Lina Merlin

Pozzonovo (Pd) 1887 - Padova 1979
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Angelina Merlin, più nota come Lina, nacque a Pozzonovo, in provincia di Padova, il 15 ottobre 1887, in una famiglia numerosa della borghesia progressista: il padre era  segretario comunale a Chioggia – dove Lina visse l’infanzia e la giovinezza – e la madre maestra. Anche lei seguì la strada materna e a vent’anni iniziò a lavorare come maestra a Padova e, anche se ben presto ottenne l’attestato che le avrebbe permesso di insegnare francese nelle scuole medie, scelse di continuare a lavorare nelle elementari, fino al 1926 quando – essendosi rifiutata di prestare giuramento al fascismo – fu estromessa  dall’insegnamento.
La cultura e i valori trasmessi dalla famiglia e il suo alto senso della giustizia la portarono ad iscriversi nel 1919 al Psi, anche perché lei, chiamata in famiglia “pacefondaia” per il suo antimilitarismo, ne condivideva il rifiuto dell’intervento dell’Italia nella prima guerra mondiale (nella quale peraltro avevano perso la vita due suoi fratelli)  e iniziò a collaborare al periodico “La difesa delle lavoratrici”, di cui in seguito assumerà la direzione, e al settimanale socialista padovano “L’Eco dei lavoratori”. Nello stesso periodo conobbe il medico e deputato socialista Dante Gallani, con il quale sarebbe nata un’intesa di ideali e sentimenti siglata diversi anni dopo con il matrimonio.  Alle riunioni del partito si distinse da subito per il suo carattere battagliero, tanto che nel 1924 le fu affidata la regia della campagna elettorale veneta: incarico delicato, impegnativo e decisamente straordinario per un’epoca in cui le donne non avevano ancora diritto di voto. Stilò in questa occasione un rapporto dettagliato e preciso delle violenze e illegalità compiute dagli squadristi e lo consegnò al deputato Giacomo Matteotti,  il quale lo utilizzò per stendere il suo documentato atto di accusa al fascismo ormai al potere: fu proprio dopo quel discorso in parlamento che Matteotti venne rapito e assassinato.
Nel 1926, già schedata dal casellario politico centrale, lasciò Padova e si trasferì a Milano, nel vano intento di sfuggire alla repressione: arrestata, fu condannata  dal tribunale speciale a cinque anni di confino in Sardegna. Al suo ritorno, ritroverà Galliani vedovo e padre di due figli e si sposerà  con lui. Ma Galliani morì dopo appena quattro anni: a  Lina rimase il conforto dei figli di lui e di Franca Cuonzo, figlia di una sua cugina morta prematuramente e che lei aveva  adottato.

Con l’8 settembre 1943 entrò nella Resistenza, prendendovi parte attiva  e organizzando con Ada GobettiLaura Conti, e altre antifasciste i “Gruppi di difesa della Donna” e, dopo la Liberazione, entrò a far parte della direzione del suo partito che le affidò, durante il governo regionale lombardo del Cln Alta Italia, la riorganizzazione delle scuole, nominandola vicecommissaria all’istruzione. Nel 1946 fu una delle ventuno costituenti: a lei si deve l’interpolazione della locuzione “di sesso” nell’articolo 3, tra i criteri di distinzione che non possono determinare discriminazioni di trattamento, parametro fondamentale per  impedire disposizioni legislative dal carattere discriminatorio nei confronti delle donne. Nel 1948 fu eletta al Senato, insieme con tre altre donne, mentre nel 1953, alla sua seconda legislatura, sempre al Senato,  fu invece l’unica donna (“Si diceva che il Senato avesse una donna sola, ma una di troppo”, affermava); nel 1958, infine verrà eletta alla Camera, e qui farà parte della Commissione antimafia. Nel frattempo, però si consumò la sua rottura con il Psi, dove la sua intransigenza di militante appassionata e la sua inflessibilità con sé stessa e con gli altri le avevano procurato ostilità e inimicizie, e da cui uscì nel 1961, entrando a far parte del gruppo misto, dichiarando nel suo discorso di commiato di non poterne più di “fascisti rilegittimati, analfabeti politici e servitorelli dello stalinismo”.

Nella sua attività parlamentare dedicò tutti i suoi sforzi al miglioramento della condizione femminile e a portare in evidenza le problematiche del Polesine (miseria, emigrazione, malattie endemiche), mostrando in tutte le sue battaglie tenacia, coerenza politica, serietà e la capacità di saper ribattere in maniera efficace e tagliente alle battute, talvolta assai poco cavalleresche, che le venivano spesso rivolte. Tra le proposte di legge presentate da lei possiamo ricordare quella per l’abolizione del carcere preventivo o la procrastinazione dell’inizio della pena per le madri, per l’eliminazione dell’indicazione di “figlio di NN” (Nomen Nescio) dai documenti anagrafici, per l’introduzione del divieto di licenziamento per causa di matrimonio.  Ma indubbiamente la sua fama è legata alla legge 75 del 20 febbraio 1958, con la quale veniva abolita la regolamentazione statale della prostituzione e si disponevano sanzioni nei confronti dello sfruttamento e del favoreggiamento della prostituzione: legge che ebbe un lungo iter parlamentare, durato addirittura dieci anni,  durante il quale emersero arretratezze culturali, ipocrisie e falsi moralismi e che venne discussa in aula quasi sempre in seduta segreta, perché si riteneva più opportuno e dignitoso  evitare una discussione alla presenza della stampa e del pubblico.

Lina Merlin fu anche consigliere comunale di Chioggia dal 1951 al 1955 e profuse sempre grande impegno in favore delle popolazioni di quel territorio, sostenendo la necessità di una sua bonifica integrale: la troviamo nel 1951, a sessantaquattro anni,  tra le valli inondate dal fango, “piccola donna infilata in stivaloni di gomma fra gli uomini del soccorso”  a portare aiuto, così come fece nelle successive inondazioni, non facendo mancare critiche e rimproveri al governo e ai responsabili dei soccorsi, perché mancavano  ruspe, camion e sacchi di sabbia e non c’erano rendiconti su come fossero impiegati i soldi stanziati.

A settantasette anni, nonostante le esortazioni dei suoi sostenitori che avrebbero voluto rivederla candidata anche nelle elezioni del 1963 come indipendente, decise di ritirarsi dalla politica e, su sollecitazione della figlia adottiva, si dedicò a scrivere la sua autobiografia, ripercorrendo un’esistenza di impegno sociale e di battaglie per la libertà. Essa fu però pubblicata solo nel 1989, dieci anni dopo la sua scomparsa, per iniziativa di Elena Marinucci, anche lei senatrice socialista, che curò anche la pubblicazione dei suoi discorsi parlamentari.

Fonti, risorse bibliografiche, siti

Lina Merlin, La mia vita, a cura di Elena Marinucci, Giunti, Firenze 1989

Giuseppe Sircana, Merlin  Angelina in  Dizionario biografico degli Italiani, Istituto della enciclopedia italiana, Roma,  Volume 73, 2009

Patrizia Gabrielli, Angela Merlin, detta Lina: la dinamica paziente in Patrizia Gabrielli, Il primo voto. Elettrici ed elette, Castelvecchi, Roma 2016.

Claudia Galimberti, Un cuore pensante. Lina Merlin in Aa.Vv., Donne della Repubblica, il Mulino, Bologna 2016

Graziella Gaballo

Già insegnante di materie letterarie, si occupa da tempo di storia delle donne: le sue ultime ricerche hanno riguardato il movimento femminista degli anni Settanta a Genova; la storia dell’Unione Femminile; l’impegno delle mazziniane per l’emancipazione delle donne. È redattrice di “Quaderno di storia contemporanea” e socia della Società italiana delle Storiche (Sis) e della Società Italiana per lo studio della Storia Contemporanea (Sissco). Ultimamente sta imparando a fare la nonna, e le piace molto.

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