Lucretia Moroni

Milano 1960 - vivente
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“Mio padre mi ha regalato la mia prima macchina fotografica a 10 anni, per l’esame di quinta. Una kodak Instamatic, che faceva foto quadrate. Ho cominciato a fotografare. A 18 anni, per la mia maturità ricevo la sua Olimpus OM10, ho continuato a fotografare. Ho lasciato l’Italia a 24 anni, ho lavorato, decorando e dipingendo interni e scenografie. Ho vissuto nel Nord e Sud America ma tornando in Italia, appena possibile. Con il tempo, ho perso il senso di dove ero, di cosa mi appartenesse e mi sono sentita quasi esiliata e in transito. Quando ho perso mia sorella, tragicamente, e mio padre, ho capito, mettendo a posto milioni di fotografie nostre, di famiglia e scoprendo le loro, che dovevo ricominciare a fotografare e prendere la cosa sul “serio”. Spero di riuscirci…”

Così scrive Lucretia Moroni nel suo libro Where Nowhere a commento delle fotografie in esso pubblicate. In poche righe vi è racchiusa la ricerca di un’artista che ha concepito come essenziale tanto la relazione fra arte e decorazione quanto l’integrazione arte-artigianato, come espressioni di un “saper fare”. Ed è lo stretto legame tra il progettare e il fare, il “fare a mano” ad un livello impeccabile di accuratezza e di qualità che rende l’esperienza di Lucretia oltremodo significativa.
Lucretia Moroni discende dalla nobile famiglia che diede i natali all’artista Giovambattista Moroni (1520-1578) e come tale presiede la Fondazione Moroni in una delle più prestigiose dimore storiche della città di Bergamo “Palazzo Moroni”.
Negli anni ’80 compie i suoi studi in decorazione e pittura alla School of Van der Kelen a Bruxelles, in Italia lavora con l’architetto Lorenzo Mongiardino, cura la scenografia nella produzione della Traviata (1983) di Franco Zeffirelli e dopo diverse altre importanti esperienze professionali, vive per quattro anni in America Latina, tra Cile, Perù e Argentina, dove lavora e approfondisce lo studio dell’arte precolombiana.

Nel 1985 si trasferisce definitivamente a New York. Gli anni a seguire sono segnati da importanti commesse pubbliche e private, una fra tutte è l’assegnazione nel 1990 da parte del Central Park Conservancy e The Art Commision of the City of New York del progetto ed esecuzione di 24 pannelli murali, ispirati ai disegni originali, mai eseguiti, di Calvert Vaux per la Bethesda Fountain Arcade, il famoso monumento di Central Park risalente al 1860.

“Il progetto era enorme..10 pannelli decorativi, 4 figurativi che rappresentano le 4 stagioni dipinte su marmo botticino…è stato un grande lavoro di ricerca sui materiali e sull’iconografia, avrebbero infatti dovuto esserci anche i 12 mesi con la simbologia dei lavori per ogni mese…quando presentai il progetto alle Belle Arti a NY oltre al modellino vero e proprio avevo preparato un’ampia spiegazione delle tecniche e dei materiali, non ebbi neppure il tempo di parlare che me lo approvarono immediatamente”

Nel 1997 crea a New York l’azienda “fatto a mano by LM”, un nome che esemplifica l’essenza stessa del suo lavoro

“’fatto a mano’ l’ho creata per togliermi dai progetti / dalle commissioni volevo già nella parola far capire alla gente che il prodotto era di alto livello, l’idea di fare tutto a mano dalle sete serigrafate ai pavimenti dipinti…”

Dal 1998 è membro del Consiglio di Salon Forever: Annual Gathering of International Decorative Painters e collabora con rinomati decoratori e architetti come Thomas Jayne, J. P. Molineaux, Michael Simon, the Herenkratz group, Leslie Gill.
La sua è una esperienza a tutto tondo, dalla decorazione alla scenografia: lavora come set designer in diversi spettacoli “Off Broadway’s” come Tosca e le altre due di Franca Valeri al The Cell Theatre e No Escape di Dino Buzzati al Cherry Lane Theatre. Tra il 2009 e il 2012 organizza due stagioni di Burattini Cortesi (un gruppo di Bergamo di burattini classici italiani) con diverse performance a New York. Per questi spettacoli la sua impresa “fatto a mano” realizza un Teatro per burattini (baracca) organizzando incontri e laboratori sull’arte dei burattinai e sul teatro di animazione (Puppet Making and Animation Theatre) e i Caratteri della Commedia dell’arte.
La sua vasta ricerca nel campo della decorazione la porta dunque a studiare, a viaggiare e a trarre ispirazione oltre che dalla tradizione italiana e islamica, latinoamericana e indiana, anche da forme, frattali e pattern che si ritrovano in natura per creare opere di grandi dimensioni, sia private che pubbliche.
La stessa curiosità e dedizione le si ritrova nelle sue fotografie: il suo è un approccio che guarda a pratiche antiche e raramente praticate oggi, come la platinotipia o stampa a processo alternativo con palladio e platino, e l’albumina su foglia d’oro.
Ma questo non stupisce, infatti il suo è un linguaggio che nascendo dalla decorazione e dall’ornamento si rifà a quel mondo artigianale che produce immagini – e strutture – libere da una vocazione didascalica e dai “significati”, immagini che attraversano, comprensibili a tutti, tutte le civiltà, portando con sé poesia, gusto, bellezza.
Le sue fotografie sono molto intime; ci si sprofonda e ci si perde. Vi si ritrova la poetica del frammento, delle visioni stranianti, delle visioni difficili o impossibili, l’immagine della realtà nell’opera di Lucretia ha i tratti dell’apparizione: il vedo non vedo, il luogo non luogo “where nowhere”, quella sensazione di struggimento che spesso si prova quando si viaggia, quando si lascia la propria casa per andare altrove, ma che a volte sentiamo anche quando si lascia quell’altrove per tornare.
Questa contraddittoria presenza nelle sue opere delle piante, degli alberi, così potente e così fantasmatica mette l’opera fotografica – ma anche quella decorativa – sotto il segno della nostalgia, che si potrebbe definire una malattia del “ritorno” (nostos), e della distanza insopportabile in entrambe le direzioni – distanza e prossimità.
Nostalgia è dunque una parola cara e una parola chiave nella poetica di Lucretia, le cui opere favoriscono tale ritorno, e tra fotografia, tempo e memoria sussiste, lo sappiamo, un intimo e profondo legame generatore.

Durante tutto il viaggio la nostalgia non si è separata da me
non dico che fosse fame o sete o desiderio
del fresco nell’afa o del caldo nel gelo
era qualcosa che non può giungere a sazietà
non era gioia o tristezza non era legata
alle città alle nuvole alle canzoni ai ricordi
era in me e fuori di me.

Durante tutto il viaggio la nostalgia non si è separata da me
e del viaggio non mi resta nulla, se non quella nostalgia.
(Nazim Hikmet)

Fonti, risorse bibliografiche, siti

Il sito di "fatto a mano"

Lucretia Moroni, Where Nowhere, Collana disegnodiverso a cura di Paola Gribaudo, Torino  2015

Conversazione del 14 aprile 2015 a SpazioMantegna sul libro Where Nowhere di Lucretia Moroni con Rossana Di Fazio e con la partecipazione di Paola Gribaudo

Nazim Hikmet, Durante tutto il viaggio la nostalgia non si è separata da me, Varsavia, 1960

Laura Di Fazio

Vive e lavora a Milano. Laureata in Lingue e Letterature Straniere, si è poi diplomata in Archivistica, Paleografia e Diplomatica. Da sempre interessata al disegno e alle discipline artistiche, dal 1990 si dedica con passione all'incisione ed alcuni suoi lavori sono presenti presso la Civica Raccolta di Stampe Bertarelli di Milano. Sito all'indirizzo lauradifazio.it

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