Leopoldina Naudet

Firenze 1773 - Verona 1834
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La primogenita di Giuseppe Naudet, originario di Soissons, e di Susanna von Arnth, figlia di un ufficiale dell’esercito austro-ungarico, nasce a Firenze e viene chiamata Leopoldina: i genitori sono al servizio di Leopoldo di Asburgo Lorena e della moglie Maria Luisa. La loro abitazione, in piazza S. Spirito, è separata da Palazzo Pitti dal quartiere di San Frediano, cuore simbolico di Firenze, di là d’Arno. Ma Susanna muore quando le figlie (è intanto nata anche Luisa) sono ancora piccolissime: dopo un periodo in Austria presso la nonna materna, vengono nuovamente indirizzate a Firenze, dove sono accolte in un monastero di clausura, vicino alla residenza dei granduchi. In seguito seguono il padre a Soissons: ma nel 1789, lo stesso anno della Rivoluzione, Giuseppe muore. Allora di nuovo a Firenze, poi a Vienna a seguito di Leopoldo ora Imperatore, poi a Praga insieme alla principessa Marianna.
Vale la pena ripercorrere tutti questi spostamenti per cogliere il respiro europeo e l’ampiezza di orizzonti geografici, culturali e linguistici che contraddistinguono le sorelle Naudet. La relazione con Marianna d’Asburgo non si limita a quella tipica delle dame di compagnia, ma è una vicinanza cementata da un progetto di vita religiosa, che cerca la propria strada in un periodo estremamente complesso. Il progetto sembra trovare una configurazione a seguito dell’incontro con il trentino Niccolò Paccanari, che all’epoca sta cercando di rifondare un gruppo “gesuitico”, dopo la soppressione della Compagnia di Gesù, e vuol creare anche un’équipe di donne, che prenderanno il nome di Dilette. Leggiamo nel loro programma che oltre ai tre voti classici dovranno anche «consacrarsi all’educazione della gioventù del nostro sesso» (Istituto delle Dilette di Gesù, 1799).
Il progetto porta Leopoldina a muoversi verso Sud e a dar vita a diverse comunità, a Padova, a Roma, a Venezia, mentre Luisa va a Londra e altre (Sofia Barat) sono in Francia. La caduta in disgrazia di Paccanari, processato e condannato dal Sant’Uffizio in un contesto non ancora del tutto chiaro, disperde il gruppo: mentre Marianna va in Ungheria e là muore poco dopo di tisi, Leopoldina trova infine ospitalità a Verona, dove collabora per vari anni con Maddalena di Canossa.
Non deve stupire la forza con cui queste donne si impegnano per promuovere l’educazione delle bambine e delle ragazze. Basta pensare che sono più o meno gli anni in cui Mary Wollstonecraft scriveva:

Le donne si trovano a vivere in questa deplorevole condizione: per difendere la loro innocenza, eufemismo per ignoranza, le si tiene ben lontane dalla verità e si impone loro un carattere artificioso, prima ancora che le loro facoltà intellettive si siano fortificate. Per diventare rispettabili è necessario l’esercizio dell’intelligenza, che è elemento essenziale per l’indipendenza del carattere: intendo dire in forma esplicita che esse devono chinarsi solo all’autorità della ragione, non più modeste schiave dell’opinione.
(I diritti delle donne, 1792)

Nel 1816 con un proprio gruppo (ora Sorelle della Sacra Famiglia) Leopoldina riesce a mettere in atto il piano da tanto perseguito. Loro finalità sarà un’intensa vita di preghiera, cui però si accompagnerà un impegno tra donne e per le donne. Si propongono infatti:

L’educazione delle giovani convittrici.Quella gratuita delle fanciulle, siano povere o agiate che concorrono giornalmente alle scuole.L’ammaestrare ancora le fanciulle della Parrocchia […] allorquando debbono accostarsi ai Santissimi Sacramenti della Penitenza, Confermazione ed Eucaristia.Gli esercizi spirituali che si procurano alle persone del nostro sesso che vivono nel secolo.
(Leopoldina Naudet, Costituzioni delle Sorelle della Sacra famiglia, III).

Leopoldina redige anche un piano degli studi per le ragazze, che prevede, tra l’altro, ben 4 lingue moderne:

Piano degli Studi […] Calligrafia; disegno. Lingue vive: italiana, francese, tedesca, inglese. Catechismo e storia sacra.
Lezioni preliminari: introduzione alla intelligenza delle belle arti e belle arti; notizie generali delle arti.Aritmetica. Sfera e geografia moderna e antica.Cronologia; storia profana antica; storia moderna dell’Europa e in particolare della nostra Nazione e città. Teoria e pratica dell’economia domestica. Principi di creanza e civiltà cristiana. Blasone. Mitologia.

A confermare la solidità dell’impianto è il rapporto di Leopoldina stessa con la cultura passata e contemporanea, testimoniato dai libri posseduti, e anche fatti conoscere e prestati a esponenti del clero veronese. Nella biblioteca delle Sorelle della Sacra Famiglia si conservano ancora più di 800 volumi, molti dei quali di argomento biblico, cosa non del tutto scontata per l’epoca. Di lei restano Memorie, diverse Lettere e Conferenze, quest’ultime ancora in corso di edizione. Dall’insieme trapela grande determinazione e una spiritualità profonda, in un carattere schivo che non indulge a smancerie:

Ho una gran difficoltà a parlare del mio interno e così di tutto quello che ho in me: certe cose mi pare che sono talmente nell’intimo dell’anima, che neppure si può spiegare come si sentano […] Generalmente poi, l’inclinazione che ho a tacere sopra quel che è dell’interno, mi pare che sia per un sentimento che ho che le cose interiori, date a conoscere, sono come una bottiglia di liquore che, cavandone il turacciolo, si svapora.
(in Memorie, A Paccanari, 1801)

Nonostante molte cose siano cambiate e i luoghi europei da lei conosciuti siano sottoposti alla tentazione di un asfittico provincialismo, il progetto di Leopoldina ha dato origine a una genealogia di sorelle, cui lascia come eredità una preghiera colma di fiducia:

[…] sono sicura che Tu ti prenderai più cura di me e dei compiti che mi hai assegnato che non io di me stessa. Da oggi in poi voglio vivere senza angustie e timori, fare sempre e solo la tua volontà […] Voglio solo occuparmi della Tua gloria e servire la Tua volontà. A me penserai Tu. Ho bisogno di guida e di conforto, di aiuto e di speranza, per me e per questa mia opera. Pensaci tu. A te affido ogni cosa.
(Leopoldina Naudet, Atto di abbandono)
 

Fonti, risorse bibliografiche, siti

Cristina Simonelli, Leopoldina Naudet. Sette stanze e un’ouverture, S. Pietro in Cariano (VR), Il Segno dei Gabrielli Editori 2009

Cristina Simonelli

È nata a Firenze (1956). Docente di teologia patristica (Studi teologici San Zeno e San Bernardino a Verona e Facoltà Teologica dell'Italia Settentrionale a Milano) e socia del Coordinamento delle Teologhe Italiane (CTI). Fa parte della redazione di «Esperienza e Teologia» (Verona), e «Evangelizzare» (EDB).

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