Lakshmi Bai

Varanasi (India) 1835 - 1858
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“She fought, like a titan, she battled, she was the Rani of Jhansi1

Lakshmi Bai è stata la regina dello Stato indiano di Jhansi e una delle protagoniste della grande rivolta esplosa nel subcontinente tra il 1857 e il 1858.
Lakshmi Bai nasce a Varanasi, importante meta di pellegrinaggio e tra le città più fiorenti dell’India, in una famiglia altolocata. A quel tempo il suo nome è Manikarnika. Il padre, Moropant Tambe, è un brahmano: un membro della casta sacerdotale hindu.
A quattro anni, alla morte della madre, Manikarnika si trasferisce col padre nella città di Bithur, alla corte del primo ministro dell’impero dei Maratha.

Qui, la futura regina di Jhansi gode di una certa libertà e di un’educazione fuori dal comune per una ragazza dell’epoca. Non solo impara a leggere e scrivere, ma apprende anche le arti militari: diviene un’ottima cavallerizza e si cimenta nel tiro con l’arco, nella scherma e in varie tecniche di combattimento. Fin da bambina, Manikarnika cresce quindi come una guerriera. Come scrive la poetessa indiana Subhadra Kumari Chauhan in una ballata in onore della regina:

The dagger, the spear and the sword,
her only companions
[…]
Like Lakshmimi, like Durga,
Rani of Jhansi was valour personified.
When she unsheathed her sword to strike,
the Marathas were electrified.
Skilled in mock warfare,
in having the enemy encircled,
In breaking through walled fortresses,
in every martial art the Rani excelled…
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Nel 1842 questa impavida combattente sposa Gangadhar Rao, il Maharaja di Jhansi: un regno dell’India settentrionale, dal 1804 nella sfera d’influenza dell’impero britannico. Manikarnika prende il nome di Lakshmi Bai e nel 1851 dà alla luce un figlio, che purtroppo muore pochi mesi più tardi. La coppia decide quindi di adottare un bambino: Damodar. Non molto tempo dopo, nel novembre 1853, il re muore e Lakshmi Bai diviene la reggente del regno.

Nel 1854, il governatore inglese dell’India, Lord Dalhouise, prendendo a pretesto la non consanguineità tra la regina e il figlio adottivo, non riconosce Damodar come legittimo erede: impedisce a Lakshmi Bai di assumere la reggenza del regno e annette Jhansi ai domini britannici. Si racconta che quando la regina ricevette la notizia, esclamò: “Meri Jhansi nahin dungee! (Non rinuncerò mai alla mia Jhansi!)”3. Lord Dalhouise concede a Lakshmi Bai una pensione annua, ma la obbliga a lasciare la corte.

Nei tre anni successivi, la regina tenta invano di far riconoscere agli inglesi la legittimità al trono di suo figlio. Nel frattempo, con il declino della corte, tramonta anche l’economia di Jhansi: la povertà dilaga.
In tutta l’India, il malcontento nei confronti del dominio britannico è sempre più diffuso. La proverbiale goccia che fa traboccare il vaso è la voce secondo la quale per l’ingrassaggio delle nuove cartucce dei fucili, occorra il grasso di maiali e bovini: i primi considerati impuri dai musulmani; i secondi sacri per gli hindu. Nel maggio 1857, alcuni Sepoy (i soldati indiani dell’esercito britannico) si ribellano: uccidono gli ufficiali inglesi, liberano i compagni imprigionati e marciano verso Delhi.

La rivolta si diffonde a macchia d’olio e gran parte dell’India settentrionale passa sotto il controllo dei ribelli.
Anche a Jhansi i Sepoy insorgono. Una volta preso il controllo del regno, lo riconsegnano nelle mani di Lakshmi Bai, per poi andarsene, dietro il pagamento di un’ingente somma di denaro. Una volta restaurato l’ordine, la regina riorganizza l’amministrazione e l’esercito, e promuove le arti e la letteratura, dedicando particolare cura alla biblioteca di Stato4.

La regina si sveglia ogni giorno all’alba. Dopo le abluzioni e la meditazione, si allena. Per il resto della mattina, si occupa della gestione del regno e distribuisce elemosine ai poveri. Dopo pranzo, durante la preghiera, scrive su un foglio i 1100 nomi del dio Rama. Si dedica quindi alle questioni di stato fino al tramonto. La sera, ascolta recitare letture religiose e – dopo un pasto frugale – va a dormire5.
Lakshmi Bai è una donna devota, che segue scrupolosamente i precetti religiosi hindu, ma nell’amministrare il suo regno si comporta in modo estremamente pragmatico. Decisamente inusuale è la sua scelta di non seguire le regole della purdah (per cui una donna dovrebbe evitare di mostrarsi in pubblico). Altrettanto insolita è la sua abitudine di soccorrere i poveri, a prescindere dalla loro casta di appartenenza. È una guerriera e si veste in modo originale: porta un turbante bianco oppure un cappello rosso, indossa abitualmente dei pantaloni dello stesso colore, e tiene alla cintura due pistole d’argento e un pugnale, la punta del quale si sussurrava fosse intinta in una lozione velenosa6.
Durante la rivolta, gli ufficiali britannici di stanza a Jhansi – dopo aver ricevuto la promessa di essere risparmiati, se si fossero arresi – erano stati uccisi dai ribelli, insieme ai propri familiari.

Gli inglesi sospettano la regina di essere la mandante della strage, o comunque di essere in qualche modo coinvolta. Nelle cronache britanniche, Lakshmi Bai comincia a essere descritta come un personaggio crudele: la “Jezebel of India”7. L’episodio del massacro diviene, per gli inglesi, il pretesto per attaccare duramente il regno di Jhansi, nonostante i veri responsabili della rivolta siano ormai lontani. La regina tenta nuovamente di trovare un accordo con il governatore inglese, servendosi della diplomazia, ma invano. Decide infine di ribellarsi e di affermare la propria indipendenza.

Organizza quindi la difesa dello Stato e contribuisce in prima persona al potenziamento militare, facendosi carico dell’addestramento delle donne di Jhansi. Nel marzo 1858, la città viene assediata dalle truppe britanniche, guidate da Sir Hugh Rose. La regina combatte coraggiosamente alla testa del proprio esercito, ma gli inglesi sono numericamente superiori e meglio equipaggiati: il 4 aprile le mura di Jhansi vengono espugnate e la popolazione massacrata.
Nella notte, la regina e suo figlio riescono a fuggire a cavallo verso la cittadina di Kalpi, per unire le forze con altri leader della rivolta. A maggio, anche Kalpi cade nelle mani degli inglesi. Questo non ferma Lakshmi Bai e i suoi alleati, che agli inizi di giugno occupano la fortezza di Gwalior.

Il 17 giugno, si scatena una feroce battaglia tra i capi ribelli e i britannici. Come rivela un resoconto pubblicato sul Times, la regina si rivela essere non solo un’abile guerriera, ma anche un’ottima stratega:

“the battle plans were effected mainly under the direction and personal supervision of the Ranee, who, clad in military attire and attended by a picked and well-armed escort, was constantly in the saddle, ubiquitous and untiring[…]”

Mentre combatte a cavallo, Laskhmi Bai viene uccisa. Con la conquista britannica di Gwalior, la rivolta indiana giunge al termine.
Lakshmi Bai è uno dei simboli della resistenza contro il potere coloniale e del movimento per l’autodeterminazione dell’India. Fin da subito, la regina viene celebrata in dipinti, statue e opere d’arte. Durante le lotte che porteranno infine all’indipendenza dell’India (1947), il reggimento femminile dell’Indian National Army viene a lei intitolato. Ancora oggi, Lakshmi Bai è la protagonista di film, libri, canzoni e serie tv, ed è considerata un’eroina nazionale.

  1. Il verso è il ritornello dalla ballata “Jhansi ki Rani”, una delle opere più famose dalla poetessa indiana Subhadra Kumari Chauhan (1904-1948). La traduzione in inglese è di P.J. Joshi.  ^
  2. I versi sono tratti dalla ballata di Chauhan.  ^
  3. Cfr. l’articolo di Alisha Haridasani Gupta, Overlooked No More: Rani of Jhansi, India’s Warrior Queen Who Fought the British.  ^
  4. Cfr. la biografia di Lakshmi Bai a cura di D.V. Tahmankar (1958), p. 86.  ^
  5. Cfr. Tahmankar, pp. 38-39. La principale testimonianza a proposito delle abitudini della regina è quella dello scrittore Vishnubhat Godse, che nel suo Maza Pravaas (1884) racconta della rivolta indiana e del proprio soggiorno presso Jhansi.  ^
  6. Cfr. Tahmankar, pp. 52-53 e 1699.  ^
  7. “The Jezebel of India was there — the young, energetic, proud, unbending, uncompromising Ranee, and upon her head rested the blood of the slain, and a punishment as awful awaited her.”. La citazione è tratta dal libro di Thomas Lowe, Central India During the Rebellion of 1857 and 1858 (1860), p. 236. Jezebel (Gezabele) è una figura biblica divenuta col tempo l’archetipo della donna malvagia e peccaminosa.  ^

Fonti, risorse bibliografiche, siti

Subhadra Kumari Chauhan [trad. inglese a cura di P.C. Joshi], “Rani of Jhansi”, in Indian Literature (2008), Vol. 52, n. 2, pp. 107-110

Alisha Haridasani Gupta, “Overlooked No More: Rani of Jhansi, India’s Warrior Queen Who Fought the British, New York Times, 14 agosto 2019
(https://www.nytimes.com/2019/08/14/obituaries/laxmibai-rani-of-jhansi-overlooked.html)

Thomas Lowe, Central India During the Rebellion of 1857 and 1858, Longman, London, 1860

D.V. Tahmankar, The Ranee of Jhansi, Rupa Publications, New Delhi, 1958

 

Sara Cappelletti

Sara Cappelletti (Como, 1989) ha una laurea in Orientalistica, un Dottorato in Storia e una passione per la scrittura e il mondo digitale. Si occupa di ricerca, didattica e comunicazione culturale. La trovate sul suo sito: Backdrop Reports.

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