Jeanne Hébuterne

Meaux 1898 - Parigi 1920
Download PDF

Le poche notizie che si hanno su di lei sono “rubate” dai racconti e dalle storie di coloro che frequentavano il quartiere parigino di Montparnasse nei primi anni Venti del secolo scorso e soprattutto del suo, più famoso, compagno.
Per il contrasto tra il candore dell’incarnato e i lunghi capelli bruno-castano era conosciuta da tutti come “Noix de coco”.
Il padre Achille Casimir Hébuterne è capocontabile ai grandi magazzini “Bon Marché”, conoscitore e appassionato di letteratura del XVII secolo, ateo (ma convertitosi al cattolicesimo in seguito) amava intrattenere moglie e figli leggendo Blaise Pascal.
La madre Eudoxie Anais Tellier è una cattolica osservante che propone ai figli la sua via spirituale. Il fratello, André, è pittore; si accorge presto che anche Jeanne è dotata di un vero talento e la invita a iscriversi all’École Nationale des Arts décoratifs all’Académie Colarossi, la stessa che Modigliani aveva frequentato appena arrivato a Parigi.
Jeanne e Amedeo si conoscono nel febbraio del 1917, lei ha diciannove anni, lui trentatré, reduce da un amore turbolento con Beatrice Hastings.
Lei timida e malinconica, ma forte della sua intelligenza e delle sue doti di pittrice, lui già maudit, squattrinato, alcolizzato, drogato, malato di tubercolosi e per di più ebreo e italiano!
Vivranno per tre anni un amore intenso e disperato. Ma il talento di Jeanne verrà purtroppo totalmente offuscato dalla personalità e dall’arte di lui.
I genitori di Jeanne sono assolutamente contrari a questa unione che ostacolano con ogni mezzo, obbligandola a tornare a casa a dormire tutte le sere. Nel luglio del 1917 Jeanne lascia definitivamente la casa paterna per andare a vivere con Amedeo in un bugigattolo freddo e pieno di spifferi pagato da Léopold Zborowski, mercante d’arte, mentore e mecenate di alcuni pittori di Montparnasse tra i quali Utrillo, Chagall, Soutine e lo stesso Modigliani.
Si fatica a tirare avanti. Amedeo costantemente stordito dall’alcool svende i suoi disegni per pochi franchi. Lèon Indenbaum, un amico scultore li descrive così: «A tarda notte lo si poteva sorprendere, sulla panchina di fronte alla Rotonde, a fianco di Jeanne Hébuterne silenziosa, emaciata, esile, le lunghe trecce sulle spalle, pura, amorevole, vera madonna accanto al suo dio…»
Anselmo Bucci, un pittore amico della coppia racconta di una sera a cena: «Lì ci raggiunse la sposa; ed egli, mangiando pochissimo come tutti gli alcolizzati, non finiva più di carezzarla, di interrogarla, di occuparsi di lei, quasi con ostentazione. E si uscì, riavviati, naturalmente, alla Rotonde. Nel bel mezzo dell’incrocio Raspail-Montparnasse congedò sua moglie, abbracciandola e baciandola con affetto; e ancora salutandola da lontano. E spiegò a me, che parevo un po’ sorpreso: “Noi due si va al caffè. Mia moglie va a casa. All’italiana. Come si fa da noi”».
Fece più di venti ritratti a Jeanne che forse potevano esprimere meglio delle parole i suoi sentimenti.
Passavano ore seduti ai tavolini della Rotonde fissando il vuoto, senza scambiarsi una parola.
Nel marzo del 1918 Jeanne scopre di essere incinta mentre la salute del suo compagno peggiora sempre più.
Zborowski decide allora di partire tutti insieme per Nizza sperando che il clima mite della Costa Azzurra possa giovare, oltre che alla salute, anche agli affari. Si aggiunge alla comitiva il pittore Foujita (ex amante di Jeanne) con la sua compagna, il pittore Soutine e per ultima la madre di Jeanne che non contribuisce certo a distendere l’atmosfera.
La Hébuterne, la madre e i coniugi Zborowski sono alloggiati in una villa mentre Modigliani e gli altri in albergo per evitare discussioni. Tutto scorre più o meno come a Parigi, grandi sbornie e disegni svenduti in cambio di Pastis.
La convivenza con la madre per Jeanne si fa sempre più insostenibile, liti continue e pesanti discussioni ogni volta che il suo compagno si presenta ubriaco.
Il 29 novembre del 1918 nasce a Nizza una bambina che verrà chiamata come la mamma, Jeanne. Amedeo pazzo di gioia si ferma a bere così a lungo nei bistrot che troverà chiusi gli uffici dell’anagrafe per effettuare il riconoscimento della figlia. Non ci tornerà mai più e così la piccola Jeanne fu riconosciuta unicamente dalla madre, e si chiamerà Modigliani solo perché alla morte dei genitori verrà adottata dalla sorella del pittore.
Sia Jeanne che Amedeo appaiono totalmente inetti con la piccola, quindi trovano una donna (calabrese) che possa occuparsi di lei.
Jeanne sta sempre a casa con la bambina, Modigliani non la porta mai con sé. Vivono con il sussidio che Zborowski passa loro mensilmente, circa 600 franchi certamente sufficienti per una piccola famiglia come la loro ma Amedeo è un pessimo amministratore di se stesso, la maggior parte del denaro viene consumato in alcolici.
Il 31 maggio del 1919 Jeanne rimane sola con la bambina e la tata calabrese in Costa Azzurra; Modigliani torna a Parigi, ma il 24 giugno lei gli scrive di mandare il denaro per il viaggio perché vuole raggiungerlo, è di nuovo incinta.
La piccola Jeanne viene affidata alle cure della modella Lunia Czechowska, la preferita da Modigliani, il quale ha ripreso a bere pesantemente dopo un tentativo (di breve periodo) di astinenza, seguito alla nascita della piccola. La portinaia dello stabile ha l’arduo compito di tenerlo lontano dalla bambina quando arriva sbronzo e schiamazzante.
Amedeo festeggia agli inizi di luglio il suo trentacinquesimo compleanno e quella notte scrive su un foglio: «M’impegno oggi 7 luglio 1919 a sposare la Signora Jane [sì, sbaglia il nome…] Hébuterne appena arriveranno i documenti». Ma non lo farà mai. Il loro rapporto continua tra alternanza di stati d’animo, estrema tenerezza e comportamenti anche brutali.
La gravidanza di Jeanne prosegue, la salute di Amedeo peggiora, lei vuole farlo curare ma lui rifiuta. Lei, totalmente sottomessa, non trova mai né la forza né il coraggio per reagire o chiedere aiuto.
Una sera due amici fanno visita alla coppia, e trovano uno stato di degrado assoluto: nello studio gelido c’è sporcizia, bottiglie di vino, scatole di sardine (pare il loro unico sostentamento) dappertutto.
Ed è ancora così che li trovano il 22 gennaio del 1920 quando viene sfondata la porta del loro alloggio, distesi sul letto inermi, Jeanne incinta di nove mesi. Amedeo viene portato subito in ospedale ma vi arriva già in coma: morirà due giorni dopo.
Non appena appresa la morte del compagno Jeanne vuole passare la notte da sola in albergo, e la mattina una cameriera rifacendo il letto trova un coltello sotto il cuscino.
Jeanne va in ospedale a rivedere il suo Amedeo per l’ultima volta, accompagnata dal padre. Quella notte si rifugia a casa dei genitori dove il fratello Andrè le tiene compagnia. Ma all’alba Jeanne si butta dal quinto piano.
Il corpo viene raccolto da un operaio su una carriola e Andrè, per non spaventare i genitori, prega l’uomo di portare il cadavere in Rue de la Grande Chaumière, a casa Modigliani; ma, dato che arrivato là gli viene impedito di entrare, l’operaio si reca al commissariato di polizia a raccontare tutto. La salma viene quindi ricondotta a casa e abbandonata tutta la mattina. Nel pomeriggio amiche di Jeanne accorrono a vegliarla, circondate dai suoi disegni, sparsi per terra, nei quali lei si rappresentava con lunghe trecce nell’atto di colpirsi al seno con un pugnale.
La notte rimangono due amici di Amedeo soprattutto per impedire che i topi possano deturpare il corpo di Jeanne.
I coniugi Hébuterne non vogliono che i funerali di Jeanne si svolgano insieme a quelli di Amedeo Modigliani, che saranno molto imponenti. Vengono invece fissati quasi clandestinamente alle otto del mattino, il giorno dopo, in un piccolo cimitero di periferia.
Solo dopo due anni le salme saranno riunite nella stessa tomba al cimitero Père Lachaise sulla cui lapide in italiano vi è inciso:

AMEDEO MODIGLIANI
PITTORE
NATO A LIVORNO IL 12 LUGLIO 1884
MORTO A PARIGI IL 24 GENNAIO 1920
MORTE LO COLSE
QUANDO
GIUNSE
ALLA GLORIA

JEANNE HEBUTERNE
NATA A PARIGI IL 6 APRILE 1898
MORTA A PARIGI IL 25 GENNAIO 1920
DI AMEDEO MODIGLIANI
COMPAGNA DEVOTA FINO
ALL’ESTREMO SACRIFIZIO

Nemmeno l’epitaffio le ha restituito quell’individualità che in vita non ha mai potuto avere.

Fonti, risorse bibliografiche, siti

Jeanne Modigliani - Modigliani, mio padre, (a cura di Christian Parisot), ABSCONDITA Editore 2005

Corrado Augias, Modigliani l'ultimo romantico, Oscar Mondadori 1999

Verena Mantovani

Di professione commercialista tendente all’etico (ma non sempre sembra essere possibile). Non insegna da nessuna parte e tanto meno ha pubblicato qualcosa. Adora i viaggi, il sole, la musica, l’arte, la poesia.

Leggi tutte le voci scritte da Verena Mantovani