Juana Manso

Buenos Aires 1819 - 1875
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Juana Paula Manso è stata per l’ Argentina uno straordinario esempio di come l’educazione sia l’arma più potente per la difesa della libertà.
Gli anni della sua formazione sono quelli difficili, in cui in Argentina si definisce l’organizzazione politica nazionale: il paese è diviso tra i “federales”, che difendevano l’autonomia delle province e la cultura popolare e gli “unitarios”, progressisti, ispirati dalle idee dell’illuminismo e filoeuropei, che auspicano un forte governo centrale. Da bambina Juana Manso può conoscere una delle prime scuole gratuite e pubbliche argentine volute dal presidente “unitario” Bernardino Rivadavia, con il quale collabora il padre di Juana, tenace avversario di Juan Manuel de Rosas nelle cui mani si era concentrato un grande potere. La persecuzione di Rosas costringe i Manso all’esilio a Montevideo, dove la giovane Juana conosce e frequenta gli intellettuali più brillanti – anche loro esuli – della cosiddetta “generazione del ‘37”, che avevano fondato l’Asociación de la joven generación argentina, ispirata alla Giovane Italia di Mazzini. Sotto la loro influenza, nel 1841, a soli 22 anni, Juana crea un Ateneo Femminile per l’istruzione delle giovani argentine in esilio. Un anno dopo però la minaccia incalzante di Rosas arriva anche a Montevideo e i Manso devono emigrare in Brasile.
A Rio de Janeiro Juana sposa un violinista portoghese, Francisco de Saá Noronha, e con il marito parte per gli Stati Uniti. Mentre, purtroppo, l’attività artistica del marito non riscuote molto successo, il nuovo orientamento dell’educazione americana appassiona Juana: i criteri pedagogici, il movimento femminista e quello antischiavista incidono definitivamente sui suoi interessi intellettuali, sociali e politici. Nasce la sua primogenita, Eulalia, e i problemi economici spingono Juana e Francisco a stabilirsi all’Avana, dove ottengono successo artistico e stabilità economica. Pochi anni dopo la nascita della seconda figlia, Herminia, i coniugi tornano nel Brasile, dove Juana pubblica il «Jornal das Senhoras», che mira a rendere le donne consapevoli del loro diritto all’educazione e all’emancipazione.
Il biennio 1852-53 è decisivo in molti sensi per Juana. Abbandonata dal marito, dopo la caduta del governo di Rosas, torna finalmente a Buenos Aires, dove il suo lavoro intellettuale e politico acquista nuovo slancio. Collabora con «La ilustración literaria» e pubblica il primo romanzo storico argentino: La familia del Comendador. Fonda nella sua città l’«Album de Señoritas», nella stessa linea del «Jornal das Senhoras», sulle cui pagine sostiene anche la libertà di culto religioso. L’ostilità sociale la costringe a un soggiorno a Rio de Janeiro dove continua a insegnare, impegnandosi per i diritti delle donne.
Il 1859 è un altro anno chiave nella vita di Juana, poiché segna non solo il suo rientro definitivo a Buenos Aires ma anche l’incontro con Sarmiento, il padre dell’educazione pubblica argentina, che si ispira alle idee di Horace e Mary Mann. Juana condivide pienamente il motto, «Educar al [pueblo] soberano», di Sarmiento che le affida la direzione della prima scuola primaria comune per bambine e bambini. Juana Manso svolge la sua attività pedagogica ispirata ad alcuni principi essenziali: la formazione integrale sin dalla prima infanzia; l’abolizione delle punizioni fisiche e dell’apprendimento mnemonico; lo stimolo all’osservazione e allo sviluppo delle capacità critiche. Diffonde queste idee, insieme alle ultime tecniche pedagogiche, dalla direzione degli «Anales de la Educación Común» e, nel 1871, diventa la prima donna membro della Comisión Nacional de Escuelas, motivo di scandalo per i conservatori, che si accaniscono contro Juana anche a proposito della sua conversione alla chiesa anglicana.
Decisiva la collaborazione con Sarmiento – diventato Presidente della Repubblica – nella creazione delle Scuole Normali, base di un nuovo metodo di educazione che raggiunge ogni angolo del Paese «La scuola è democrazia. I maestri sono i soli che possono segnare la fine della barbarie, dei demagoghi e dei fannulloni. Dobbiamo trasformare tutta la repubblica in una scuola, perchè un popolo ignorante sceglie sempre il tiranno. Bisogna educare il popolo sovrano».
Juana Paula Manso, maestra, scrittrice, pedagoga, giornalista, che aveva lungamente lottato contro ogni forma di sottomissione e d’ignoranza, muore il 24 aprile 1875, a soli 55 anni. È sepolta a Buenos Aires nel Cimitero dei Dissidenti.

Fonti, risorse bibliografiche, siti

Félix Luna, Sarmiento y sus fantasmas. Encuentros imaginarios, Buenos Aires, Atlántida 1997

Silvia Miguens, “Cómo se atreve?” Una vida de Juan Paula Manso, Buenos Aires, Sudamericana 2004

Estela Parodi, Juana Manso: luchadora por los derechos femeninos, Rosario, La Capital 2010

Ricardo Rojas, Génesis de la literatura argentina, Historia de la Nación Argentina, cap. 13, vol. VIII, Buenos Aires, El Ateneo 1962

Silvia Magnavacca

È ordinario di Storia della Filosofia Medievale all’Universidad de Buenos Aires. Dirige la collana Lejos y cerca (Madrid - Buenos Aires) su temi del pensiero medievale. Ha pubblicato il Léxico técnico de Filosofía Medieval. Ultimo libro: Filósofos medievales en la obra de Borges, Buenos Aires, Miño y Davila 2009.

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