Katia Ricciarelli

Rovigo 1946 - vivente
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All’anagrafe Catiuscia Maria Stella Ricciarelli, come risulta sulla pergamena del conferimento dell’onorificenza di Grand’Ufficiale (1994). Universalmente è conosciuta come “Katia”, anzi “la Katia”. Soprano lirico celeberrimo, per la internazionale carriera lirica e per gli exploits in tutti i campi, artistici e privati. Non c’è settore in cui non si sia cimentata, quasi sempre con successo (canto, regìa, direzione artistica, direzione di una accademia fondata da lei, musical, fiction Tv, persino un reality show). È stata una autentica rivelazione nel cinema: con la sua prima apparizione, ne “La seconda notte di nozze” di Pupi Avati, si è aggiudicata il Nastro d’argento (“Pensavo che facesse le bizze, – dice il regista – aveva la fama della primadonna non certo facile, invece è stata la più docile. Mai avuta un’attrice così disponibile”). La fama mondiale Katia Ricciarelli l’ha comunque conquistata con la voce, nel melodramma.

È nata a Rovigo il 18 gennaio 1946. La madre, la mitica Molara, abbandonata dal marito arruolatosi volontario per la campagna di Russia, avrebbe avuto Katia dalla relazione con un aristocratico tedesco. Katia visse i suoi primi anni in grande disagio economico, anche funestati dalla morte di una delle due sorelle maggiori. Per sostenersi e pagare gli studi al Conservatorio Benedetto Marcello di Venezia (aveva dimostrato fin da bambina un forte interesse per il canto) svolse diversi lavori, come commessa in grandi magazzini e operaia in una fabbrica di mangiadischi. In Conservatorio ebbe per insegnante la celebre Iris Adami Corradetti che la portò al debutto (Bohème, Mantova, 1969) e la seguì in tutta la carriera.

L’entrata nel mondo lirico avviene nel settembre 1971, con il primo premio assoluto al Concorso RAI per Nuove Voci Verdiane. Alla prova finale svoltasi al Conservatorio Verdi di Milano, Katia canta una sconosciuta aria di Medora del mediamente sconosciuto Corsaro, paralizzando l’uditorio sin dalle prime note. Alla fine, tutti in piedi, richiamano alla ribalta la giovane concorrente ben due volte. Cosa inusuale a un concorso. Katia, 25 anni, ringraziò con naturalezza. Non pensava di vincere e non aveva portato, o forse non possedeva nemmeno, l’abito lungo di circostanza. Sul suo vestire ha sempre avuto gusti singolari, pare consigliata dal suo sarto. È rimasta nelle cronache la mise con cui si presentò al concerto per i 200 anni della Fenice: abito lungo di raso nero dall’ampia sottana a balze rosse e quattro bande verticali (davanti e dietro) con appliques gialle a forma di violini, arpe e mandole. L’effetto era peggiore di quanto non possa far immaginare la descrizione. Anche se con quella voce si poteva permettere molto. La voce si rivelò subito di raro splendore (sulla linea Renata Tebaldi, Montserrat Caballè per intenderci) timbro limpido, morbido e luminoso, grande musicalità, capace di filati prodigiosi. Forse non in possesso di una autentica tecnica virtuosistica ma se ciò fornì alla critica alcune riserve non impedì alla Ricciarelli di affrontare un repertorio vastissimo (75 ruoli cantati) raggiungendo spesso interpretazioni leggendarie.

Subito richiesta dai maggiori teatri del mondo: Lyric Opera di Chicago (1972), Teatro alla Scala (1973), Royal Opera House di Londra (1974), Metropolitan Opera (1975), spaziò tra le opere di Puccini, Verdi, Rossini, Donizetti e molti altri. Il livello di particolare eccellenza lo raggiunse nella seconda metà degli anni Settanta (Anna Bolena, Parma 1977; Tancredi, New York 1978), proseguendo negli anni Ottanta, quando iniziò una collaborazione decennale con il Rossini Opera Festival di Pesaro dove stabilì un primato di successi, in coppia con Marilyn Horne e con Lucia Valentini Terrani, la partner storica. Vi si citano quali pietre miliari: Semiramide, La donna del lago, Bianca e Falliero, Tancredi, La gazza ladra, la prima ripresa assoluta de Il viaggio a Reims sotto la direzione di Claudio Abbado. In ambito donizettiano rimane celebre la sua Lucrezia Borgia (Bologna, 1984); in quello verdiano, l’interpretazione di Desdemona accanto all’Otello di Domingo, di cui fu girato anche il film (1985, regìa di Zeffirelli, direzione di Lorin Maazel).

Sul finire degli anni Ottanta iniziò ad accusare un certo affaticamento vocale, dovuto anche all’assoluta noncuranza del risparmio fisico. E comunque a ogni genere di risparmio. Di Katia Ricciarelli è nota la prodigalità (con robusta propensione al gioco). D’altra parte, è per lei un vanto proclamare a gran voce “Non mi sono mai lasciata mancare niente. Morirò senza un soldo ma mi sono goduta la vita.” I proverbiali “genio e sregolatezza” dell’artista si addicono perfettamente a Katia Ricciarelli. Intelligente, simpatica, spregiudicata, dal riso contagioso, è ritenuta una delle grandi seduttrici del teatro. Tre gli uomini ufficiali della sua vita: Josè Carreras, con il quale ebbe una turbinosa relazione di 13 anni e che lei cita sempre come il suo grande amore; Paolo Grassi, che aveva perso la testa per lei, portandola alle soglie del matrimonio e Pippo Baudo, celeberrimo presentatore televisivo che Katia sposò a Militello di Sicilia il 18 gennaio 1986, nel giorno del suo quarantesimo compleanno (questa volta sì, lei era elegantissima). Il loro matrimonio durò 18 anni, terminando con un divorzio. La relazione con Paolo Grassi, allora sovrintendente, fu verosimilmente la causa del difficile rapporto della Ricciarelli con la Scala. Meschino sdegno, invidia, gelosia? Tant’è che, fin dal suo debutto in Suor Angelica, fu contestata, per essere addirittura fischiata anni dopo, in una tumultuosa Luisa Miller. Ebbe qualche dispiacere anche a Londra, in Aida, dove accusò sforzi negli acuti estremi e a Trieste quando debuttò in Norma, opera decisamente non “sua”. Ma ci voleva ben altro per sfiancare un temperamento come quello di Katia Ricciarelli.

“Batoste, ne ho avute molte ma ne sono sempre venuta fuori. Ho sempre amato anche i miei errori. Non ho rimpianti. E niente tragedie. Se la casa minaccia di cadermi in testa, un momento prima io mi sposto”

dice saggiamente. E ancora, alludendo all’esperienza forse inutile del reality show La Fattoria, che pure Pupi Avati le aveva sconsigliato: “Ho lavorato come una bestia, non mi sono tirata indietro davanti a nessuna prova, ma ho dimostrato che si può essere celebre e affrontare qualsiasi cosa senza perdere la faccia.” E si rimette in gioco continuamente (“Sono nata per stupirvi, vedrete…”) Il suo viso è rimasto bellissimo, senza una ruga. Non mette limiti a niente. Un nuovo amore? “Be’, adesso ci vogliono tanti requisiti, occorre la persona giusta con la quale poter dialogare, farsi compagnia. Adesso si pensa a qualcuno con cui invecchiare. Non si può più sbagliare.” Dopo le splendide dimore a Roma, Spoleto, Sardegna, ora che è sola Katia Ricciarelli vive a Bardolino (“Sono tornata nel mio Veneto”) dove la si vede circolare in bicicletta.

“Soprattutto, non voglio fare il confronto con me stessa. A quella che sono stata, a quella che sono. La realtà è quella di oggi, e posso guardarla in faccia senza sotterfugi. So anche prendermi in giro. Mi son levata tutte le voglie. Vediamo che cosa c’è ancora davanti.”

Una volta le era stato chiesto: “Quando non canterà più, cosa farà? La signora Baudo?” Risposta: “Mai. Farò la signora Ricciarelli.”

Carla Maria Casanova

Nata a Monza il 1 agosto 1936 da padre italiano e madre belga. Giornalista professionista. Laureata in architettura, dopo uno stage nella scenografia del Teatro alla Scala con Nicola Benois, si è dedicata esclusivamente alla scrittura, con specializzazione Cultura e Teatro musicale. Ha pubblicato un po’ di libri, iniziando con Renata Tebaldi, la voce d’Angelo (Electa, Milano 1981, tradotto in francese, inglese, russo) e terminando (per adesso) con Il gesto e la musica (Zecchini Editore, 2016, terza edizione) che racconta i suoi 66 anni di vita spericolata a tu per tu con i più grandi. Chi inizia a leggere non la smette più.

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