei englische Dichterinnen, Tre poetesse inglesi), opera pubblicata nel 1884, l’anno in cui traduce Swinburne e si occupa di William Blake. In Die Studentinnen (Le studentesse, 1889), benchè l’educazione superiore sia preclusa alle donne, ritrae le ragazze che discutono di emancipazione e della propria formazione, a fronte di insegnanti descritti come insulsi e indolenti. Collabora, nel 1905, a due riviste femministe Die heilige Kampf (La lotta santa) e Der Fehderuf (Il grido di faida).

Fonti, risorse bibliografiche, siti

Hinrike Gronewold, Helene von Druskowitz, 1856-1918. Die geistige Amazone in Wahnsinns Frauen, Frankfurt/Mein, 1992

Maria Grazia Mangione (a cura di), Helene von Druskowitz, Una filosofa dal manicomio, (Presentazione di Luisa Muraro), Editori Riuniti 1994

Elisabeth Reichart, La Valse&Foreign, State University of New York 2000

Helene von Druskowitz, Pessimistische Kardinalsätze, Ein Vademekum für die freiesten Geister (Vademecum per gli spiriti liberi. Proposizioni cardinali pessimistiche)

Ariadne Frauen in Bewegung (progetto dedicato alle scrittrici austriache)

Elementi per una bibliografia
Non esistendo una sua bibliografia completa, proponiamo qui un elenco ampio ma non esaustivo delle sue opere (oltre a quelle già citate).
Il suo primo scritto presentato nel volume italiano (Helene von Druskowitz, op. cit, 1994), è un saggio filosofico del 1887 Wie ist Verantwortung und Zurechnung ohne Annahme der Willensfreiheit moglich? (Sono possibili la responsabilità e l'imputabilità senza supporre il libero arbitrio?), nel 1888 pubblica Zur neuen Lehre (Per la nuova dottrina) e Eugen Duhring. Eine Studie zu seiner Wurdigung (Eugen Duhring. Uno studio in suo omaggio), nel 1886 Moderne Versuche eines Religionsersatzes (Moderni tentativi di sostituzione della religione), ulteriore distacco dalla filosofia di Nietzsche, nel 1889 tre commedie, quella già citata, poi Die Emanzipations-Schwarmerin (L'invasata dell'emancipazione), Aspasia, quindi International, e il saggio filosofico Zur Begrundung einer uberreligiosen Weltanschauung (Per la fondazione di una visione del mondo sovrareligiosa), nel 1890 una commedia Die Padagogin (La pedagoga). Dopo l'internamento scrisse nel 1891 Leonie, un dramma, nel 1899 Meine Erfahrungen in der Deuteroskopie und Telegraphie (Le mie esperienze nella deuteroscopia e telegrafia), nel 1900 Der freie Transzendentalism oder die Ubrewelt ohne Gotte (Das Ubergottliche) (Il libero trascendentalismo ovvero il sovramondo senza Dio) (Il sovradivino), Der Kultus der Frau (Il culto della donna), nel 1901 Teilung der Stadte nach den Geschlechtern (Divisione della città secondo i sessi), nel 1902 Gegensatze im Sein (Contrasti nell'essere), Die Frau un der Tode (La donna e la morte), nel 1903 Zwei Philosophische Rundfragebogen(Due questionari circolari filosofici), Ethischer Pessimismus (Pessimismo etico), nel 1904 Das Geheimnis des Tisches (Il segreto del tavolo), dramma, Schein und Sein (Apparire ed essere), poesie, nel 1905 Ratsel (Misteri), Neue tragischen Temen (Nuovi temi tragici), Blanca, un dramma, Der Weg des Todes (La via della morte), dramma.

Donatella Massara

Donatella Massara è nata a Biella nel 1950, è laureata in filosofia a Milano. Dalla metà degli anni Settanta ha aderito a quella straordinaria avventura che è il femminismo: una pratica politica cambia la vita. Fa parte della Libreria delle Donne dal 1976 e del Circolo della Rosa (www.libreriadelledonne.it). Ha pubblicato per vari anni sulle riviste del movimento delle donne. Ha insegnato filosofia e storia. Dal 2000 ha creato il sito Donne e conoscenza storica; a tutt'oggi si occupa della sua conduzione, prevalentemete in questo spazio pubblica i suo testi sul cinema delle donne, sui libri e sulla politica. Dal 2009 con altre donne lavora a Donne di Parola, un sito per la web radio che mette in rete la lettura interpretata della narrativa, della saggistica, della poesia femminile.

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