Laura Lombardo Radice

Fiume 1913 - Roma 2003
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“Eravamo molto permeati di un antifascismo istintivo per averlo respirato in famiglia. Non siamo mai stati iscritti al fascio: mai balilla, mai avanguardisti, mai piccole italiane”.

Così testimonia Laura, attiva a Roma nella Resistenza e nel partito comunista clandestino, appassionata “professoressa”, come le piaceva definirsi, donna impegnata per tutta la vita in politica e nel sociale. Era nata a Fiume, nella città materna, il 21 settembre 1913, seconda di tre figli, dai pedagogisti Giuseppe Lombardo Radice (Catania, 24 giugno 1879 – Cortina d’Ampezzo, 16 agosto 1938), figlio di Luciano Lombardo e di Nunziata Radice, e Gemma Harasim (Fiume, 15 luglio 1876 – Roma, 31 luglio 1961), figlia di Venceslao Harasim di origine boema e di Antonia Lucich. Sposò Pietro Ingrao (Lenola, Latina, 30 marzo 1915 – Roma, 27 settembre 2015), figlio di Francesco Renato Ingrao e di Celestina Notarianni, futuro dirigente e parlamentare del PCI, nonché presidente della Camera dei Deputati (1976-1979).

Laura crebbe in un vivace contesto familiare, ricco di cultura e fantasia, oltre che ampiamente multiculturale come la natia Fiume, e per una decina d’anni visse a Catania, da cui la sintesi di se stessa “Figlia di mare, figlia di Fiume”. La sorella maggiore, Giuseppina (1911-1970), sarebbe diventata insegnante al Liceo Mamiani di Roma e autorevole grecista, curatrice in particolare delle tragedie di Sofocle. Il fratello minore, Lucio (1916-1982), brillante docente di matematica all’università di Roma, sulle orme del padre e della madre coltivò anche la passione per la pedagogia; fu militante antifascista e comunista per cui subì il carcere, operò nella Resistenza romana, durante la quale incontrò la futura moglie Adele Maria Jemolo, anche lei impegnata antifascista e amica di Laura.

La madre di Laura, Gemma, insegnante di Italiano nelle “scuole cittadine” di Fiume (post elementari) e intellettuale “di frontiera” per il suo impegno civile e politico, pedagogico e multiculturale, aveva compiuto studi magistrali e frequentato corsi universitari all’Istituto di studi superiori di Firenze, dove in un congresso degli insegnanti conobbe Giuseppe, con il quale aveva tenuto uno scambio a distanza sui temi pedagogici cari a entrambi. La relazione intellettuale si trasformò in legame sentimentale. Gemma era socialista, internazionalista, pacifista, antidannunziana e antifascista.

Del profondo sud, di Catania, era il padre di Laura: anch’egli un socialista, meridionalista, laureato in Lettere e Filosofia alla Scuola normale di Pisa e in Filosofia all’università di Pisa. Insegnò nei ginnasi inferiori, poi pedagogia nelle scuole siciliane, infine, dal 1911 ordinario di pedagogia nell’università di Catania. Con l’amico Gaetano Salvemini condivise l’impegno nel progetto dell’Associazione nazionale per gli interessi del Mezzogiorno d’Italia, volto all’opera di alfabetizzazione delle popolazioni del sud, insieme ai grandi meridionalisti Giustino Fortunato e Umberto Zanotti Bianco.

Dopo il matrimonio (1910) si stabilirono a Catania. Gemma divenne sua stretta collaboratrice e condirettrice della rivista «Nuovi doveri». Si dedicò all’educazione dei figli, applicando il metodo pedagogico condiviso con Giuseppe della “scuola attiva”, la “scuola serena”. Nel 1923 la famiglia di Laura si trasferì da Catania a Roma, dopo l’accettazione da parte di Giuseppe dell’incarico di direttore generale dell’istruzione primaria conferitogli dall’amico filosofo attualista Giovanni Gentile, ministro dell’Educazione nazionale, per la realizzazione della riforma della scuola del 1923. In seguito al delitto Matteotti (10 giugno 1924), in cui il regime mostrò i suoi efferati aspetti di dittatura fascista, Giuseppe si dimise per dissenso politico dall’incarico, riprese l’insegnamento universitario, rimanendo però un sorvegliato speciale fino alla sua scomparsa.

Insieme alla sorella e al fratello, Laura seguì gli studi primari in casa guidati dalla madre maestra e pedagogista: un’esperienza narrata dal padre nel capitolo di Athena fanciulla (1925) dal titolo Tre bimbi di città, dai sei ai dieci anni. Frequentò il ginnasio e il liceo a Roma al Mamiani in Prati, acquisendo il diploma di maturità classica nell’a.s. 1930-1931 con la votazione di 8,7/10. Si iscrisse quindi all’università di Roma, conseguendo la laurea in Lettere con il massimo dei voti (110/110 e lode) nel novembre 1935. In quegli anni conobbe giovani intellettuali e meno giovani antifascisti frequentatori della casa paterna: Giaime e Luigi Pintor, i Natoli, Mirella De Carolis (che avrebbe sposato Aldo Natoli).

Appena laureata e dopo l’abilitazione, Laura vinse il concorso a cattedra per l’insegnamento di Italiano e Storia e fu assegnata nel febbraio 1937 al Regio Istituto Magistrale di Chieti (durante il fascismo le donne non erano ammesse all’insegnamento nei Licei), dove rimase titolare sino all’estate del 1938, quando l’improvvisa morte del padre in vacanza sulle Dolomiti la fece rientrare a Roma. I giovani amici del fratello Lucio, che frequentavano la casa, erano entrati in contatto con il Partito comunista clandestino: furono anni cruciali scanditi dalle leggi razziali (1938) e da un crescendo di persecuzioni contro i nemici del regime culminati nella famiglia di Laura con l’arresto nel 1939 di Lucio, insieme ad Aldo Natoli e Pietro Amendola.

Lucio venne condannato dal tribunale speciale a quattro anni di carcere. L’arresto del fratello (iscritto come comunista nel Casellario politico centrale), il contatto con il carcere di Regina Coeli prima, di Civitavecchia poi, modificarono il coinvolgimento di Laura che decise di inserirsi con convinzione e coraggio nelle file della Resistenza, collaborando con il gruppo comunista romano, promuovendo e gestendo, dopo il 25 luglio 1943, il “Comitato di assistenza alle vittime del fascismo”, e aderendo ai Gruppi di difesa della donna e un anno dopo all’UDI-Unione donne italiane. Insegnò alla Scuola dei mutilati di guerra, organizzò l’attività antifascista nella scuola, le manifestazioni dopo l’assassinio da parte dei nazisti di Teresa Gullace, di cui non solo fu testimone oculare ma anche tra le immediate promotrici, con Adele Maria Jemolo, Marisa Musu e altre antifasciste, di una pacifica protesta con l’allestimento di una camera ardente che attrasse una grande folla, raggiungendo lo scopo della scarcerazione del marito di Teresa. Senza dimenticare il coordinamento delle numerose azioni di protesta con le donne romane, nel comitato promosso da Adele Bei, come gli assalti ai forni in molti quartieri della città.

Fu in piena clandestinità che avvenne l’incontro e iniziò la collaborazione nell’impegno politico con Pietro Ingrao, che Laura sposò il 24 giugno 1944. A venti giorni dalla liberazione di Roma, Mario Alicata, assessore del primo Comune ciellenista, celebrò il matrimonio di Laura e Pietro (raccontato da Laura in Soltanto una vita). Con lui Laura avrebbe condiviso vita e idee politiche, mantenendo lo spirito critico ereditato da Gemma. Seguirono anni di appassionato impegno lavorativo come insegnante all’Istituto magistrale Caetani di Roma, poi all’Oriani. Nel dopoguerra, momento di ricostruzione e di entusiasmo, nacquero le loro quattro figlie e il figlio (Celeste, 1945; Bruna, 1947; Chiara, 1949; Renata, 1952; Guido, 1958), cui Laura dedicò tempo e passione, offrendo loro una educazione e formazione all’insegna della serenità, così come le aveva ricevute da Gemma. Il suo ruolo di madre non l’allontanò dall’impegno politico e sociale. Consapevole della condizione della donna, Laura si impegnò nello scontro politico, sin dalla caduta del fascismo, per il voto alle donne, che per la prima volta andarono alle urne il 2 giugno 1946, e partecipò all’attività dell’UDI, contribuendo con assiduità alla redazione della rivista «Noi Donne» e alle edizioni Noi Donne con numerosi articoli e scritti vari.

Attenta ai mutamenti sociali, seguì anche attraverso le sue figlie universitarie, lo scoppio e l’evolversi della contestazione giovanile e del movimento femminista degli anni Sessanta e Settanta. Nel 1968, come docente nelle scuole superiori, partecipò alle mobilitazioni del movimento degli studenti medi. Nel PCI scelse la militanza a livello di base, e rimase a esso legata per tutta la vita, anche dopo la trasformazione del PCI in PDS e l’uscita di Pietro Ingrao. Dal 1981 al 1985, eletta Consigliera del PCI nella III Circoscrizione di Roma, operò nel quartiere Italia. In tale ruolo incontrò l’esperienza del volontariato in carcere, e dal 1985, dopo aver dato le dimissioni dalla Circoscrizione, avviò con regolarità e impegno il lavoro di insegnante volontaria nel carcere di Rebibbia, occupandosi anche dell’assistenza ai detenuti comuni e alla loro formazione attraverso letture, spettacoli teatrali e tanto “ascolto”. Un impegno che Laura avrebbe portato avanti partecipando, tra l’altro, alla costituzione dell’associazione “Ora d’aria”. Fu vicina ai suoi allievi di Rebibbia, anche quando la salute non le permise più la presenza, attraverso una fitta corrispondenza con detenuti ed ex detenuti sino alla sua scomparsa avvenuta a Roma il 23 marzo 2003.

Parte dei suoi scritti sono raccolti in Soltanto una vita, scritto e curato dalla figlia Chiara Ingrao. Dei suoi articoli, soprattutto per «Noi Donne», «L’Unità» e altre testate, l’elenco e spesso le minute sono conservati a Roma in Archivia (Casa internazionale delle Donne), nel fondo personale di Laura, donato da Chiara e dalla famiglia Ingrao. Il fondo, ordinato e inventariato, è aperto alla consultazione e agli studi.

Fonti, risorse bibliografiche, siti

Gabriella Nisticò (a cura di), Laura e le sue carte. L'archivio di Laura Lombardo Radice (cc. 1920-2003), Roma, Archivia, 2018. L'inventario, con bibliografia finale, è consultabile in www.archiviaabcd.it

Alberto Olivetti (a cura di), Per Laura. In ricordo di Laura Lombardo Radice Ingrao, Roma, s.n.t., 21 set. 2003

Laura Lombardo Radice-Chiara Ingrao, Soltanto una vita, Milano, Baldini&Castoldi post. 2005, 2016

Giuseppe Lombardo Radice, Athena fanciulla, Firenze, Bemporad 1925

Guido Gerosa, Le compagne, Milano, Rizzoli 1979

Nella Sistoli Paoli, Gemma Harasim, in Enciclopedia delle donne

Pietro Ingrao, Volevo la luna, Torino, Einaudi 2006

Pamela Giorgi, Irene Zoppi (a cura di), Giuseppe Lombardo Radice: tra immagine pubblica e privata. La serie fotografica..., Firenze, Indire 2016
http://mostrevirtuali.indire.it/mostra/educazione-e-compenetrazione-di-anime/

Si vedano inoltre le biografie di Giuseppe e Lucio Lombardo Radice e di Pietro Ingrao nel Dizionario biografico degli italiani, www.treccani.it

Gabriella Nisticò

Archivista, storica della Resistenza e della cultura, enciclopedista, presidente dal 2009 di Archivia (Casa internazionale delle Donne), ha costituito e diretto l’Archivio storico della Treccani, divenendo poi caporedattrice di opere enciclopediche, tra cui l’Appendice Duemila della “Grande Enciclopedia”. Con C. Pavone e altri, ha pubblicato (1979) la prima edizione critica di documenti resistenziali. Ha ideato e coordinato il progetto di rete Archivi del Novecento e ricoperto la segreteria generale dell’AICI, per cui ha anche curato Italia-Europa. Per una nuova politica della cultura (Roma, Viella 2014). Ha scritto saggi sulla storia dell'Enciclopedia, su fonti e forme di trasmissione dei saperi e sulle fonti per la storia delle donne e del femminismo.

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