Josephine Garis Cochran

County Ashtabula (Ohio) 1839 - Chicago 1913
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Josephine Garis si sposò con un commerciante e uomo politico di nome William Cochran, e condusse la vita dei quartieri alti nella contea di Shelby, Illinois. Era una donna ricca che amava tenere molte cene e cocktails, anche se non cucinava, poiché aveva una servitù preposta. Piatti, bicchieri e posate venivano comunemente lavati in grossi recipienti con acqua fredda, e venivano sgrassati con metodi non inquinanti quali il limone, l’aceto, la cenere. Poiché la servitù le aveva rotto delle preziose stoviglie in porcellana era arrivata a lavare i piatti da sola. Si racconta che nel 1886 Josephine abbia esclamato: «Se nessuno ha ancora inventato una macchina per lavare i piatti, lo farò io stessa!»
Così, dopo aver misurato i piatti, costruì compartimenti filo, appositamente progettati per essere adattati a piatti, tazze, o piattini. Collocò i vani in una ruota che giaceva all’interno di una caldaia di rame. Un motore girava il volante mentre acqua calda mista a sapone schizzata dal fondo della caldaia pioveva sulle stoviglie. Dopo la morte del marito, coinvolse George Butters, un meccanico locale assunto dalla Illinois Central Railroad, per aiutarla a portare a compimento e realizzare i suoi disegni in un capannone dietro casa sua. Costruirono così la prima macchina di lavaggio, brevettata il 28 dicembre 1886 e installata nella cucina della Cochrane. Josephine mostrò la sua macchina al World’s Columbian Exposition di Chicago nel 1893, sorpassando anche le opere parigine e vincendo il primo premio. Aprì la sua fabbrica nel 1897, con Butters come caporeparto in fabbrica e capo meccanico e un presidio di tre dipendenti. Fondò così il Garis-Cochran lavastoviglie Machine Company, chiamandolo con il nome di suo padre, ingegnere civile; le macchine della società vennero costruite nella fabbrica sotto la supervisione di Butters.
Anche se alimentato da una manovella, il progetto è simile in linea di principio alle lavastoviglie elettriche di oggi: l’invio di getti d’acqua e sapone su piatti trattenuti in griglie all’interno di una scatola di metallo a tenuta stagna. I modelli successivi erano alimentati da un motore a vapore, e venne aggiunto un ciclo di autorisciacquo. Josephine dichiarò in seguito che più difficile non era stato tanto la svolta da persona “mondana” a meccanico, ma il salto da meccanico a promotrice del prodotto. Morirà di esaurimento nervoso a 74 anni. Prima di lei, altri avevano tentato di costruire lavastoviglie, ma in base a principi molto meno efficienti. Solo i ristoranti e gli alberghi inizialmente dimostrarono il loro interesse per la macchina Garis Cochran, mentre l’uso domestico divenne popolare solo intorno al 1950.
Dopo la morte di Josephine, nel 1913, la società cambiò titolari e nomi fino a diventare, nel 1940, parte del Kitchen Aid ora di proprietà della Whirlpool Corporation.

Fonti, risorse bibliografiche, siti

Fenster, JM, La donna che ha inventato la lavastoviglie. Invention & Technology, Fall 1999, pp 54-61.

Virginia Lalli

Nata a Roma nel 1974. Avvocato. Responsabile del settore donne per Nuove Frontiere onlus. Collabora con diversi enti umanitari. Si occupa di attività formative ed educative ai Diritti umani nelle scuole. Curatrice e relatrice in convegni su tematiche di bioetica relative alla vita nascente. Ha pubblicato Donne di diritto, Colosseo editoriale 2012. www.virginialalli.com

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