Lola Alvarez Bravo

Lagos de Moreno, Jalisco 1903 - Città del Messico 1993
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Affermava di non avere alcuna pretesa artistica Lola Álvarez Bravo:

“Voglio solo fare la cronaca del mio paese, della mia epoca, della gente a me più vicina, del modo in cui il Messico è cambiato”,

diceva. Nel Messico postrivoluzionario degli anni Trenta – terra promessa del socialismo internazionale – è stata la prima donna fotografa messicana di professione e una delle pioniere del fotomontaggio, non solo sensibile e ispirata ritrattista (ha fotografato gente comune e innumerevoli personalità del mondo letterario e artistico messicano), ma anche attenta e impegnata in un’opera documentaria del mondo contadino e operaio e, in particolare, del mondo femminile all’interno della società del tempo, oltre che insegnante, gallerista e regista.

Dolores Martínez de Anda nasce in una famiglia benestante a Lagos de Moreno (Jalisco). La sua infanzia è difficile, solitaria e marcata da un’assenza di affetti, come confesserà in varie interviste. Dopo l’abbandono della madre, si trasferisce con il padre e il fratello a Città del Messico. Qui il padre muore prematuramente (1916) e ancora bambina sarà costretta ad abitare prima con il fratellastro, poi in vari istituti religiosi. È in questa città che incontra Manuel Álvarez Bravo. Si sposano nel 1925, da lui apprende i primi rudimenti della fotografia, ma soprattutto attraverso il milieux artistico che il fotografo frequenta, Lola Álvarez Bravo avrà la possibilità di entrare in relazione con i più importanti artisti di quel particolare momento di piena effervescenza, ricco di stimoli, di speranze e di grandi sogni politici. Fra questi Edward Weston e Tina Modotti – che diventerà una delle sue più care amiche – , ma anche, in seguito, artisti come Henri Cartier-Bresson e Paul Strand e i pittori Julio Castellanos, María Izquierdo, Diego Rivera e Frida Kahlo. Proprio a Frida Khalo infatti la sua galleria – la Galería de Arte Contemporáneo in Calle Amberes 12 – dedicherà nella primavera del 1953 la prima retrospettiva delle opere, un anno prima della sua morte, mentre incompiuto – proprio a causa della malferma salute della pittrice – rimarrà il film documentario iniziato nel 1951 dal titolo provvisorio Frida Khalo y Tina Misrachi, in cui Tina Misrachi, figlia del celebre gallerista Alberto Misrachi, ritratto da Frida Khalo nel 1937, interpreta il ruolo della figlia di Khalo.
Se in un primo momento la fama del marito le fa ombra (come avviene nell’esposizione Mexican Art Today di Philadelphia nel 1943), ben presto si allontana dalla sua influenza soprattutto con la sperimentazione della tecnica del fotomontaggio – fino ad allora utilizzato in Messico solo come strategia pubblicitaria – dove rivela in affiches (anche di grandi dimensioni, che ricordano i murales) e illustrazioni per riviste un aspetto politico più marcato. La sua fotografia elogia il progresso, ma non è propagandistica e pur mostrando un terreno comune con Tina Modotti, – fra recupero delle tradizioni, sperimentalismo e attenzione alla realtà contemporanea, è meno idealista di quest’ultima. Il suo desiderio, come testimonia in Recuento Fotográfico, è di andare al di là dell’apparenza, raccontare e approfondire i motivi, le radici dei problemi della società messicana – la povertà, l’abbandono, il lavoro minorile, la posizione marginale, a volte tragica della donna – di cui, riteneva, siamo tutti responsabili. Affermava di voler catturare l’essenza degli esseri e delle cose, il loro spirito, la loro realtà, sottolineando che

“l’interesse, la propria esperienza, il compromesso etico ed estetico costituiscono il terzo occhio del fotografo”.

Coinvolta e influenzata dalle istanze del Surrealismo nei temi, nella scelta di figure isolate, di ambienti vagamente onirici, inquietanti o misteriosi (frequente il motivo del “sonno”, come nella ragazza dalla camicia bianca addormentata su un tronco d’albero in El ensueño del 1941 che ritrae l’artista Isabel “Chabela” Villaseñor), è capace di unire i motivi fantastici a istanze più realiste e impegnate.

Dopo la separazione dal marito (nel 1934, anche se divorzieranno solo nel 1949), per motivi economici fa della fotografia la sua professione, lavorando per riviste e periodici – come «Mexican Folkways» con Frances Toor e «El Maestro Rural» (pubblicazione della Secretaría de Educación Pública) – pubblicazioni varie, agenzie governative e assumendo il ruolo – che tenne per circa trent’anni – di fotografa ufficiale dell’Istituto nazionale messicano di Belle Arti (Instituto Nacional de Bellas Artes y Literatura), documentando opere d’arte, produzioni di teatro, coreografie, eventi ufficiali.
I ritratti di Álvarez Bravo – tanto quelli di intellettuali e artisti che di gente comune – rivelano non soltanto perizia tecnica ed eleganza compositiva, ma una grande capacità interpretativa e narrativa. In un breve film-intervista racconta quanto sia difficile e delicato un ritratto e spiega di aver appreso la tecnica compositiva soprattutto dalla pittura. Ritorna insistentemente sulla questione della composizione in numerosi interventi, sottolineando il suo grande interesse per la forma, l’equilibrio visivo (come nella celebre fotografia delle scale che si incrociano: Unos suben y otros bajan del 1940 ) e associando la pratica fotografica alla sperimentazione di nuovi angoli e punti di vista che possano rinnovare i piani tradizionali.

È soprattutto nella ritrattistica femminile e nei soggetti femminili – donne, maternità (come nel ritratto dell’artista messicana Julia López incinta: Maternidad del 1950), ma anche nel nudo femminile e perfino nei fotomontaggi – che Álvarez Bravo rivoluziona il modo tradizionale (essenzialmente maschile) della visione e non solo nei canoni di bellezza, ma nelle inquadrature, nella scelta del montaggio che diventa a volte una vera e propria messa in scena (come nel ritratto di Ruth Rivera Marín del 1950, la figlia di Diego Rivera), mostrando partecipazione emotiva, grande capacità di racconto e introspezione e, a volte, un’ironia garbata ma di grande impatto sociale, come nel fotomontaggio Sirenas del aire del 1950, o in El Sueño del ahogado (1945 ca.) in cui le visioni oniriche dell’affogato, rappresentazioni femminili stereotipate sembrano intente più a schiacciare e affondare che non a salvare l’uomo aggrappato a un tronco d’albero in basso a sinistra. Nei numerosi ritratti di artiste, intellettuali, scrittrici come Rosario Castellanos, Elena Poniatowska, Pita Amor (Guadalupe Teresa Amor Schmidtlein), Anita Brenner, Lilia Carrillo, Judith Martínez Ortega, Cordelia Urueta, Marion Greenwood, Olga Costa, Alice Rahon, Emma Reyes (la pittrice e scrittrice colombiana amica anche di Giuseppe Ungaretti e Alberto Moravia che negli anni Cinquanta esporrà le sue opere nella galleria di Lola Álvarez Bravo) e in particolar modo quelli delle più care e intime amiche, le pittrici María Izquierdo (di uno dei suoi ritratti Octavio Paz ebbe a dire di trovarsi di fronte a una divinità preispanica) e Frida Khalo rivela semplicità disarmante e franchezza (S. Greenberg). In particolare nei ritratti di Frida Khalo (fotografata fin sul letto di morte), Álvarez Bravo mette in luce la natura più intima della pittrice messicana, anche quella più meditativa e sofferente, svelando allo stesso tempo grande complicità e corrispondenza. Anche quando il suo obiettivo rappresenta donne indigene e “campesine”, riallacciandosi a un tema ampiamente frequentato dalla cosiddetta scuola messicana, la sua ritrattistica è originale, partecipe, mostrando tuttavia una dolorosa e pessimistica visione della realtà. Allo stesso tempo la fotografa non rinuncia a denunciare la profonda ingiustizia sociale dello sfruttamento femminile (come nelle due fotografie Un descanso, llanto e indiferencia, 1940 e Por culpas ajenas, 1945). Anche nella raffigurazione delle donne indigene del Tehuantepec (al “mito” della cui straordinaria bellezza avevano contribuito Diego Rivera, Roberto Montenegro, Ángel Zárraga, Fermín Revueltas e poi Miguel Covarrubias), rivela una forte capacità evocativa ed emotiva, come quella costruita sul contrasto di luci e ombre e sulla commistione di forme umane e architettoniche de La Visitacíon (1934).

Non è un caso che dai suoi insegnamenti abbia tratto profitto una fotografa del calibro di Maria Yampolsky (1925-2002), sua alunna all’Academia de San Carlos, ma anche Raúl Abarca, e Raúl Conde. La su influenza di sente anche nei lavori di Graciela Iturbide (1942) e Flor Garduño (1957).

Fonti, risorse bibliografiche, siti

Francisco Tario, Lola Álvarez Bravo, Acapulco en el sueño, Nuevo Mundo 1950

Lola Álvarez Bravo: recuento fotográfico. Collección de Arte-Fotografia, Penélope, México 1982

Olivier Debroise y Lola Álvarez Bravo, Lola Álvarez Bravo. Reencuentros: 150 años de la fotografía, Museo Estudio Diego Rivera/INBA, México 1989

Salomón Greemberg, Lola Álvarez Bravo, The Frida Kahlo Photographs, Salomon Grimberg and the Society of Friends of the Mexican Culture, Distributed Art Pub Inc, Dallas 1991

Elizabeth Ferrer, Lola Álvarez Bravo. A modernist in Mexican photography, «History of Photography», vol. 18, 1994, Issue 3 pp. 211-218

Cristina Pacheco, Lola Álvarez Bravo: el tercer ojo, in La luz de México: entrevistas con pintores y fotógrafos, FCE, México 1995

Raquel Tibol, Ser y ver. Mujeres en las artes visuales, Plaza y Janés, México City 2002

Elizabeth Ferrer, Lola Álvarez Bravo, FCE, México 2006

Dina Comisarenco Mirkin, La representación de la experiencia feminina en Tina Modotti y Lola Álvarez Bravo, «Revista de estudio de género. La Ventana», vol. III, núm. 28/2008, pp. 148-190 (http://www.redalyc.org/articulo.oa?id=88411499008 )

James Oles, Adriana Zavala, Lola Álvarez Bravo y la Fotografía de Una Epoca, (interventi di Rachel Arauz, Deborah Dorotinsky, Ana Garduño, Karen Cordero, Cecilia Olivares, Cristobal Andres Jacome, Javier Vazquez et al.), Editorial RM, Conaculta/Instituto Nac. de Bellas Artes, 2010

Tere Arcq, In the Land of Convulsive Beauty: Mexico, in In Wonderland: The Surrealist Adventures of Women Artists in Mexico and the United States, ed. Ilene Susan Fort and Tere Arcq, with Terri Geis, Los Angeles County Museum of Art, Del Monico Books Prestel, Los Angeles 2012

Laurent Aubague, Manuel et Lola Álvarez Bravo: le couple fondateur de la modernité photographique au Mexique, «Amerika», 10, 2014 (https://amerika.revues.org/5048 )

Paul-Henri Giraud, De sueños y pobreza en la cultura visual mexicana, 1930-1960. En torno a “El sueño de los pobres” de Lola Álvarez Bravo, in «L’Ordinaire des Amériques», 219/2015 (http://orda.revues.org/2197 )

Hana Schedler Dombrowski, Por culpa alheia: fotografias de Lola Álvarez Bravo. HACER-História da Arte e da Cultura: Estudos e Reflexões, Porto Alegre 2016 (https://www.hacer.com.br/lola-alvarez-bravo )

Valérie Oddos, Lola Álvarez Bravo, une photographe à découvrir à la Maison de l'Amérique latine

Lola Álvarez Bravo: 50 Photographs, Text by James Oles, Lola Álvarez Bravo, Rm/Fundación Televisa, 2017

L’Archivio completo delle sue opere si trova al  Center for Creative Photography (CCP) University of Arizona (Tucson): http://ccp-emuseum.catnet.arizona.edu/view/people/asitem/A/12?t:state:flow=7197ceb7-d6be-4b27-bc4d-8c868f35a3e3

https://www.all-about-photo.com/photographer.php?name=lola-%25C1lvarez-bravo&id=144

http://www.designworklife.com/2014/02/12/lola-alvarez-bravo/

https://www.youtube.com/watch?v=JqQQ8DzvNEg

Annalisa Comes

Nata a Firenze nel 1967 vive tra la Francia e l’Italia. Filologa - ha curato l’edizione critica del poeta siciliano Rinaldo d’Aquino (in Poeti della Scuola Siciliana, Mondadori, I Meridiani, Milano 2008) e collaborato all’edizione dell’opera poetica di P.P. Pasolini (I Meridiani 2003); specializzata in Giornalismo e comunicazione presso L’Università di Roma Tre, attualmente svolge attività di ricerca fra l’Università di Nancy e Verona con una tesi di dottorato sulla poesia italiana nella letteratura per l’infanzia e traduce dal francese per diverse case editrici. Ha pubblicato saggi e articoli su riviste italiane e straniere occupandosi di letteratura medievale e contemporanea, di poesia e traduzione - e di arte contemporanea. Allieva di Amelia Rosselli, ha pubblicato diverse raccolte di poesia (l’ultima Il corpo eterno, con tre fotografie di Vasco Ascolini, Gazebo, Firenze 2015) e vinto diversi premi, tra i quali il Premio Internazionale Eugenio Montale, Dario Bellezza e nel 2007 il Premio Speciale Città di Roma per la poesia. Nel 2014 ha vinto una Résidence d’écrivain per la poesia di quattro mesi presso il Sémaphore de Créac’h, sull’isola di Ouessant (Associazione C.A.L.I., DRAC Bretagna, Consiglio Regionale della Bretagna).
www.annalisacomes.com

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